Con la fuga dal gulag
Weir scava nelle coscienze

Colin Farrell in una scena

Poiché The Way Back , l’ultimo film diretto da Peter Weir, è un’opera di notevole valore, non si comprende come mai tanto il Festival di Cannes quanto quello di New York non abbiano voluto presentarla in concorso né fuori concorso, quasi si trattasse di un film mediocre o inutile o di vecchio stile o addirittura negativo sul piano estetico e su quello culturale.

Nel settembre 2010 è stato presentato al Telluride Film Festival e in seguito è uscito in molte altri Paesi. Da noi arriva solo ora ed è quindi un’ottima occasione per vederlo. Perché non soltanto si tratta di qualcosa di notevole per come è stato realizzato, ma soprattutto per il modo in cui Weir ha saputo costruire una vicenda basata su pochi personaggi e costruita in maniera semplice, ripetitiva, e invece ricca di tensione drammatica, che a poco a poco si trasforma in un coinvolgimento personale che si arricchisce di una visione critica del modo di vivere e di comportarsi di un gruppo di uomini.

Tutto nasce da un fatto molto grave e drammatico e si conclude con un ritorno all’amore iniziale. E tutto è basato (tranne il finale) su una serie di fatti accaduti (almeno così si pensa) che il protagonista ha descritto in un libro uscito nel 1956 in Inghilterra e tradotto in molte lingue. Si tratta di The Long Walk del polacco Slavomir Rawicz, uscito anche in Italia col titolo Tra noi e la libertà presso l’editore Corbaccio e ristampato nel 2011. Prendiamo la sequenza d’apertura che vede il protagonista, di nome Janusz, arrestato dall’Armata Russa, interrogato e accusato di spionaggio. Una sequenza di forte impatto che introduce un personaggio il quale, una volta arrivato nel campo di prigionia, diventa il filo conduttore di una lunga e intensa vicenda relativa alla volontà, sua e di alcuni altri prigionieri, di fuggire dal campo e raggiungere la libertà.

Possiamo chiamarlo un filo conduttore nel senso che è soprattutto il suo modo di agire, di parlare, di avere rapporti con gli altri, di studiare attentamente il percorso da seguire, a costituire la base per il vero contenuto dell’opera. Il quale è tanto la fuga in sé e per sé, quanto piuttosto il modo di essere e di comportarsi di un gruppo di uomini diversi l’uno dall’altro. Ed è questo modo che il film mette in luce a mano a mano che i personaggi si mostrano come sono ogni volta che devono affrontare e risolvere un problema. In questo senso la bellezza delle immagini, che illustrano il loro lunghissimo viaggio, non è solo legata ai luoghi che attraversano e ai paesaggi affascinanti, ma al loro rapporto. Il quale costituisce il vero contenuto di un film che è tra i migliore realizzati da Peter Weir.

“The Way Back”
di Peter Weir
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