Gnocca & Motori: L’auto ad aria compressa, Tra realtà e mito

Pubblicato: febbraio 26, 2012 in Eccentricities, Rubrica: Gnocca&Motori!
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Quest oggi la rubrica Gnocche & Motori propone un articolo che poco ha a che fare con le gnocche… e poco coi motori, direi proprio per niente, vale la pena però sacrificare le nostre preparatissime test-driver e i nostri cofani bollenti per puntare il nostro mirino verso qualcosa di futuristico seppure nella sua semplicità tecnologica.

L’auto ad aria compressa ha rappresentato un tema assai dibattuto in rete negli ultimi anni: come tutti i temi circondati da un alone di mistero, ha causato divisione e dibattito.

Nella dialettica tra sostenitori e detrattori dell’auto ad aria compressa, tra i primi non sono mancati coloro i quali ritengono che l’auto ad aria compressa sia una innovazione potenzialmente così disruptive, il cui affermarsi sul mercato sarebbe stato impedito solo dal sabotaggio da parte dell’establishment – ed in particolare da parte di industria automobilistica attuale ed industria del petrolio – determinato a difendere lo status quo con ogni mezzo, pur di non perdere il proprio predominio.

In realtà, il tema sembra essere ben più complesso: semplificando all’estremo, va detto che sussistono motivazioni di tipo tecnologico, di sicurezza ed anche economico che fanno dei veicoli ad aria compressa una alternativa non realistica. I prototipi visti finora hanno palesato dei limiti oggettivi di questa tipologia di vettura, che sembra mostrare un’efficienza complessiva notevolmente inferiore a quelle a trazione tradizionale o anche elettrica.

L’aria compressa è per sua natura una tecnologia che presenta parecchi limiti come densità energetica immagazzinabile: ciò significa che per avere una potenza accettabile, questo tipo di veicoli dovrebbero essere dotati di bombole enormi (e le bombole in pressione, più grandi sono, più devono essere di materiali pesanti per non essere pericolose). Senza dimenticare l’incommmensurabile divario a livello di budget e ricerca e sviluppo in questa tecnologia, rispetto alle altre alimentazioni, cosa che per esempio non sembra stia succedendo con le auto elettriche.

Anche il presunto minore impatto ambientale delle auto ad aria compressa è stato vigorosamente contestato: per comprimere l’aria c’è bisogno di energia, e tanta, che poi viene immagazzinata nelle bombole. L’aria compressa, poi, viene trasformata in energia meccanica, ma è noto come ad ogni passaggio e trasformazione avvenga una perdita, mentre esistono auto – le auto elettriche – che trasformano direttamente energia elettrica in meccanica. Dunque anche a livello di emissioni prodotte, l’auto ad aria compressa non ha mai passato l’esame, come si direbbe in gergo.

Va anche detto che i precedenti non giocano certo a favore delle sorti di questo tipo di veicolo. Nel 2001, al Motorshow di Bologna, venne presentata da un ingegnere francese con un passato di progettista di motori F1 alla Williams, Cyril Guy Nègre, una vettura ad aria compressa che sembrava dovesse essere pronta ad esordire sul mercato. Una utilitaria leggerissima fatta di alluminio e fibra di resina, alimentata appunto da un motore ad aria compressa. Leggera come il vento ed alimentata ad aria, non poteva che chiamarsi Eolo. Secondo Guy Nègre, l’auto avrebbe potuto percorrere 100 km con una spesa di 0,77 euro, senza inquinare, visto che dal tubo di scappamento usciva solo aria fredda, cosa che scatenò la curiosità di stampa ed appassionati e fece partire la corsa agli ordinativi.

Venne previsto di cominciare la produzione di Eolo in Italia nel 2002, ma tuttavia non si ebbero più notizie del progetto. Novanta operai e progettisti furono assunti e cassintegrati praticamente il primo giorno di lavoro senza potere costruire una sola vettura. La realtà è che Eolo era tutto fuorchè un veicolo commercializzabile. Addirittura si narra che un famoso magazine automobilistico italiano ebbe l’occasione di provare Eolo, salvo fare solo mezzo chilometro per fermarsi e non ripartire più: si erano ghiacciate alcune parti del motore. I meccanici fecero sparire l’auto in fretta e furia dagli occhi dei giornalisti e non se ne seppe più nulla.

Airpod Invece, incredibilmente, Guy Nègre è tornato a fare palare di sè nel 2008 con Airpod, una microcar ad aria compressa che sembra avere superato le disavventure di Eolo. Airpod è un veicolo lungo appena due metri e sette centimetri, largo uno e 60 e alto uno e 74, ha tre posti veri, si guida con un joystick e raggiunge i 45 km/h (o gli 80 km/h a seconda della versione). Postiamo il link ad un video della CNN che ci darà qualche idea più concreta su questo curioso veicolo.

Guy Nègre con la sua auto ad aria compressa, la Airpod

Ma non c’è solo il video della CNN a testimoniare che almeno per funzionare, Airpod funziona! Airpod è entrato per un certo periodo in funzione come auto di cortesia al principale aeroporto parigino, il Charles de Gaulle. Sembrerebbe anche che la KLM stia testando un paio di queste vetture e che nuovi ordinativi siano stati fatti da AirFrance, Lyonnaise des Eaux e il Comune di Nizza. Quanto alla data di entrata in commercio, è stata di volta in volta slittata dal 2009 al 2010 e poi al 2011, ma non vi sono certezze. Il prezzo dovrebbe aggirarsi attorno ai 7.000 €.

Ma… la sopresa è che non si tratta dell’unica auto ad aria compressa prevista in circolazione a breve, come vedremo ora.

AirCity Altra vettura dai natali francesi, ben più spaziosa rispetto alla AirPod: ha 3 posti davanti (il guidatore col volante in mezzo…) e 2 che si possono aggiungere sul retro. Dovrebbe avere buone prestazioni (velocità massima 110 km/h) ed entrare in commercio in Francia nel 2012 al prezzo di 8.000 € circa.

L’AirCity, un altro modello di auto ad aria compressa

AirOne Si chiama come la più nota compagnia aerea questa microcar scoperta ad aria compressa, una piccola vettura per il tempo libero che ricorda da lontano la Citroën Méhari, il veicolo reso noto soprattutto dall’esercito francese.

Un prototipo molto basic, con una struttura fatta di un pezzo unico, sedili inclusi. I pedali ed il volante sono personalizzabili in funzione della stazza del conducente. Anche AirOne dovrebbe entrare nel mercato tra il 2012 ed il 2013, ad un prezzo (3,500 Euro) che potrebbe renderla appetibile in qualche mercato di paesi emergenti.

Ah, se volete il tettuccio e le finestre, ovviamente si può, ma bisognerà sborsare altri duemila euro.

L’AirOne, un modello di auto ad aria compressa per il tempo libero

Engine Air L’auto, o meglio il motore, ad aria compressa che viene dall’Australia. Il suo ideatore è un nostro emigrante, Angelo Di Pietro.

Engine Air, l’auto ad aria compressa australiana

AirFamily Ultima nella nostra rassegna, la AirFamily. Poco più che un concept, ad oggi, ma con un discreto contenuto di design: di lei siamo riusciti a sapere che sarà una vettura lunga 4 metri e dieci con un rivoluzionario sistema di auto-refill dei serbatoi che ne dovrebbe estendere l’autonomia, altro punto notoriamente dolente delle auto ad aria compressa. Secondo i suoi progettisti, AirFamily dovrebbe fare il suo esordio sul mercato nel 2013. Prezzo: si comincia a salire sui 13,000 Euro.

La AirFamily, un concept di auto ad aria compressa rivoluzionario

Insomma, come avrete capito, non siamo certo tra coloro i quali pensano che l’auto ad aria compressa possa costituire una opzione realistica di mobilità sostenibile, ma va riconosciuto che anche il mondo dell’auto ad aria compressa ha il suo fascino.

L’auto ad aria compressa fatica a farsi spazio, ma è un mondo popolato da storie di visionari, con il suo indiscutibile fascino, che apre sempre nuove prospettive.

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Risorse sull’auto ad aria compressa:

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