“La strana coppia
Roslund & Hellstrom,
un giornalista e un ex detenuto
che nei loro gialli raccontano
l’altra faccia del Paese modello”.

 Si sono incontrati lavorando sul problema delle carceri e del reinserimento nella società per gli ex detenuti: uno giornalista televisivo, l’altro ex detenuto che aveva fondato un’associazione per il recupero dei carcerati. Anders Roslund e Borge Hellstrom non si sono però limitati a collaborare su questo terreno: sono diventati amici, e hanno deciso che una storia vera diventa più vera ancora se si trasforma in un romanzo.

Ora sono una coppia di successo: i loro gialli, cupi, ferocissimi, sono premiati, venduti e tradotti. Hanno cambiato mestiere, anche se non del tutto: «Questa non è la Svezia», scrivono ironicamente nei ringraziamenti, in coda alle 760 pagine di Due soldati, appena uscito per Einaudi che già aveva pubblicato Tre secondi.

È la storia di una gang di giovanissimi, con boss appena maggiorenni e spacciatori dodicenni, ambientata in un quartiere dormitorio di Stoccolma. Ma questa non è la Svezia, ci ripete Anders Roslund, perché il suo Paese continua a non pensare di essere «questo». Invece, aggiunge, quando «metti insieme cinque personaggi reali e ne fai uno solo inventato» forse riesci a perforare le corazze dello scetticismo. «Noi svedesi sappiamo benissimo che ci sono migliaia di ragazzi in prigione, ma continuiamo a pensare di essere un modello per il mondo, e a girare la testa dall’altra parte. Per fortuna ora qualcuno comincia a capire, qualche politico ci dà persino ascolto».

L’immaginario quartiere di Raby, a Sud di Stoccolma, è una sentina dell’inferno: caseggiati anonimi, dove fianco a fianco vivono immigrati e occupanti abusivi, e dove vige la sola legge dei ragazzini violenti. Gli abitanti danno fuoco alle proprie case, per rabbia e disperazione, e le gang assaltano i vigili del fuoco impedendo di spegnere i roghi. Si commerciano grandi quantità di droga, si commettono furti e rapine; intimidazioni, minacce, botte, colpi di pistola sono all’ordine del giorno per chi non sta alle «regole». La polizia entra con molta circospezione fra quei blocchi di appartamenti che paiono fortezze, il controllo della zona da parte dei piccoli delinquenti è totale.

La vicenda di Due soldati si svolge fra il quartiere e un carcere di massima sicurezza, dove è rinchiusa una parte della gang protagonista del romanzo. Un capo dentro, un altro fuori: insieme organizzano quella che dovrà essere l’evasione del secolo, destinata – nelle loro intenzioni – a renderli famosi. Va detto, pur senza anticipare gli sviluppi successivi e soprattutto il finale (cari lettori, questo non è il finale: non vi stiamo rovinando la suspense), che riuscirà in modo tragico e spettacolare. I veri colpi di scena saranno nelle quasi quattrocento pagine di imprevedibili conseguenze. Uno riguarda in particolare il lettore italiano: cui non sfuggirà che Roslund & Hellstrom stanno descrivendo una Scampia boreale.

Il quartiere napoletano che rappresenta il più grande mercato della droga ha gli stessi giovanissimi protagonisti, le stesse dinamiche, la stessa impenetrabilità. E Anders Roslund lo sa: «La differenza è che per voi è almeno un problema ben noto in tutta la sua gravità. Le nostre Scampia nelle periferie delle città industriali, invece, non lo sono». È bene informato sull’Italia? «Direi di sì. Il mio bar preferito qui a Stoccolma, nel centro antico, si chiama Caffè dello Sport. Il padrone è di Palermo, e mi racconta esattamente queste cose. La verità è che oggi il crimine organizzato è globale, ha dinamiche simili in tutto il mondo. Raby, per esempio, è un’area inventata, anche se dopo il successo dei nostri libri si comincia a credere che esista davvero in quanto tale; in realtà è la somma di certe zone di Göteborg o Malmö. Perché Scampia è dovunque».

Nel vostro caso sembra raccontata come una tragedia greca. C’è come la sensazione di un destino ineluttabile. «Non volevamo questo, anche se certi eventi chiave si ripetono a distanza di anni con una cadenza impressionante. Credo anzi che abbiamo lasciato una porta aperta alla speranza». Inoltre è raccontata molto dall’interno. È forse un pezzo di biografia del suo coautore? «No, Borge è stato parte del mondo criminale in un tempo in cui ancora le gang giovanili non esistevano». Come lavorate? «Questa è l’unica domanda cui non rispondo. Siamo un autore unico, il resto è una parte intima della nostra esperienza».

Le coppie in Svezia vanno forte: sotto lo pseudonimo di Lars Kepler (pubblicati da Longanesi) si nascondono marito e moglie, per non parlare di Maj Sjöwall e Per Wahlöö (tradotti da Sellerio). «Quelle però sono appunto coppie sposate». Fa differenza? «Non saprei, in ogni caso Maj è una nostra cara amica. Lei e Per Wahlöö sono stati i padri del giallo svedese, non dimentichiamolo». Un po’ ideologici, non le pare? «Scrivevano negli Anni 60. Noi certo siamo molto diversi, ma nel frattempo è cambiato tutto».

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http://islamizationwatch.blogspot.it/2010/06/fires-and-rioting-in-stockholm-suburb.html

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