Il Contratto Prematrimoniale che ti inguaia…

Pubblicato: settembre 4, 2012 in Eccentricities
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In Italia ci siamo poco abituati, negli Usa invece, e tra i VIP, i contratti prematrimoniali sono diffusi, solo che si occupano prevalentemente di questioni economiche e non di dipendenze psicologiche.

Invece, nel 2004, due fidanzati padovani, prima di convolare a nozze, ne hanno stipulato uno molto singolare: consapevoli e consenzienti, mettono per iscritto un contratto “a tempo indeterminato” in cui lui sarebbe stato il padrone e lei la parte in tutto e per tutto sottomessa. Una relazione scoppiata in modo appassionato, un po’ torbida, alternativa, diventa così un ménage coniugale legalmente sancito e che contempla con precisione gli obblighi di ciascuno, come la garanzia che lui debba provvedere alla sopravvivenza ed al benessere della partner, le modalità d’allarme per segnalare quando i confini del sopportabile vengono oltrepassati, l’obbedienza totale ed indiscutibile dell’assoggettata.

L’unione dura ben 7 anni, poi, come da manuale, la crisi del settimo anno fa capolino.
Quello che doveva essere il piacere della punizione perenne si trasforma probabilmente in un incubo per la sposina che sempre meno riesce ad accettare gioiosamente l’obbedienza mentale, sessuale e fisica e ad un certo punto abbandona il tetto coniugale e denuncia  il marito, nel  settembre 2011, per maltrattamenti in famiglia e, successivamente, per stalking (lui, evidentemente, non aveva preso bene la fuga). Il caso sembrava facile ed invece resta tuttora insoluto ed in via di dibattimento.

 fragilità

Al bruto, al bruto! Verrebbe da gridare. E invece no. Anche i bruti hanno i loro diritti legali perchè il marito abbandonato e denunciato, tira fuori il “contratto” e la faccenda si complica.
E’ un contratto valido? Si e no.
«Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionano una diminuzione permanente dell’integrità fisica o quando siano altrimenti contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume» recita la legge, ma anche «L’art. 50 del codice penale prevede una causa di giustificazione (che elimina l’eventuale antigiuridicità di una condotta illecita) per cui non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto col consenso della persona che può validamente disporne», come dire che un carnefice ha il diritto di avere una vittima se consensuale.

 Un vero ginepraio, roba che la letteratura a tema è una favoletta con tutte le sue sfumature di grigio e saranno i giudici a decidere. La realtà ancora una volta supera la fantasia.

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