Gli Extraterrestri torneranno dal 1970 al 1995, da H.Reinl a J.Kirk

Pubblicato: febbraio 5, 2012 in Misteri

Quest’oggi propongo un articolo pubblicato sul blog di Fabio Siciliano, tratto dal suo omonimo spazio sul portale wordpress.

L’interrogativo mi è sorto a seguito di ulteriori approfondimenti e ricerche effettuate su documenti, testimonianze storiche  e tradizioni delle Civiltà pre-colombiane in merito ad influenze con altri popoli non ancora ben identificati che si suppongano aver contaminato la cultura, la tecnologia e i comportamenti sociali dei nativi in determinate aree del Sud America.

Il documentario cardine è certamente: Gli Extraterrestri Torneranno (1970) Harald Reinl.mp4  , il quale provvederò a pubblicare su questo blog prossimamente.

Lascio quindi a chi volesse approfondire, nel frattempo, la lettura degli articoli a firma di “James Kirk”.

 

GLI ANTICHI ARIANI ERANO ALIENI?

Questo articolo apparve per la prima volta sulla BBS Wild&Hot nel 1995; diviso in quattro parti e a firma di “James Kirk”, appare adesso qui, per la prima volta, anche sul mio blog circa gli Elementi, interrogativi e le speculazioni intorno all’ipotesi di un’origine extraterrestre dei Popoli indoeuropei.

PARTE PRIMA:

UNA RAZZA EXTRATERRESTRE?

Chi siamo davvero noi ARIANI? E da dove veniamo?

Siamo forse una delle varie Razze umane evolutesi in modo naturale su questo Pianeta, pur sviluppando caratteri somatici così singolari e vari che ci differenziano così nettamente dalle altri Genti della Terra?

O siamo forse i DISCENDENTI DI ANTICHISSIMI COLONIZZATORI ALIENI che, giunti sulla Terra in epoche remotissime, finirono poi per autodistruggersi con tutta la loro progreditissima civiltà tecnologica a causa di un immane conflitto bellico, condannando così gli scampati a quel terribile olocausto atomico, nostri antenati, a ricominciare da zero il lungo cammino fino a noi in un mondo ostile e primitivo?

Questa serie d’inquietanti – ed affascinanti – interrogativi è tutt’altro che azzardata e priva di fondamenti. Se facciamo riferimento alle più antiche tradizioni, miti, leggende e religioni che costituiscono il più antico retaggio di praticamente TUTTI i Popoli della Terra, scopriamo che gli indizi a riguardo sono incredibilmente numerosi e coerenti.

Tali culture riferiscono, nel quadro d’insieme che contribuiscono a tracciare, circa il fatto che, in una remota antichità, GLI DEI NON SOLO CREARONO L’UOMO SU QUESTO PIANETA MA VISSERO CON ESSO SULLA TERRA PER UN LUNGO PERIODO, insegnandogli i fondamenti della civilizzazione, fino al giorno in cui tali DEI vennero a conflitto fra loro annientandosi reciprocamente e “spezzando” così i legami fra Cielo e Terra.

Questi DEI avevano aspetto decisamente umano e, più precisamente, ariano, ovvero europeo. Erano DEI DALLA PELLE CHIARA, creatori dell’Uomo a loro immagine e somiglianza e portatori di civiltà, sovente dagli occhi e dai capelli chiari anche presso popoli che, all’epoca in cui avevano elaborato le loro credenze, avrebbero incontrato per la prima volta gli esploratori europei addirittura diversi millenni dopo. Ma vediamo qualche esempio.

I MASAI del Kenya raccontano di un popolo celeste d’immortali chiaro di pelle, i cui discendenti scesero sulla Terra.

Le leggende africane circa DIVINITÀ BIANCHE VENUTE DAL CIELO sono assai numerose in tutto il continente.

È assai nota, ad esempio, la leggenda circa LA DEA BIONDA, discesa dalle stelle, che avrebbe regnato, in tempi immemorabili, sull’antico ZIMBABWE, nell’Africa australe. Una leggenda simile si riferisce perfino ad un regno remotissimo dell’attuale SAHARA, quando ancora il deserto praticamente non esisteva e fiumi ed una ricca vegetazione ricoprivano la vasta regione.

Uno dei misteri più spinosi riguarda i DOGON del MALI, un popolo nero che vive abbarbicato sulle scogliere desertiche del Bandiagara. La loro storia e la loro cultura fu oggetto di un’indagine quanto mai approfondita condotta nel secondo dopoguerra dagli etnologi francesi Griaule e Dieterlen e ripresa con sorprendenti risultati dall’orientalista americano Robert K. G. Temple [1].

I Dogon hanno ereditato parte della cultura dei GARAMANTI, un popolo berbero del Nordafrica il cui regno sahariano fu annientato in due fasi successive dai Romani e quindi dagli Arabi. I Garamanti rappresentavano gli ultimi depositari dei misteri religiosi che erano stati dapprima dei SUMERI e quindi degli EGIZI.

Esuli sotto la spinta della pressione islamica, tribù garamanti migrarono nell’Africa sub-sahariana mescolandosi alle popolazioni sudanesi del Mali, trasmettendo a quelle genti le loro credenze, sopravvissute fino ad oggi nonostante l’espansione mussulmana.

I Dogon non sono mussulmani, ma credono fermamente che i signori e creatori dell’Universo abbiano la loro residenza su un pianeta della stella SIRIO e che siano giunti sulla Terra diversi millenni fa, insegnando all’Uomo tutte le arti, la musica, la medicina e l’agricoltura.

Chiamano tali dei “i NOMMO”, messaggeri del dio supremo AMMA, termine legato non solo al dio egizio Amon-Ammone, ma in origine perfino all’espressione sanscrita “Aum” dell’India e al nostro “Amen” odierno, per non dire che nella stessa dottrina islamica l’insieme dei fedeli viene indicato con il termine di “Umma”, ovvero di “Comunità”…

“Umma” come… “Impero Galattico”?

Sirio aveva un’importanza centrale in tutta la Cultura egizia: era la stella legata al mito di Iside e Osiride e presso Sirio era collocato il “TUATH”, l’aldilà, ovvero la dimora degli dei.

I Dogon sono depositari di sconvolgenti conoscenze cosmologiche: conoscono da secoli i Satelliti di Marte, i quattro maggiori di Giove e gli Anelli di Saturno, tutte caratteristiche assolutamente invisibili ad occhio nudo e per le quali sono necessari strumenti ottici che prima di Galileo non erano disponibili neppure in Europa.

Sanno ad esempio che le Stelle, nell’Universo, sono per lo più organizzate in immense spirali, quelle che noi chiamiamo Galassie: un modello del Cosmo che da noi è divenuto dato acquisito solo all’inizio del ‘900.

Ma, cosa assai più sconvolgente, i Dogon asseriscono di conoscere alla perfezione il Sistema di Sirio: secondo loro Sirio è in realtà un sistema di tre stelle; ad occhio nudo se ne scorge solo una, la più luminosa dopo il nostro Sole, ma poi ve ne sarebbe una seconda, “morta” e costituita da una massa dalla densità straordinaria e infine una terza, la meno luminosa, intorno alla quale ruoterebbe “Emme-Ya”, il “pianeta delle donne”, la patria degli dei; e non solo: i Dogon aggiungono che la seconda stella ruoterebbe intorno alla prima in un periodo di cinquant’anni e da secoli ne sanno disegnare l’orbita, la cui ELLISSE costituisce, assieme al “kanaga”, cioè la SVASTICA, il motivo base di tutta la loro architettura.

Ora, occorre notare che tali conoscenze, secondo i Dogon, furono loro trasmesse direttamente dai SIRENIDI, ovvero dai Nommo. E qui occorre notare che, per quanto la cosa possa sembrare assurda, gran parte delle loro asserzioni sono state verificate con enorme precisione.

Che SIRIO “A” avesse una stella compagna, SIRIO “B”, venne ipotizzato solo verso la metà del secolo scorso, ma la certezza giunse soltanto nel 1970, quando fu possibile fotografarla. E non finisce qui. Sirio B è davvero una stella “morta” nel senso che si tratta di una “NANA BIANCA”, cioè di un astro che ha raggiunto lo stesso stadio finale cui giungerà il nostro Sole fra circa 5 miliardi di anni: quando il Sole avrà esaurito l’idrogeno inizierà a “bruciare” elio e diverrà una “gigante rossa”, gonfiandosi fino al punto d’ingoiare la Terra e di lambire Marte; comunque troppo poco massiccio per esplodere in “supernova” per poi finire i suoi giorni come “pulsar” o come “buco nero”, il Sole, una volta esaurita anche la sua scorta di elio, collasserà fino a raggiungere dimensioni comparabili a quelle del nostro pianeta, raffreddandosi sempre di più nell’arco di milioni di anni e perdendo via via luminosità fino a estinguersi del tutto; durante quel lungo processo sarà divenuto una “nana bianca”, la cui materia risulterà compressa al punto tale che 30 centimetri cubi verrebbero a pesare la bellezza di 2.000 tonnellate… Questo elemento, la straordinaria densità della materia delle nane bianche e quindi di Sirio “B” o di “Po-Tolo” come la chiamano loro, costituisce per i Dogon un punto sul quale la loro scienza religiosa pone un enorme accento. COME SI FA A DUBITARE CHE ABBIANO DAVVERO RICEVUTO SIMILI INFORMAZIONI DA CHI DAVVERO LE POSSEDEVA IN QUANTO “NOTIZIE DI CASA PROPRIA”? Ed ancora: non solo i diagrammi orbitali dei Dogon circa Sirio A e B corrispondono a quelli effettivamente tracciati dai nostri computer moderni, ma perfino il fatto del periodo di rivoluzione di 50 anni corrisponde alla perfezione. Vi è poi il discorso della terza stella; a tutt’oggi i nostri astronomi non l’anno ancora accertato, per quanto alcuni calcoli matematici ne prevedano l’esistenza e vi siano state addirittura delle osservazioni, negli anni ‘20-’30, che ne confermerebbero la presenza.

Per non dire poi del CONCETTO DELLE ORBITE COME ELLISSI: per chiunque non avesse dimestichezza con la meccanica celeste di Keplero non avrebbe alcun senso immaginare un’orbita come un’ellissi; assai più semplice immaginare delle orbite perfettamente circolari. E invece no: i Dogon insistono sul fatto che le orbite sono proprio delle ellissi e che gli astri si trovano sempre in uno dei due fuochi, pur senza saperne spiegare le basi matematiche e fisiche…

Ma l’elenco non termina qui. Come ho detto, i Dogon non sono mussulmani, e quando sostano a pregare gli dei non si orientano ad Est, verso la Mecca, ma A NORD: perché a Nord, oltre la “Terra della Volpe”, ovvero il Deserto del Sahara, sanno esistere l’Europa, la “Terra degli Uomini Albini”. E, fatto notevole, quando a seguito della guerra che scoppiò fra gli dei di Sirio il collegamento fra Sirio e la Terra s’interruppe, i Nommo lasciarono parte di loro sulla Terra, lasciando cioè gli “Uomini Albini”… cioè noi [2].

Ma andiamo avanti con qualche altro esempio.

In MELANESIA, l’ampio arco insulare che si estende nel Pacifico attraverso il quadrante nord-orientale intorno a Papua-Nuova Guinea, le popolazioni nere della regione descrivono i “figli degli dei” come genti bionde e con la pelle chiara.

Nelle HAWAII, un antico canto mitologico che si riferisce a Kahiki-Hawaiki, il Paradiso dei POLINESIANI, racconta che “…non sono come gli altri gli uomini di Kahiki. Un genere d’uomo diverso vive su Kahiki: IL BIANCO. Simile egli è ad un dio…”. Anche il dio polinesiano Tangaroa era di aspetto ariano ed infatti aveva i capelli rossi.

Presso i TOLTECHI del Messico QUETZALCOATL, il Serpente Piumato, era bianco di carnagione, aveva gli occhi azzurri e capelli e barba rossi. Dal momento che nelle razze amerindie i maschi adulti hanno la pelle del viso glabra, il che significa che non sviluppano né barba né baffi, c’è da chiedersi dove avessero preso il modello per il dio della loro mitologia, senza contare che già le sole caratteristiche cromatiche pongono un problema assai spinoso. La leggenda voleva che il Serpente Piumato lasciasse il Messico in epoche remotissime, levandosi in volo verso Est, con la promessa messianica di un suo ritorno futuro. Tale credenza fu all’origine, assieme ai dati somatici, della facile sottomissione degli AZTECHI agli Spagnoli, proprio a causa del fatto che il capo dei Conquistadores, Cortes, impersonava perfettamente il dio Quetzalcoatl, avendone gli stessi tratti: pelle chiara, occhi azzurri, barba e capelli rossi…

Dei barbuti con lineamenti chiaramente europoidi sono visibili su diversi bassorilievi di alcuni templi MAYA di Chichén Itzà, nello Yucatan. Sempre barbuto, fra i Maya, era il dio Balam Quitzè.

Stessa cosa si verifica fra gli antichi OLMECHI, dove a Mitla, ancora in Messico, fu scoperta l’effige di un dio barbuto.

Il dio Zume, noto anche come Caboy, era bianco, biondo e barbuto, scese dal cielo provenendo da Oriente e portò la civiltà ai CARAGIÀ brasiliani del Rio Araguaia e a quelli venezuelani dell’alto corso dell’Orinoco.

Sempre barbuto era il dio Si fra i CHIMU del Perù.

Per non dire del preincaico Huiracocha, poi Viracocha fra gl’INCAS. Il caso di Viracocha è particolarmente interessante: era bianco, biondo, barbuto e portava il mantello. Ma ciò che colpisce sta nel fatto che ancor oggi, in lingua Quechua, gli Europei vengano definiti “Viracocha Runa”, il che vale a dire: “Popolo di Viracocha”! Evidentemente, sono gli stessi discendenti degli Incas a sottolineare il fatto che gl’invasori europei ed il loro antico dio mostrano di essere appartenenti alla medesima razza celeste…

E poi ci sono i Chachapoyas della BOLIVIA: gli dei bianchi, biondi e con gli occhi azzurri che, secondo gl’indigeni della regione, diversi millenni fa scesero dal cielo e costruirono le loro città sulle Ande e nel folto delle attuali selve amazzoniche, dove molte di esse sarebbero ancor oggi nascoste, perdute e ormai sopraffatte dall’”inferno verde”.

O, ancora, il “MISTERO DI AGARTHI”, un insieme di antiche leggende che ha pervaso tutta la mitologia dell’Asia orientale, dall’India alla Cina, alla Siberia. Secondo tale “mistero”, un tempo l’attuale Deserto dei Gobi, in Mongolia, sarebbe stato ricoperto da un vasto mare interno, al centro del quale sorgeva un’isola, che fu detta “Grande Isola Bianca” poiché venne abitata da una stirpe di divinità bionde e dalla pelle chiara venuta dalla “stella bianca”, Venere. Essi si sarebbero stabiliti su quell’isola e da lì avrebbero influenzato profondamente tutti i primitivi popoli rivieraschi di stirpe mongolica, contribuendo decisamente alla nascita di tutte le civiltà asiatiche, quella cinese in primo luogo…

È notizia assai recente, apparsa peraltro perfino sul numero dello scorso Ottobre di “Le Scienze”, a Pagina 10, in una nota informativa dal titolo assai eloquente di “I MOLTI INTERROGATIVI POSTI DALLE MUMMIE DELLO XINJIANG”, che diversi archeologi americani ed italiani stanno facendo scoperte a dir poco esplosive nella Provincia più occidentale della Cina Comunista.

L’antica civiltà che fra il III e il I millennio a.C. lasciò un gran numero di mummie sepolte fra le pendici del Tian Shan (le Montagne Celesti) ed il deserto del Taklimakan è ritenuta esser stata l’artefice di tutte le basi a noi note della Civiltà cinese, comprese la scrittura ideografica, i primi veicoli dotati di ruote ed i primi strumenti metallici.

La Cina è sempre stata assai orgogliosa di aver inventato tutto ciò in assoluta autonomia dagli altri popoli della Terra e dagli Occidentali in particolare, ma…

Ma adesso sta saltando fuori che le MUMMIE DEL XINJIANG hanno assai spesso i capelli biondi, la loro ossatura è decisamente NON mongolica, la pelle è chiara, gli occhi non sono affatto “a mandorla” e, in definitiva, gli artefici di quella che fu in seguito la Civiltà cinese furono in realtà genti di RAZZA ARIANA e non certo mongolica.

Risultato: non appena la verità è cominciata a trapelare le Autorità di Pechino hanno cominciato a sabotare in tutti i modi possibili le campagne di scavo dei nostri ricercatori, cominciando dal vietare l’esportazione verso l’Europa e gli Stati Uniti di campioni delle mummie coi quali si dovrebbe tentare un accurato esame del DNA per stabilire in modo certo e conclusivo a quale razza appartenessero i corpi delle mummie fin qui ritrovati…

Non è che il Mistero di Agarthi costituisce forse uno dei ricordi più chiari di quando gli Ariani giunsero sulla Terra fondando le loro prime colonie su questo Pianeta?

Nell’antica mitologia germanica, specie tra i VICHINGHI, vi erano due tribù divine. Gli ASI, fra i quali Wotan-Odino e suo figlio Thor, erano i veri e proprio “Dei del Cielo”, che incarnavano le potenze cosmiche; venivano poi i VANI, o “Dei della Terra”, che rappresentavano le forze della Natura più terrene, con particolare riferimento alla fertilità, sia “agricola” che “umana”. La matrice originaria di tutte le divinità è comunque, per stessa definizione, il cielo. Dunque gli “Dei della Terra” vivevano sulla Terra, ma in origine vivevano altrove… I VANI erano forse dei COLONI, venuti dalle stelle, dove governavano gli ASI, cioè coloro i quali ancora vivevano nel Cosmo e comunque su altri mondi che non fossero la Terra?

Gli ASI erano però originari di ASALAND, cioè proprio l’Asia, la “Terra degli Asi”, la cui capitale era ASGARD, il “Recinto degli Asi”, un concetto per esprimere l’immagine di una cinta muraria e quindi di una città cinta da mura. ASGARD, AGARTHI: l’assonanza dei due termini è solo una banale coincidenza, oppure esprimono la stessa cosa, la stessa città?

ASGARD era dunque nell’attuale Mongolia? In tale accezione, l’Asia avrebbe preso il suo nome dagli Asi, e non viceversa. Ed Asgard altro non sarebbe stata che il luogo di residenza della rappresentanza degli Asi sulla Terra, ossia, la “capitale” ove risiedeva il “Governatore” dell’”Impero” degli “Asi” sulla Terra… probabilmente, un vero e proprio “Impero Galattico”.

Occorre notare che le terre di origine degli Ariani, ovvero degli odierni Europei, non erano affatto in Europa, ma nell’Asia centro-orientale. Diversi millenni prima di Cristo i nostri antenati vivevano in quella che solo nel Medioevo divenne la Turania o “Terra dei Turchi”, compresa grosso modo fra il Mar Caspio ed il Lago Bajkal, nell’Asia Centrale ex-Sovietica.

Dove oggi si estendono le Repubbliche turche di Kazachistan, Turkmenistan, Uzbechistan e Kirghizia, quella iranica del Tagikistan e la Provincia turca del Xinjang-Uighur cinese, ove giace la lontana Zungaria, un tempo vivevano sparpagliate TUTTE LE GENTI ARIANE, all’epoca “rozzi” nomadi a cavallo. Poi, gradualmente, in ondate successive, a cominciare dal 7000 a.C., iniziarono a muovere verso Ovest e verso Sud.

Ad Ovest trovarono l’Europa e la invasero, espandendosi a macchia d’olio in tutte le direzioni. Si gettarono così le basi per la nascita di Italici, Elleni, Tracoilliri, Celti, Germani e Baltoslavi, sfociati poi nella Grecia Classica, nell’Impero Romano, nell’Europa medioevale e moderna e, in ultima analisi, attraverso l’espansione coloniale e la sua successiva decadenza, nel Mondo di oggi, nel quale viviamo.

Altri Ariani piegarono verso il Caucaso, lo varcarono, occuparono l’Anatolia ed, almeno in parte, la Mesopotamia: nacquero così l’Impero Ittita, il Regno di Mitanni, così come, in seguito, quelli d’Armenia e di Media.

Altri, giunti nell’attuale Grecia assieme ai primi Elleni, gli Achei, misero a ferro e a fuoco tutto il bacino orientale del Mediterraneo con le ripetute invasioni, scorrerie ed azioni di pirateria e furono noti come “Popoli del Mare”: Ahhiyawa, Achei o Micenei, che colpirono Troia e l’Impero Ittita; i Filistei, che s’insediarono nell’odierna striscia di Gaza dando il nome di “Palestina” alla regione, dal loro nome; gli Hyksos, che occuparono il Delta del Nilo strappandolo per lungo tempo ai Faraoni d’Egitto; e, forse, molti altri ancora, di cui non è rimasta memoria storica.

Altri Ariani, dall’Asia centrale, scesero a Sud, fondando l’Impero Persiano e l’India Classica, ove nacquero lo Zoroastrismo, l’Induismo ed il Buddismo, anch’essi tutti di matrice ariana.

Altri ancora, invece, rimasero a popolare le vaste praterie euroasiatiche, dalle attuali Ungheria fino alla Zungaria, fino a quando furono assorbiti dall’espansione turco-mongola: fu il destino di popolazioni indoiraniche come Sciti e Tocari, che finirono per costituire la matrice ariana di genti in gran parte miste (ario-mongoliche) come gli stessi Unni.

Dunque, sembrerebbe che termini come Agarthi, Asgard, Asaland, Asia e Asi siano strettamente legati da un filo conduttore che potrebbe portare molto lontano, nello spazio e nel tempo. Si noti che il “nome nazionale” degli antichi Sciti era “Asier” ed i “demoni” della mitologia indiana erano gli “Asuras”… anche in Etrusco il termine “Ais, Aisar” significa “dio, dei”. Il legame col “soprannaturale” rimane, e non credo proprio che sia un fatto casuale. Credo, piuttosto, che si tratti di chiari indizi di una vera e propria STORIA antichissima, su scala mondiale, in gran parte scomparsa a causa di eventi a dir poco apocalittici, verificatisi nel nostro lontano passato.

La MITOLOGIA NORDICA ci dice che un giorno Asi e Vani vennero a guerra fra loro. Gli Dei del Cielo e quelli della Terra si scontrarono in un conflitto disastroso, che portò al crollo delle mura di Asgard e che minacciò in modo serio l’intero Universo.

La MITOLOGIA SEMITICA ci dice la stessa cosa: “Satanàel”, l’Avversario, si ribellò agli “Elohim”, i “Signori del Cielo”, il mal tradotto “Dio”, dal momento che i testi ebraici non usano mai il singolare “Eloha”, ma sempre e solo il plurale “Elohim”, appunto… al che la stessa idea secondo cui la religione degli antichi Ebrei fosse il primo esempio di Monoteismo andrebbe radicalmente riveduta e corretta…

E si potrebbe andare avanti. Cambiano i nomi, ma il racconto è lo stesso, in ogni angolo del Pianeta. Ma che cosa accadde, veramente?

Forse le Colonie si ribellarono al potere della Madrepatria come avvenne con le prime 13 Colonie americane nei confronti dell’Inghilterra?

Quale fu il vero “reato” di “Satana” nei confronti di “Dio”? Fu forse una sete di autonomia e di libertà? Fu questo?

Come fu che una popolazione venuta dal cielo con tecnologie che per noi oggi sarebbero ancora fantascientifiche si ridusse a vivere sulla Terra in bande di rozzi nomadi a cavallo nelle steppe dell’Eurasia?

Cosa li ridusse così? Che cosa distrusse i loro insediamenti, le loro astronavi, la loro scienza, cultura e tecnologia? Fu forse un tremendo ATTACCO CON ARMI ATOMICHE, ricordo sopravvissuto nell’orrore che colpì Sodoma, Gomorra e tanti altri centri del Pianeta, dall’attuale deserto del Nevada fino alla Valle dell’Indo?

La SCACCIATA DAL PARADISO TERRESTRE rappresenta forse la fuga degli esuli da un luogo reso ormai non più vivibile a seguito dei bombardamenti?

Il RITO DEL BATTESIMO è forse il ricordo della più semplice tecnica di decontaminazione nucleare, che prevede una doccia per eliminare dal corpo ogni traccia di polvere radioattiva dopo esser stati esposti ad un ambiente contaminante?

Ed il CONCETTO DEI DEMONI CHE VIVREBBERO IN UN REGNO SOTTERRANEO, gli INFERI, appunto, non potrebbe riferirsi, magari, al fatto che i ribelli a quel “DIO” dovettero chiudersi in RIFUGI SOTTERRANEI per sottrarsi alla collera atomica del loro nemico “celeste” che li colpiva dal cielo?

E se davvero vi fu un tale “SCONTRO FRA TITANI”, come ampiamente narrato dai testi sacri dell’India (come nel Mahabharata) in cui si descrivono aerei, missili ed esplosioni atomiche, come fu vissuto tale scontro dagli ignari e primitivi testimoni, indigeni di questo Pianeta?

Fu allora, forse, che nacquero i miti che riferiscono circa lo scontro fra demoni e dei, fra Satana e Dio?

Ed in quale altro modo dei popoli primitivi avrebbero potuto inquadrare uno scontro bellico di così vaste proporzioni e condotto con armi di potenza “diabolicamente magica”, con “UFO” e “CACCIA A REAZIONE” che incrociavano nei cieli combattendosi, lasciando spesso dietro a loro le tipiche scie di condensa degli aerei moderni, in foggia di veri e propri “SERPENTI PIUMATI” volanti?

PARTE SECONDA:

ALLA RICERCA DELL’ANELLO MANCANTE

Ma se gli Ariani furono dei Coloni alieni che si stabilirono su questo Pianeta in epoche remote, QUANDO ciò si sarebbe verificato?

E, soprattutto, come spiegare la nostra COMPATIBILITÀ GENETICA con le altre razze umane della Terra? Un semplice esempio di “CONVERGENZA” EVOLUTIVA?

Difficile crederlo. Un processo di convergenza evolutiva si verifica quando specie anche molto diverse fra loro, ma caratterizzate entrambe dal fatto di doversi adattare, per sopravvivere, ad ambienti simili, finiscono per avere, di fatto, organi o comunque caratteri con funzionalità simili. Questo, in estrema sintesi, ovviamente.

Ad esempio, gli occhi del Polpo e quelli del Delfino presentano strutture piuttosto simili, ma ciò non implica affatto una parentela genetica fra le due specie, se non per il fatto di poter aver avuto, centinaia di milioni di anni fa, un lontanissimo progenitore in comune, se ammettiamo che tutte le forme viventi terrestri hanno avuto uno o pochissimi antichi progenitori.

In ogni caso, in entrambi gli animali, la struttura dei loro occhi si è venuta a formare moltissimo tempo dopo la separazione fra i Molluschi da una parte ed i Vertebrati dall’altra, per cui possiamo affermare che tali organi si sono sviluppati, nelle due specie, in modo simile ma totalmente autonomo.

C’è stata una “convergenza” verso uno stesso modello, ma questo fenomeno rimane ben limitato e non è pensabile che possa procedere fino al punto di poter determinare una “compatibilità genetica” fra due diverse specie, il che significa, in soldoni, la possibilità non solo di accoppiarsi, ma anche quella di generare una prole e, addirittura, che tale prole possa essere a sua volta feconda e quindi in grado di riprodursi.

Già, perché queste possibilità, per quanto ne sappiamo, rimangono legate all’esistenza, fra due organismi viventi, di una vera e propria “parentela genetica” abbastanza stretta: “abbastanza stretta” s’intende nel senso che le differenze genetiche fra i due organismi siano talmente ridotte da poter rendere possibile un incrocio; insomma, che le istruzioni contenute nei rispettivi codici genetici dei due organismi, unendosi, non producano una sorta di “pastrocchio” incapace di “funzionare” in senso biologico.

Ad esempio, un cane ed un gatto sono entrambi mammiferi, ma ciò non basta: non sarà mai possibile, neppure attraverso una fecondazione artificiale, ottenere un “canfelide”, un “felanide”, un “cangatto”, un “gattanide” o comunque un ibrido, comunque lo si voglia chiamare…

Viceversa è possibile ottenere, dall’incrocio di asini e cavalli, degli ibridi che, però, sono a loro volta sterili: il mulo da un asino ed una cavalla od il bardotto da un cavallo ed un’asina. Lo stesso problema si verifica incrociando fra loro leoni e tigri. Queste specie sono fra loro sufficientemente “simili”, cioè “compatibili”, dal punto di vista genetico, per avere una prole, ma NON ANCORA ABBASTANZA perché questa sia a sua volta fertile e quindi in grado di riprodursi.

Insomma, quello che voglio dire è che, per quanto ne sappiamo, è del tutto IMPENSABILE e IMPROPONIBILE che il fatto che un Ariano ed un’Aborigena dell’Australia possano unirsi ed avere figli fertili possa essere, dal punto di vista genetico, un fatto casuale. Se due forme di vita differenti sono in grado di produrre, accoppiandosi, una prole a sua volta fertile, questo semplice fatto IMPONE che tali forme di vita siano talmente simili fra loro da essere NECESSARIAMENTE IMPARENTATE al punto, come di fatto avviene, da potersi e doversi definire come appartenenti alla stessa specie vivente.

Non è pensabile, quindi, che specie differenti, evolutesi su mondi diversi, possano “convergere” in modo tale da presentare patrimoni genetici fra loro compatibili ai fini di una procreazione fertile: lo esclude il fatto che i geni in questione sono in numero talmente elevato da rendere praticamente impossibile, per quanto ne sappiamo, che possano creare, in luoghi diversi, “combinazioni” sufficientemente simili.

Questo sembrerebbe sufficiente per porre la parola FINE ad un’ipotesi di origine aliena della nostra “razza” ariana: siamo compatibili con le altre razze umane della Terra, dunque siamo imparentati e, quindi, o siamo tutti terrestri o siamo tutti extraterrestri.

Ma le cose stanno veramente così? Certamente, se parliamo di un’EVOLUZIONE NATURALE. Ma se, come credo, “qualcuno ci ha messo lo zampino”, il discorso cambia radicalmente.

Le Religioni di tutto il Mondo affermano che l’Uomo sia stato “creato” dagli dei o da Dio, comunque si voglia porre la cosa. È plausibile? Certamente no, se guardiamo a queste affermazioni nel modo in cui si è guardato ad esse fino ad oggi. Tutt’al più, dal punto di vista filosofico, si può annuire vedendo la cosa in senso simbolico: l’Uomo è un prodotto della Natura maturato attraverso una lunga evoluzione e non certo per mezzo di un singolo, straordinario e soprannaturale evento creativo.

Al massimo, possiamo dire che non sappiamo chi o che cosa abbia determinato l’Universo e se vogliamo pensare al tanto discusso Big-Bang come ad un vero e proprio atto creativo, beh, allora sì: possiamo anche trovare “piacevole” ritenere che Dio abbia provocato il Big-Bang e quindi l’Universo e tutto quanto ne è derivato e, in ultima analisi, noi stessi.

E se invece quelle tradizioni andassero prese in senso letterale, pur senza tirare in ballo entità soprannaturali?

IPOTESI: gli ARIANI non solo si stabilirono sulla Terra, ma agirono in modo diretto, attraverso RIPETUTI INTERVENTI DI INGEGNERIA GENETICA molto spinta, sull’evoluzione naturale delle SCIMMIE ANTROPOMORFE che vi trovarono, con il chiaro obbiettivo di modificarne i tratti genetici e somatici per renderli IL PIÙ POSSIBILE “A PROPRIA IMMAGINE E SOMIGLIANZA”, operando perfino con veri e propri “trapianti” genetici.

Insomma, secondo questa mia ipotesi noi ARIANI saremmo dei veri e propri ALIENI, mentre tutte le altre razze umane della Terra sarebbero state ottenute dai nostri antenati in modo assolutamente artificiale.

Lo scopo? Avete visto IL PIANETA DELLE SCIMMIE? Forse la ragione fu solo di natura scientifica, oppure, assai più probabilmente, si ebbe bisogno di creare vere e proprie schiere di “schiavi” da adoperare come manodopera per l’edificazione delle nostre prime colonie sul nuovo Pianeta…

A tale proposito trovo estremamente illuminanti due esempi.

Il PRIMO riguarda un TESTO BABILONESE scritto attorno al 1800 a.C., un inno della creazione chiamato ENUMA ELISH. In esso si dice che l’Uomo fu creato dagli dei non già per un capriccio o per vanità, cioè per avere qualcuno che trascorresse la sua esistenza in modo assolutamente inutile, cantandone le lodi e pregandoli, ma piuttosto per SERVIRLI ATTIVAMENTE, ovvero per svolgere LAVORI PESANTI PER CONTO E A VANTAGGIO DEGLI DEI!

Il SECONDO concerne una leggenda dei pellirosse WASHO, nel Nuovo Messico, i quali raccontano dei tempi antichi in cui vivevano fra la California e il Nevada, nei pressi del Lago Tahoe, tra Reno e Carson City. In tale leggenda si dice che un giorno DEI CELESTI DALLA CARNAGIONE CHIARA SCESERO DAL CIELO e, preso possesso della regione, li ridussero in schiavitù, costringendoli a lavorare duramente per edificare grandiose città fatte di torri e templi di cristallo… viene subito da pensare all’immagine dell’odierna NEW YORK. Ma la leggenda poi prosegue, aggiungendo che un giorno quegli dei vennero a discordia fra loro e così scoppiò un terribile conflitto, che si concluse soltanto quando, con dei tremendi lampi accecanti, seguiti dal tuono, non solo quelle città ma ogni forma di vita in tutta la regione furono del tutto annientate; da quel giorno, racconta la leggenda, quella regione, che prima era stata una delle dimore degli dei sulla Terra, divenne una landa desertica e desolata. Manco a dirlo, 600 km a Sud-Est c’è proprio la famosa VALLE DELLA MORTE, dove si possono trovare, ancor oggi, misteriose rovine vetrificate, sparse qui e là. Rovine vetrificate in aree desertiche si trovano in diverse parti del mondo e, per restare in zona, si rinvengono anche in Arizona, lungo il Rio Gila. A tal proposito occorre forse notare che la vetrificazione di sabbie e graniti richiede temperature elevatissime, dell’ordine dei 1.000 gradi centigradi. Nelle zone in questione non vi è mai stata attività vulcanica di sorta e considerati i resoconti mitologici è difficile non attribuire tali reperti agli effetti di un vero e proprio bombardamento con ordigni nucleari… ma su questo avremo il tempo di ritornarci.

Insomma, i nostri Avi, forti della totale incomprensibilità della loro avanzatissima tecnologia agli occhi dei primitivi da loro stessi creati, LASCIARONO CREDERE AI TERRESTRI DI ESSERE DELLE VERE E PROPRIE DIVINITÀ, allo scopo di trarne ogni profitto possibile.

Rifletto su questo da una buona ventina d’anni e, a giudicare da pellicole quali il recente STARGATE, evidentemente non sono affatto il solo…

Ma torniamo alla mia ipotesi. Su quali basi l’ho posta, testimonianze mitologiche a parte, seppur già da sole monumentalmente numerose? Beh, vediamo un po’…

Cosa sappiamo, oggi, riguardo all’OMINAZIONE, ovvero di quel lungo processo evolutivo che avrebbe prodotto, a partire dalle scimmie, l’Uomo moderno?

La Paleontologia ci dice che l’evoluzione dei Primati in Scimmie e Scimmie Antropomorfe ebbe inizio circa 40 milioni di anni fa, ma è solo 5 milioni di anni fa che fanno la loro apparizione, nell’Africa orientale, i primi esemplari di pre-ominidi fra i più prossimi a noi, gli AUSTRALOPITECHI; essi costituivano un genere di Primati che contava diverse specie e sembra che presentassero già una stazione parzialmente eretta.

Dagli Australopitechi, circa 1,8 milioni di anni fa, si evolsero i primi ominidi tipo “LUCY”, gli HOMO HABILIS, così detti perché è ad essi che viene attribuita la prima creazione documentabile di strumenti in pietra.

Il passo successivo fu l’HOMO ERECTUS, circa 1,2 milioni di anni fa: questa, a differenza di quella da cui discendeva, non fu una specie solo africana, ma cosmopolita; gli Erectus vissero in gran parte del Vecchio Mondo, sia in Africa, come PITECANTROPI, che in Asia, come SINANTROPI; Pitecantropi e Sinantropi furono in sostanza delle varianti, nel senso di “sottospecie” o anche di vere e proprie “razze” dell’Erectus; i primi furono rinvenuti anche in alcune località costiere dell’Europa mediterranea, mentre i secondi furono trovati anche nell’Australasia, come ad esempio a Giava. Gli Erectus furono anche, probabilmente, i primi “uomini” terrestri ad usare il fuoco: le prime tracce di tale uso, rinvenute in Cina, risalgono a circa 800 mila anni fa, quando probabilmente i Sinantropi cominciarono ad usarlo anzitutto per scaldarsi e per autodifesa.

Gli Erectus “dominarono” la scena umana su questo Pianeta per lunghissimo tempo, fino a circa 100 mila anni fa, quando comparvero, prevalentemente in Europa, i primi NEANDERTHALIANI.

Poi, circa 35 mila anni fa, apparvero in Medio Oriente, forse in Anatolia, i primi Uomini nel senso moderno del termine, i CROMAGNOIDI, i primi veri e propri HOMO SAPIENS SAPIENS.

Nell’insieme sembrerebbe un quadro abbastanza semplice, eppure i problemi non mancano affatto. Quando si parla di problemi connessi alla comprensione del Processo di Ominazione, di solito ci si riferisce alla questione del cosiddetto ANELLO MANCANTE.

Di che cosa si tratta? Beh, in effetti il problema non riguarda UN anello mancante ma GLI anelli mancanti. Che cosa sono? Semplice: stabilito che l’Uomo discende da una certa sequenza evolutiva in cui compaiono, diciamo, quattro o cinque forme ben individuabili (Australopithecus, Habilis, Erectus, Neanderthalensis e/o Sapiens), occorre trovare, affinché l’ipotesi possa essere convalidata, le rispettive FORME DI TRANSIZIONE tra l’una e l’altra.

Il problema sta proprio in questo: a tutt’oggi abbiamo alcune forme note, ma NON ANCORA le forme di transizione e, laddove sembrano esservi, non risultano mai sufficientemente convincenti.

Prima di tutto, non si è ancora certi del tutto che l’Homo Habilis fosse davvero una specie del Genere Homo; tenendo presente che i reperti finora trovati sono spesso rari e incompleti, vi sono non pochi studiosi che ritengono che “Lucy”, come venne chiamato il primo esemplare, di sesso femminile, attribuito a tale specie, non fosse affatto “Eva”, ma soltanto una scimmia. In altri termini, secondo certi studiosi per nulla d’accordo con l’entusiasmo di chi ha visto in “Lucy” il primo esempio di essere umano, gli Habilis non sarebbero stati altro che l’ennesima specie di Scimmie Australopitecine. Un’australopiteca, insomma, una scimmia magari anche un po’ più evoluta delle altre, ma pur sempre una scimmia e non, come poteva sembrare ad alcuni, una “donna”. Pare quindi che l’Homo Habilis, candidato ad essere la miglior soluzione del problema dell’anello mancante tra le Scimmie Australopitecine e i primi Homo Erectus non sia affatto tale e quindi l’anello in questione resterebbe ancora com’era, ovvero, “mancante”.

Quanto a quello tra Erectus e Neanderthalensis, i reperti sembrerebbero un po’ più incoraggianti: in effetti, di recente, sarebbero stati trovati esemplari di Erectus che, per le loro caratteristiche intermedie, potrebbero effettivamente rappresentare delle forme di transizione verso i Neanderthal; l’incertezza, comunque, rimane; in questo campo le “cantonate” sono assai più facili di quanto si possa credere; non si può essere ancora del tutto sicuri che gli esemplari fin qui trovati, per il loro numero ridotto, non rappresentino non già delle forme di transizione fra una specie e l’altra ma semplicemente degli esemplari abnormi e malati dell’una o dell’altra. E non si tratta affatto di una cosa da poco: una volta, per dire, si credeva che i Neanderthaliani fossero dei “bruti” costretti a camminare per lo più curvi alla “gobbo di Notre Dame” e questo soltanto per il fatto che i primi esemplari ritrovati, come in seguito si comprese, quand’erano in vita furono affetti da gravi forme di rachitismo… occorre, dunque, molta prudenza.

Ma il secondo problema, fra i più spinosi, viene proprio parlando dell’Homo Neanderthalensis. Trascurando la questione dell’anello mancante col suo predecessore Homo Erectus, molti studiosi si chiedono se i Neanderthaliani appartenessero o meno alla nostra specie: erano cioè Homo Sapiens o no? Secondo alcuni, sì; secondo altri no, ed anzi sarebbero loro i progenitori dell’Homo Sapiens vero e proprio, ovvero dei Cromagnoidi e, in ultima analisi, di noi. Ma, come spesso accade, una risposta genera nuove domande e, nel nostro caso, fra le più complesse e difficili da risolvere.

Se i Neanderthaliani erano antenati dei Cromagnoidi, c’è il fatto che, anche qui, forme intermedie veramente convincenti non si sono mai trovate; e sì che, parlando di soli 35-40 mila anni fa, trovarle dovrebbe essere assai più facile che non per le precedenti. Eppure, nulla di fatto.

Ma le cose stanno anche peggio di così, se possibile. Sembra che in Europa occidentale i Neanderthaliani siano sopravvissuti ben oltre la comparsa dei Cromagnoidi e pare che addirittura, in Israele, siano stati trovati diversi esempi in base ai quali si potrebbe affermare che le due specie fossero perfino contemporanee. E non solo: sembrerebbe che, laddove i Neanderthal vennero a contatto coi Cro-Magnon, i primi furono inesorabilmente massacrati dai secondi, fino alla totale estinzione; un vero genocidio su vasta scala, insomma. Difficile capirne il perché ma, a questo punto, un dato sembra assai evidente: SE I CROMAGNOIDI NON DISCENDONO DAI NEANDERTHALIANI, DA CHI DIAVOLO DISCENDONO?

Se dovessimo credere ad una discendenza diretta dagli Erectus senza passare attraverso i Neanderthalensis, la questione “anello mancante” diverrebbe un problema incolmabile e totalmente irrisolvibile: prima di tutto perché a questo punto ci sarebbe un “buco” di ben 60 mila anni buoni senza alcuna forma documentabile, alternativa ai Neanderthal, fra gli Erectus e i più recenti Cro-Magnon; e poi per il fatto che le differenze morfologiche fra i crani degli Erectus e quelli dei Cro-Magnon sono decisamente abissali nel senso più stretto e radicale del termine.

E allora? Forse, a questo punto, il problema andrebbe, in un certo qual modo, rovesciato. FORSE, QUELLO DEGLI ANELLI MANCANTI È SOLO UN FALSO PROBLEMA, tutto qui. In altri termini: le FORME INTERMEDIE, forse, non si trovano per la SEMPLICE RAGIONE CHE NON SONO MAI ESISTITE.

Il che significa, in altre parole, che SE c’è stata un’evoluzione naturale, questa deve aver comunque subito, in taluni momenti, brusche accelerazioni. Il punto è che, fino ad oggi, nessuno è in grado di proporre un fenomeno naturale in grado di spiegare effetti del genere, tanto più se concentrati su un’unica linea genetica e non distribuiti su tutte le forme di vita.

Ad esempio, una brusca accelerazione evolutiva potrebbe, in teoria, essere innescata da un incremento delle mutazioni. Queste potrebbero determinarsi per un’improvvisa elevazione del tasso di radioattività ambientale, che potrebbe prodursi, ad esempio, in concomitanza con l’irradiazione gamma generata dall’esplosione di una supernova vicina. Ma il punto è sempre lo stesso: un fenomeno del genere avrebbe effetti eclatanti su tutte le forme di vita e non soltanto su una singola specie.

Inoltre, per spiegare l’estrema rapidità con cui l’Uomo sarebbe derivato dagli Australopitechi nell’arco di meno di 2 milioni di anni, considerando anche i diversi “salti” attestati dai reperti, bisognerebbe chiamare in causa fenomeni mutageni in tale numero ed entità da essere decisamente inaccettabili sulla base dei dati a noi noti; quindi, nel caso di supernovae, non una, ma diverse ed in momenti distinti, con effetti vistosi che, come ho detto, sarebbero evidenti su tutte le forme di vita.

E poi c’è un’altra questione, quella dell’ORIGINE DELLE RAZZE UMANE.

A tal proposito vi sono, a grandi linee, due teorie.

La TEORIA MONOGENICA ipotizza che all’origine delle varie razze ci sarebbe stata un’unica specie umana, la Sapiens Sapiens, derivata dai Cromagnoidi.

La TEORIA POLIGENICA, per converso, ipotizza, con diverse varianti, che le varie “razze” umane sarebbero derivate da “specie” umane differenti, che si sarebbero staccate dalle Scimmie in tempi diversi e con “rami” che, via via, si sarebbero evoluti fra loro in modo parallelo e del tutto autonomo.

Una variante della Teoria Poligenica è quella di Ailt, il quale ipotizzò che ogni “macrorazza” umana si sarebbe evoluta da rami scimmieschi diversi: i BIANCHI dal ramo di gibboni e scimpanzé, i GIALLI da quello degli orang-utang ed i NERI da quello dei gorilla.

Un’altra variante, CHE PERSONALMENTE RITENGO ANCHE LA PIÙ PROBABILE, vuole che le diverse razze umane siano nate da OMINIDI di specie diverse, con in più la possibilità che vi siano state, localmente, particolari “miscele” che avrebbero dato origine a sottorazze specifiche a carattere regionale.

Così i Negridi potrebbero discendere dai Pitecantropi, i Mongoloidi dai Sinantropi ed i Caucasoidi dai Cromagnoidi; vi sarebbero poi popolazioni derivate dall’incrocio di queste tre “razze” maggiori, magari con l’apporto di incroci più o meno isolati con elementi Neanderthaliani o con gruppi di Erectus “tardivi” o meno evoluti degli altri, come nel caso di Boscimani ed Ottentotti e, soprattutto, come nel caso degli Aborigeni australiani.

L’unica variante che pongo a tale schema è in sostanza il fatto che, all’origine di tale processo, ci sarebbe stato l’intervento, mediante INGEGNERIA GENETICA, degli ARIANI, EXTRATERRESTRI e NOSTRI ANTENATI.

Tale intervento sarebbe maturato in diverse fasi e comunque in coincidenza con ogni SALTO EVOLUTIVO documentato dai reperti fin qui rinvenuti.

Dunque, gli Australopitechi, circa 1,8 milioni di anni fa, sarebbero stati la MATERIA PRIMA su cui i nostri avi avrebbero potuto operare per la prima volta; quindi, ottenuti i primi Homo Habilis, un secondo intervento si sarebbe potuto verificare 1,2 milioni di anni fa, nel passaggio all’Homo Erectus; un terzo 100 mila anni fa, con la comparsa dei Neanderthaliani; l’ultimo, quello avvenuto 35 mila anni fa, col passaggio ai primi Cro-Magnon, avrebbe coinciso con l’INIZIO DELLA COLONIZZAZIONE VERA E PROPRIA DELLA TERRA e quindi con l’inizio dei primi insediamenti urbani permanenti da parte dei nostri antichi padri sul Pianeta.

In base a questo quadro, i NERI sarebbero il risultato più “primitivo” di quel processo, mentre gli ASIATICI e, in particolare, i CAUCASICI (con ciò intendendo, però, i “Bianchi non Ariani” ovvero i Mediterranei, i Semiti ed i Camiti) costituirebbero le popolazioni umane terrestri “meglio riuscite” nel senso di più simili a noi e quindi, in ultima analisi, più “a nostra immagine e somiglianza”…

Breve parentesi: per intendersi, i Mediterranei erano gran parte degli Europei pre-ariani, fra i quali gli Alpini, i Baschi, gli Iberi, i Sardi, i Liguri, i Georgiani, i fondatori delle antiche Civiltà egee affini ai Cretesi di stirpe minoica e forse i Sumeri; Accadi (Assiri e Babilonesi), Ebrei ed Arabi sono Semiti, mentre gli antichi Egizi ed i moderni Berberi del Nordafrica sono Camiti… chiusa parentesi!

Del resto, non si può nemmeno escludere che, già allora, possano esservi state episodiche unioni miste fra gli Ariani colonizzatori ed i Terrestri, per lo meno di stirpe Cromagnoide. Del resto, la BIBBIA non è il solo testo che riferisce che “I FIGLI DEL CIELO VIDERO CHE LE FIGLIE DELLA TERRA ERANO BELLE E SI UNIRONO AD ESSE”, ma questo riguarda più la questione di Atlantide e dei cosiddetti “Giganti”, di cui avremo tempo e spazio per parlare in seguito…

Adesso, piuttosto, vorrei esaminare un’altra serie di argomentazioni che mi spingono, oltre a quelle già accennate, a credere con una certa convinzione che noi ARIANI si sia effettivamente una RAZZA DI COLONIZZATORI ALIENI.

Su questo Pianeta ogni “razza” umana non ariana presenta caratteristiche somatiche ben precise, alcune in comune, altre no. Il colorito della pelle varia dall’una all’altra, ma tutte hanno in comune il colore nero sia degli occhi che dei capelli. Ogni “razza” non ariana, poi, mostra al suo interno una straordinaria “omogeneità” somatica: popolarmente si dice che i Neri, così come i Cinesi, sembrano tutti “fatti con lo stampino”…

In realtà sappiamo benissimo che nell’Africa nera sono individuabili varie “razze” umane che solo in prima approssimazione, escludendo i Boscimani e gli Ottentotti, vengono catalogati sotto il termine collettivo di “Neri”; e tuttavia, ripeto, l’omogeneità somatico-cromatica rimane.

Questo, però, non è mai avvenuto fra gli Ariani, neppure nell’antichità. In effetti, Neri e Cinesi sembrano costituire due “razze” umane in senso molto più netto e preciso di quanto facciano gli Ariani.

Gli Ariani, contrariamente a certi vecchi stereotipi assai banali, non sono MAI stati TUTTI alti, biondi e con gli occhi azzurri. Hanno sempre avuto la carnagione nettamente più chiara di tutti gli altri Terrestri, ma al loro interno hanno sempre avuto, pur con l’unico GRUPPO LINGUISTICO INDOEUROPEO, una notevole variabilità somatica, senza distinzione alcuna fra una tribù e l’altra. Italici, Greci, Celti, Germani, Balti, Slavi, Iranici e così via hanno sempre avuto, al loro interno, individui con la pelle più o meno rosea, con occhi non solo azzurri ma anche verdi, grigi, marroni o neri e con capelli non solo biondi ma anche rossi, castani o corvini…

Più che un’unica razza, SEMBRANO IL RISULTATO DELLA FUSIONE DI PIÙ RAZZE UMANE, FRA LORO ASSAI SIMILI, MA NETTAMENTE DIVERSE DALLE ALTRE RAZZE DELLA TERRA DI OGGI. Rimane da chiedersi in quale habitat possano essersi mai sviluppate tali “PROTORAZZE”, confluite poi a formare l’attuale miscuglio che chiamiamo comunemente col termine di “ARIANI”.

In sostanza, LE GENTI ARIANE NON SAREBBERO MAI STATE UNA “RAZZA” PURA MA, AL CONTRARIO, UNA SORTA DI VERA E PROPRIA “RAZZA MISTA”, DERIVATA PROPRIO DALL’INCROCIO DI VARIE E ANTICHISSIME “PROTORAZZE”.

La formazione di tali protorazze dovrebbe essersi verificata non solo in un lunghissimo arco temporale, ma dovrebbero essersi via via fuse, in un certo senso “omogeneizzandosi” soprattutto in senso culturale, senza MAI venire a contatto con le altre razze umane della Terra.

E dove mai ciò sarebbe stato possibile? Forse IN UN ALTRO MONDO?

NON CERTO SULLA TERRA: la nostra epidermide, così come del resto la nostra retina, sono troppo sensibili ai RAGGI ULTRAVIOLETTI del Sole. Questo è un aspetto che a mio parere non è mai stato preso nella giusta considerazione. Se gli Ariani, o le protorazze da cui hanno avuto origine, si fossero dovuti evolvere sulla Terra, avrebbero incontrato gravissimi problemi.

L’Uomo è una “SCIMMIA NUDA” che non ha alcun genere di difesa naturale contro il freddo. Ne deriva che l’Uomo, sulla Terra, prima di essere in grado d’inventarsi degli abiti per proteggersi dal freddo o dal sole poteva sopravvivere esclusivamente a patto di abitare regioni calde e di avere una pelle scura a prova di radiazioni ultraviolette. CHI SOSTIENE CHE LA PELLE DEGLI ARIANI SI È SCHIARITA COL TEMPO, dopo aver vissuto per millenni in regioni subartiche o comunque lontane dai tropici SOSTIENE UNA GRANDISSIMA BAGGIANATA ASSOLUTAMENTE PRIVA DI QUALSIASI RAGIONEVOLE FONDAMENTO.

Ne è prova evidente che gli ESCHIMESI, che vivono nelle regioni subartiche da non meno di 20 mila anni, in tutto questo tempo non hanno sviluppato affatto pelle, capelli e occhi chiari. Al contrario, la loro carnagione è sensibilmente più scura della nostra, per non dire di occhi e capelli che, come in tutti gli altri Popoli non ariani della Terra, sono invariabilmente nero-corvini.

Insomma, ciò che voglio dire è che LA TERRA È ASSOLUTAMENTE INADATTA A PRODURRE IN MODO “NATURALE” UNA RAZZA UMANA DI TIPO “ARIANO” AUTOCTONA, e questo per la semplice ragione che, dove la temperatura è sufficientemente confortevole, l’IRRADIAZIONE ULTRAVIOLETTA è purtroppo talmente elevata da provocare, in assenza di adeguate protezioni (ombra, abiti, creme solari e occhiali da sole), eritemi e congiuntiviti, fino a vere e proprie ustioni, carcinomi cutanei e cataratta… per converso, laddove i raggi UV solari sono sufficientemente scarsi, fa anche decisamente freddo… TROPPO FREDDO per vivere completamente NUDI!

Le PROTORAZZE ARIANE devono essersi dunque sviluppate e quindi fuse, forse addirittura diversi milioni di anni or sono, SU UN ALTRO PIANETA, magari in un lontanissimo Sistema Stellare che oggi potrebbe anche non esister più.

Quel Pianeta doveva presentare un CLIMA DECISAMENTE PIÙ STABILE di quello terrestre, per intenderci privo di quelle grandi escursioni termiche tipiche delle stagioni della Terra. Un clima, diciamo, più o meno caldo-umido su tutta la superficie e per tutto l’anno. Forse l’ASSE DI ROTAZIONE ERA ASSAI MENO INCLINATO SUL PIANO DELL’ORBITA DI QUANTO ACCADA PER LA TERRA, e questo spiegherebbe una quasi totale assenza di vere e proprie stagioni e quindi di periodi freddi alternati a periodi più caldi. È dunque probabile che il clima del nostro antico Pianeta di origine fosse assai simile a quello che sulla Terra si registrò durante l’ultima fase del CRETACICO (alla fine del Mesozoico, l’Era dei Dinosauri, terminata 65 milioni di anni fa), quando, forse proprio per una ridottissima inclinazione dell’asse terrestre, il clima era caldo e umido praticamente ovunque, al punto che probabilmente LE STESSE CALOTTE GLACIALI, IN CORRISPONDENZA DEI POLI, ERANO DEL TUTTO ASSENTI, anche perché, del resto, LADDOVE L’INCLINAZIONE DELL’ASSE DI ROTAZIONE DI UN PIANETA è NULLA, IN CORRISPONDENZA DEI POLI L’INSOLAZIONE È COSTANTE PER TUTTO IL PERIODO DI ROTAZIONE ASSIALE: in poche parole, in simili condizioni IL SOLE, AI POLI, NON TRAMONTA MAI…

Ma il Pianeta d’origine degli Ariani doveva presentare necessariamente anche UN’ALTRA CARATTERISTICA NOTEVOLE: non solo doveva avere un clima molto stabile, caldo-umido e privo di stagioni, ma doveva presentare anche una IRRADIAZIONE ULTRAVIOLETTA ESTREMAMENTE RIDOTTA, il che sostanzialmente si ottiene in due modi; o aveva una COLTRE FILTRANTE DI OZONO MOLTO PIÙ SPESSA E DENSA DI QUELLA TERRESTRE o il suo “sole”, o i suoi “soli” (si consideri che nell’Universo ci sono molti più Sistemi Stellari multipli che non singoli, e quindi molti più pianeti con due o tre “soli” piuttosto che con uno solo) dovevano avere uno spettro diverso da quello del nostro attuale Sole, ovvero, QUEL PIANETA DOVEVA RUOTARE INTORNO ad una O PIÙ STELLE CARATTERIZZATE DA UNA RIDOTTA IRRADIAZIONE ULTRAVIOLETTA.

Ritengo, tuttavia, che sia PIÙ PROBABILE PENSARE ad un PIANETA CON UNA OZONOSFERA PIù SPESSA DI QUELLA DELLA TERRA, grazie magari ad una RIDOTTA ATTIVITÀ VULCANICA, visto che, attività umane a parte, un’altro tremendo nemico dello strato di ozono sono proprio i vulcani ed i gas ad altissimo tenore di cloro che immettono nell’atmosfera durante le loro eruzioni…

Comunque sia andata, su quel lontano Pianeta la FUSIONE DI QUELLE PROTORAZZE ARIANE dovrebbe essersi verificata assai molto tempo prima che la loro Civiltà raggiungesse uno sviluppo tecnologico tale da consentire la colonizzazione di altri mondi attraverso i VIAGGI SPAZIALI.

In questo modo ci sarebbe stato tutto il tempo necessario perché si avesse una sostanziale UNIFICAZIONE ETNICA, SOMATICA, CULTURALE E LINGUISTICA DEGLI ARIANI PRIMA CHE COMINCIASSERO AD ESPANDERSI NELLA GALASSIA ed a raggiungere pianeti abitabili come la Terra, fondandovi delle Colonie.

Per comodità, chiameremo quel nostro antico mondo di origine col nome, del tutto arbitrario e convenzionale, di ARIANDA…

…in effetti non è proprio preso a caso, ma “costruito” dal Sanscrito, la più antica Lingua indoeuropea nota: “Arya” significa infatti “Ariani” o “Bianchi”, mentre “anda” significa “uovo”, “luogo da cui qualcosa ha origine e fuoriesce”, e quindi, in sostanza, “Aryanda” (italianizzato in “Arianda”) significherebbe proprio “luogo, pianeta, mondo di origine dei Bianchi ossia degli Ariani”…

Si noti, fra l’altro, che in Sanscrito “arya” significa anche “nobile”, mentre “arjuna” significa anche “bianco”.

Ma procediamo con ordine, nel nostro tentativo di “ricostruzione”…

PARTE TERZA:

BREVE SUNTO DI STORIA GALATTICA [3]

Alcuni milioni di anni fa, immerso fra le stelle della Via Lattea, c’era un lontano Sistema Stellare. Era forse nell’ARIETE, o chissà…

In quel Sistema c’era UN BELLISSIMO PIANETA, ricco d’acqua, dal clima caldo e confortevole per tutto l’anno, senza deserti, senza neve, gelo e ghiacciai se non sulle più alte montagne…

Ovunque si viveva come in un’ETERNA PRIMAVERA, in un mondo fatto di acque, fiori e verdi vallate.

Quel mondo si chiamava ARIANDA, ed era abitato da razze umane assai simili agli odierni Europei: erano loro i nostri antichissimi progenitori e quella era la nostra antica Patria.

In cielo v’erano DUE SOLI, ma la loro luce ed il loro tepore non tradivano chi si abbandonava ad essi e mai accadeva che qualcuno ne rimanesse con la pelle scottata, come invece spesso avviene sulla Terra…

La Storia dei Popoli di quel lontano Mondo fu probabilmente come quella di tutti i mondi, caratterizzata da epoche di luce e di tenebre, di grandi slanci ideali e di tragici conflitti, e fu così per diversi millenni, fino a quando, dapprima lentamente e poi sempre più velocemente, le conquiste della Scienza e della Tecnica consentirono a quelle Genti di rompere i legami naturali con il loro Mondo di origine per liberarsi ALLA CONQUISTA DEGLI SPAZI SIDERALI ED ALLA RICERCA DI NUOVI LIDI OVE FONDARE NUOVE COLONIE, come un giorno avrebbero fatto i Greci, loro discendenti, per le acque del Mediterraneo, sulla Terra.

EBBE COSÌ INIZIO L’ESPANSIONE UMANA NELLA GALASSIA. Gli Ariani, nella loro continua ricerca di nuovi mondi da colonizzare, incontrarono probabilmente sul loro cammino diverse altre Civiltà, che come loro si erano avventurate nel Cosmo. Forse, con alcune di esse stabilirono anche dei rapporti di buon vicinato, con altre vennero a guerra e magari, con altre ancora, vi fu un reciproco e rispettoso ignorarsi, “curandosi” a distanza.

Trovarono sicuramente molti pianeti abitabili e la maggioranza di essi fu certamente “vergine”, mondi dove la vita, pur prosperando, non aveva ancora prodotto alcun genere di esseri sufficientemente evoluti e complessi da determinare l’insorgere di una Civiltà tecnologica per lo meno comparabile con quella dei visitatori ariani.

I nuovi Pianeti, fra quelli più prossimi ad Arianda, furono sicuramente i primi ad essere colonizzati. Altri, come la Terra, furono in un primo tempo soltanto studiati e abitati temporaneamente da piccole equipe di ricercatori allo stesso modo di come oggi noi facciamo con le basi antartiche, lontani avamposti di una Civiltà che, per il momento, non sente l’esigenza di una presenza più marcata…

I primi studiosi ariani notarono che, fra le specie viventi della Terra, vi erano delle scimmie piuttosto evolute, gli AUSTRALOPITECHI, che attraverso un programma accurato di “ritocchi” genetici, avrebbero potuto essere, in un certo senso, “migliorate” al punto da permettere una migliore interazione, a livello di comunicazione, coi nuovi arrivati.

Forse fu soltanto UN SEMPLICE ESPERIMENTO SCIENTIFICO: l’opportunità di studiare, attraverso i secoli, la nascita e l’evoluzione di una Civiltà a partire dallo stadio “animale”. L’INGEGNERIA GENETICA consentì di rendere quel processo assai più rapido di quanto sarebbe potuto essere se fosse stato lasciato ai tempi della Natura.

Ma in seguito ci si dovette rendere conto che le nuove razze, evolute in modo artificiale, avvicinandosi via via all’Uomo avrebbero potuto svolgere servigi eccezionali: presto o tardi l’espansione ariana nella Galassia avrebbe mirato alla Terra non soltanto per studiarla, ma anche per stabilirvi vere e proprie colonie urbane, con la necessità di una folta manodopera locale per la loro edificazione. A quel punto le scimmie del pianeta, una volta “migliorate” in modo opportuno, avrebbero potuto lavorare per gli “DEI CELESTI” e loro CREATORI “sdebitandosi” per esser state da essi ELEVATE DAL REGNO ANIMALE AL RANGO UMANO…

Fu certamente un processo lungo ma, quando all’incirca 35 mila anni fa il Sistema Solare venne finalmente e stabilmente colonizzato, quel processo “creativo” doveva essersi sostanzialmente compiuto.

Dopo una lunga fase “preparatoria”, aveva inizio la vera e propria PRIMA FASE DELLA PRESENZA ARIANA SULLA TERRA.

A quell’epoca BEN QUATTRO PIANETI OSPITAVANO LA VITA, nel nostro Sistema Solare: c’era FETONTE, come lo chiamarono alcuni anni fa i ricercatori sovietici, dove adesso c’è la Fascia degli Asteroidi, fra Giove e Marte; lo stesso MARTE, dove allora l’atmosfera era assai più densa, calda e umida di quella attuale e dove l’acqua riempiva un vasto bacino oceanico, laghi e fiumi; poi la TERRA; ed infine VENERE, un altro pianeta che a quei tempi, non lontanissimi, era pur così diverso da quello attuale…

Erano i tempi della SVASTICA, un vasto Impero Galattico che riuniva Arianda e tutte le sue Colonie, sparse per la Via Lattea, in una sola Comunità.

Il significato del termine deriva dal Sanscrito “SVASTI”, cioè “BENESSERE”, un concetto che in senso politico si ritrova anche nell’Inglese, laddove la Comunità britannica formata dall’Inghilterra e dalle sue Colonie è detta “COMMONWEALTH”, proprio nella stessa accezione di “BENESSERE COMUNE”…

L’antichissimo VESSILLO DELL’IMPERO GALATTICO sopravvive ancor oggi, nel Nord dell’India, presso certe famiglie d’antica origine ariana: su un FONDO NERO, che rappresentava lo SPAZIO, si staglia, al centro, UN GRANDE CERCHIO BIANCO, simboleggiante il PIANO DEL DISCO GALATTICO visto “dall’alto”; poi, al centro, ad indicarne e ad evidenziarne la FORMA A SPIRALE, stilizzata, una GRANDE CROCE UNCINATA A BRACCI CURVI, DI COLOR ROSSO…

Giusto per la cronaca, quello PSICOPATICO CRIMINALE DI ADOLF HITLER non solo usurpò gli antichi simboli ariani per poi utilizzarli a fini ignobili, ma soprattutto li storpiò per motivi politici: oltre ad usare la SVASTICA a bracci retti, una semplificazione dell’originale a bracci curvi, invertì i colori del vessillo per la semplice ragione che il fondo doveva esser rosso anziché nero perché l’NSDAP, il Partito dei Lavoratori Nazional Socialisti Tedeschi, era giust’appunto un PARTITO DEI LAVORATORI, ecco perché il FONDO DOVETTE essere di COLORE ROSSO ed ecco perché i colori originali non furono affatto rispettati ma, come ho detto, invertiti…

La Terra, durante la colonizzazione, subì un processo analogo a quello che subirono gli odierni Stati Uniti: così come in America giunsero coloni da tutta Europa, ANCHE SULLA TERRA GIUNSERO COLONI DA TUTTA LA SVASTICA; e ne giunsero da Arianda, da Sirio, dalle Pleiadi, dalle Iadi, dalla Lira, dal Leone e da moltissime altre colonie di vecchissima data.

Le cose andarono bene per lungo tempo ma, un giorno, come spesso avviene, le cose cambiarono. Forse si trattò, almeno inizialmente, di un fenomeno lento, ma in seguito vi fu una brusca accelerazione: forse per molte Colonie il tallone di Arianda era divenuto via via sempre meno tollerabile, fatto sta che ad un certo punto la sete di autonomia e d’indipendenza portò ad una vera e propria rottura.

La Svastica entrò in crisi, e la crisi portò ad una violenta frattura.

Dice la Bibbia che ad un certo punto Satana, al quale in origine era stato affidata la Terra, si ribellò a Dio.

Ovvero: molte Colonie si rivoltarono contro il potere centrale dell’Impero Galattico, costituendo una vasta lega di Colonie ribelli.

La SVASTICA si spezzò fra LEALISTI ed INSORTI, “dei” e “demoni”. E fu la guerra, una guerra apocalittica e di violenza inaudita che sconvolse tutta la Galassia in lungo e in largo. Al colmo della rivolta, UN BUON TERZO DI TUTTE LE COLONIE GALATTICHE SI RITROVARONO A COSTITUIRE UNA VERA E PROPRIA FEDERAZIONE RIBELLE che si opponeva, armi in pugno, all’Impero.

La frattura si verificò trasversalmente in tutta la società ariana e SULLA TERRA FU LA FAZIONE RIBELLE E INDIPENDENTISTA AD AVERE LA MEGLIO, almeno in principio. Ma durò poco.

La guerra giunse nel Sistema Solare col massimo della potenza distruttiva che si potesse immaginare. “DIO” ripagò con implacabile e biblica rovina coloro che si erano ribellati al suo potere dispotico e assolutista.

Le Forze Imperiali fecero uso di armi di distruzione e sterminio di massa in confronto alle quali le nostre odierne bombe atomiche, benché assai simili, non rappresentano che innocui petardi.

LA GUERRA ANNIENTÒ LE COLONIE ARIANE NEL SISTEMA SOLARE IN MODO PRESSOCHÈ TOTALE E SENZA ALCUNA PIETÀ O MISERICORDIA.

FETONTE si disintegrò in uno scoppio apocalittico, disseminando dei suoi frammenti, sotto forma di polveri ed asteroidi, tutta la sua primitiva orbita fra Marte e Giove. A testimonianza di tale immane tragedia, nel futuro sarebbero giunte sulla Terra solo misteriose meteoriti, recanti al loro interno, inesplicabilmente, altrettanto enigmatici fossili, muti residui di una vita ormai scomparsa e senza più nemmeno eredi…

Su MARTE gran parte dell’atmosfera bruciò in un terrificante processo di combustione che finì per lasciare il Pianeta completamente spoglio e privo di vita. La bassa forza di gravità non poté trattenere i gas atmosferici surriscaldati che, in gran parte, si dispersero nello spazio con buona parte dell’acqua trasformata in vapore sia dall’enorme calore che dal crollo della pressione atmosferica. Parte dell’ossigeno si combinò col suolo marziano, ossidandolo e conferendogli il caratteristico colore rosso; nello stesso tempo, la caduta della pressione atmosferica rese impossibile il permanere dell’acqua allo stato liquido e provocò anche un rapido abbattimento della capacità del Pianeta di trattenere il calore solare. L’acqua che non finì vaporizzata o dispersa nello spazio congelò, rendendo il terreno marziano assai simile al permafrost siberiano. Marte, un tempo caldo e umido, si trasformò così in quello che sulla Terra sarebbe il Deserto del Sahara se si trovasse in pieno Antartide e nel bel mezzo della Stratosfera, a 30 km di quota, con una pressione atmosferica di appena 6 millibar (contro i nostri 1.000 millibar al livello del mare) e con temperature massime raramente e di poco superiori, all’equatore e a mezzodì, ai 20 gradi centigradi… per poi ripiombare ad 80 gradi sottozero di notte! La temperatura media è oggi di 50 gradi sottozero, mentre sulla Terra è di 15 gradi soprazero. Ma senza una tuta pressurizzata, comunque, un corpo umano non potrebbe gelare: la bassa pressione gli farebbe bollire il sangue e quindi lo farebbe esplodere come un palloncino [4]. Degli insediamenti umani non restò nulla se non gli edifici in pietra ed in particolare quelli più grandiosi, come la famosa “SFINGE” e le “PIRAMIDI” marziane…

Su VENERE, invece, le diverse condizioni ambientali e la maggiore vicinanza al Sole produssero effetti ben diversi. Anche su quello che era veramente un mondo gemello della Terra l’atmosfera bruciò, ma qui i gas combusti, ed in particolare l’anidride carbonica, non poterono sfuggire nello spazio a causa della forza di gravità, quasi tre volte più elevata rispetto a quella del “pianeta rosso”. Si formò così una densa coltre di gas combusti e ceneri. Le ceneri col tempo ricaddero al suolo, ma la pesante coltre gassosa restò e produsse un terrificante effetto serra, con un enorme incremento della temperatura superficiale. Le radiazioni ultraviolette distrussero nell’alta atmosfera ogni traccia di vapore acqueo ed alla fine del processo il paradiso venusiano si trasformò nell’attuale inferno, dove la temperatura media al suolo supera i 400 gradi centigradi con una pressione di 100 atmosfere e con spesse nubi di acido solforico che avviluppano il pianeta in una morsa tetra e mortale…

E, oltre a Fetonte, Marte e Venere, la guerra colpì anche la TERRA.

Gli insediamenti ariani ribelli furono annientati anche sul nostro pianeta ma le cose, per nostra fortuna, andarono un po’ diversamente. La Terra era un mondo di colonizzazione piuttosto recente e così gli insediamenti urbani erano pochi, sparsi e soprattutto, complessivamente, dovevano ricoprire una superficie davvero minima. Avvenne così che la distruzione fu sì totale, ma circoscritta ad aree estremamente limitate, cosicché gli effetti più catastrofici del bombardamento nucleare operato dalle Forze imperiali non fu tale da compromettere la vita sulla Terra.

In Mongolia la colonia di Agarthi, Asgard, o “PARADISO TERRESTRE” che dir si voglia fu completamente cancellato e stessa sorte colpì gli insediamenti sparsi per l’Africa centro-settentrionale e meridionale, per l’India, per il Nevada, l’Arizona, il Nuovo Messico, l’Australia centrale e via di seguito.

Tutte quelle terre, un tempo estremamente vitali, furono tramutate in lande desolate e prive di vita, lasciando ovunque resti vetrificati laddove un tempo vi erano delle vere e proprie città.

Quelle terre oggi si chiamano Gobi, Sahara, Namib, Thar, Mojave ed altre ancora, ormai sterili distese di sabbia e roccia.

Naturalmente, vi furono dei SOPRAVVISSUTI: i ribelli, cioè proprio quei “demoni” che “DIO”, cioè l’Impero, aveva sprofondato nella “natural burella”, ovvero nelle viscere della Terra ove si trovavano i RIFUGI NUCLEARI, dopo un certo tempo dovettero pure uscire all’esterno.

Loro, I NOSTRI ANTENATI, che ormai erano stati privati di tutto e scacciati con le atomiche dal loro PARADISO TERRESTRE, dovettero andare alla ricerca disperata di terre vergini e non contaminate da coltivare, per potersi assicurare, almeno, un minimo sostentamento.

ERANO SOLI ED ABBANDONATI SU UN PIANETA QUASI VERGINE MA OSTILE, popolato da genti primitive e bellicose che i loro stessi padri avevano contribuito a creare con la loro Scienza e la loro Tecnologia.

Nessuno poté soccorrerli in alcun modo e perfino l’Impero, dopo averli annientati, non si curò più della Terra. Nel frattempo la guerra nella Galassia aveva provocato sciagure fors’anche più gravi di quelle che avevano colpito il Sistema Solare.

Impero e Federazione dovettero rendersi conto che il conflitto era divenuto assolutamente inconcludente e aveva provocato perdite ingenti da entrambe le parti. Si dovette così giungere ad una conclusione di compromesso, in base alla quale fu creata nella Galassia una vasta ZONA NEUTRA all’interno della quale nessuna delle due parti avrebbe avuto giurisdizione.

La Terra, come pure diversi altri mondi, venne a trovarsi nel bel mezzo di tale ZONA NEUTRA e, di conseguenza, i suoi COLONI SUPERSTITI si ritrovarono completamente abbandonati a se stessi.

Il concetto di ZONA NEUTRA, che peraltro fu ripreso anche dal notissimo Gene Roddenberry nella sua epopea galattica di Star Trek come spartiacque o linea di “cessate-il-fuoco” temporanea fra la Federazione e l’Impero Romulano, non è affatto di origine “fantascientifica” ma, è bene precisarlo, di origine politico-militare anche nella Storia più recente della Terra: basti pensare agli “stati cuscinetto” o alle “terre di nessuno”, per quanto ridotte fra la Corea del Nord e quella del Sud, e così via…

La ZONA NEUTRA spiegherebbe anche il PROBLEMA UFOLOGICO del cosiddetto “NON CONTATTO”: gli equipaggi degli UFO avrebbero semplicemente il compito, con le loro missioni di pattugliamento periodico, di verificare il RISPETTO DEL TRATTATO CHE FU STIPULATO FRA IMPERO E FEDERAZIONE 25 MILA ANNI FA.

(è certo assai difficile indicare una datazione precisa, credo tuttavia che i fatti cui mi riferisco, se mai si fossero davvero verificati, andrebbero collocati sicuramente o all’epoca in cui apparvero i primi Cro-Magnon o, almeno, ad un’epoca immediatamente successiva; direi quindi fra 35 e 25 mila anni fa.)

Dunque, tale Trattato impegnerebbe gli UFOnauti dell’Impero Galattico e della Federazione “ribelle” ad assicurarsi che la parte opposta non abbia preso possesso della Terra e che comunque non vi sia in atto alcun tentativo di inserire il nostro Pianeta in una delle due rispettive SFERE D’INFLUENZA, giacché anche il solo, semplice stabilirsi di relazioni diplomatiche fra la Terra e l’Impero o fra la Terra e la Federazione sarebbe immediatamente interpretato dalla parte avversa come una chiaro atto di violazione della ZONA NEUTRA e quindi come un vero e proprio atto di guerra.

Così, l’ISOLAMENTO DEI NOSTRI AVI SULLA TERRA divenne davvero totale.

Dovettero ricominciare tutto daccapo, praticamente da zero. I superstiti di ASGARDIA iniziarono a lasciare l’attuale Mongolia, espandendosi lentamente verso l’Asia centrale, in un lungo processo che un giorno avrebbe portato i loro lontani discendenti in Europa e quindi a noi.

La prospettiva era quella di una futura ricostruzione ma, per il momento, si era alla FINE DELLA PRIMA FASE DELLA CIVILTÀ ARIANA SULLA TERRA.

I secoli trascorsero lenti ed implacabili ed OGNI RICORDO DELL’ANTICA ORIGINE CELESTE FINÌ PER CONFONDERSI E PER DILUIRSI DAPPRIMA NEI RACCONTI E QUINDI NELLE LEGGENDE, NEI MITI E NELLE NUOVE RELIGIONI E CULTURE che, via via, si andarono sviluppando…

PARTE QUARTA:

DA ATLANTIDE ALLE PLEIADI

Dopo la “MISSIONE PUNITIVA” dell’Impero Galattico nel Sistema Solare, ci vollero diversi millenni perché la Civiltà, sulla Terra, potesse risorgere dalle sue ceneri.

All’incirca DIECIMILA anni fa, gli Ariani raggiunsero gli attuali livelli tecnologici riuscendo in alcuni campi, fra i quali l’Aviazione, a superare di gran lunga quelli attuali.

Attestazioni “indiziarie” in questo senso si ritrovano in tutte le più antiche culture, laddove si fa esplicito riferimento, fra le altre cose, a tecniche, veicoli e armi che rispecchiano chiaramente quanto si potrebbe descrivere di analogo nel Mondo odierno.

Omero, ad esempio, racconta dei FEACI, i quali a suo dire possedevano navi in grado di muoversi a grande velocità senza vele e dotate di attrezzature (RADAR) capaci di localizzare la loro meta anche in condizioni proibitive, nel buio e in mezzo alla nebbia.

In varie parti del mondo sono stati rinvenuti esemplari di veri e propri AEROMODELLI, come in COLOMBIA, dove antichi oggetti d’oro, un tempo ritenuti semplici monili, hanno poi rivelato chiaramente che la loro struttura era l’esatta riproduzione di velivoli da combattimento “moderni”, in alcuni casi con tanto di ugelli per il decollo e l’atterraggio verticali come i nostri “HARRIER” di oggi.

Per non dire del frequente richiamo, nella mitologia e nelle religioni delle Civiltà Precolombiane, ai SERPENTI PIUMATI che volavano nei cieli, un modo assai chiaro per esprimere l’immagine delle lunghe scie di condensa lasciate in cielo dai motori a getto degli aerei che, già allora, dovevano solcarlo.

O, sempre per rimanere in tema di Civiltà Precolombiane, dei bassorilievi maya raffiguranti in modo quanto mai eloquente lo spaccato di CAPSULE SPAZIALI assai simili se non addirittura identiche a quelle americane del tipo Mercury e Gemini degli anni ‘60 con tanto di astronauti ai comandi…

E poi vi sono gli innumerevoli scritti dell’India vedica, come il Rig-Veda, il Mahabharata, il Ramayana o ancora il Vimanika Shastra (quest’ultimo, in senso letterale, significa proprio “SCIENZA DELL’AERONAUTICA”), tutti testi antichissimi ma che fanno riferimento esplicito ad aerei e missili, a bombe atomiche e ai loro drammatici effetti, tanto che in alcuni casi diventa estremamente difficile capire qual è il testo antico e quale invece la cronaca moderna di uno scampato all’inferno di Hiroshima o Nagasaki…

Addirittura, il Vimanika Shastra fa una disamina dei sistemi e delle armi di bordo degli “SHAKUNA VIMANA”, velivoli (cioè “Vimana”) in grado non solo di muoversi in volo nell’atmosfera, ma perfino di navigare sotto il livello dei mari o di raggiungere i pianeti più vicini…

E si parla perfino di ARMI “PSICHICHE” in grado di proteggere il VIMANA provocando, in chi lo guardava, visioni fantastiche e allucinatorie come, ad esempio la SUUROPA, un’apparecchiatura in grado di nascondere il velivolo dietro l’apparizione di una “FANCIULLA CELESTE COPERTA DI FIORI E GIOIELLI”, un riferimento estremamente intrigante sul fatto che le odierne e misteriose APPARIZIONI MARIANE, come ho già avuto occasione di dire a proposito dei cosiddetti fenomeni BVM (Beata Vergine Maria), potrebbero essere nient’altro che IL PRODOTTO DELLA TECNOLOGIA UFO ALLO SCOPO DI PREPARARE GRANDI MASSE DI FANATICI RELIGIOSI AD ACCOGLIERE L’INVASIONE DELL’IMPERO GALATTICO, le cui armate si spaccerebbero, al momento opportuno, per quelle divine già da tempo profetizzate anche nella Religione cristiana. Un artifizio, insomma, per farsi “accettare” da noi e per farci “passare” l’idea di ricorrere ad aerei, missili e cannoni quando gli Invasori si mostreranno per prendere possesso della Terra… e illudendoci di venire a noi nella qualità di un novello CRISTO, redivivo con tanto di SCORTA di Angeli e Santi vari, magari armati di spade fiammeggianti, un effetto sicuramente molto teatrale e perfino assai coreografico e, probabilmente, anche “convincente”…

A riguardo di questioni del genere ci sarebbe moltissimo da dire, quanto basta per scriverne come minimo un’intera enciclopedia. Come ad esempio delle grandi VETRIFICAZIONI trovate in diversi luoghi del Pianeta e databili a diverse epoche, di cui molte fra loro raggruppabili. Reperti che “puzzano” troppo di OLOCAUSTO NUCLEARE e che trovano conferme sia nella Bibbia, come ad esempio nel caso di Sodoma e Gomorra, sia archeologiche, come nel caso di una serie di città dravidiche della Valle dell’Indo, nel Pakistan, che, come Mohenjo-Daro [5] (la fu Lanka) ed Harappa, sembrano esser state colpite da bombe atomiche esplose in aria. O ancora, di viti, bulloni e perfino di CANDELE PER MOTORI A SCOPPIO ritrovati in strati geologici che non dovrebbero certo contenerne. O di crani di bufali forati 10 mila anni fa e in modo indiscutibile da proiettili esplosi da ARMI DA FUOCO. E via di seguito…

Qualora qualcuno vi fosse interessato, posso fornire una bibliografia di un certo rilievo [6]. Non tutti i testi sono facilmente recuperabili sul mercato, ma alcuni di essi possono essere trovati se cercati con un certo impegno. Purtroppo, su questi temi, almeno in Italia, non mi risulta che esistano
veri e propri centri di documentazione: la PREASTRONAUTICA, meglio nota col termine assai riduttivo di “archeologia spaziale”, nel nostro Paese non ha molti estimatori e dopo la morte di Peter Kolosimo non ha avuto il seguito che avrebbe meritato…

Ma procediamo oltre. Quanto ho detto, in breve, per sottolineare quale fosse, con tutta probabilità, il contesto tecnico di quell’epoca che, nella mia teoria, rappresentò la SECONDA FASE DELLA CIVILTÀ ARIANA SULLA TERRA.

A quei tempi il mondo doveva presentarsi assai simile, nella situazione geopolitica, al quadro di confronto Est-Ovest che ha dominato gran parte del nostro ultimo dopoguerra.

Come può emergere da un’attenta analisi di molti antichi documenti fra i quali certi RACCONTI DI PLATONE e vari altri miti fra i quali quelli che compongono la MITOLOGIA NORDICA, diecimila anni fa la Terra doveva essere sostanzialmente dominata da due grandi SUPERPOTENZE: a Ovest quella della mitica ATLANTIDE, una vasta isola posta in corrispondenza delle attuali Azzorre che all’epoca ne costituivano la lunghissima cordigliera vulcanica settentrionale, mentre ad Est doveva esserci una Nazione ariana centrata ancora nell’Asia centro-orientale, forse la ricostruzione, nell’attuale Deserto dei Gobi, dell’antichissima ASGARDIA di cui ho già accennato.

ATLANTIDE ed ASGARDIA erano impegnate in un imponente confronto militare per il dominio dell’Europa e del Nordafrica, quando una catastrofe naturale di vaste proporzioni, e non, stavolta, la mano dell’Uomo, pose fine al mondo di quell’epoca.

Di quanto accadde ebbe modo di occuparsi in modo assai approfondito uno studioso viennese che durante l’ultimo conflitto mondiale lavorò alla costruzione dei razzi V1 e V2 a Peenemuende, a fianco di Werner von Braun.

Questo illustre scienziato si chiamava OTTO HEINRICH MUCK, che prima della Seconda Guerra Mondiale era stato allievo di Sommerfeld, già insegnante del noto fisico Heisenberg.

Muck fu un eclettico, appassionato fra l’altro di tecnica navale e di Oceanografia e fu anche un inventore: non solo fu autore di circa 2000 brevetti ma fu anche fra i creatori dello SCHNORCKEL, la geniale trovata che permise agli U-Boote tedeschi, pur rimanendo per lungo tempo in immersione, di navigare ricevendo l’aria necessaria al funzionamento dei motori diesel.

Analizzare in dettaglio il lavoro di Muck su Atlantide non è possibile in poche righe [7]. Posso però delineare un quadro d’insieme su quanto sembra sia accaduto quando, diecimila anni fa, la grande isola sparì.

Come dicevo, era in atto un titanico scontro bellico: ATLANTIDE stava effettuando in Europa il più grande sbarco armato di tutti i tempi, tale che il D-DAY IN NORMANDIA, a confronto, parrebbe una sorta di allegra scampagnata per educande ottocentesche.

Platone, riferendosi a documenti egizi cui il grande legislatore Solone avrebbe avuto accesso diretto, parla di uno SBARCO DI BEN 10 MILIONI DI UOMINI IN ARMI, quando accadde la catastrofe.

Ma che genere di catastrofe?

Quella di cui parlano tutti i miti della Terra, il DILUVIO UNIVERSALE, allorquando, come raccontavano i Greci, FETONTE SPROFONDÒ NELL’ERIDANO, CADENDO DAL SUO COCCHIO CELESTE mentre portava il Sole in giro per il cielo, avendo perso il controllo dei suoi destrieri. Quel Sole stava bruciando il Mondo, e Zeus, per porre fine alla catastrofe, scagliò un fulmine contro Fetonte, che precipitò.

L’ERIDANO non era il Po ma l’ATLANTICO, così come l’antico GIARDINO DELLE ESPERIDI non era l’Italia, ma ATLANTIDE, che in origine era chiamata anche, dai Greci, ISOLA DEI FEACI ed ESPERIA.

Il 5 giugno 8498 a.C., alle ore 13 del Tempo Universale di Greenwich, una data immortalata con gran precisione dal calendario maya che la pone come il “momento zero” della sua cronologia, un enorme ASTEROIDE, con una massa di almeno 200 miliardi di tonnellate e con una velocità di circa 20 chilometri al secondo, investì il nostro Pianeta con una FORZA ESPLOSIVA di 30.000 megatoni, come dire trenta miliardi di tonnellate di nitroglicerina o trinitrotoluene (tritolo) o trentamila Bombe all’Idrogeno (Bombe H) da un megatone ciascuna e tutte concentrate in un’area ristrettissima, di pochissimi chilometri.

L’impatto con l’atmosfera terrestre si verificò al di sopra dell’odierno MAR DEI SARGASSI, provocando una DETONAZIONE ed un LAMPO che furono visibili per un raggio di oltre duemila chilometri, provocando ovunque un’immensa TEMPESTA DI FUOCO. In una frazione di secondo l’asteroide si sbriciolò in due corpi principali, che affondarono nella Crosta terrestre al di sotto del mare scavando due vasti crateri abissali, oggi noti come FOSSA DI NARES, alla profondità di quasi 7.000 metri sotto il livello dell’acqua.

Probabilmente quei due nuclei rocciosi avevano un ALTISSIMO CONTENUTO IN FERRO e questo semplice fatto, unito alle correnti elettriche naturali che sembra scorrano fra la Crosta e il Mantello della Terra come parte stessa del fenomeno che genera il campo magnetico del nostro Pianeta, potrebbe essere all’origine del MISTERO DEL TRIANGOLO DELLE BERMUDE: tali nuclei agirebbero da potenti elettromagneti, determinando improvvisi ed elevati incrementi del campo magnetico locale non solo fino a influenzare in modo negativo il funzionamento delle strumentazioni di bordo di navi e aerei, ma perfino al punto di alterare i processi biochimici del cervello umano e finanche a POLARIZZARE LA LUCE DEL GIORNO, determinando quel fenomeno estremamente disorientante dell’”ACQUA BIANCA” che sarebbe stato denunciato in più occasioni dagli equipaggi di navi e aerei subito prima della loro scomparsa: in sostanza, chi si trovasse all’interno di un CAMPO POLARIZZANTE di quel tipo non sarebbe più in grado di distinguere nulla in quanto la luce del Sole e quella diffusa dal cielo, riflessa dal mare e da ogni altro oggetto inizierebbe tutta a vibrare su un unico identico piano, col folle risultato di far apparire tutto come un’indistinta “NEBBIA” o “ACQUA” DI UN BEL BIANCO ACCECANTE… è anche possibile, ma qui entriamo, almeno per il momento, nella fantascienza, che quel campo sia perfino in grado di alterare il CONTINUUM SPAZIO-TEMPORALE, teletrasportando le “vittime” con i loro veicoli in altri luoghi o addirittura in altre epoche, sia nel passato che nel futuro…

Ma torniamo alla catastrofe atlantica.

In tutta la regione LA CROSTA FU LETTERALMENTE DISINTEGRATA: oltre al colpo inferto dai due nuclei maggiori, un’infinità di frammenti più piccoli sforacchiarono le coste americane come se fossero state investite dalla rosa di una colossale lupara.

Ancor oggi, le PROFONDE FRATTURE TETTONICHE determinate dal cataclisma sono ben rilevabili tutt’intorno alla città di CHARLESTON, in Carolina, che è circondata da migliaia di piccoli crateri (i “Carolina Bays”) e da anelli concentrici estesi per migliaia di chilometri fino al Canada e al Texas: quella regione è ancora soggetta a continui processi di assestamento che provocano spesso scosse sismiche lungo tali antiche linee di frattura.

Un’ONDA DI MAREMOTO dalle dimensioni apocalittiche si allargò a macchia d’olio e a velocità elevata verso tutte le coste atlantiche, spazzando via senza pietà ogni forma di vita per decine di chilometri nell’interno.

VENTI IMPETUOSI presero a soffiare dal luogo dell’urto a seguito del fronte della terrificante ONDA D’URTO, mentre una gigantesca NUVOLA INCANDESCENTE FORMATA DA POLVERI, CENERI, DETRITI E VAPORI si elevava nel cielo come la colonna di un fungo atomico per almeno un centinaio di chilometri: e quando poi quella nuvola collassò, rovesciò su tutto l’Atlantico centrale una tale quantità di GAS VENEFICI da uccidere per migliaia di chilometri ogni forma di vita che necessitasse di Ossigeno per la sua respirazione.

Ma I DUE EFFETTI PIù TERRIFICANTI DELLA CATASTROFE dovevano ancora manifestarsi in tutta la loro inimmaginabile potenza distruttiva.

LA GRANDE ISOLA DI ATLANTIDE aveva all’incirca una forma a triangolo isoscele, con l’altezza e il suo vertice distesi in direzione Ovest-Est verso Gibilterra e la base distesa parallelamente al continente americano. Da Nord a Sud si estendeva per circa 1.100 chilometri, mentre il vertice meridionale era smussato secondo una costa curva la cui proiezione era di circa 370 chilometri. A Nord l’isola presentava una lunga Cordigliera di montagne vulcaniche, molte delle quali attive: la più alta, il Pico Alto delle Azzorre, oggi si eleva sul livello del mare per 2.321 metri, ma prima della catastrofe la sua vetta si trovava a oltre 4.000 metri. Le vette più alte di quella cordigliera oggi costituiscono l’arcipelago delle nove Isole Azzorre e, a sud di queste, si estendeva una vasta regione pianeggiante di circa 200.000 chilometri quadrati e, lungo la costa sudorientale, si sviluppava, dalle pendici della Cordigliera settentrionale, per circa 600 chilometri da Nord-Est a Sud-Ovest.

Tutto questo, “NEL GIRO DI UN SOLO GIORNO E DI UNA NOTTE SPAVENTOSA”, come scrisse Platone, sprofondò per sempre nell’Oceano Atlantico.

Il tremendo impatto accese una miccia che deflagrò come una polveriera: i vulcani sottomarini della GRANDE DORSALE MEDIO-ATLANTICA che attraversa da Nord a Sud tutto l’Oceano esplosero liberando quell’enorme energia meccanica da compressione in direzione Ovest-Est che l’asteroide aveva generato e che aveva impresso una notevole accelerazione al naturale moto di deriva delle masse continentali.

Si determinò così una terrificante catena di ERUZIONI VULCANICHE sia per violenza che per estensione. Gas tossici, terremoti, esplosioni e violente mareggiate investirono tutta la regione, sterminando gli Atlantidei che non ebbero forse neppure il tempo di rendersi conto di quanto stava accadendo.

Ma le enormi masse magmatiche liberate dal di sotto della Crosta Terrestre portarono anche ad un generalizzato sprofondamento isostatico lungo e tutto intorno alla Dorsale: e non solo ATLANTIDE SPROFONDÒ DI 2.000 METRI SOTTO L’OCEANO NELL’ARCO DI POCHISSIME ORE, ma lo sprofondamento, con un’entità via via decrescente mano a mano che ci si allontanava dall’area centrale del disastro coinvolse ovviamente anche le terre rivierasche d’Europa, Africa e Americhe. Segni di quegli sprofondamenti sono evidenti ovunque: dall’area di Terranova all’Islanda e dalla foce del Paranà a quella del Congo, i cui delta sono stati evidenziati sui fondali delle piattaforme continentali di America e Africa a centinaia di chilometri dalle attuali linee di costa.

Il MOVIMENTO DELLE ZOLLE, ovviamente, risultò INVERTITO VERSO L’ALTO sulle coste orientali dell’Africa e su quelle pacifiche del Sudamerica: questo spiega in gran parte come mai siano state scoperte CITTà PREINCAICHE CON AMPIE STRUTTURE PORTUALI A OLTRE MILLE METRI D’ALTITUDINE SULLE ANDE.

Ciò che accadde in seguito, nell’arco di qualche decina d’ore al massimo, fu che l’enorme quantità di CENERI VULCANICHE, POLVERI E FANGHI ABISSALI, MESCOLATI ALLE ACQUE MARINE VAPORIZZATE e sollevate nella stratosfera dalla grande deflagrazione determinarono una COLTRE NUVOLOSA DI NUBI TEMPORALESCHE SPESSE ALMENO UNA 30INA DI CHILOMETRI che avviluppò tutta la Terra.

È stato calcolato che l’impatto dell’asteroide dovrebbe aver sollevato in atmosfera circa 5.000 MILIARDI DI TONNELLATE DI MATERIALE SOLIDO, 20 MILIONI DI CHILOMETRI CUBI D’ACQUA E 20.000 MILIARDI DI METRI CUBI DI GAS TOSSICI e, ad un certo punto, questa tremenda carica diluviale prese ad abbattersi dal cielo su tutta quanta la superficie terrestre.

FU IL DILUVIO UNIVERSALE: ovunque piombò non solo l’oscurità, ma anche interminabili piogge miste a fango che sommersero tutto nel giro di pochi giorni e le acque, laddove vi erano pianure strette fra catene montuose con sfoghi verso il mare assai ridotti come ad esempio l’attuale Mesopotamia, giunsero in breve a lambire le stesse vette di quei monti, come lo stesso Ararat di biblica memoria.

I FANGHI DILUVIALI travolsero tutto: i grandi branchi di MAMMUTH siberiani e di Rinoceronti lanosi furono uccisi a migliaia e si estinsero. I cadaveri dei grandi animali finirono poi per essere sepolti dai fanghi stessi che, quando gelarono in Permafrost, ne conservarono i corpi e le carni pressoché intatti fino ai nostri giorni, al punto da essere tutt’oggi commestibili.

E non solo: quei fanghi furono anche all’origine dei misteriosi depositi di LOESS che compaiono in tutta l’Eurasia, dalla Bretagna al Mar Giallo, e che caratterizzano i suoli fertilissimi a volte giallo-marrognoli, giallo-rossi, neri e gialli, rispettivamente, della Pianura di Magdeburgo, in Germania, dell’Hègyalya ungherese, dell’Ucraina e della Cina nord-orientale.

Il LOESS, dunque, altro non sarebbe che fango marino e cenere vulcanica, depositati dalle PIOGGE DILUVIALI subito dopo la grande catastrofe.

Ma gli effetti del cataclisma non si fermarono certo qui.

L’impatto, violentissimo, alterò sensibilmente l’inclinazione dell’ASSE DI ROTAZIONE sul piano dell’orbita della Terra intorno al Sole, con ovvi effetti sull’andamento delle stagioni.

Questo fatto produsse anche, probabilmente, sensibili alterazioni del Campo magnetico del nostro Pianeta e particolarmente sulle FASCE DI VAN ALLEN, che costituiscono un ulteriore schermo protettivo contro gli effetti delle radiazioni ionizzanti cosmiche e solari sulle varie forme di vita.

Ma l’alterazione del CLIMA fu certamente, a lungo termine, uno degli effetti più “sostanziosi” della catastrofe.

Ai tempi di Atlantide era in corso l’ultima grande glaciazione, nota come GLACIAZIONE WURMIANA. Una parte notevole dell’Emisfero Boreale era coperta da ghiacci marini e continentali e già questo semplice fatto faceva sì che il livello dei mari fosse notevolmente più basso di quello attuale.

Così, ad esempio, le Isole Britanniche erano un tutt’uno con l’Europa, mentre America ed Eurasia erano unita dai ghiacci della Beringia.

Inoltre, la crosta glaciale nordatlantica era estesa da New York a Dublino lungo una linea obliqua lunga migliaia di chilometri. Il Canada e la Groenlandia, l’Islanda e gran parte delle Isole Britanniche e l’intera Europa baltica e scandinava erano coperte da uno spesso strato d’Inlandsis.

Tutto ciò grazie al fatto che la massa continentale di Atlantide era in una posizione tale da intercettare la CORRENTE DEL GOLFO impedendogli di raggiungere l’Europa.

Ma quando l’asteroide colpì la Terra AFFONDANDO ATLANTIDE e SCATENANDO IL DILUVIO “UNIVERSALE”, POSE ANCHE FINE AL QUATERNARIO E, CON ESSO ALL’ULTIMA ERA GLACIALE: la Corrente del Golfo non trovò più alcun ostacolo e, non appena cominciò a lambire il pack nordatlantico ed europeo, iniziò subito a determinarne lo scioglimento.

Il fenomeno non fu però immediato: la grande quantità di ceneri sollevate dall’impatto provocarono anche QUASI DUEMILA ANNI DI PARZIALE OSCURITÀ i cui effetti da “inverno nucleare” furono solo in parte controbilanciati dall’effetto serra provocato dall’enorme massa di anidride carbonica liberata dallo scontro, dagli incendi e dall’attività vulcanica.

Inoltre, LE ACQUE ATLANTICHE OLTRE GIBILTERRA RIMASERO PER DIVERSI MILLENNI TORBIDE E NON NAVIGABILI a causa delle colossali quantità di humus, terra, fanghi e detriti organici d’origine forestale in risalita dalle regioni andate sommerse: questo spiega in gran parte il TERRORE ereditato dai marinai del mondo classico circa i pericoli e la non navigabilità del mare oltre le cosiddette “COLONNE D’ERCOLE”.

Fu dunque così che, dopo una parziale ripresa, EBBE FINE ANCHE LA SECONDA FASE DELLA CIVILTà ARIANA SULLA TERRA, aprendo la scena sull’attuale fase, la TERZA, che iniziata col DILUVIO, portò fino ai giorni nostri.

Prima però di terminare questo tragitto ideale nella nostra Storia più remota, voglio approfittare dell’occasione per illustrare UNA SCOPERTA CHE CREDO DI AVER FATTO ALCUNI ANNI FA analizzando questi problemi.

Tutta la MITOLOGIA NORDICA, come emerge da antichi Poemi come il “Völuspà” o “Profezia della Sibilla”, trascritto per la prima volta in Islanda sul finire dell’Era Vichinga poco prima dell’avvento del Cristianesimo, è pervasa da UN SENSO DI CATASTROFE UNIVERSALE IMMINENTE E INCIPIENTE.

Tutta l’ANTICA CULTURA VICHINGA in particolare e GERMANICA in generale risente di questo concetto: tutto è come tragicamente precario, sospeso sul “Ginnungagap”, il Grande Nulla da cui tutto ha tratto la propria esistenza e verso cui tutto tende in un’immanente sete di autodistruzione.

È il concetto del RAGNARÖK, erroneamente tradotto in Età Romantica con il “Crepuscolo degli Dei” di wagneriana memoria.

Ma che cos’è questo RAGNARÖK? Secondo la versione corrente rappresenta il futuro del mondo, sarebbe quindi un concetto ad alto CONTENUTO ESCATOLOGICO, una sorta di APOCALISSE in versione “ASATRU”, l’antica religione pagana dei Popoli germanici.

Ma la mia conclusione personale è assolutamente opposta a questa visione: a mio parere IL PESSIMISMO PROFONDO DELL’ANTICA CULTURA GERMANICA DERIVA DAL TERRORE ISPIRATO DAL RICORDO DELLA CATASTROFE ATLANTIDEA.

Il Ragnarök non sarebbe dunque da intendersi come un’Apocalisse futura, ma come la cronaca fedele del Diluvio Universale, delle sue cause e della sua dinamica, con una precisione a dir poco sbalorditiva.

La PRECARIETÀ DEL MONDO nella visione germanica altro non era che il naturale riflesso del ricordo fosco e scioccante di eventi passati che furono profondamente traumatizzanti per tutta l’Umanità.

Nel Cosmo germanico il Ginnungagap o Grande Vuoto doveva essere l’Oceano Atlantico. A nord di esso c’era la nebbiosa Niflheim, la gelida terra della morte, ovvero il Pack Glaciale Wurmiano. Poi, a sud, c’era la vasta terra di Muspell, o Muspellsheim. Muspell era una grande montagna che vomitava fuoco e fiamme dalle fucine del dio Surtur, re dei Giganti che popolavano la terra di quella montagna. A mio parere Muspell altro non era che il vulcano Pico Alto, nelle Azzorre e quindi Muspellsheim altro non doveva essere che Atlantide. C’è poi la circostanza assai interessante che per i Greci il re di Atlantide era Kronos, corrispondente al Saturno degli Italici: non si può non notare la somiglianza dei termini “Surtur” e “Saturno”, per altro collegabili, in un diverso contesto, anche all’egizio “Seth” o all’ebraico “Satanàel”… il puzzle si sta forse ricomponendo?

Anche la Bibbia parla del mondo dei Giganti che fu precedente al Diluvio. Tali giganti in Ebraico erano detti “Nefelim”. Qualche rapporto con la “Nifleheim” vichinga?

Sempre nel Cosmo germanico c’era poi MIDGARD, la terra degli Uomini, ovvero, direi, la massa continentale dell’Eurasia, nel cui estremo oriente stava la mitica ASGARD, la terra degli ASI di cui abbiamo già parlato.

Nello schema apocalittico del Ragnarök le forze distruttive dell’Universo si scatenano nel bel mezzo del conflitto che oppone gli dei di Asgard, con a capo Odino (Wotan), e il traditore e luciferino LOKI, divenuto sovrano e alleato dei Giganti di Muspellsheim.

Anche qui troviamo dunque traccia della guerra fra Asgardia e Atlantide, tanto più che il dio Loki è caratterizzato da componenti nettamente sataniche che fanno trovare la sua stessa radice linguistica nel Latino LUXIFER e quindi Lucifero, Satana, Seth e Saturno… Evidentemente si tratta di termini diversi per indicare lo stesso concetto, ovvero lo stesso “re” e quindi lo stesso “regno” di ATLANTIDE (che fu, per altro, la stessa AVALON dei Celti).

Nel Ragnarök si descrive con dettagli incredibili la catastrofe diluviana ed atlantidea studiata e riferita da Muck. Qui sarebbe troppo lungo citarli per filo e per segno ma voglio puntare l’attenzione su un dettaglio quanto mai rivelatore.

Nel Ragnarök si riferisce che la FINE DEL MONDO E DEGLI DEI avvenne allor quando IL SERPENTE DEL MONDO, o MIDGARDSÖRM, da epoche immemorabili legato sul fondo del GINNUNGAGAP (l’Atlantico) riuscì a liberarsi inondando la Terra di fuoco, fiamme e tenebre.

Ma che cos’era questo SERPENTE DEL MONDO? Facile: LA DORSALE MEDIOATLANTICA che si snoda sul fondale dell’Oceano, come ho detto, che in effetti ha proprio l’aspetto di un lungo serpente… e furono proprio i vulcani, in buona parte sottomarini, di quella dorsale, risvegliati dal terrificante impatto dell’asteroide di cui ho detto, a giocare un ruolo non indifferente nel disastro quaternario.

Ma COME POTEVANO GLI ANTICHI GERMANI ESSERE AL CORRENTE DELL’ESISTENZA DI UNA SIMILE STRUTTURA VULCANICA SOTTOMARINA, così importante nel processo di deriva dei continenti, ma di cui non si può aver cognizione se non per mezzo di complesse ricerche oceanografiche con ecoscandagli e satelliti artificiali?

Evidentemente QUESTA È UNA PROVA IN PIÙ DEL FATTO CHE A QUEI TEMPI IL LIVELLO TECNICO-SCIENTIFICO ERA, se non necessariamente più evoluto di quello attuale, PER LO MENO ALLO STESSO LIVELLO DI OGGI.

E FU TUTTO CANCELLATO DALLA GRANDE CATASTROFE, tutto tranne, forse, alcune sparute cognizioni che permisero forse agli EGIZI di utilizzare la CORRENTE ELETTRICA PER ILLUMINARE NELLE PIRAMIDI IL LAVORO DEI DECORATORI (l’idea degli specchi solari geometricamente non funziona e, quanto alle torce, non è mai stata trovata traccia alcuna di fuliggine) e agli antichi BABILONESI di costruire delle BATTERIE tutt’ora utilizzabili (basterebbe sostituirne l’elettrolita) e conservate nel grande Museo di Baghdad.

E questo è quanto. Non è che una panoramica della mia ipotesi circa le origini extraterrestri della nostra Gente, ma vorrei citare ancora un paio di cose, a riguardo.

Prendetele come volete, con tutte le cautele possibili.

Fra le VICENDE UFO più note, più studiate e meno spiegabili in termini alternativi all’ambito ufologico c’è il “CASO” MEIER.

EDUARD MEIER, un ex-gendarme svizzero residente in una tenuta agricola fra le campagne di Bulach, presso Zurigo, dal 1975 fu protagonista di una serie incredibile di INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO con sedicenti alieni, di aspetto fisico decisamente ariano, provenienti da un pianeta chiamato ERRA, nell’AMMASSO STELLARE DELL PLEIADI, nel Toro.

Le sue foto di ASTRONAVI A DISCO atterrate nella zona e perfino, in un caso, inseguite da Mirage dell’Aviazione elvetica fecero il giro del mondo: furono addirittura analizzate da specialisti della NASA e, a tutt’oggi, la frode sembra esclusa nel modo più certo e categorico.

Io stesso sono in possesso di diverse foto di quella serie e ciò che colpisce è l’estrema chiarezza di quelle immagini.

In genere i detrattori della validità dei documenti fotografici come prove dell’esistenza degli UFO si sono sempre appoggiate al fatto che, laddove non risultavano contraffazioni, le immagini erano sempre sfumate o sfocate o prive di punti di riferimento, al punto da non poter fornire informazioni certe e ultimative.

Al contrario, le foto di MEIER sono chiarissime, a colori e spesso riprese a distanza ravvicinata dai velivoli alieni, con ampi punti di riferimento come il paesaggio e perfino alberi posti fra l’osservatore e l’oggetto in volo.

Meier nei suoi contatti incontrava una certa SEMJASE, una splendida donna pleiadiana di evidente razza ariana che a suo dire comandava la missione di pattugliamento della Terra in quel periodo.

La comunicazione era verbale e avveniva in un perfetto Tedesco.

Lasciando perdere per ora il peso che le Pleiadi, oltre a Sirio, hanno avuto nella mitologia antica in moltissimi Popoli della Terra (come ho detto si trovano nel Toro, un altro motivo ricorrente in molti miti) e il fatto che guarda caso la dea Era (il suono è assai simile a “Erra”), moglie di Zeus, era considerata, in epoca micenea, la “regina dei cieli”, SEMJASE ci avrebbe lasciato lunghi racconti circa la Storia Galattica della nostra Gente, tali da combaciare in un modo assolutamente incredibile col quadro che ho fin qui tracciato.

Ne voglio citare soltanto un paio, però:

“Ci chiamate Extraterrestri, o Abitatori delle Stelle e, pur non conoscendoci, ci attribuite poteri sovrumani. Invece siamo Uomini come Voi, ma possediamo conoscenze e capacità, specie in campo tecnologico, di gran lunga superiori alle Vostre.”

Ed ancora, per finire:

“Anche noi siamo tuttora ben lontani dalla perfezione e, come Voi, ci evolviamo costantemente. NON SIAMO ESSERI SUPERIORI, né sovrumani e neppure missionari… Ci sentiamo moralmente impegnati nei confronti dei Cittadini della Terra, PERCHÉ DISCENDIAMO DAGLI STESSI PROGENITORI…”

NOTE

[1] si veda il libro “Il Segreto di Sirio”, Robert K. G. Temple, SugarCo Edizioni, Milano, 1976.

[2] scrive Temple a pagina 290 del suo libro, citando quanto scritto a pagina 441 dagli antropologi francesi Marcel Griaule e Germane Dieterlen nella loro opera “Le Renard pâle” (Parigi, 1965): «Gli uomini albini sono la testimonianza lasciata sulla Terra delle scottature subite da Nommo al momento della sua discesa; si dice che siano “la traccia della scottatura”, la cicatrice del Nommo»; ciò viene ingenuamente messo dai Dogon in relazione al fatto che l’arca di Nommo, cioè la sua astronave, era «rosso come il fuoco … quando atterrò, divenne bianco».

[3] il racconto è volutamente romanzato e suggestivo.

[4] ciò invero non è esatto; ammetto di aver subito la cattiva influenza, in questo caso, del film di fantascienza “ATMOSFERA ZERO” (UK, 1981).

[5] si veda il libro “2000 a.C. Distruzione Atomica” di David Davenport ed Ettore Vincenti, SugarCo Edizioni, Milano, 1979.

[6] uno per tutti: lo splendido “Dizionario UFO – Glossario di Preastronautica” di Ulrich Dopatka, Sperling & Kupfer, Milano, 1980.

[7] si veda il libro “I Segreti di Atlantide”, Otto Muck, Edizione Euroclub Italia, 1986.

– http://fabiosiciliano.wordpress.com/1995/03/16/16031995-gli-antichi-ariani-erano-alieni/

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