Archivio per aprile, 2012

25 Aprile 2012,

Il giorno della Liberazione:

Il mio cuore è l’Italia,

i miei polmoni sono i miei connazionali,

oggi stanchi e troppo patiti,

La mia fede nell’avvenire è credere nel popolo

che all’ombra di un Tricolore sgualcito

si spezza la schiena ma non piega la testa .

Gabriele Bruno – Utrecht (Paesi Bassi)

1- Perché hai deciso di lasciare il tuo posto in banca ed avviare un’azienda agricola?
Per vari motivi. Con la mia amica Francesca, che ora è mia socia in affari, si era sempre parlato di realizzare qualcosa insieme. Lei è un’enologa e prima di Tunia lavorava per una cantina di Como. Eravamo stanche del lavoro da dipendente. Poi la banca in cui ero assunta è stata investita dalla crisi, il clima aziendale è peggiorato e molti di noi, soprattutto i più giovani, hanno iniziato a guardarsi intorno per trovare un’alternativa a quell’occupazione. La mia amica ed io ci siamo dette “ora o mai più”, così nel corso del 2008 abbiamo cercato un’azienda vitivinicola in Toscana da poter rilevare. Io sono originaria di Piombino e in questo modo mi sarei riavvicinata a casa, lei ha studiato a Pisa ed è affezionata al territorio. In pochissimo tempo abbiamo individuato quello che faceva al caso nostro, una proprietà ricavata dal frazionamento di un’estensione di 300 ettari appartenente all’università di Firenze. Nel luglio 2008 ho dato le dimissioni e a dicembre abbiamo concluso le trattative di acquisizione.

2- Quali sono state le difficoltà iniziali?
Doversi reinventare completamente. Sia io che la mia socia non eravamo abituate a non aver nessuno che ci dicesse cosa fare. In secondo luogo la creazione del giro d’affari per la tua azienda, se non sei abbastanza brava rischi di far passare troppo tempo senza concludere nulla. La maggiore difficoltà è stata però quella di impostare un sistema di lavoro che poi diventerà quello su cui baserai tutta la tua attività.

3- Avete ricevuto sovvenzioni da enti terzi?
Quando ci siamo insediati no. Fin dall’inizio ci siamo costituiti come società e il settore primario, allo stadio dell’insediamento, non prevede contributi per le società ma soltanto per le persone fisiche. Abbiamo in seguito goduto di fondi europei quando abbiamo ristrutturato i vigneti.

3- Hai dovuto studiare per prepararti ad un contesto lavorativo sconosciuto?
Quello che ho fatto all’inizio è stato affiancare la mia socia, che possiede le giuste competenze nell’ambito produttivo. La parte amministrativa e gestionale – quella di cui mi occupo io – allora non esisteva ancora perché l’azienda era appena nata. Stavo sempre con lei per imparare tutto quello che c’era da sapere sull’enologia. In più ho iniziato a frequentare la CIA, la Confederazione Italiana degli Agricoltori, ed è stato fondamentale perché ho capito come ci si deve muovere nel mondo agricolo, un mondo che allora non mi apparteneva.

5- Sei soddisfatta della tua scelta? Quali sono i pro e i contro?
Sono soddisfatta, perché lavorare a qualcosa che è tuo non ha eguali, è fonte di entusiasmo. Mi manca la vita di città perché è più dinamica e vivace ma la campagna ti dà l’indubbio vantaggio di essere a contatto con la natura e la possibilità di riscoprire se stessi.

6- Cosa pensi del settore agricolo italiano?
Quello dell’agricoltura è un mondo affatto banale per chi non c’è nato o non proviene da una tradizione contadina. Segue logiche tutte sue, diverse da quelle dell’ambito produttivo generale. E’ però anche molto stimolante perché è tutto da inventare dal punto di vista imprenditoriale dato che su alcuni aspetti sconta un ritardo notevole.

Chiara Innocenti, 35 anni, una laurea in economia e un posto in banca. Fino a quando nel 2008 non decide di abbandonare tutto, trasferirsi a  Civitella in Val di Chiana (AR) e fondare con un’amica enologa un’azienda vitivinicola a cui dà il nome della divinità etrusca preposta alla maturazione dei frutti, Tunia. Oggi, lontana dalla frenesia metropolitana e da capi a cui dover rendere conto, Chiara produce e vende vini, grappa e olio sotto il caldo sole della Toscana. Ecco il racconto di come è diventata imprenditrice agricola. 

Un esercito di cinque milioni: sono le persone che in Italia aspirano a un lavoro. Lo rileva l’Istat, ricordando che nel 2011 gli inattivi che non cercano un impiego ma sono disponibili a lavorare sono 2,9 milioni, rappresentando un aggregato più ampio di quello dei disoccupati in senso stretto, pari a 2,1 milioni.

Nel 2011 le persone che hanno rinunciato a cercare un posto di lavoro sono aumentati del 4,8% (+133 mila unità) raggiungendo il livello piu’ elevato dal 2004. In percentuale delle forze di lavoro si passa dall’11,1% del 2010 all’11,6% del 2011. Lo rileva l’Istat, diffondendo gli indicatori complementari al tasso di disoccupazione e aggiungendo che ”in questo contesto, il divario di genere continua a rimanere elevato”.

Nel 2011 i ‘sotto occupati’ part time sono 451 mila unita’ (+3,9%, pari a 17 mila unita’ in piu’ rispetto al 2010) e rappresentano l’1,8% del totale delle forze di lavoro. Nell’Unione Europea l’incidenza e’ superiore, pari al 3,6%. Lo rileva l’Istat, spiegando che il segmento della sottoccupazione piu’ vicino alle situazioni di criticita’ individuate dalla disoccupazione e’ quello rappresentato dai lavoratori a orario ridotto che vorrebbero svolgere un numero maggiore di ore di lavoro, ma non ne hanno l’opportunita’.

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Italiani Una Rivoluzione Silenziosa Part. III

Accesso e Descrizione

Località di partenza: Foresto 490 m. slm
Fine Percorso: 740 m. slm
Dislivello:  250 m.
Tempo di percorrenza: 2 ore  circa
Difficoltà:  D   (difficoltà principale II e III cascata)
Attrezzatura: Casco e imbracatura da roccia, 1 dissipatore di
energia,  2 longes e  2 connettori da ferrata.

Accesso stradale:  Autostrada A 32  uscita  Chianocco. Proseguire per
Bussoleno sulla SS  25.  Superato il paese in direzione Susa al bivio
per Foresto svoltare a destra e raggiungere la piazza della chiesa.

Descrizione: La Via Ferrata dell’ Orrido di Foresto non è una novità, anzi molti escursionisti ed alpinisti con qualche anno di attività alle spalle forse l’ hanno già percorsa. Di fatto la Via, di recente fattura, non è altro che la ricostruzione di un vecchio itinerario, attrezzato negli anni 60 da un gruppo di volontari, appartenenti al Club Alpino Italiano. La via è stata utilizzata per circa un ventennio, poi chiusa, ed in parte smontata, in quanto divenuta eccessivamente pericolosa. Nel Novembre del 2003, su iniziativa delle Guide Alpine della Valle e con i denari stanziati dal Comune di Bussoleno, la “ Via Ferrata dell’ Orrido di Foresto ” è stata ricostruita e leggermente variata nel suo percorso originale, per meglio sfruttarne alcune zone e nel contempo renderla più sicura. Oggi il nuovo percorso presenta molto più “ ferro “ di quello originale, il che facilità e rende la salita più agevole, pur rimanendo un itinerario di una certa difficoltà con un paio di brevi tratti molto impegnativi.


L’ itinerario si snoda completamente all’ interno della profonda gola, scavata in tempi antichi dal Rio Rocciamelone, nelle tenere rocce calcaree che sovvrastano l’ abitato di Foresto, l’ ambiente è tetro e spettacolare nel medesimo tempo, il torrente che scorre impetuoso costantemente sul fondo del canyon, crea cascate e pozze straordinarie, tanto da impressionare l’ escursionista non abituato a certi ambienti.

I fianchi dell’ Orrido sono molto scoscesi e ripidi ed in molti tratti verticali o strapiombanti, pertanto non offrono nessuna via di fuga, il che rende il percorso decisamente emozionante.

Note: è fortemente consigliato non affrontare il percorso in presenza di piene o comunque quando il torrente ha una grossa portata d’ acqua e tanto meno in periodi piovosi o temporaleschi.

Itinerario: itinerario d’ ambiente, con alcuni brevi tratti strapiombanti, presentanti difficoltà tecniche. Il percorso non deve assolutamente essere affrontato in presenza di piene o comunque quando il torrente ha una grossa portata d’ acqua, in quanto sono obbligatori almeno 4 guadi che potrebbero diventare pericolosi; senza contare che nella seconda e terza cascata, l’ itinerario si snoda molto vicino alla caduta stessa dell’ acqua obbligandoci ad una doccia forzata.

Inoltre è consigliabile non avventurarsi in periodi piovosi o peggio ancora temporaleschi, in quanto diviene realistico il pericolo di caduta di pietre dalle pareti dell’ Orrido.

Oltrepassare la palestra di arrampicata ed affrontare il primo guado su di un minuscolo sbarramento, risalire facilmente il fondo del torrente fino a che la gola si stringe, quindi affrontare il secondo guado e portarsi all’ attacco della Via Ferrata. Percorrerne il primo tratto, semplice e a pochi metri sopra l’ acqua, fino all’ inizio della prima cascata, superarla per facili scalinate, dopo di chè iniziare il lungo traverso che con percorso ascendente, si inoltra nella gola che diviene mano a mano più stretta fin nel caratteristico anfiteatro della seconda cascata, superarla lungo una scala verticale per oltre 30 m. Quindi con percorso più agevole, ma molto suggestivo arrivare al terzo guado, che da accesso alla terza cascata, un primo tratto facile ma sovente bagnato porta ad un piccolo strapiombo superato il quale con un estetico traverso si raggiunge il quarto guado.

Attraversato un minuscolo bosco all’ interno della gola, si gira oltre uno spigolo e ci si immette nella bellissima Marmitta Dei Giganti che da origine alla quarta cascata; superata la quale l’ ambiente cambia, diventando più ampio e luminoso.

Si sale ora lungo un diedro inclinato, per poi scavalcare una piccola cresta e immettersi su di un ultimo muro verticale, oltre il quale si entra nel bosco per il momento ancora ripidissimo,

si segue il cavo lungo una traccia di sentiero fino al termine delle difficoltà. Ancora un ripido sentiero che con alcune giravolte ci conduce nella parte superiore da dove si incontra la mulattiera di discesa.

Incremento di suicidi in Italia tra disoccupati e imprenditori

Eures: nel 2010 sono aumentati del 2,1%. Le categorie a rischio restano gli uomini che perdono il lavoro e gli esodati*
Non solo disoccupati, ma anche imprenditori, liberi professionisti ed esodati in Italia decidono sempre di più di suicidarsi a testimonianza del fatto che l’impatto della crisi sul mondo del lavoro interessa tutti i settori, da quello subordinato a quello autonomo.

Secondo i dati del secondo rapporto Eures sui suicidi in Italia, c’è una scia di sangue che segna il nostro Paese al tempo della crisi, con un disoccupato che ogni giorno sceglie di suicidarsi per la disperazione: sono stati 362 nel 2010 i suicidi dei disoccupati, un dato che supera ulteriormente i 357 casi del 2009, che già rappresentavano una forte impennata rispetto ai 270 suicidi accertati in media del triennio precedente.

Tra i disoccupati, la crescita dei suicidi riguarda principalmente coloro che hanno perduto il lavoro (272 suicidi nel 2009 e 288 nel 2010, a fronte dei circa 200 degli anni precedenti), mentre l’aumento è meno marcato tra quanti sono alla ricerca della prima occupazione (85 vittime nel 2009 e 74 nel 2010, a fronte delle 67 in media nel triennio precedente).

Inoltre nel 2010 si sono registrati 336 casi di suicidio tra i lavoratori autonomi. Nel 2009 tra gli autonomi i suicidi erano stati 343. Più in dettaglio, spiega l’Eures, nel 2010 si contano 192 vittime tra i lavoratori in proprio (artigiani e commercianti) e 144 tra gli imprenditori e i liberi professionisti (sono state 151 nel 2009), costituite in oltre il 90% dei casi da uomini, confermando come tutte le variabili legate a fattori materiali presentino indici di mascolinità superiori a quello già elevato rilevato in termini generali.

Per quanto riguarda l’ultimo biennio, 2009-2010, si è verificato un “importante aumento” dei casi di suicidio in tutte le fasce d’età, minori esclusi, con un particolare riferimento alla fascia 45-64 anni, nella quale si concentra anche il problema dei cosiddetti “esodati”, ovvero di quei lavoratori usciti dal mercato del lavoro attraverso canali di protezione sociale e che l’attuale riforma Monti-Fornero del sistema pensionistico, rischia di lasciare totalmente privi di reddito.

In generale, dopo l’aumento dei suicidi registrato nel 2009, con 2.986 persone che si sono tolte la vita contro le 2.828 del 2008 (+5,6%), prosegue nel 2010 la crescita del fenomeno in Italia, dove i suicidi accertati salgono ancora, del 2,1%: 3.048 persone si sono tolte la vita. Il “rischio suicidario” è più alto tra i maschi e, a livello regionale, colpisce di più il Nord, anche se la crescita record si è registrata al Centro.

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Italiani Una Rivoluzione Silenziosa Part.II

È lui che torna a casa sbronzo quasi tutte le sere
e quel silenzio tra noi due che sembra non finire
quando lo svesto, lo rivesto e poi lo metto a letto,
e quelle lettere che scrive e poi non sa spedirmi…
forse lasciarlo sulle scale è un modo di salvarmi.

E tu che hai preso in mano il filo del mio treno di legno
che per essere più grande avevo dato in pegno:
e ti ho baciato sul sorriso per non farti male
e ti ho sparato sulla bocca invece di baciarti
perché non fosse troppo lungo il tempo di lasciarti.

Forse non lo sai ma pure questo è amore.

E l’alba sul Danubio a Marco parve fosforo e miele
e una ragazza bionda forse gli voleva dire
che l’uomo è grande, l’uomo è vivo, l’uomo non è guerra;
ma i generali gli rispondono che l’uomo è vino
combatte bene e muore meglio solo quando è pieno.

E il primo disse: “Ah sì? Non vuoi comprare il nostro giornale?!”
E gli altri: “Lo teniamo fermo tanto per parlare”
ed io pensavo: “Ora gli dico: Sono anch’io fascista” –
ma ad ogni pugno che arrivava dritto sulla testa
la mia paura non bastava a farmi dire basta.

Forse non lo sai ma pure questo è amore.

Ed il più grande conquistò nazione dopo nazione,
e quando fu di fronte al mare si sentì un coglione
perché più in là non si poteva conquistare niente;
e tanta strada per vedere un sole disperato
e sempre uguale e sempre come quando era partito.

Bello l’eroe con gli occhi azzurri dritto sopra la nave
ha più ferite che battaglie, e lui ce l’ha la chiave.
Ha crocefissi e falci in pugno e bla bla bla fratelli
ed io ti ho sollevata figlia per vederlo meglio
io che non parto e sto a guardarti e che rimango sveglio.

Forse non lo sai ma pure questo è amore.

  • Solo qualche nota, a commento di un testo molto chiaro nel suo messaggio generale .Una serie di flash su vicende che declinano in varie forme – talora in modo un po’ “strano” – il sentimento di amore (non necessariamente nel senso erotico-passionale del termine).

Il montaggio sincopato di sequenze è implicitamente richiamato anche nel titolo, che cita, con ogni evidenza, l’omonimo film di Kubrick (1964).

Una donna oppressae forse maltrattata – dal marito alcolizzato.
Il medesimo Vecchioni che pratica l’eutanasia ad una sua relazione sentimentale.
Marco Aurelio costretto a fare la guerra in Pannonia, quando invece vorrebbe scrivere i suoi Pensieri.
La vittima di un pestaggio fascista.
Alessandro Magno disilluso di fronte all’immensità dei suoi sogni.
Garibaldi, dritto sullo scoglio di Quarto, alla partenza per le Due Sicilie.
Ancora l’Autore, che ascolta l’arringa dell’Eroe dei Due Mondi, ma non si unisce a lui e si immerge nel tepore degli affetti familiari.”

Versione Francese:

C’est lui qui rentre bourré quasiment chaque soir
et ce silence entre nous deux qui ne semble jamais finir
quand je le déshabille, le rhabille et puis le couche,
et ces lettres qu’il écrit et puis ne m’envoie jamais…
Le laisser sur l’escalier, c’est juste une façon de me sauver.

Et toi, qui as pris dans les mains le fil de mon train en bois
que j’avais engagé pour me sentir plus grand,
je t’ai embrassée sur le sourire pour ne pas de faire de mal
et j’ai tiré sur ta bouche au lieu de t’embrasser
pour que le temps de te quitter ne soit pas trop long.

Peut-être tu ne sais pas, mais ça aussi c’est l’amour.

Et Marc voyait l’aube sur le Danube comme phosphore et miel
et une fille blonde peut-être voulait-elle lui dire
que l’homme est grand, l’homme est vivant, l’homme n’est pas guerre
mais les généraux lui répondent que l’homme est vin,
il combat bien et meurt mieux seulement quand il est plein.

Et le premier dit: “Bon, tu ne veux pas acheter notre journal?”
et les autres: “On le tient en place tant pour parler un peu”,
moi je pensais: “Je vais leur dire que moi aussi je suis fasciste”,
mais à chaque coup qu’on me balançait juste sur la tête
ma peur ne suffisait pas pour me faire dire Arrêtez

Peut-être tu ne sais pas, mais ça aussi c’est l’amour.

Et le plus grand conquérit une nation après l’autre
mais bien en face de la mer il se sentit un con
car on ne pouvait plus rien conquérir au-delà d’elle,
tant de chemin pour voir un soleil déséspérant,
toujours égal, toujours le même depuis son départ

Qu’il est beau, le héros aux yeux bleus débout sur le bateau,
plus de blessures que de batailles, et il a bien la clé,
et crucifix, faucilles au poing et bla-bla-bla mès frères,
je t’ai soulevée ma fille pour mieux le voir
moi qui ne pars pas, et qui régarde et qui reste éveillé.

Peut-être tu ne sais pas, mais ça aussi c’est l’amour.

Al gelo della notte limpida su una delle tante cime della Val Sangone, quando la luna veste di un manto argentato i pascoli e manda a dormire le grigie fessure di roccia, all’alpinista non resta che immaginare cosa resti laggiù oltre la sua memoria, oltre i suoi muscoli indolenziti, le dita artritiche sulle labbra spaccate, il cui bruciore sembra un sollievo quando vengono poco a poco stuzzicate da esse, un torpore pervade il corpo ricoperto di sale abbandonato su quell’ amena asperità dove qualche devoto ha eretto una croce di bronzo per qualche grazia ricevuta o qualche altro ha lasciato la foto di un suo caro scomparso, un modo anche questo per credere di dare la pace a chi è andato via prima di averla trovata.

Aggomitolato tra una scomoda fetta di roccia e una coperta lisa, egli porta i sui occhi miopi nella notte oltre una frontiera da immaginare.

Si mima con le mani il disegno naturale di una via, di cui si possono solo intuire i passaggi impervi cosìcchè il corpo eccitato da una mente ballerina si fa trasportare in un tango sensuale proprio quando è mezzanotte o quasi e non si sente il campanile coi suoi rintocchi, nè più la propria donna e le sue carezze.

Mi accorgo di essere sopra la morena, quando vorrei fare l’amore, e non appena il sonno mi ha avvolto nella sua morsa, vacilla la mente che di quella frontiera ne è diventata clandestina, dapprima fredda e calcolatrice e alla fine inerte e passeggera. Incostante nel generare pensieri e sorpresa dai ricordi scorgendo il rifugio lontano lontano, tiro il fiato e mesto mi sollevo per ritagliarmi un angolo di perversione onirica nell’umido bivacco con la solenne convinzione che sono solo un alpinista di passaggio.

L’espressione Mani pulite designa una stagione degli anni novanta caratterizzata da una serie di indagini giudiziarie condotte a livello nazionale nei confronti di esponenti della politica, dell’economia e delle istituzioni italiane. Le indagini portarono alla luce un sistema di corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti ai livelli più alti del mondo politico e finanziario italiano detto Tangentopoli[1]. Furono coinvolti ministri, deputati, senatori, imprenditori, perfino ex presidenti del Consiglio.

Le inchieste furono inizialmente condotte da un pool della Procura della Repubblica di Milano (formato dai magistrati Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo, Francesco Greco, Gherardo Colombo, Tiziana Parenti, Ilda Boccassini e guidato dal procuratore capo Francesco Saverio Borrelli e dal suo vice Gerardo D’Ambrosio) e allargate a tutto il territorio nazionale, diedero vita ad una grande indignazione dell’opinione pubblica e di fatto rivoluzionarono la scena politica italiana. Partiti storici come la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Italiano, il PSDI, il PLI sparirono o furono fortemente ridimensionati, tanto da far parlare di un passaggio ad una Seconda Repubblica.
Il primo ad usare l’espressione Mani pulite fu il politico italiano Giorgio Amendola, deputato per il Partito Comunista Italiano, in un’intervista a Manlio Cancogni pubblicata da Il Mondo, il 10 luglio 1975, in risposta alle critiche che venivano mosse all’onestà nella gestione delle amministrazioni pubbliche allo stesso PCI: «Ci hanno detto che le nostre mani sono pulite perché non l’abbiamo mai messe in pasta. Come se non si potessero avere dei grandi affari amministrando l’opposizione in una certa maniera». L’espressione Mani pulite fu ripresa e usata, poi dal giornalista e scrittore italiano Claudio Castellacci in un libro dal titolo omonimo pubblicato nel 1977. Tre anni più tardi il presidente della Repubblica Sandro Pertini, in un discorso ai giovani, tenuto nel 1980, disse: «Chi entra in politica, deve avere le mani pulite».

In un’accezione ristretta, l’indagine “Mani pulite” è quella gemmata dal “fascicolo virtuale” (n. 9520) aperto alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Milano nel 1991 dal pool.

In un’accezione allargata, di “Mani pulite” si parla anche per le altre indagini per reati contro la pubblica amministrazione condotte nello stesso periodo dalla procura di Milano (es. ENI-Sai) e, più in generale ancora, in tutte le altre procure italiane che diedero corso nel medesimo periodo ad indagini contro il malaffare in politica (si parlò di “Mani pulite” napoletana per le indagini contro Francesco De Lorenzo, Antonio Gava e Cirino Pomicino, di “Mani pulite” romana per le indagini su Moschetti, di “Mani pulite” genovese, piemontese, ecc.).

Abbiamo visto il documentario Silvio Forever su Silvio Berlusconi, un prodotto italiano che descrive una situazione italiana. Questo documentario inglese descrive invece la situazione del nostro Presidente del Consiglio vista con occhi diversi, una visione forse più distaccata della nostra ma non meno lucida. Partendo dalla sua nascita imprenditoriale e passando per la “discesa in campo” ci troveremo di fronte a qualche cameo, vedremo ad esempio un Giuliano Ferrara ai tempi non ancora “berlusconiano” ed il famoso “contratto con gli italiani”, vedremo il suo amico, poi nemico, poi ancora amico Umberto Bossi ma soprattutto potremo valutare il punto di vista british della più unica che rara realtà italiana.

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MikeCriss Blog - Silvio Berlusconi The Italian...

MikeCriss Blog - Silvio Berlusconi The Italian Tycoon (Photo credit: mikecrissflick)

i sexy segreti del bagno del Bar Schizzo:

Scorie è stato un programma televisivo di Rai 2 condotto prima da Nicola Savino, Dj Angelo e Laura Barriales (2007-2009), in onda il lunedì in seconda serata e in replica il sabato, sempre su Rai 2, nella fascia preserale con un collage dei momenti migliori (Scorie di Scorie). Tra gli ospiti fissi Rocco Tanica nelle vesti di “Maestro Sergione”.

Dal 16 settembre 2009 la conduzione va ad Elena Di Cioccio, sempre in diretta seconda serata, ma il mercoledì. Ospite fisso rimane Rocco Tanica con interventi di Giorgio Ganzerli, Brenda Lodigiani ed Antonio Ornano. Il commento sonoro è del Gruppo Elettrogeno, band milanese vicina ad Elio e le Storie Tese.

Il programma, realizzato in modo “aperto” in uno studio televisivo di Milano, incoraggia il pubblico a interagire con i conduttori e a portare filmati da casa, alcuni dei quali vengono trasmessi durante la trasmissione. Gran parte della trasmissione è realizzata utilizzando video bizzarri o fotomontaggi reperiti da internet, in molti casi già noti a chi frequenta il web.