Archivio per luglio, 2012

A Mambach, in Germania, dal 3 al 5 agosto, si vive come i Barbari, e la gara che richiama migliaia di turisti è il Sackschlagen, dove concorrenti con elmi di ferro in testa e abiti dell’epoca si battono a colpi di sacchi di patate. E lo stesso fascino della rievocazione storica, ma in chiave celtica, lo si ritrova in contemporanea nelle Marche, al Montelago Celtic Festival, dove tra birre, musica e accampamenti storici la disfida più attesa è quella del lancio della pietra.

Per chi invece cerca qualcosa di moderno il 18 agosto a Savolinna, in Finlandia c’è il Campionato mondiale del lancio del cellulare, con improvvisati atleti da tutto il mondo. Per i più tradizionalisti invece l’appuntamento è a fine agosto a Narni (Tr) con il Campionato italiano di lancio del ruzzolone, antico sport popolare ancora in grado di infiammare gli animi dietro un disco di legno che ricorda una forma di pecorino.

In uno strano mix tra bizzarro e tradizionale, tra nuovo e antico, sacro e profano il calendario di agosto è sempre più ricco di appuntamenti stravaganti ma capaci di calamitare masse di turisti, spinti dalla curiosità e dalla voglia di poter dire con divertimento e leggerezza «io c’ero».

«Già con le Feriae Augusti i romani celebravano agosto come un momento particolare, per festeggiare il raccolto e la terra fertile, una sorta di secondo carnevale» – spiega Claudio Visentin, docente di Storia del turismo all’Università svizzera italiana e presidente della «Scuola del turismo» – È come se ci fosse un “liberi tutti”, un momento in cui si ha voglia di cose anche apparentemente inutili ma che diano buon umore e senso di appartenenza: e il festival strano e strampalato ha proprio tutte queste caratteristiche». Ecco spiegato il successo della «Fiesta of the Ducks» a Can Picafort, nell’Isola di Maiorca: dagli anni Venti ogni ferragosto vengono liberate al largo 350 paperelle da catturare a nuoto. Dal 2006 gli animali sono stati sostituiti con copie in plastica, ma sulla spiaggia migliaia di persone sono pronte a tuffarsi.

Mentre erano 40 mila i partecipanti lo scorso anno a la Tomatina di Buñol (Valencia), e altrettanti ne sono attesi il 29 agosto: nata nel 1944 dopo una rissa spontanea a colpi di pomodori e osteggiata dalle autorità locali, nel1980 il Comune ha iniziato a promuovere questa «battaglia» diventata appuntamento internazionale. «Agosto è anche il periodo in cui molte famiglie tornano nei paesi d’origine, e c’è la voglia e il desiderio di rivivere quelle che sono le feste del territorio» – aggiunge Visentin – «E il turista diventa parte di quella tradizione, senza impegno ma con la curiosità e lo stupore di chi sta assistendo ad una sorta di messa in scena atavica».

Come la «Corsa degli Zingari» a Pacentro, nella Maiella, tra agosto e settembre: una corsa a piedi nudi lungo una ripida discesa tra sassi e rovi in onore della Madonna di Loreto o la Gara dei Castellers, costruzione di piramidi umane a Vilafranca del Penedés, in Catalogna, tradizione dedicata a San Felix e che l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità.

Le emozioni altrui si capiscono dai segni esteriori dal tono della voce, dal viso dai movimenti di mani e corpo:<<L’empatia richiede infatti di contemplare contemporaneamente, e ad alta velocità, punti di vista diversi e stati d’animo fluttuanti nel corso dell’interazione sociale.>>

Torna d’attualità la capacità di immedesimarsi negli stati d’animo di un’altra persona. Ma come e perché è possibile?

Nel 2006, parlando agli studenti della Northwestern University a Chicago, Barack Obama stigmatizza l’esistenza dell’«empathy deficit». Il riferimento all’empatia come fatto positivo è assai frequente nei discorsi del presidente americano, mentre sembra quasi assente nel frasario del suo predecessore, George W. Bush. Tre anni dopo il primatologo Frans de Waal pubblica un saggio, L’età dell’empatia , e nel medesimo anno esce il libro dell’economista e futurologo Jeremy Rifkin, La civiltà dell’empatia . Da quel momento in poi il tema si diffonde a macchia d’olio e diventa sempre più consueto parlare della capacità di immedesimarsi in un’altra persona fino al punto di coglierne i pensieri e gli stati d’animo. Ma cosa significa esattamente «empatia»? Perché e come è possibile «mettersi nei panni degli altri?

Uno studioso di estetica, Andrea Pinotti, spiega in un ampio studio apparso da poco ( Empatia. Storia di un’idea da Platone al postumano , Laterza), che il termine viene dal greco empatheia , composto da en , in, e pathos , affetto; tuttavia a noi moderni la parola arriva dal tedesco: Einfühlung , da ein , dentro, e Fühlung , emozione, equivalente dell’inglese feeling , termine che usiamo con una certa frequenza. Come si fa a capire l’emozione che c’è dentro l’altro? Dai segni esteriori, dalle espressioni del viso o degli occhi, dal tono di voce, dai movimenti delle mani e del corpo. Insomma guardando il «fuori» per capire il «dentro» dell’altro, un dentro che è altrimenti inaccessibile.

A introdurre nel nostro lessico questo termine sono stati due romantici tedeschi, J. G. Herder e Novalis, che usarono il termine Einfühlung per spiegare la risonanza che gli oggetti estetici (opere d’arte, quadri, statue, poesie ecc.) hanno nell’animo delle persone. Insomma, come ha ben inteso Obama, l’empatia richiede un assetto ricettivo, e insieme una virtù proiettiva, dal momento che capiamo gli altri a partire da noi stessi. Herder lo aveva scritto a chiare lettere: «Nel grado di profondità del nostro amor proprio sta anche il grado della nostra simpatia nei confronti degli altri, poiché in un certo modo possiamo sentire noi stessi solo negli altri». La comprensione dell’altro avviene per via analogica. S’appella all’empatia nei suoi interventi televisivi Roberto Saviano, e parla di empatia per spiegare il successo del suo ultimo libro, Fai bei sogni , Massimo Gramellini; e altrettanto potrebbero fare autori di canzoni di successo e di film di cassetta.

Ma si tratta di un sentimento che attraversa tutte le culture in tutti i tempi? Pinotti cita uno studioso giapponese della sfera emotiva, Takie Lebra, che spiega come nella sua lingua non esista la parola; quella che più si avvicina sarebbe omoiyari , che suggerisce l’identificazione con una condizione di vita migliore della nostra e non con lo stato sofferente di chi è messo peggio di noi. Bisogna però fare una distinzione tra «compassione» e «empatia»; la filosofa Martha Nussbaum in Intelligenza delle emozioni (il Mulino), spiega che l’empatia si prova prima di tutto in situazioni gioiose, mentre la compassione funziona solo nei confronti di chi si trova in uno stato negativo. Dunque, molti dei sentimenti empatici suscitati da situazioni di sofferenza si devono attribuire più precisamente alla compassione.

Detto questo, resta il problema da dove sorga l’empatia. Le neuroscienze ci hanno fornito da poco una spiegazione: i neuroni specchio. Giacomo Rizzolatti e i suoi collaborati hanno rilevato l’esistenza di neuroni che permettono di comprendere i gesti degli altri proprio come se li stessimo compiendo noi; è quella che Vittorio Gallese ha chiamato «simulazione incarnata». Ma se le cose stanno così, se tutti abbiamo i «neuroni specchio», come spiegare azioni quali quelle dell’attentatore dell’aeroporto di Burgas, di qualche giorno fa, o dello sparatore di Denver, durante il film di Batman, e gli altri terribili casi degli anni scorsi?

La domanda è cruciale e uno studioso di Cambridge, Simon BaronCohen, cerca di darci una risposta in La scienza del male. L’empatia e le origini della crudeltà (Cortina), pubblicato in queste settimane. Vi sarebbero due tipi differenti di situazioni che contemplano un abbassamento a zero del grado di empatia presente nelle persone: una negativa e una positiva. Al primo gruppo, analizzato in dettaglio da BaronCohen, appartengono i , gli psicopatici e i narcisisti; mentre i primi due possono commettere atti crudeli (lo psicopatico percepisce perfettamente quando fa il male), il terzo è solo fortemente egocentrico, ma non riesce, come gli altri due, a riconoscere l’importanza della bidirezionalità nelle relazioni. Al gruppo zero positivo appartengono invece coloro che sono affetti dalla sindrome di Aspenger, resa celebre dal film Rain man , e più in generale tutte le persone autistiche.

Questa parte dello studio dello psicologo suggerisce considerazioni interessanti sulla mancanza di empatia e sulla contemporanea capacità, che possiedono queste persone, di analizzare solo una cosa per volta, in modo ossessivo, e spesso geniale. L’empatia richiede infatti di contemplare contemporaneamente, e ad alta velocità, punti di vista diversi e stati d’animo fluttuanti nel corso dell’interazione sociale. Non sempre noi tutti siamo così rapidi e capaci di sintonizzarci sulla lunghezza d’onda dell’altro. Forse, al contrario di quanto pensano i neuroscienziati, non basta la fisiologia, ci vuole anche un po’ di ideologia, ovvero di allenamento continuato e costante, offerto dalla società, all’altruismo introspettivo.

Dos asociaciones distintas expresan su desacuerdo por los recortes del Gobierno y piden a Defensa que elimine gastos superfluos

Dos miembros de la AUME en una imagen de archivo. EFE

Las medidas de ajuste económico anunciadas por el Gobierno de Mariano Rajoy han levantado inquietud entre determinados círculos militares. “Nuestra capacidad de aguante tiene un límite”, señala en un comunicado la Asociación Unificada de Militares Españoles (AUME). Dicen que han sido “pacientes, tolerantes, solidarios y firmes”, pero que el Gobierno, con los últimos recortes, ha modificado las reglas del juego. Por eso aseguran que darán su apoyo a “toda iniciativa ciudadana que plantee la defensa de unos derechos que nunca debimos perder”. Plantearán movilizaciones, añaden, a través de las manifestaciones que legalmente se convoquen desde las plataformas de funcionarios o plataformas ciudadanas.

La asociación afirma que los militares “no se van a quedar de brazos cruzados” mientras se les trata como a unos “cabezas de turco”. “Arremeter contra el funcionariado, contra los militares, de esta forma unilateral desde una clase política que día tras día nos ilumina con bajezas, desaires y falta de ideas para afrontar esta situación, no nos merece gran respeto salvo el obligado por nuestra función”, dice el comunicado de la AUME.

Otra asociación, Militares por la Democracia, pidió este domingo al Ministerio de Defensa que no recorte los emolumentos del personal destacado en zonas de conflicto y que se mantengan todas las pagas del personal de guarnición en España o en misiones en bases o destacamentos de la OTAN en misiones ordinarias.

Unos y otros señalan otras posibilidades de ahorro y reclaman que el ministerio de Defensa suprima gastos superfluos. Exigen, por ejemplo, que se prescinda de vehículos oficiales, celebraciones con ocasión de tomas de mando, aniversarios de promociones, despedidas, fiestas de patronos, juras de bandera de civiles, bodas de plata… y gastos similares que resultan “radicalmente inadmisibles”, según ellos, en la actual situación de crisis y ante la rebaja de sueldos.

Pubblicato: luglio 25, 2012 in Video

Keynes blog

L’Euro non può essere un tabù. Ripristinare la leva del cambio consente non solo di agire sul livello dei prezzi relativi dei beni prodotti in paesi diversi ma anche sul valore delle attività e passività finanziarie senza influire sui rischi di rimborso del capitale.

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Non lasciatevi ingannare dal silenzio dei media internazionali: anche il Togo è stato investito da una violenta ondata di proteste, che hanno portato in strada migliaia di persone in tutto il Paese.

Una dittatura ereditaria

Dall’assassinio di Sylvanus Olympio nel 1963, il Togo non ha visto altro che dittatura: prima la presidenza di Gnassingbé Eyadéma, durata 38 anni; alla sua morte, il figlio Faure prende il potere e organizza delle elezioni che si concludono in un bagno di sangue: quasi 800 morti e migliaia di togolesi costretti ad abbandonare le proprie case, per sfuggire alle milizie del partito presidenziale RPT. Le elezioni del 2010, organizzate per consolidare il potere di Faure Gnassimbé, anche se meno violente delle precedenti, diventano un guazzabuglio di illegalità e brogli. Da allora l’opposizione ha continuato a manifestare rivendicando la vittoria elettorale.

Un’opposizione combattiva

Dopo le elezioni, Faure Gnassingbé ha proposto all’opposizione una specie di governo di unione nazionale, assumendosi gran parte del potere; Gilschrist Olympio, leader discusso della maggiore forza di opposizione accetta, senza consultarsi con nessuno e nonostante le critiche di molti membri del suo partito. Proprio questi ultimi decidono di fondare l’Alleanza Nazionale per il Cambiamento e dichiarare guerra aperta alla dittatura. Assieme ad altri gruppi politici fondano un Fronte allargato (FRAC) che continua a organizzare manifestazioni contro gli impedimenti elettorali.

Un potere allo stremo

Guardando alla situazione attuale, dietro alla facciata di democrazia, non si può fare a meno di ritrovare le malcelate fattezze della dittatura: lotte fratricite in seno al governo, destituizioni illegittime di deputati dell’opposizione, clientelismi, impunità, impiego della tortura nelle carceri. Nelle ultime settimane, le mobilitazioni si sono intensificate, per protestare contro il progetto di riforma elettorale in preparazione delle elezioni locali e legislative.

@dumpendebat: #Togo: migliaia di partigiani dell’opposizione manifestano a Lomé http://bit.ly/M3ueP8 #OccupyTogo #tginfo via @TogolaisRevolte

@togolaisrevolte: Togo/ CST: Settimana di lutto contro l’impunità in Togo questo martedì 24 luglio alle 18:30: proiezione di un film sulla …. http://fb.me/1Sq4IurvJ

@teteenyon: #Togo: “Se falliremo, cadremo tutti insieme” PM Ahoomey-Zunu //Dio non voglia, voi sarete i soli a cadere! #TGinfo

@philoticus Quanti sacchi di riso ci vorranno perché Faure Gnassingbé riesca a soffocare lo scontento? #OccupyLome #OccupyTogo #TGInfo #Togo http://yfrog.com/hwmyveaj

In nome di una sorta di patto suggellato col sangue dopo l’assassinio di Olympio, alla Francia rimane un saldo sostegno della dittatura in Togo, come tra l’altro sottolineato dallo stesso governo francese: “Dopo essere stato abbandonato dai finanziatori per dieci anni (con l’eccezione della Francia che ha sempre continuato a fornire aiuti allo sviluppo del Paese)”.

L’Unione Europea, che ha parzialmente finanziato le elezioni del 2011, ha anche rimosso le sanzioni nonostante la massiccia frode elettorale e le molteplici violazioni di diritti umani. La politica dell’UE è semplice, le dittature amiche non devono avere la mano pesante. Vale a dire, elezioni truccate e una repressione “discreta”.

Una volta che queste condizioni vengono soddisfatte, l’UE può ripristinare gli incentivi allo sviluppo, accompagnandoli con alcuni consigli per il miglioramento della governance. I più fort sostenitori del regime togolese sono Louis Michel, ex ministro belga degli affari esteri, specialista nella difesa delle dittature africane e la Francia. Ed è proprio quest’ultima ad essere premiata, con con esportazioni di merci per un valore di 247 milioni di euro nel solo 2011.

Disordini in TogoUna cifra che rispecchia quanto le multinazionali francesi siano particolarmente radicate in Togo. Il porto togolese, principale risorsa economica del Paese, in cui transitano circa otto milioni di tonnellate di merci è nelle mani del Gruppo Bolloré e della GETMA. Sul mercato sono presenti altre multinazionali francesi, quali la CAM, Total, Accor per non parlare delle aziende togolesi che appartengono ai francesi, come la compagnia African West Cargo, più una miriade di piccole e medie imprese. In poche parole, uno jackpot per le multinazionali francesi “Nonostante la competizione sempre più serrata, il Togo rimane un cliente fedele della Francia. Gli importatori togolesi continuano a guardare alla Francia quando si tratta di trovare un prodotto o un’apparecchiatura. Il nostro commercio presenta quindi una certa resistenza e stabilità”.

Il Togo rimane comunque un paradiso per qualche francese che dovesse trovarsi nei guai con la giustizia del proprio Paese. Il più famoso di tutti è Richard Debasch, una sorta di “eminenza grigia” per il Presidente Faure Gnassimbé, nonché legalmente responsabile del suo colpo di Stato.

La lotta del popolo togolese e la situazione simile di molti altri Paesi africani francofoni può rapidamente espandersi. Basti citare il Gabon, dove la società civile sta portando avanti numerose mobilitazioni importanti contro i brogli elettorali e la presa del potere da parte del figlio di Bongo.

Inoltre la lotta in Togo ha assunto una dimensione senza precedenti, e viene condotta in modo unitario. L’opposizione politica e la società civile attivista si sono strutturate e organizzate all’interno del collettivo “Salviamo il Togo”. Prima di tutto bisogna che Francia cessi immediatamente il suo aiuto e i progetti di “sicurezza”, dato che è risaputo che i francesi possiedono un certo know-how per quanto riguarda il mantenere l’ordine.

Sono proprio gli agenti di polizia e i gendarmi francesi che hanno infatti disperso con brutalità i manifestanti. Già due persone sono morte, mentre i leader dell’opposizione sono stati arrestati oppure, come accaduto a Jean-Pierre Fabre, costretti agli arresti domiciliari. È quindi importante che le organizzazioni progressiste in Francia richiedano al governo di fermare questa cooperazione. Sarebbe un primo segnale a dimostrazione che la Francia non supporta più i governi illegittimi in Africa, rispettando così l’impegno dichiarato da Francois Hollande.

A CURA DI E.INTRA E S. GLIEDMAN

Stralci ripresi da Togo: la dictature aux abois, di Paul Martial (La Nouvelle Tribune)

23/07/2012 – Lo studio sull’evasione fiscale di un ex capo economista McKinsey
Quella finanza segreta che deruba anche te

21mila miliardi di dollari, ovvero 15mila miliardi di euro, nascosti nei paradisi fiscali e sottratti alla tassazione degli Stati, come una contabilità finanziaria segreta che sottrae risorse a tutti: la cifra, imponente e che è al livello dell’intero prodotto interno lordo di un paese come il Giappone, arriva da uno studio realizzato per il gruppo di attivisti Tax Justice Network da James Henry, esperto di tassazione, ex capo economista della società di consulenza McKinsey. È stato pubblicato ieri dal settimanale britannico Observer, e oggi il Corriere della Sera lo riprende pubblicando anche due schemi riassuntivi del Guardian:

Spiega il quotidiano:

I 21-32 mila miliardi di dollari sono quanto sarebbe finito nei paradisi tra il 1970 e il 2010. Il risultato di movimenti di capitale favoriti — come dice lo stesso Henry—«da uno stormo di facilitatori professionisti altamente pagati e industriosi nei settori del private banking, della professione legale, della contabilità e dell’investimento ». Una parte di questi spostamenti sarebbe avvenuta in forma di flussi di capitale. Un’altra attraverso fatturazioni false. Dei 6.500 miliardi di dollari che per esempio sarebbero usciti illegalmente dai Paesi in via di sviluppo tra il 2000 e il 2008, 3.477 deriverebbero da fatture truccate che hanno consentito di creare offshore patrimoni non identificabili dalle autorità: il 60% dalla Cina, l’11% dal Messico, il 5% dalla Malaysia, il 3% da India e Filippine. Nello stesso periodo, invece, sarebbero usciti per vie diverse, ma sempre illegali, 427 miliardi di dollari dalla Russia, 302 dall’Arabia Saudita, 268 dagli Emirati Arabi, 242 dal Kuwait, 152 dal Venezuela.

Lo stesso fenomeno Henry lo misura nei Paesi sviluppati, naturalmente:

Da una parte, individui ricchi e certe multinazionali usano vie illegali per evadere il Fisco: la ricerca individua abusi da parte di imprese nel commercio di banane, di minerali, di grano, di legno, nella finanza e nella gestione di contratti di proprietà intellettuale. Dall’altra, questo denaro mobile trova punti deboli nelle legislazioni nazionali che consentono quell’elusione ai confini delle regole che va sotto il nome di pianificazione fiscale internazionale. La gestione della ricchezza da parte di grandi banche globali è uno dei modi che Henry ha utilizzato per le sue stime (fa l’elenco delle prime 50 nella gestione del denaro, in testa Ubs, Credit Suisse, Goldman Sachs).

direct link: Giornalettismo

Pubblicato: luglio 25, 2012 in Video

Mazzetta

C’è che si la prende con il patto di stabilità, chi con il fiscal compact, ma i numeri dicono che è altrove, e molto maggiore, la mole di illegalità e frodi che hanno trascinato l’economia mondiale nel gorgo della depressione e milioni di persone verso la povertà. E che nessuno sembra voler affrontare.

Il debito pubblico americano è una frazione modesta del denaro nascosto nei paradisi fiscali, anche i paesi in via di sviluppo hanno nel complesso più capitali all’estero che debiti, molti di più. Lo conferma lo studio di  Tax Justice Network, ma anche le più recenti indagini sui principali scandali finanziari. Secondo l’autore del rapporto James Henry : “Fin dagli anni ’70… sembra che le élite private nei paesi in via di sviluppo siano state capaci di accumulare tra i 7.300 e i 9.300 miliardi di dollari all’esterno, anche mentre molti dei loro settori pubblici precipitavano nella bancarotta indebitandosi, soffrendo…

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Alla Gam di Torino per la prima volta in Italia una personale
di Fang Lijunstar dell’Estremo Oriente famoso per i suoi teleri monumentali e visionari

DIRECT LINK: Il precipizio sopra le nuvole

Oggi l’arte contemporanea cinese è una delle realtà più vitali sulla scena internazionale. Centinaia di gallerie (anche straniere), grandi musei, fiere e biennali a Pechino, Shangai e Hong Kong formano un potente polo culturale e economico in continua espansione. Tutto questo si è sviluppato con straordinaria dinamicità nell’arco di solo due decenni circa. In Cina l’evento che ha segnato il decollo ufficiale dell’arte di punta della nuova generazione è la mostra China/Avantgarde alla China Art Gallery di Pechino del 1989, con pitture, sculture, foto, video e installazioni di circa 200 artisti.

La mostra che aveva suscitato grandi polemiche si era tenuta appena prima dei fatti di Tian’anmen, in cui marginalmente era stato coinvolto anche Fan Lijun. Molta acqua è passata da allora nel Fiume Giallo, e Fang Lijun, è diventato, come possiamo vedere nella spettacolare esposizione personale alla GAM di Torino, uno dei artisti simbolo del nuovo corso della Cina, conteso dai ricchi collezionisti del suo paese (e non solo). Anche se ancora adesso ama definirsi un «wild dog» , artista libero e indipendente, ha certamente interpretato al meglio l’insegnamento del vecchio Deng Xiaoping: « arricchirsi è glorioso ». E lo ha fatto con grande abilità (all’interno del sistema dell’arte internazionale) ma anche con indubbi meriti.

Insieme ad altri giovani come Liu Wei, Wang Jingsong e Liu Xiadong , Fang diventa all’inizio degli Anni 90 esponente di punta del gruppo dei «realisti cinici », che fanno parte di un’area di ricerca pittorica definita in modo generico in occidente Mao Pop. Non potendo (o volendo) opporsi frontalmente alla cultura di regime, Fang prende la strada di una figurazione ironica, grottesca, vagamente allusiva di un malessere sociale e esistenziale. Un «umorismo ribelle» che mette in scena personaggi in atteggiamenti assurdi, come le sue ben note «facce sbadiglianti », e la serie di ritratti brillantemente caricaturati di amici. Con lavori come questi si afferma prima in occidente, partecipando per esempio alle Biennali del 1993 e in particolare del 1999. Nel museo torinese possiamo vedere questo genere di ritratti solo in una piccola sala, perchè il curatore Danilo Eccher ha preferito mettere in scena soprattutto i grandi teleri che a partire dal 2000 segnano una svolta fondamentale della ricerca dell’artista in direzione di suggestive narrazioni pittoriche surreali e fantastiche che si propongono come allegorie degli affascinanti misteri dei destini dell’umanità, dove entrano in gioco riferimenti alle tragedie storiche, ai miti della nascita e della morte, all’energia archetipica del caos originario, alla fluidità delle dimensioni liquide e aeree dello spazio e del tempo.

Con grande maestria tecnica il pittore da vita a visioni di chiara e anche troppo semplice comprensione simbolica, ma cariche di un’energia immaginifica, con effetti espressivi originali, molto diversi dalla tradizione occidentale. I rimandi tragici alla storia o le visioni più drammaticamente epiche sono dipinte con tonalità in bianco e nero, ma spesso da questi sfondi emergono masse di figure che spiccano per la loro vivace cromaticità (mao pop). È il caso per esempio di masse di bambini che flottano sulle nuvole o di gente intasata su imbarcazioni nella tempesta, o sull’orlo del precipizio. Sono allegorie di forte impatto, che (con valenze troppo retoriche) sembrano alludere alla forza inarrestabile di un popolo , quello cinese in grado di superare tutti gli ostacoli.

http://www.gamtorino.it/mostra.php?id=331

“I Buena Vista sono Cuba
non il successo di un film”


I Buena Vista stasera sono a Grugliasco, domani a Gardone Riviera, giovedì a Sulmona e il 31 al Parco della Musica a Roma

La cantante Omara Portuondo, Eliades Ochoa, Barbarito Torres e compagni del Social Club: “Wenders non ci ha cambiati, siamo rimasti fedeli a noi stessi”

Viene voglia di cantare solo guardando Omara Portuondo, classe 1930, protagonista indiscussa di «son e habanera», cantante cubana raffinatissima diventata famosa in terza età, come del resto tutto il gruppo di ragazzi irresistibili immortalati nel film-documentario di Wim Wenders Buena Vista Social Club . Cuba e la musica che dalla strada si sposta in un club, inteso come centro sociale di ritrovo; si suona, si fa ginnastica si gioca a carte. Ry Cooder, musicista, li scopre, se ne innamora, incide con loro un disco entrato nella leggenda come il mitico concerto alla Carnegie Hall di New York, entusiasmo contagioso al punto da investire persino Wim Wenders che li consegnerà alla storia grazie al documentario che incasserà più di 23 milioni di dollari.

Mitologia che li accompagna in tour, anche oggi che sono decimati, anche oggi che i figli e i nipoti hanno preso il posto dei padri e dei nonni. La filosofia che li guida è la stessa, radici e tradizione, tradizione e radici, tanto al pubblico quello piace. Eccola Omara Portuondo, a Torino (Gru Village, Grugliasco, via Crea 10, tel: 011/770.96.57) per una tappa dei Buena Vista, con lei, della vecchia guardia, c’è Eliades Ochoa con uno Stetson da cowboy in testa, chitarrista di classe e Barbarito Torres, virtuoso del laud. Ma dopo tanti anni che suonate sempre le stesse canzoni, Viente Anos oChan Chan non vi siete stancati? «Abbiamo provato a inserirne di nuove e lo tentiamo ancora ma dolcemente, altrimenti il pubblico crede sia un’altra formazione e non i Buena Vista. E non gradisce. Provi a pensare di salire su un palco e tutti si aspettano di sentire “Volare, oh oh”, e al suo posto tu canti altro. La gente non vuole. Noi diamo i classici della nostra tradizione conosciuti in ogni angolo del mondo, proprio come “Volare oh oh”».

In tutto il mondo dopo il film di Wenders che li ha portati dove mai si sarebbero immaginati cambiando la loro vita: «Tutti pensano che la pellicola sia stata l’inizio di tutto ma non è così. Noi cantiamo fin da bambini e siamo sempre rimasti uguali a noi stessi, la nostra forza non è cambiata, la voglia di comunicare agli altri musicisti il nostro entusiasmo, la grande amicizia che ci lega, l’amore per la nostra terra; questo è il successo del progetto. Cuba è una potenza musicale, lo è sempre stata. Il governo ci aveva raggruppato per poter portare il nostro ritmo dentro e fuori i confini nazionali perché la nostra tradizione vince sempre. Puoi cambiare il cappello ma la struttura del corpo resta sempre la stessa. E nessuno si è inventato niente. Anche Ry Cooder, trovò a Cuba un disco con dentro la canzone Buena Vista , la portò al successo senza neanche sapere dell’esistenza del Club. Per dire che la canzone già c’era». Da quanto dice immagino che Ry Cooder e Wim Wenders siano spariti dalla vostra vita: «Ry Cooder ogni tanto si fa sentire, sporadicamente. Wenders no».

I Social Club come un’eredità familiare. Impongono ritmo, precisione e cultura. La loro cultura, ovviamente. Omara, Barbarito, Eliades, si tengono stretti la loro storia, non vogliono che sembri mediata da stranieri. Soprattutto oggi che Cuba è cambiata, tanto. L’Avana anche. Voi come la vedete? «L’avana è l’Avana, chi non la conosce non la ama. Bellissima e piena di luce. La gente lì ci ama e noi ci torniamo con gioia alla fine di ogni tour. Il popolo ci fermano per strada, il loro affetto ci accompagna sempre. Le atmosfere non cambiano,  per noi è la musica».

Omara, che cosa le manca? «Per tutta la vita avrei voluto duettare con Mina. Una volta lei incise una canzone cubana anni Quaranta. Io invece avrei voluto cantare con lei “Grande grande”, ha presente? “Grande grande come te sei grande solamente tu”. E la canta così, seduta sul divano, con la sua voce inconfondibile. Grande grande come Omara ed è ancora più bella.

Amore e Psiche

Amore e Psiche (Photo credit: ComùnicaTI)

Un re ed una regina avevano tre figlie. Le maggiori erano andate in spose a pretendenti di sangue reale, ma la più piccola, di nome Psiche, era talmente bella che nessun uomo osava corteggiarla, tutti l’adoravano come fosse una dea. Alcuni credevano che si trattasse dell’incarnazione di Venere sulla terra. Tutti adoravano e rendevano omaggio a Psiche trascurando però gli altari della vera dea, perfino i templi di Cnido, Pafo e Citera erano disertati per una mortale. Afrodite sentendosi trascurata ed offesa, a causa di una mortale, pensò di vendicarsi con l’aiuto di suo figlio Amore e delle frecce amorose.

La vendetta d’Afrodite consisteva di far innamorare Psiche dell’uomo più sfortunato della terra, con il quale doveva condurre una vita di povertà e di dolore. Amore accettò subito la proposta della madre ma, appena vide Psiche rimase incantato della sua bellezza. Confuso dalla splendida visione, fece cadere sul suo stesso piede la freccia preparata per Psiche cadendo cosi, vittima del suo stesso inganno. Egli iniziò cosi ad amare la ragazza e non pensò neanche per un attimo di farle del male.

Nel frattempo i genitori di Psiche si preoccupavano perché un gran numero di pretendenti veniva ad ammirare la figlia, ma nessuno aveva il coraggio di sposarla. Il padre, preoccupato decise di consultare un oracolo d’Apollo per sapere se la figlia avesse trovato un marito, l’oracolo però gli comunicò una brutta notizia. Egli avrebbe dovuto lasciare la figlia  sulla  sommità  di  una  montagna,  vestita con  abito  nuziale.  Qui  essa  sarebbe stata  corteggiata  da  un  personaggio  temuto  dagli  stessi  dei.

Malgrado questo, i genitori non volendo disubbidire alle predizioni dell’oracolo, portarono, al calar del sole, Psiche sulla montagna prescelta vestita di nozze, e la lasciarono lì sola al buio. Solo quando lei restò da sola venne uno Zefiro che la sollevò e la trasportò in volo su un letto di fiori profumati. Psiche si svegliò quando sorse il sole e guardandosi attorno vide un torrente che scorreva all’interno di un boschetto. Sulle rive di questo torrente s’innalzava un palazzo d’aspetto cosi nobile da sembrare quello di un dio. Psiche, quando trovò il coraggio di entrare, scoprì che le sale interne erano più splendide, tutte ricolme di tesori provenienti da ogni parte del mondo, ma la cosa più strana era che tutte quelle ricchezze sembravano abbandonate.

Lei di tanto in tanto si domandava di chi fossero tutti quei beni preziosi, e delle voci gli rispondevano che era tutto suo e che loro erano dei servitori al suo servizio. Giunta la sera lei si coricò su un giaciglio e sentì un’ombra che riposava al suo fianco, si spaventò, ma subito dopo, un caldo abbraccio la avvolse e sentì una voce mormorarle che lui era il suo sposo, e che non doveva chiedere chi fosse ma soprattutto non cercare di guardarlo, ma di accontentarsi del suo amore. La soffice voce e le morbide carezze vinsero il cuore di Psiche e lei non fece più domande. Per tutta la notte si scambiarono parole d’amore, ma prima che l’alba arrivasse, il misterioso marito sparì, promettendole che sarebbe tornato appena la notte fosse nuovamente calata.

Psiche attendeva con ansia la notte, e con questo l’arrivo del suo invisibile marito, ma i giorni erano lunghi e solitari, quindi decise, con l’assenso del marito, di fare venire le sue sorelle, anche se Amore l’avvertì che sarebbero state causa di dolore e d’infelicità. Il giorno seguente, un Zefiro portò le due sorelle da Psiche, lei fu felice di rivederle, e le due non furono di meno vedendo le ricchezze che possedeva. Ogni volta che le due facevano domande sul marito, Psiche sviava sempre la risposta o rispondeva che era un ricco re che per tutto il giorno andava a caccia. Le sorelle s’insospettirono delle strane risposte che dava Psiche, loro credevano che stesse nascondendo il marito perché era un mostro.

Queste allusioni Psiche li smentì tutte, fino a quando non cedette e raccontò che lei non aveva mai visto il marito e che non conosceva nemmeno il suo nome. Allora le due maligne, accecate dalla gelosia, insinuarono nella mente della povera ragazza che suo marito doveva essere un mostro il quale nonostante le sue belle parole non avrebbe tardato a divorarla nel sonno. Quella notte come sempre Amore raggiunse Psiche e dopo averla abbracciata si addormentò.

Quando fu sicura che egli dormisse, si alzò e  prese una lampada per vederlo e un coltello nel caso in cui le avrebbe fatto del male. Avvicinandosi al marito la luce della lampada gli rivelò il più magnifico dei mostri, Amore era disteso, coi riccioli sparsi sulle guance rosate e le sue ali stavano dolcemente ripiegate sopra le spalle. Accanto a lui c’erano il suo arco e la sua faretra. La ragazza prese fra le mani una delle frecce dalla punta dorata, e subito fu infiammata di rinnovato amore per suo marito. 

Psiche moriva dalla voglia di baciarlo e sporgendosi, su di lui, fece cadere sulla sua spalla una goccia d’olio bollente dalla lampada. Svegliato di soprassalto, Amore balzò in piedi e capì quello che era successo e disse che lei aveva rovinato il loro amore e che ora erano costretti a separarsi per sempre. Lei si gettò ai suoi piedi ma Amore dispiegò le ali e scomparve nell’aria e con lui anche il castello. La povera Psiche si ritrovò da sola nel buio, chiamando invano l’amore che lei stessa aveva fatto svanire.

Il primo pensiero di Psiche fu quello della morte, correndo verso la riva di un fiume lei si gettò dentro ma la corrente pietosa la riportò sull’altra riva, cosi iniziò a vagare per il mondo a cercare il suo amore. Amore, invece, tormentato dalla febbre per la spalla bruciata, o forse dallo stesso dolore di Psiche, trovò rifugio presso la dimora materna. Afrodite, quando venne a sapere che suo figlio aveva osato amare una mortale, che tra l’altro sua rivale, lo aggredì. Ma non potendo fare niente di male al figlio pensò di vendicarsi su Psiche, e con il permesso di Zeus mandò  Ermes in giro per il mondo a divulgare la notizia che Psiche doveva essere punita come nemica degli dei, e che il premio per la sua cattura sarebbero stati sette baci che la stessa dea avrebbe donato.

La notizia giunse fino alle orecchie di Psiche, che decise di sua volontà di andare sull’Olimpo a chiedere perdono. Appena arrivata sull’Olimpo, Afrodite,  le strappò i vestiti e la fece flagellare, affermandole che questa era la punizione di una suocera addolorata per il figlio malato. Dopodiché le ordinò di ammucchiare un cumulo di grano, orzo, miglio e altri semi; di prendere un ciuffo di lana dal dorso di una pecora selvatica dal manto dorato; di riempire un’urna con le acque delle sorgenti dello Stige. In poche parole tutti compiti impossibili, che però Psiche riuscì a compiere con l’aiuto di formiche, che accumularono il grano, di una ninfa, che le spiegò come e quando avvicinare la pecora, e perfino dell’aquila di Zeus, che l’aiutò a prelevare le  acque dello Stige.

Queste erano solo alcune delle crudeltà che Afrodite infliggeva alla povera Psiche, ma quando Amore seppe di quello che stava succedendo in casa di sua madre, salì sull’Olimpo da Zeus per permettere il suo matrimonio con Psiche. Zeus, non potendo rifiutare la supplica di Amore, fece riunire tutti gli dei dove partecipò anche Psiche. A questa assemblea Zeus decise di elevare al grado di dea, Psiche. Cosi dicendo egli diede la coppa di nettare divino alla mortale che accettò con molta paura. Dopo svariate sofferenze, Psiche fu ben accolta sull’Olimpo, anche da sua suocera poiché aveva ridonato il sorriso al figlio, lo stesso giorno fu allestito un banchetto nuziale per festeggiare la nuova coppia. Amore e Psiche avevano trovato la felicità, ed il loro figlio fu una splendida femminuccia, alla quale fu dato il nome di Voluttà.