Togo: dittatura ereditaria e proteste di piazza

Non lasciatevi ingannare dal silenzio dei media internazionali: anche il Togo è stato investito da una violenta ondata di proteste, che hanno portato in strada migliaia di persone in tutto il Paese.

Una dittatura ereditaria

Dall’assassinio di Sylvanus Olympio nel 1963, il Togo non ha visto altro che dittatura: prima la presidenza di Gnassingbé Eyadéma, durata 38 anni; alla sua morte, il figlio Faure prende il potere e organizza delle elezioni che si concludono in un bagno di sangue: quasi 800 morti e migliaia di togolesi costretti ad abbandonare le proprie case, per sfuggire alle milizie del partito presidenziale RPT. Le elezioni del 2010, organizzate per consolidare il potere di Faure Gnassimbé, anche se meno violente delle precedenti, diventano un guazzabuglio di illegalità e brogli. Da allora l’opposizione ha continuato a manifestare rivendicando la vittoria elettorale.

Un’opposizione combattiva

Dopo le elezioni, Faure Gnassingbé ha proposto all’opposizione una specie di governo di unione nazionale, assumendosi gran parte del potere; Gilschrist Olympio, leader discusso della maggiore forza di opposizione accetta, senza consultarsi con nessuno e nonostante le critiche di molti membri del suo partito. Proprio questi ultimi decidono di fondare l’Alleanza Nazionale per il Cambiamento e dichiarare guerra aperta alla dittatura. Assieme ad altri gruppi politici fondano un Fronte allargato (FRAC) che continua a organizzare manifestazioni contro gli impedimenti elettorali.

Un potere allo stremo

Guardando alla situazione attuale, dietro alla facciata di democrazia, non si può fare a meno di ritrovare le malcelate fattezze della dittatura: lotte fratricite in seno al governo, destituizioni illegittime di deputati dell’opposizione, clientelismi, impunità, impiego della tortura nelle carceri. Nelle ultime settimane, le mobilitazioni si sono intensificate, per protestare contro il progetto di riforma elettorale in preparazione delle elezioni locali e legislative.

@dumpendebat: #Togo: migliaia di partigiani dell’opposizione manifestano a Lomé http://bit.ly/M3ueP8 #OccupyTogo #tginfo via @TogolaisRevolte

@togolaisrevolte: Togo/ CST: Settimana di lutto contro l’impunità in Togo questo martedì 24 luglio alle 18:30: proiezione di un film sulla …. http://fb.me/1Sq4IurvJ

@teteenyon: #Togo: “Se falliremo, cadremo tutti insieme” PM Ahoomey-Zunu //Dio non voglia, voi sarete i soli a cadere! #TGinfo

@philoticus Quanti sacchi di riso ci vorranno perché Faure Gnassingbé riesca a soffocare lo scontento? #OccupyLome #OccupyTogo #TGInfo #Togo http://yfrog.com/hwmyveaj

In nome di una sorta di patto suggellato col sangue dopo l’assassinio di Olympio, alla Francia rimane un saldo sostegno della dittatura in Togo, come tra l’altro sottolineato dallo stesso governo francese: “Dopo essere stato abbandonato dai finanziatori per dieci anni (con l’eccezione della Francia che ha sempre continuato a fornire aiuti allo sviluppo del Paese)”.

L’Unione Europea, che ha parzialmente finanziato le elezioni del 2011, ha anche rimosso le sanzioni nonostante la massiccia frode elettorale e le molteplici violazioni di diritti umani. La politica dell’UE è semplice, le dittature amiche non devono avere la mano pesante. Vale a dire, elezioni truccate e una repressione “discreta”.

Una volta che queste condizioni vengono soddisfatte, l’UE può ripristinare gli incentivi allo sviluppo, accompagnandoli con alcuni consigli per il miglioramento della governance. I più fort sostenitori del regime togolese sono Louis Michel, ex ministro belga degli affari esteri, specialista nella difesa delle dittature africane e la Francia. Ed è proprio quest’ultima ad essere premiata, con con esportazioni di merci per un valore di 247 milioni di euro nel solo 2011.

Disordini in TogoUna cifra che rispecchia quanto le multinazionali francesi siano particolarmente radicate in Togo. Il porto togolese, principale risorsa economica del Paese, in cui transitano circa otto milioni di tonnellate di merci è nelle mani del Gruppo Bolloré e della GETMA. Sul mercato sono presenti altre multinazionali francesi, quali la CAM, Total, Accor per non parlare delle aziende togolesi che appartengono ai francesi, come la compagnia African West Cargo, più una miriade di piccole e medie imprese. In poche parole, uno jackpot per le multinazionali francesi “Nonostante la competizione sempre più serrata, il Togo rimane un cliente fedele della Francia. Gli importatori togolesi continuano a guardare alla Francia quando si tratta di trovare un prodotto o un’apparecchiatura. Il nostro commercio presenta quindi una certa resistenza e stabilità”.

Il Togo rimane comunque un paradiso per qualche francese che dovesse trovarsi nei guai con la giustizia del proprio Paese. Il più famoso di tutti è Richard Debasch, una sorta di “eminenza grigia” per il Presidente Faure Gnassimbé, nonché legalmente responsabile del suo colpo di Stato.

La lotta del popolo togolese e la situazione simile di molti altri Paesi africani francofoni può rapidamente espandersi. Basti citare il Gabon, dove la società civile sta portando avanti numerose mobilitazioni importanti contro i brogli elettorali e la presa del potere da parte del figlio di Bongo.

Inoltre la lotta in Togo ha assunto una dimensione senza precedenti, e viene condotta in modo unitario. L’opposizione politica e la società civile attivista si sono strutturate e organizzate all’interno del collettivo “Salviamo il Togo”. Prima di tutto bisogna che Francia cessi immediatamente il suo aiuto e i progetti di “sicurezza”, dato che è risaputo che i francesi possiedono un certo know-how per quanto riguarda il mantenere l’ordine.

Sono proprio gli agenti di polizia e i gendarmi francesi che hanno infatti disperso con brutalità i manifestanti. Già due persone sono morte, mentre i leader dell’opposizione sono stati arrestati oppure, come accaduto a Jean-Pierre Fabre, costretti agli arresti domiciliari. È quindi importante che le organizzazioni progressiste in Francia richiedano al governo di fermare questa cooperazione. Sarebbe un primo segnale a dimostrazione che la Francia non supporta più i governi illegittimi in Africa, rispettando così l’impegno dichiarato da Francois Hollande.

A CURA DI E.INTRA E S. GLIEDMAN

Stralci ripresi da Togo: la dictature aux abois, di Paul Martial (La Nouvelle Tribune)

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