Il Contagio

Queste le parole del Premier:

«Ora ci sono tutte le condizioni ideali» per uscire dalla crisi. Lo ha detto Matteo Renzi aprendo la direzione del Pd. Condizioni per far sì che la «ripresa non sia un breve arcobaleno dopo la pioggia, ma un periodo prolungato di bel tempo», ha detto il premier e segretario del Pd. «Oggi l’Italia è in pole position per correre il gran premio della ripresa»

Questa la realtà: facciamo meglio solo di Cipro (ma per l’anno prossimo anche Cipro dovrebbe superarci)

Siamo ultimi, in poche parole, altro che “pole position”

Europe_GDP_Q4_2015

Qui la variazione del Pil dal 1999 al 2014.

gdp economist

O si fa di qualcosa di stupefacente o è solo un buffone ed un bugiardo.

Tertium non datur.

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Il Contagio

1395257848927.jpgVe lo dicevo che tutto non era così scontato.

Oggi come oggi propenderei per un 70% che si troverà una qualche forma di accordo.

Ma il 30% non è una percentuale così irrilevante…

Attenzione perchè, fuori la Grecia dall’euro, niente sarà come prima (nel bene e nel male)

La questione, come spesso ho scritto, è tremendamente complessa.

Senza l’importanza geopolitica della Grecia (gli Usa non li vogliono tra le braccia di Russia e Cina) lo “sfanculamento” sarebbe già avvenuto.

Ma non è escluso, come vi dicevo, che passi la linea “punirne uno, per educarne 100” (con riferimento alla possibile vittoria di Podemos in Spagna, di Le Pen in Francia o, cosa assai più remota, di un M5s in Italia)

Del resto, in Europa ormai la democrazia non esiste più

Ed ognuno ha le sue colpe nella “tragedia greca”: i Greci per aver sperperato denaro e truccato i conti, i…

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Il Contagio

La Grecia (il paese OCSE che ha fatto più riforme negli ultimi 5 anni) è in condizioni di crisi umanitaria; ultimamente ne abbiamo parlato spesso; tutti gli orrori che alcuni prevedono in caso di uscita dall’euro si sono già pienamente realizzati standoci dentro. KeepTalkingGreece pubblica un breve post in cui si traduce il disastro greco nella concisione dei numeri.

di KeepTalkingGreece, 18 febbraio 2015

Nelle sue trattative con gli altri paesi dell’eurozona, il governo greco insiste a parlare della crisi umanitaria che ha colpito migliaia di famiglie dall’inizio della crisi economica ad oggi, e dall’inizio della messa in vigore delle misure di austerità.

Come si fa a rendere la crisi umanitaria nei numeri? Si sommano i suicidi (più di 4.000 dall’inizio della crisi), si contano le tante mense dei poveri e le cliniche di beneficienza, le farmacie e i negozi di alimentari comunali per i poveri? Si stabilisce il numero…

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The Post Internazionale – mondo

Che cos'è l'Isis e che cosa vuole Abu Bakr al-Baghdadi, la guida di questo gruppo armato che terrorizza il mondo, 
di Alessandro Albanese Ginammi
L'Isis, spiegato

Articoli CorrelatiAfghanistan, viaggio nei manicomiCome i media devono trattare l’IsisLa vita delle donne sotto l’IsisCosa succede in LibiaL’Egitto bombarda l’Isis in Libia

Dieci cose da analizzare per cercare di capire che cos’è lo Stato Islamico: il nome dell’organizzazione, chi è il capo, chi sono i combattenti, dove prende i soldi, qual è la sua strategia, i video delle decapitazioni, cosa rappresenta la bandiera, qual è il suo obiettivo, chi c’è dietro e come combatterlo.

1. Il nome: Isil, Isis o Stato Islamico?

Il 29 giugno 2014, il gruppo di jihadisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) – più noto come Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (Isis) – annunciano la creazione di un califfato islamico nei territori controllati tra Siria e Iraq, nominando come proprio leader Abu Bakr al-Baghdadi, “il califfo dei musulmani”.

“Le parole ‘Iraq’ e ‘Levante’ sono state rimosse dal nome dello Stato Islamico nei documenti ufficiali”, precisa in quella occasione il portavoce dell’Isis, Abu Mohammad al-Adnani. L’obiettivo, infatti, è di ridefinire i confini del Medio Oriente.

Il califfato si estende da Aleppo, nel nord della Siria, alla regione di Diyala, nell’est dell’Iraq. Attualmente occupa un territorio di circa 35mila chilometri quadrati e oltre 6 milioni di persone vivono sotto il suo controllo.

La rapida conquista del territorio iracheno e siriano da parte dello Stato Islamico e le vittorie a raffica conseguite nell’arco di poche settimane nel mese di giugno sono state costruite in realtà in mesi di manovre lungo due fiumi, il Tigri e l’Eufrate. Nello speciale del New York Times “Lo Stato canaglia lungo il Tigri e l’Eufrate” vengono mappate le conquiste e gli insediamenti dello Stato Islamico.

Nell’audio diffuso su internet dai jihadisti il mese scorso, il portavoce al-Adnani invita tutti i musulmani a respingere la democrazia, la laicità, il nazionalismo e le altre lordure dell’Occidente: “Tornate alla vostra religione”.

2. Chi è Abu Bakr al-Baghdadi?

Nato a Samarra nel 1971, al-Baghdadi si trasferisce a Baghdad all’età di 18 anni. Consegue un dottorato in studi islamici e frequenta la moschea di Tobchi, un quartiere povero della capitale irachena dove convivono sciiti e sunniti.

Tra il 1996 e il 2000 vive in Afghanistan. Nel 2005 l’esercito americano lo reclude a Camp Bucca, un centro di detenzione nel sud dell’Iraq. Nel 2009, quando la prigione di Camp Bucca chiude, al-Baghdadi viene rilasciato.

Nel giugno 2014 inizia l’avanzata dell’Isis: Mosul, Tikrit e la raffineria di Baiji sono le principali conquiste, dove le milizie sotto la sua guida saccheggiano case, assaltano banche ed eseguono esecuzioni sommarie.

La storia è stata raccontata su The Post Internazionale. Un profilo del misterioso califfo anche su The Guardian, al-Monitor, BuzzFeed e BBC.

3. Chi sono i combattenti arruolati nello Stato Islamico?

Più di 80mila combattenti hanno aderito alla causa o sono stati costretti a diventare parte dello Stato Islamico. Tre anni fa, il gruppo terroristico era formato da soli 1.000 militanti armati.

Le giovani reclute dello Stato Islamico erano ragazzi in cerca di un lavoro, molti di loro parlano inglese, partiti da Londra, Bruxelles, Parigi e Berlino, con passaporto europeo, attratti dalla propaganda dei jihadisti. Alcuni arrivano anche dalla Spagna.

In Siria e Iraq circa 3mila europei combattono per lo Stato Islamico. A Raqqa, considerata la capitale, uomini e donne armati controllano la popolazione con la forza. Niente musica o intrattenimento. Un video segreto mostra la vita nella roccaforte dello Stato Islamico. In un altro video, il Wall Street Journal descrive la vita e le attività nella capitale dello Stato islamico.

Da leggere: la storia di Adeba Shaker, una ragazza yazida di 14 anni scappata dalle grinfie dei suoi rapitori.

Sono stati recentemente scoperti alcuni dei loro campi di addestramento, scovati da alcuni citizen investigative journalists britannici utilizzando da casa Google earth e Bing maps.

4. Dove prende i soldi lo Stato Islamico?

Lo Stato Islamico è diventato rapidamente il gruppo terroristico più ricco al mondo. Il suo patrimonio stimato supera i 2 miliardi di dollari. Talebani, Hezbollah, FARC, Al Shabaab e Hamas sono staccati nettamente con 560, 500, 350, 100 e 70 milioni di dollari. Lo Stato Islamico guadagna circa 3 milioni di dollari al giorno grazie al business del petrolio, aumentando quotidianamente il suo capitale dopo la conquista della città irachena di Mosul.

Oltre al petrolio (circa 1.095 miliardi di dollari), il suo patrimonio è costituito da: 430 milioni di dollari rubati nelle banche depredate lungo il cammino di conquiste, 96 milioni di dollari grazie al riciclaggio di denaro nella zona di Mosul, 36 milioni dal business dei tesori archeologici e circa 343 milioni da altre attività ancora da chiarire.

Controllo di pozzi petroliferi in Siria e Iraq, città e villaggi depredati da ogni sorta di ricchezza, equipaggiamenti sottratti al debole esercito iracheno, business degli ostaggi. Le spese ingenti che lo Stato Islamico deve affrontare per combattere la sua guerra con mezzi tecnologicamente avanzati fanno pensare anche ad altre forme di finanziamento.

In molti sostengono che i soldi provengano anche dalle elite sunnite di Arabia Saudita, Kuwait e dagli altri stati del Golfo. Le donazioni private dirette verso lo Stato Islamico passano anche attraverso il confine turco-siriano, come riporta il Washington Post.

Sempre il Washington Post, ha individuato poi nella città di Reyhanli, in Turchia, al confine con la Siria, il luogo dove i jihadisti avrebbero comprato alcune delle loro attrezzature. Il centro commerciale dello Stato Islamico si trova in Turchia?

5. Come funziona la loro strategia del terrore online?

40mila è il numero di tweet che sono stati inviati in un solo giorno dai sostenitori dello Stato Islamico. Esiste una sofisticata rete di account Twitter collegati tra loro che amplificano ogni singolo messaggio proveniente dai membri più influenti dell’organizzazione.

Internet, video, foto, pagine social, da Twitter a Facebook, da YouTube ai semplici blog, la nuova guerra del terrore dello Stato Islamico si combatte con la propaganda in lingua inglese (e non solo), secondo una precisa social media strategy.

Gli sforzi per diventare un marchio del terrore si realizzano anche con la propaganda attraverso gadget: riviste, magliette, abbigliamento e passaporti falsi. Si possono comprare anche a Istanbul. E la propaganda prevede anche che i militanti distribuiscano caramelle e gelati per i bambini per strada e negli ospedali, non solo odio e decapitazioni per fare proseliti.

6. Le decapitazioni e i video del terrore

Il 19 agosto i jihadisti dello Stato Islamico hanno pubblicato un video in cui mostrano la decapitazione di James Foley, giornalista statunitense rapito in Siria nel 2012, minacciando gli Stati Uniti di uccidere anche un altro ostaggio statunitense, il giornalista Steven Sotloff, rapito in Siria nel 2013.

Qui il video della decapitazione di Foley. Il carnefice, secondo The New Yorker, The Telegraph e Quartz, sarebbe un rapper di origine inglese di nome John. Mentre una ragazza britannica, Khadijah Dare, promette di diventare la prima donna a decapitare un prigioniero occidentale in Siria. The Post Internazionale ha pubblicato l’ultima lettera di James Foley.

Il 2 settembre lo Stato Islamico ha diffuso un nuovo video che mostra la decapitazione di un altro reporter americano: è Steven Sotloff, il giornalista mostrato negli ultimi istanti del video della decapitazione di Foley.

Anche il terzo ostaggio dello Stato Islamico è stato decapitato: si tratta del britannico David Cawthorne Haines. Il video, intitolato “A Message to Allies of America”, è stato rilanciato dagli specialisti del SITE Intelligence Group, che monitora le organizzazioni terroristiche online.

Il quarto ostaggio, il reporter britannico John Cantlie, non è stato decapitato. Il prigioniero viene usato come messaggero in altri due video che sono stati diffusi. Nel primo ha chiesto di essere ascoltato e che non si faccia disinformazione sullo Stato Islamico, nel secondo dice di essere stato abbandonato dal Regno Unito e di avere importanti rivelazioni. È stato poi decapitato un altro ostaggio, questa volta francese, in Algeria. 

7. Cosa rappresenta la bandiera dello Stato Islamico?

Una bandiera nera, un simbolo con una scritta bianca. La puoi comprare su e-Bay per circa 20 dollari. Tra le iscrizioni non ci sono messaggi di odio. Campeggia la frase: “There is no god but God, Muhammad is the messenger of God”. La storia è raccontata dal Washington Post.

Leggi anche la storia della jihadista più ricercata al mondo, Lady al-Qaeda, su The Post Internazionale.

8. Obiettivo dello Stato Islamico è costruire uno Stato?

Risponde Vittorio Emanuele Parsi, direttore di ASERI – Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

“Lo Stato Islamico non riconosce la comunità internazionale, non ha bisogno di costruire uno Stato per legittimarsi nella comunità internazionale, tanto meno la sua emanazione mediorientale, che è esattamente ciò contro cui si batte. Non è Hamas, è Al Qaeda. Un Al Qaeda 2.0.

Al Qaeda, trasformata in Stato Islamico, riscopre la capacità di combattimento sul terreno, che ha avuto in Afghanistan e che non ha avuto in Iraq negli anni peggiori della guerra – 2006/2008. Con la differenza, però, che sia in Afghanistan sia in Iraq Al Qaeda era ospite di qualcun altro.

Al Qaeda ha tratto la lezione dalla sua debolezza: da essere parassita in un altro corpo ha deciso di ricostituirsi corpo, per poter agire direttamente sul territorio, senza intermediari. Nella consapevolezza che ciò non porterà alla costruzione di uno Stato vero e proprio, questo esperimento temporaneo potrebbe non essere così temporaneo proprio perché Al Qaeda si è sviluppata all’interno di due corpi in putrefazione – Iraq e Siria.

L’organizzazione territoriale serve a manifestare la plausibilità del progetto del califfato, serve a rievocare quello che diceva Al Zarqawi: Damasco e Baghdad sono le due capitali storiche dei grandi califfati arabi.

Reclutamento sul territorio: legione straniera motivata in piena tradizione di Al Qaeda, fanatica e senza nulla da perdere. I locali sono una base operativa. Pronti a dimostrare che è in grado di svolgere un’azione politica di ampio respiro.

La nemesi: le rivoluzioni arabe avevano messo da parte Al Qaeda. Il fallimento delle rivoluzioni arabe ha riportato in auge Al Qaeda. In una versione post-moderna che comunica come noi.

Tuttavia, restano dei barbari intelligenti, questo però ci da anche la dimostrazione che il terrorismo arabo e mediorientale non è tutto la stessa cosa. Questo non è un movimento di liberazione nazionale, sono feroci assassini. Non c’è trattativa”.

9. Chi c’è dietro allo Stato Islamico e come combatterlo?

Cresce l’opinione, in Iraq, che gli Usa stiano usando l’Isis come scusa per intervenire di nuovo in Medio Oriente. Tuttavia, un docente dell’Università al-Azhar del Cairo, uno dei principali centri d’insegnamento religioso dell’Islam sunnita, sostiene che il terrorismo islamico nasca dal movimento salafita.

Come si fa a sconfiggere lo Stato Islamico? Risponde Chelsea E. Manning, militare e attivista statunitense.

Intanto, al confine con la Turchia i curdi combattono contro lo Stato Islamico. Bambini curdi a Yumurtalik, in Turchia (nella foto qui sotto) e 140mila siriani, perlopiù curdi, hanno attraversato il confine per entrare in Turchia e cercare rifugio.

10. Il documentario

Il reporter di VICE News Medyan Dairieh ha passato tre settimane tra i combattenti dello Stato Islamico a Raqqa, in Siria. Dairieh è un corrispondente di guerra ed è il primo giornalista di una testata occidentale a realizzare un reportage sullo Stato Islamico.

Il documentario è diviso in cinque parti: la diffusione del Califfato, il reclutamento dei bambini per il jihad, il rafforzamento della sharia, il trattamento dei cristiani rimasti in città e lo stato in cui si trova il confine tra Siria e Iraq.

Il video mette in luce come funziona il nuovo Stato: leggi, tribunali, tasse e reclutamento, mentre i soldati combattono al fronte.

Il trailer di 1 minuto.

Il documentario integrale.

In collaborazione con Dario Sabaghi, Giulia Alfieri e gli altri membri della redazione di The Post Internazionale.

Le analisi di Marx andrebbero oggi ripensate, non soltanto le anisi economiche ma anche quelle politiche. Marx ci può dire ancora molto, noi lo trattiamo come un cane morto ma un cane morto non è…

Prof. P. Becchi;

Tratto da: http://www.byoblu.com/post/2012/05/17… Ha incontrato Paolo Becchi, docente ordinario di Filosofia del Diritto all’Università di Genova, filosofo e giornalista. Nel video, la chiacchierata distensiva e filosofica sui temi dell’euro, dell’Europa come costruzione elitaria e le sue ricette: uscita dall’euro e recupero della sovranità monetaria e della sovranità politica.
Perchè, dice Becchi, “meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine”.

 Colui che fece paura a Helmut Kohl,

Tratto da: http://www.byoblu.com/post/2012/06/09…

Il direttore generale del Ministero del Lavoro, Antonino Galloni, ricostruisce la storia dell’economia italiana, dagli anni floridi alla crisi, e spiega, quale testimone oculare al Ministero del Bilancio sul finire degli anni ’80, come e perché l’Italia fu svenduta.

ESTRATTO DAL MINUTO 19:05
Nel 1982/83 io ero funzionario del Ministero del Bilancio e feci uno studio. Lo feci vedere al Ministro, facendogli presente che questo sistema avrebbe rovinato il Paese perché il debito pubblico, nel giro di 5/6 anni, avrebbe superato il prodotto interno lordo, e la disoccupazione giovanile avrebbe superato il 50%. Ne parlai anche col Ministro del Tesoro, che era Beniamino Andreatta, e con alcuni dell’ufficio studi della Banca d’Italia. Tutti quanti concordarono sul fatto che la mia analisi era esagerata e che non era possibile che il debito pubblico superasse il PIL, perché allora il sistema sarebbe saltato. E io dissi: scusate, se il debito è un fondo e il PIL è un flusso, non c’è nessun problema. Se io oggi, per farvi un esempio, con 50mila euro di reddito della mia famiglia vado a chiedere un prestito di 200, 250mila euro alla banca, me lo danno. Quindi anche un rapporto di 4/5 volte rispetto al PIL è sostenibile. Se è sostenibile per una famiglia, che tutto sommato non ha la forza di uno Stato, perché uno Stato, se supera il 100% del PIL, dovrebbe vivere chissà quali catastrofi? Allora dissero che le preoccupazioni sulla disoccupazione giovanile erano esagerate… Insomma: litigammo, me ne andrai dall’amministrazione e andai a fare altri lavori.

Nel 1989 ebbi uno scambio con l’allora incaricato Presidente del Consiglio che era Giulio Andreotti, il quale mi disse: “Dobbiamo cambiare l’economia italiana perché così non può andare avanti, ci dia una mano”. Io mi misi a disposizione e mi fecero incontrare con il suo braccio destro il quale, come è noto, mi chiese “Che cosa devo fare per cambiare l’economia di questo Paese”? Dissi: “Guardi, lei si faccia nominare dal prossimo Governo al Ministero del Bilancio e mi metta in mano tutta la struttura. Al resto ci penso io”. Poi me ne andai, pensando insomma che non sarebbe successo niente. E invece mi chiamò, dopo qualche settimana, e mi disse: “Guardi, sono Ministro del Bilancio” e mi mise a capo di tutta la struttura. Per cui io, nell’autunno del 1989 cominciai a cambiare l’economia di questo Paese. Nel senso perlomeno di rallentare il processo dell’Europa. Poi io ho avuto la buona scuola di Federico Caffè.. non ero un euroscettico, però non ero neanche un euroestremista. Insomma, pensavo che l’Italia dovesse anche guardare all’Europa, ma con i suoi tempi, le sue caratteristiche, le sue peculiarità, per cercare di recuperare un po’ di sovranità monetaria etc.

In effetti io lì lavorai due o tre mesi e poi successe l’inferno. Arrivarono al Ministro del Tesoro, Giulio Carli, telefonate dalla Banca d’Italia, dalla Fondazione Agnelli, dalla Confindusitra e, nientedimeno, da un certo Helmut Kohl, il quale era venuto a sapere che c’era questo oscuro funzionario del Ministero del Bilancio che stava cambiando le carte degli accordi. Nel frattempo, però, lo stesso Andreotti stava cambiando idea. Quando mi chiamò, nell’estate dell’89, volevano cambiare. Non volevano fare quello che poi fu fatto. Lui stesso andava in giro dicendo che le rivendicazioni della Germania erano una sciocchezza. Dopo qualche mese ci fu l’accordo tra Kohl e Mitterrand in cui Kohl, in cambio dell’appoggio di Mitterrand per la riunificazione tedesca, rinunciava al marco e quindi accettava la prospettiva dell’euro, accettava cioè di arrivare a una moneta comune che proteggesse la Francia. Ma quest’accordo prevedeva anche la deindustrializzazione dell’Italia. Perché se l’Italia si manteneva così forte dal punto di vista produttivo – industriale, quell’accordo tra Kohl e Mitterrand sarebbe rimasto un accordo così, per modo di dire. C’erano fondamentalmente, contro la spesa pubblica, contro la classe politica del tempo, contro la sovranità monetaria – per quello che comporta – due correnti. Una era interessata soprattutto ai grandi business delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni. Hanno guadagnato distruggendo l’industria pubblica: c’erano aziende che venivano vendute al loro valore di magazzino, e quindi come andavano in borsa ovviamente alzavano la loro quotazione. Poi c’erano gli altri, che erano magari in buona fede, cioè avevano l’obiettivo di moralizzare il Paese. E hanno sbagliato. In entrambi i casi la contropartita è stata negativa: abbiamo perso quel’abbrivio strategico che avevamo nell’ambito della nostra industria. Quindi in sostanza la nostra classe dirigente ha accettato una prospettiva di deindustrializzazione del nostro Paese.

Il Contagio

Sempre più frantumate, invecchiate e meno attive sul mercato del lavoro, le famiglie italiane escono con le ?ossa rotte? dagli anni della crisi. La fotografia scattata da Italia Lavoro, rimescolando i microdati Istat, riflette una vera e propria tendenza alla frammentazione: la coppia con figli, pur restando in vetta, dal 2004 in poi ha visto diminuire il proprio peso, passando da un?incidenza del 42,5% sul totale dei nuclei al 36,7 per cento.

Dal 2004 invece risultano essere in forte crescita le persone sole, che sono passate da poco meno di 5,7 milioni a oltre otto (+42,2%), e i genitori single con figli a carico, che hanno superato i 2,1 milioni. In aggiunta nel 2013 il 16% dei nuclei ha avuto almeno un componente colpito dalla perdita del posto di lavoro e sono quasi due milioni le famiglie a forte rischio di esclusione sociale.

famiglie

fonte: http://www.infodata.ilsole24ore.com/

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Il Contagio

Voi continuate a credere che sia possibile ripartire?

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Guardate quando il paese cresceva…

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Le imposte sono cresciute il doppio rispetto ai redditi tra il 1995 e 2013
In otto anni, le tasse sono cresciute del doppio rispetto ai redditi a fronte di una crescita nulla anche nel terzo trimestre del 2014. A sostenerlo è la Cgia di Mestre che ha preso in considerazione il periodo tra il 1995 e il 2013. In questo arco di tempo il prelievo fiscale medio sulle famiglie italiane è aumentato del 40% mentre i redditi nominali, ‘solo’ del 19%. Tuttavia, grazie al bonus degli 80 euro, nel 2014 la situazione è destinata a migliorare. Il carico fiscale medio annuo che grava su ogni nucleo famigliare è di oltre 15.300 euro.
REDDITO REALE CROLLATO DEL 19%. Sempre secondo l’associazione degli artigini delle piccole e medie imprese, nel periodo preso in esame il peso delle tasse, delle…

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Il Contagio

Quando le immagini dicono più di mille parole…

Questa è l’Italia, signori: mafia, malaffare, corruzione, delinquenza, tangenti…

Ed io ne ho sempre più nausea..

Ma agli italioti piace così…

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fonte: dagospia

1) IL PREGIUDICATO LUCIANO CASAMONICA (non a caso con la maglia dell’Italia, perchè lui è questa Italia e la rappresenta benissimo)

2) GIULIANO POLETTI, OGGI MINISTRO DEL LAVORO

3) FRANCO PANZIRONI, EX AD DELLA MUNICIPALIZZATA DEI RIFIUTI (AMA)

4) UMBERTO MARRONI, DEPUTATO PD

5) DANIELE OZZIMO, EX ASSESSORE ALLA CASA NELLA GIUNTA MARINO

6) ANGELO MARRONI, GARANTE DEI DETENUTI NEL LAZIO

7) SALVATORE BUZZI, RESPONSABILE COOP ??29 GIUGNO??

8) ALEMANNO, EX SINDACO DI ROMA

IN OGNI POSTO CHIAVE MASSIMO CARMINATI E SALVATORE BUZZI AVEVANO SISTEMATO UNA PERSONA FIDATA. MUNICIPALIZZATE, ASSESSORATI, PERSINO IL BILANCIO DEL CAMPIDOGLIO

QUANDO GIANNI ALEMANNO CEDE LA GUIDA DI ROMA A IGNAZIO MARINO, SI CONCENTRANO SUGLI ESPONENTI DEL PD CHE POTEVANO METTERSI A DISPOSIZIONE…

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  1. Cindy Ke Zhou,
  2. Ruth M. Pfeiffer,
  3. Sean D. Cleary,
  4. Heather J. Hoffman,
  5. Paul H. Levine,
  6. Lisa W. Chu,
  7. Ann W. Hsing and
  8. Michael B. Cook

+ Author Affiliations


  1. Cindy Ke Zhou, Ruth M. Pfeiffer, and Michael B. Cook, National Cancer Institute, Bethesda, MD; Cindy Ke Zhou, Sean D. Cleary, Heather J. Hoffman, and Paul H. Levine, George Washington University, Washington, DC; and Lisa W. Chu and Ann W. Hsing, Cancer Prevention Institute of California, Fremont, CA.
  1. Corresponding author: Michael B. Cook, PhD, Hormonal and Reproductive Epidemiology Branch, Division of Cancer Epidemiology and Genetics, National Cancer Institute, 9609 Medical Center Dr, Rm 7-E106, MSC 9774, Bethesda, MD 20892-9774; e-mail: cookmich@mail.nih.gov.

Abstract

Purpose Male pattern baldness and prostate cancer appear to share common pathophysiologic mechanisms. However, results from previous studies that assess their relationship have been inconsistent. Therefore, we investigated the association of male pattern baldness at age 45 years with risks of overall and subtypes of prostate cancer in a large, prospective cohort—the Prostate, Lung, Colorectal and Ovarian (PLCO) Cancer Screening Trial.

Methods We included 39,070 men from the usual care and screening arms of the trial cohort who had no cancer diagnosis (excluding nonmelanoma skin cancer) at the start of follow-up and recalled their hair-loss patterns at age 45 years. Hazard ratios (HRs) and 95% CIs were estimated by using Cox proportional hazards regression models with age as the time metric.

Results During follow-up (median, 2.78 years), 1,138 incident prostate cancer cases were diagnosed, 571 of which were aggressive (biopsy Gleason score ≥ 7, and/or clinical stage III or greater, and/or fatal). Compared with no baldness, frontal plus moderate vertex baldness at age 45 years was not significantly associated with overall (HR, 1.19; 95% CI, 0.98 to 1.45) or nonaggressive (HR, 0.97; 95% CI, 0.72 to 1.30) prostate cancer risk but was significantly associated with increased risk of aggressive prostate cancer (HR, 1.39; 95% CI, 1.07 to 1.80). Adjustment for covariates did not substantially alter these estimates. Other classes of baldness were not significantly associated with overall or subtypes of prostate cancer.

Conclusion Our analysis indicates that frontal plus moderate vertex baldness at age 45 years is associated with an increased risk of aggressive prostate cancer and supports the possibility of common pathophysiologic mechanisms.