Nuotando dell’Aria

Pubblicato: marzo 28, 2012 in Musica & Parole
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“Stava andando via…

Lui la fermò e le chiese: “Come mai hai preso questa decisione, non mi ami più?”

E lei a quel punto rispose con voce tremolante ed emozionata: “Non è che non ti amo più, è che potrei amarti ancor di più un giorno e quel giorno potrebbe essere quello in cui tu finirai di amarmi , e questo mi fa impazzire…”

se ne andò… Si separarono con la consapevolezza di amarsi ancora tanto entrambi...”

Sapete alle volte anche lasciandosi andare, ognuno per la propria strada, può servire a ritrovarsi un giorno sulla stessa e ripercorrerla insieme, perchè è chiaro:

“Trovarsi, amarsi, lasciarsi per poi ritrovarsi, se c’è un forte sentimento… e quel sentimento è l’ Amore”.

Penso, sono, quindi credo.

Credere ha un significato molto ambiguo che si perde nelle profondità dell’inconscio.

Credere vuol dire soprattutto non conoscere, e quindi ignorare la risposta che ci attende oltre il buio, o aldilà di una vetta aspra, credere è accettare che possa essere, se poi nel credere si accetta che sia quella diventa fede.

Possiamo credere allora che vedremo un panorama da toglierci il fiato e che quel panorama sarà lì a soddisfare il nostro desiderio di sentirci  ripagati da un supplizio magari ingiusto, da una fatica che non volevamo affrontare ma ci siamo imposti di affrontare, volenti o nolenti…

Credere che sia quando poi sarà, nell’attesa ci consente di assaggiare il sacrificio e prepararci a qualcosa che davvero sentiamo crescere dentro di noi, forte, pulsante, dirompente, senza limiti… un biglietto sola andata per il viaggio della vita.

Credere che sia se poi non avverrà ci spaventa, è una duplicità, una moneta che ruota nell’aria lanciata in alto verso il sole, ci accieca, ci fa trattenere il fiato, talvolta solo il pensiero che non possa avverarsi ci fa sprofondare in quel secondo di angoscia lungo una vita…

Sarebbe una grossa fregatura vivere l’Inferno per guadagnarsi il Paradiso e.. e ritrovarsi all’Inferno.

Come bisogna interpretare razionalmente l’irrazionale?

C’è un modo per l’uomo di arrivare così tanto in profondità e giungere talmente nel profondo da toccarlo, non inteso come Baudelaire nel suo spleen, toccare il fondo e allora solo lì comprendere dove si è giunti e spingere con i piedi per ritornare in superficie. Intendo esplorare il fondo, restarvici, resitere, perchè nessuno si è mai lanciato consapevolmente nelle profondità dell’essere e si è sentito così lucido da comprenderlo, o come altri mauvais più moderni del XX secolo, magari meno nobili, non hanno avuto più un corpo che potesse reggere il peso di tale consapevolezza.

A che scopo spingersi nelle profondità, abbandonando il concetto di spleen, per esplorare l’animo umano, mi domando se per riuscire ad ottenere le risposte che non si hanno si possa evitare di vivere attimo per attimo la vita di tutti i giorni passando all’esplorazione profonda del proprio essere, nel mare dello spleen, senza lasciarsi risucchiare.

Quanto più ci si sforzi ad occupare la mente in attesa di una nuova prospettiva si diventa poco a poco ombra di se stessi:

Strano ritrovarsi a scavare nei sogni
e cercati solo la.
la tua carnalità più viva della terra stessa,
unica in tutti i suoi più fragili anfratti
mi attraversa l’anima come un brivido,
ho sfogliato il mio pensiero
l’ho narrato al tuo cuore,
ma non è bastato a stravolgere il tuo animo
strano a ritrovarsi qua
e vedersi ombra di se stessi.

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