Archivio per aprile, 2011

Punta Gnifetti

Punta Gnifetti
Punta Gnifetti.JPG
Versante ovest della Punta Gnifetti
Paesi bandiera Italia
bandiera Svizzera
Regione Stemma Piemonte
Blank.pngValais-coat of arms.svgBlank.png Vallese
Provincia stemma Vercelli
Altezza 4.554 m s.l.m.
Catena Alpi
Coordinate 45°55′38″N 7°52′37″E / 45.927222°N 7.876944°E / 45.927222; 7.876944
Altri nomi e significati Signalkuppe (tedesco)
Cima del segnale
Data prima ascensione 9 agosto 1842
Autore/i prima ascensione Giovanni Gnifetti
 
Dati SOIUSA
Grande Parte Alpi Occidentali
Grande Settore Alpi Nord-occidentali
Sezione Alpi Pennine
Sottosezione Alpi del Monte Rosa
Supergruppo Gruppo del Monte Rosa
Gruppo Massiccio del Monte Rosa
Codice I/B-9.III-A.2

Coordinate: 45°55′38″N 7°52′37″E / 45.927222°N 7.876944°E / 45.927222; 7.876944 La Punta Gnifetti (4.554 m s.l.m. – in tedesco Signalkuppe) è una delle vette più alte del massiccio del Monte Rosa nelle Alpi Pennine e si trova, come quasi tutte le altre cime, sul confine Italo – Svizzero. Interessa i comuni di Alagna Valsesia e Zermatt.

Caratteristiche

La Punta Gnifetti costituisce un punto orografico di primaria importanza.
La vetta, in condizioni di buona visibilità, può essere osservata da tutta la pianura Padana.
Su di essa, dal 1893, si trova il Rifugio Regina Margherita.

Sulla vetta della montagna sul lato nord del rifugio è collocato il punto geodetico della rete primaria IGM denominato 029901 Punta Gnifetti [1].

Prima ascensione

La Punta Gnifetti (in secondo piano) e la Punta Zumstein (in primo piano) dalla Punta Dufour.

La cima è stata raggiunta per la prima volta dal parroco di Alagna Giovanni Gnifetti e per questo motivo ne porta il suo nome. Il nome tedesco Signalkuppe (cima del segnale) deriva dalla presenza di un obelisco roccioso che ne caratterizzava l’aspetto prima che venisse demolito durante la costruzione del rifugio.

Salita alla vetta

La Punta Gnifetti è la vetta più frequentata di tutto il gruppo del Monte Rosa per il suo accesso relativamente facile e per la presenza del Rifugio Regina Margherita sulla vetta, il più alto in Europa.

È possibile salire sulla Punta Gnifetti utilizzando la via normale italiana che passa dal colle del Lys. Si può partire da Alagna Valsesia oppure da Gressoney-La-Trinité. Dopo aver raggiunto i rifugi Giovanni Gnifetti e Mantova (eventualmente servendosi degli impianti funiviarii che si trovano in entrambe le vallate), si risale con attenzione il crepacciato ghiacciaio del Lys fino al Colle del Lys. Superatolo, ci si dirige facilmente verso il Colle Gnifetti e quindi alla vetta.
Un’altra via di salita molto interessante e frequentata, ma alpinistica ed impegnativa, è la Cresta Signal. La si percorre dopo aver pernottato al Rifugio Resegotti, che può essere raggiunto da Alagna oppure da Macugnaga[2].

Note

  1. ^ cfr: Scheda informativa del punto geodetico. URL consultato il 14-03-2011.
  2. ^ Report fotografico Cresta Signal.

Collegamenti esterni

Il panorama mozzafiato che abbozza una certa “curvatura” all’orizzonte…

Nuove prospettive MonteRosa Hutte

Il Monte Rosa o Massiccio del Monte Rosa[1] (il toponimo italiano è usato anche nella lingua tedesca, walser e in inglese, mentre in francese il monte è chiamato Mont Rose) è il massiccio più esteso delle Alpi ed il monte più alto della Svizzera. Si trova nelle Alpi Pennine e si estende su territorio italiano (nei comuni di Alagna Valsesia, Ayas-Champoluc, Gressoney-La-Trinité, Gressoney-Saint-Jean, Macugnaga e Valtournenche) e svizzero (nei comuni di Saas-Almagell e Zermatt).

La Punta Dufour, con i suoi 4.634 metri, è la vetta più alta. Fu così intitolata in omaggio al Generale svizzero (e grande cartografo) Guillaume-Henri Dufour, 1787 – 1875). Sulla Punta Gnifetti è ubicato il rifugio alpino più alto d’Europa, la Capanna Regina Margherita (a quota 4.554 metri), che è sede anche di una stazione meteorologica e centro di ricerche sugli effetti dell’alta quota sul corpo umano.

Toponimo

Il nome “Monte Rosa” e il toponimo francese Mont Rose non derivano dalle tinte rosa che colorano il massiccio all’alba e al tramonto, come si potrebbe pensare, ma derivano dal latino rosia, attraverso il termine del patois valdostano rouése o rouja, che significa ghiacciaio. Anche nei dialetti di origini tedesca, come il Wallisertitsch, lo Schwyzerdütsch e il Tisch di Gressoney, il toponimo Gletscher indica alla stessa maniera un ghiacciaio. È stato conosciuto anche come Gornehorn (parola tedesca che significa grande montagna).

Anticamente era noto anche come Mons Silvius[2], in latino, Mon Boso o Monboso (in un libro di Leonardo da Vinci), Monte Bosa (in una mappa del 1740), Monte Boso (come testimonia l’umanista Flavio Biondo da Forlì) o Monte Biosa.

La punta più alta era conosciuta come Höchste Spitze (parola tedesca che significa Punta più alta). Nel 28 gennaio 1863 il Consiglio Federale Svizzero lo ribattezza Punta Dufour.

Da notare come il nome noto per l’intero massiccio sia l’italiano “Monte Rosa” anche in tedesco e inglese, mentre i nomi dei vari picchi e cime sono tutti tedeschi, con tarde traduzioni italiane, a testimonianza del passato profondamente Walser della regione.

Si parla sovente in modo un po’ indistinto di Monte Rosa, Massiccio del Monte Rosa e Alpi del Monte Rosa.

Secondo la SOIUSA il Gruppo del Monte Rosa è un supergruppo delle Alpi del Monte Rosa nelle Alpi Pennine.

Questo supergruppo è sua volta suddiviso in sette gruppi e sei sottogruppi[3]:

Le vette principali del Monte Rosa viste da nord.

Classificazione SOIUSA
La classificazione SOIUSA del Gruppo del Monte Rosa è la seguente:

Limiti geografici

Nel dettaglio e ruotando in senso orario i limiti geografici sono: Colle del Teodulo, Zermatt, Findeln, Schwarzberg-Weisstor, Passo del Monte Moro, alta Valle Anzasca, Colle delle Locce, Col d’Olen, Colle Bettaforca, Colle superiore delle Cime Bianche, Colle del Teodulo.

Vette

La cima

Il massiccio è famoso per i suoi numerosi 4.000:

Oltre a precedenti 4.000 vi sono altre vette secondarie sempre superiori ai 4.000 metri:

Oltre ai 4000 si ricordano le seguenti vette:

Raccordi Rocciosi…

Pubblicato: aprile 7, 2011 in Climbing, Alpinismo & Natura

” Eravamo partiti per compiere una grande impresa: la traversata in solitaria invernale, con occhi bendati e una mano legata dietro la schiena, del Karakorum, nel senso della lunghezza.

Ma solo un maledetto imprevisto ci ha impedito di puntare al nostro vero obiettivo: avevamo dimenticato la maglia “Liabel” a casa, quella con il cotone all’interno e la lana fuori. Solo chi ha esperienza di alpinismo estremo sa cosa vuol dire sopportare la lana sulla pelle. Proprio una sensazione estrema… “

 

L’Alpinista