Archivio per gennaio, 2013

Pubblicato: gennaio 30, 2013 in Altura e Cultura

Indoor Skydiving Perfect Practice for Larger Leap of Faith

We’ll get back to Sweden coverage soon — and I also have one hell of a rant brewing inside me regarding tipping in America — but for now I have a really cool winter activity to suggest, perhaps as a prequel to a larger leap of faith when the weather breaks: Indoor skydiving.

Wake and Wander

We’ll get back to Sweden coverage soon — and I also have one hell of a rant brewing inside me regarding tipping in America — but for now I have a really cool winter activity to suggest, perhaps as a prequel to a larger leap of faith when the weather breaks: Indoor skydiving.

I had originally thought indoor skydiving to be the king of all oxymorons, but as it turns out, I came closer to crushing my skull skydiving indoors than I did when I actually jumped out a plane.

You will see in the video how there’s this crazy aspect of invincibility involved with indoor skydiving. If you get good enough, you can defy all the laws of gravity inside the wind tunnel and fly around like Superman. The guides put on quite a show, going from the floor to the ceiling on command (it’s where they practice…

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Pubblicato: gennaio 30, 2013 in Altura e Cultura

Quadrato semiotico dei supereroi
Quadrato semiotico dei supereroi – Squadrati torna alla carica smascherando i supereroi, che sotto il mantello nascondono valori politici e tessera elettorale. E se da un po’ di tempo i partiti si spartiscono i supereroi per la loro comunicazione politica, in un vero magna-Manga (Movimento 5 stelle, Pd, Ingroia), nessuno si è chiesto: cosa voterebbero i supereroi alle prossime elezioni? Giù le maschere, inizia lo spoglio.

SQUADRATI

Quadrato semiotico dei supereroi – Squadrati torna alla carica smascherando i supereroi, che sotto il mantello nascondono valori politici e tessera elettorale. E se da un po’ di tempo i partiti si spartiscono i supereroi per la loro comunicazione politica, in un vero magna-Manga (Movimento 5 stelle, Pd, Ingroia), nessuno si è chiesto: cosa voterebbero i supereroi alle prossime elezioni? Giù le maschere, inizia lo spoglio.

quadrato semiotico dei supereroi



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Ripreso il controllo di Timbuctu.
Islamisti danno fuoco alla biblioteca

Operazione congiunta dell’esercito di Parigi insieme ai soldati maliani. La città, patrimonio dell’Unesco, era in mano ai gruppi qaedisti dallo scorso giugno. “Nessuna resistenza”. I ribelli in fuga hanno incendiato l’edificio che custodisce rari manoscritti. Comandante Tuareg: “controlliamo Kidal”. Per la stampa britannica 12 vittime civili nei raid aerei su Konna. Monti: “difficoltà su sostegno logistico in Mali, non c’è appoggio dai partiti”.

BAMAKO – Le truppe francesi e maliane hanno ripreso il pieno controllo della città di Timbuctu, nel nord del Mali dopo averne liberato nelle scorse ore l’aeroporto e controllato tutti gli accessi a seguito di un’operazione congiunta iniziata nella notte di domenica. La città, patrimonio dell’Unesco, era sotto il controllo dei gruppi qaedisti dal giugno 2012.

Durante la fuga, gli islamisti hanno dato fuoco ad una biblioteca dove sono custoditi migliaia di rarissimi manoscritti dal valore inestimabile, ha denunciato il sindaco. “I ribelli hanno dato fuoco all’istituto Ahmed Baba, costruito dai Sudafricani”, ha detto Halle Ousmane per telefono da Bamako. “E’ successo quattro giorni fa”, ha riferito, dicendo di non essere ancora in grado di dare una stima dei danni.

L’istituto custodisce circa 20mila manoscritti, rari e fragilissimi, alcuni risalenti al 13esimo secolo, conservati in grotte sotterranee. Timbuctu è stato un fiorente centro culturale: fra le altre biblioteche e collezioni, in città si conservano almeno 100mila manoscritti risalenti al periodo anteriore all’Islam, catalogati per secoli, di diversi argomenti. Ci sono trattati di musica, botanica, religione, diritto, scienza, storia, commercio, letteratura, astronomia. Negli ultimi anni

il Sudafrica ha dato un forte contributo per la salvaguardia di questo prezioso patrimonio culturale, costruendo anche la nuova sede dell’istituto inaugurata nel 2009.

I terroristi salafiti, che avevano imposto la sharia nella leggendaria città – Al-qaeda nel Maghreb Islamico, il gruppo jihadista Ansar Dine e il Movimento per l’unicità e la Jihad in Africa occidentale (Mujao)- nei mesi scorsi avevano già compiuto un altro scempio: la distruzione di mausolei e dei santuari e le tombe dei teologi sufi, una corrente dell’Islam considerata dai jihadisti troppo moderata.

Nella notte, truppe francesi e maliane hanno sferrato un doppio attacco, aereo e terrestre. I jihadisti non hanno opposto resistenza e la città è al sicuro, ha detto un ufficiale maliano. Ora è sotto controllo tutta la zona tra le due roccaforti jihadiste di Timbuctu, a 900 km a nord est di Bamako e Gao, conquistata sabato, che si trova a 1.200 chilometri a nord est della capitale. Intanto il comandante militare dei tuareg del Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (Mnla) conferma che i suoi combattenti hanno preso il controllo di Kidal, nel nord del paese.

Le truppe franco-maliane sono ora a caccia dei miliziani jihadisti fuggiti da Timbuctu. Secondo l’emittente France 24, circa 200 militari francesi sono stati paracadutati a nord della città per cercare di bloccare la fuga di eventuali integralisti rimasti in città. “Poco a poco il paese viene liberato”, ha detto il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, che ha però messo in guardia dal rischio che i jihadisti si siano nascosti nel deserto, in attesa di momenti migliori.

Cominciano ad affiorare notizie su vittime civili: secondo il britannico Independent dodici civili, inclusi tre bambini di meno di 11 anni, sono morti in un raid aereo francese contro i fondamentalisti islamici a Konna due settimane fa. La presa di Konna da parte dei jihadisti, il 10 gennaio, spinse la Francia a intervenire in Mali. Nelle operazioni a Konna morirono anche il pilota di un elicottero francese e una decina di militari maliani.

“Gli Usa porteranno droni in Niger”. Gli Stati Uniti starebbero intanto progettando la creazione di una base per droni nell’Africa nordoccidentale per combattere l’espansione di Al Qaeda nella regione. Lo riporta il New York Times precisando che si tratterebbe, almeno in un primo momento, di velivoli privi di armamento, anche se non si esclude la possibilità di condurre raid missilistici nel caso la minaccia terroristica dovesse peggiorare. La base dovrebbe essere collocata in Niger, proprio con l’obiettivo di aiutare le forze francesi impegnate nel confinante Mali. Tra i paesi coinvolti potrebbe esserci anche il Burkina Faso

In Italia polemiche sul supporto logistico alla missione in Mali. In Italia, intanto, scoppia la polemica. Questa mattina, ospite ad Omnibus sul La 7, il premier uscente Mario Monti ha detto che i segretari dei tre partiti di maggioranza hanno bocciato l’ipotesi di un sostegno logistico alla missione in Mali. Di fronte alla richiesta venuta dal presidente francese François Hollande di supporto alla missione Serval nel paese africano, accolta da Gran Bretagna, Danimarca e Belgio, l’Italia, ha spiegato Monti, “si è trovata in condizioni di particolare difficoltà dato lo stato dimissionario del governo”.

Monti dice di aver chiesto ai segretari dei tre partiti della maggioranza di pronunciarsi su questo tema, e che da loro “non è venuto un appoggio che consenta di confidare in una delibera del Parlamento”. E’ vero che c’è un ordine del giorno della Camera a favore, ha aggiunto il premier, ma il suo significato politico “è modesto perché molti parlamentari non si ripresentano” alle elezioni. In conclusione, ha detto, “non abbiamo l’appoggio dei tre partiti come sarebbe necessario per avere in Parlamento una misura legislativa per autorizzare il governo a fare questo”.

Il ministro degli Esteri Giulio Terzi, che aveva annunciato che anche l’Italia era pronta ad unirsi agli altri paesi per dare un sostegno alla missione, ha ribadito che il supporto logistico alla missione francese in Mali “è sicuramente una priorità che il prossimo Parlamento confidiamo possa affrontare” ma, aggiunge, “al momento mancano le condizioni politiche”, in questa “fase parlamentare con il governo dimissionario”.

Il responsabile esteri del Pd, Lapo Pistelli, ha invitato il premier a “chiarire le sue parole”, ricordando che il Pd aveva dato “fin dall’inizio la sua disponibilità”. Sorpresa anche la vicepresidente del Senato, Emma Bonino: “Mi pare ci fosse una convergenza”, ha detto, ricordando l’ultima auduzione in Parlamento di Terzi e del collega Giampaolo Di Paola. “A meno che – ha azzardato – in questi giorni il governo abbia avanzato ai segretari dei tre partiti di maggioranza nuove richieste diverse rispetto a quanto proposto alla Camera”.

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Sos per Timbuctu in mano ad Al Qaeda

Everybody’s favourite cetacean just got a little more lovable. For the first time, dolphins have been spotted teaming up to try to rescue an injured group member. The act does not necessarily mean dolphins are selfless or can empathise with the pain of their kin, however.

Kyum Park of the Cetacean Research Institute in Ulsan, South Korea, and colleagues were surveying cetaceans in the Sea of Japan in June 2008. They spent a day following a group of about 400 long-beaked common dolphins (Delphinus capensis).

In the late morning they noticed that about 12 dolphins were swimming very close together. One female was in difficulties: it was wriggling and tipping from side to side, sometimes turning upside-down. Its pectoral flippers seemed to be paralysed.

Life raft

The other dolphins crowded around it, often diving beneath it and supporting it from below. After about 30 minutes, the dolphins formed into an impromptu raft: they swam side by side with the injured female on their backs. By keeping the injured female above water, they may have helped it to breathe, avoiding drowning (see video, above).

After another few minutes some of the helper dolphins left. The injured dolphin soon dropped into a vertical position. The remaining helpers appeared to try and prop it up, possibly to keep its head above the surface, but it soon stopped breathing, say the researchers. Five dolphins stayed with it and continued touching its body, until it sank out of sight.

“It does look like quite a sophisticated way of keeping the companion up in the water,” says Karen McComb at the University of Sussex in Brighton, UK. Such helping behaviours are only seen in intelligent, long-lived socialMovie Camera animals. In most species, injured animals are quickly left behind.

For the love of pod

While it may seem selfless to help an injured fellow, McComb says the helper dolphins might get some benefit. Rescuing the struggling dolphin could help maintain their group, and thus control of their territory. Furthermore, if the group contains close relatives, protecting those relatives helps the dolphins preserve their shared genes.

The simple act of working together could also bond the group more strongly. “It makes a lot of sense in a highly intelligent and social animal for there to be support of an injured animal,” McComb says.

The act of helping also seems to suggest that the dolphins understand when others are suffering, and can even empathise: that is, imagine themselves in the place of the suffering dolphin. But while this is possible, McComb says the helping behaviour could evolve without the need for empathy.

There have been reports of single dolphins helping others, generally mothers helping their calves, but no cases of groups of dolphins working together to help another. Dolphins have also been seen interacting with the corpses of dead dolphins, which some researchers interpret as a form of mourning.

Journal reference: Marine Mammal Science, doi.org/kbb

Dolphin entangled with fishing line rescued by divers in Kona Hawaii

I learned that the hook and all line were removed after I spoke with the diver. I would prefer to correct the video caption, but you tube does not have the option to reload without loosing all your beautiful comments and thought. Blessings to all I can inspire. Martina (Camera Woman)

Dolphins may not have opposable thumbs, but at least they’re smart enough to find someone who does. In a new video filmed off the west coast of Hawaii, a lone bottlenose dolphin approaches several divers and persistently swims around them, revealing that it’s caught in fishing lines. It then waits as one of the divers removes the hook and uses scissors to cut the lines, allowing the animal to finally swim away in apparent relief.
The divers were on a tour Jan. 11 near Kona, on Hawaii’s Big Island, where they had gathered for a nighttime swim with manta rays. It’s not unusual to see dolphins in the area, although they don’t typically travel alone, tour guide Keller Laros tells NBC News. He worried something was wrong as the dolphin circled by repeatedly, and his suspicions were soon confirmed when he noticed a fishing line hooked into its fin. He gestured with his hand for the dolphin to come closer, and it quickly obliged.
“I said, ‘come here,’ and he swam right up to me,” Laros says. “I put my hand out and I was able to get the fishing hook out of his left pectoral fin. The fishing line came from his mouth down through the hook in the left pectoral fin, and then was wrapped all the way around the pectoral fin and it trailed off down the side of the animal.”
The dolphin had to surface for air once during the rescue, but it returned so Laros could finish the job. Its presumed foresight, bravery and patience throughout the ordeal impressed the veteran diver, who says the video provides further evidence of dolphin intelligence. “It’s a huge thrill to be able to help an animal that clearly knows what’s going on,” he tells NBC. “He made the effort to come to us. … The dolphin is really intelligent. It’s a relationship. He came to us because he had a problem.”

The rescue was recorded by videographer Martina Wing, who tells the BBC it was a “mind-blowing” experience. Her eight-minute YouTube clip already has nearly 1 million views in its first 10 days online — no small feat for a video of that length. The whole thing is worth seeing, but if you’re short on time, here’s an abridged, three-minute

La sfida di Pyongyang: “Nuovi test nucleari, gli Usa sono il nostro target”…

Il presidente nordcoreano Kim Jong-Un

“Stati Uniti nostri nemici giurati”

La Corea del Nord intende effettuare «un test nucleare di alto livello» avendo come target gli Usa.

La risposta di Pyongyang al rafforzamento delle sanzioni deciso martedì dal Consiglio di sicurezza Onu, legato al lancio del missile/satellite di dicembre, non si è fatta attendere: dopo la prima reazione a caldo che ventilava   l’ipotesi di un nuovo esperimento atomico, in aggiunta a quelli del 2006 e del 2009, il regime ha preso di mira «il nemico giurato» Stati Uniti, target dei futuri lanci di vettori balistici a lungo raggio, secondo la dichiarazione della Commissione nazionale di Difesa, il più alto organo istituzionale del Paese, rilanciata dall’agenzia ufficiale Kcna.

«Che ci sia o no il test dipende dalla Corea del Nord», ha commentato Glyn Davies, inviato speciale Usa sulle questioni del Nord, in visita a Seul. «Speriamo non lo faccia, chiediamo di non farlo. Sarebbe un errore e un’occasione mancata qualora decidano di farlo», ha aggiunto Davies. «Questo non è il momento di aumentare le tensioni nella penisola coreana, ma – ha concluso – l’occasione» per entrare in contatto con l’esterno.

«Nella nuova fase della nostra secolare lotta contro gli Usa, non nascondiamo il fatto che diversi satelliti e missili a lunga gittata che continueremo a lanciare e i test nucleari di alto livello che condurremo avranno come target il nostro nemico giurato, gli Stati Uniti», ha riportato la Kcna, rilanciando le posizioni della Commissione nazionale di Difesa.

Appena ieri, il presidente cinese in pectore, Xi Jinping, ha espresso la sua opposizione allo sviluppo degli arsenali nucleari e di altre armi di distruzione di massa da parte della Corea del Nord, nel resoconto fatto al termine dell’incontro avuto da Kim Moo-sung, inviato speciale del prossimo presidente della Corea del Sud, Park Geun-hye.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato martedì all’unanimità una risoluzione che allunga la lista delle organizzazioni governative nordcoreane soggette a sanzioni in risposta al lancio del razzo/satellite di dicembre, includendo, tra gli altri, anche l’Agenzia spaziale.

La confessione:
«Epo, trasfusioni  e cortisone. Mi dopavo prima  del cancro e negli anni delle vittorie  in Francia. Era come riempire  le borracce. Ma ora mi vergogno»

 

 

«È stata tutta una grossa bugia. Mi sono dopato per vincere i 7 Tour. Altrimenti, sarebbe stato impossibile. Ora chiedo scusa e pago il prezzo». La confessione tanto attesa va in onda. Lance Armstrong risponde alle domande di Oprah Winfrey nella prima parte dell’intervista con cui l’ex corridore statunitense ammette il ricorso al doping sistematico nel corso della sua carriera. Nella chiacchierata, registrata lunedì in un albergo di Austin e divisa in due “show” dall’Oprah Winfrey Network, Armstrong alza bandiera bianca dopo anni di bugie e risponde con una raffica di «yes» alle domande della regina dei talk show sull’uso di Epo, trasfusioni, testosterone, ormone della crescita. Un «sì» riassuntivo estende le pratiche illecite ai 7 Tour de France vinti tra il 1999 e il 2005. Senza la spinta del doping, non sarebbe stato possibile vincere: «Non secondo me». Per 13 anni, il “cowboy” ha negato ogni accusa. Ora, con l’immagine a pezzi e il rischio di procedimenti, vuota il sacco. «Perché ora? È la domanda migliore, la più logica. Non so se ho la risposta giusta. Comincerò dicendo che è tardi per molte persone ed è colpa mia. È stata una grande bugia ripetuta tante volte», dice pensando ad una «storia perfetta» («Battere la malattia, vincere 7 Tour, un matrimonio felice») che «non era vera».

Alla fine, dice, era diventato «impossibile» continuare. Il doping, ripete Armstrong, era l’unica soluzione per vincere. «Non ho inventato io quella cultura, ma non ho provato a fermarla. E di questo devo scusarmi, è qualcosa per cui lo sport ora sta pagando un prezzo. Mi dispiace» ma «io avevo accesso a quello che era disponibile per tutti». Farebbe qualsiasi cosa per la vittoria? «In linea di massima. Vincere era importante, è importante. Voglio ancora vincere, ma adesso vedo le cose in maniera un po’ diversa. Molte mie risposte oggi sarebbero differenti». L’agenzia antidoping statunitense (Usada) ha radiato Armstrong dopo averlo giudicato il cardine del più complesso sistema antidoping mai visto. «No -ribatte lui-. Era professionale, senz’altro scaltro ma anche molto prudente. Ma non è vero che fosse un programma più ampio rispetto a quello della Germania Est degli anni ’70 o ’80: non è vero». L’Usada assegna a Armstrong un ruolo da “boss”: «Io ero il leader del team ma non il general manager o il direttore sportivo. Il leader dà l’esempio, ma non c’è mai stata un’imposizione dall’alto. Eravamo tutti adulti e ognuno ha fatto la propria scelta. Qualcuno ha deciso di non farlo».

«C’erano situazioni gestite come se fosse un’organizzazione mafiosa: c’erano parole d’ordine per alcune cose, avevamo telefoni riservati e codici segreti. Usavamo parole come Poe o Edgar Allan Poe per l’Epo», dice. Proprio l’eritropoietina era uno degli ingredienti del suo«cocktail : «Epo, ma non molto, trasfusioni e testosterone. Ero quasi giustificato a prendere» il testosterone «perché, visto che avevo avuto il cancro ai testicoli, il livello doveva essere basso». Tutto programmato in vista delle competizioni con la consapevolezza che i controlli si sarebbero svolti solo in gara: «A quei tempi, non venivano a casa tua. Non sono mai risultato positivo, ma alcuni campioni sono stati ricontrollati e tecnicamente non li ho superati». Armstrong fa riferimento a «miei errori» e limita il discorso alla propria esperienza: «Non voglio accusare nessun altro». Tra gli «errori», dice il texano, non c’è il Tour de France 2009, quello chiuso al terzo posto dopo il clamoroso ritorno alle competizioni. «È l’unica cosa che mi fa davvero arrabbiare. Non mi sono mai dopato dopo il mio ritorno, ho superato il limite per l’ultima volta nel 2005», dice rivendicando la “pulizia” del 2009 e del 2010. «Mi pento di essere tornato nel 2009? Se non fossi rientrato, ora non saremmo qui». Tutta la vita, e non solo la carriera, è stata dominata dall’«irrefrenabile desiderio di vincere a tutti i costi».

E, grazie al doping, «le vittorie erano quasi automatiche. Era come gonfiare le gomme, come mettere l’acqua nelle borracce». Ora, però, «mi vergogno assolutamente». Il pensiero va al discorso tenuto dopo l’ultimo trionfo al Tour nel 2005: «Mi sono ritirato subito dopo. Ci si può congedare in maniera migliore. Quella faceva schifo», dice ora. All’epoca, però,non si sentiva un imbroglione: «Non la vedevo così, pensavo di competere allo stesso livello degli altri». Armstrong ha dato battaglia all’Usada quando ha saputo che il suo caso, un anno fa, sarebbe stato riaperto: strategia sbagliata, dice ora. «Non combatterei, ascolterei. Loro sono venuti da me dicendo: “Che vuoi fare?”. Se tornassi indietro, direi: “Datemi 3 giorni, fatemi chiamare la mia famiglia e un po’ di gente. Fatemi chiamare i miei sponsor e la mia fondazione per dire cosa sto per fare”. Ma non si può», dice lasciando trasparire le proprie emozioni.

Morte di Rizana Nafeek

Rizana Nafeek, una lavoratrice migrante dello Sri Lanka, è stata decapitata il 9 gennaio 2013 nella città di Dawadni, a est della capitale dell’Arabia Saudita, Riad.

La donna, uccisa con un colpo di sciabola, era stata condannata a morte il 16 giugno 2007 per l’omicidio di un neonato che le era stato affidato, avvenuto due anni prima. Si era sempre difesa sostenendo che la morte per soffocamento era stata accidentale e causata dalla sua imperizia come baby-sitter. Quella di Rizana Nafeek è la seconda esecuzione del 2013 in Arabia Saudita.
Nel 2012, Amnesty International ha registrato almeno 79 esecuzioni, di cui almeno 27 nei confronti di cittadini stranieri. La pena di morte in Arabia Saudita è prevista per un’ampia serie di reati. Negli ultimi anni, molte condanne a morte sono state eseguite nei confronti di lavoratori migranti provenienti da paesi poveri.
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Pubblicato: gennaio 11, 2013 in Altura e Cultura

Wake and Wander’s ‘Holy Shit Moments’ of 2012
Posted on January 2, 2013 by Will McGough

I made a comment yesterday at a New Year’s Day party in Philadelphia (during the Mummer’s Parade) that incited laughter and resulted in being labeled as an “old man,” but I’ll say it again here because it’s one of the truest things I know: Life goes faster and faster every year, and there’s not a damn thing we can do but enjoy the hell out of every inch of it.

When I first announced that I would write this piece and asked others for their “holy shit moments” of the year, everybody started spouting off about negative or scary experiences. Those are well and good and definitely memorable, but a holy shit moment doesn’t have to be terrifying — they can, as you’ll see from mine, be quite beautiful.

I thank everyone who has been a part of this year, friends and family and colleagues and all those I’ve been fortunate enough to meet along the way. I’ve told you before I have a knack for using the holidays as a life reference point of comparison and the new year certainly has a lot to live up to given how great 2012 turned out to be. Writing this piece and going through all the photos and stories was a perfect reminder of how much fun I had and all the things I was able to experience. Cheers to that.
I’ve linked to stories and videos throughout this article in case you’d like to dig a bit deeper and read more about one of the moments that made the list. Here they are, my Holy Shit Moments of 2012, in no specific order:

Wake and Wander

I made a comment yesterday at a New Year’s Day party in Philadelphia (during the Mummer’s Parade) that incited laughter and resulted in being labeled as an “old man,” but I’ll say it again here because it’s one of the truest things I know: Life goes faster and faster every year, and there’s not a damn thing we can do but enjoy the hell out of every inch of it.

When I first announced that I would write this piece and asked others for their “holy shit moments” of the year, everybody started spouting off about negative or scary experiences. Those are well and good and definitely memorable, but a holy shit moment doesn’t have to be terrifying — they can, as you’ll see from mine, be quite beautiful.

I thank everyone who has been a part of this year, friends and family and colleagues and all those I’ve been…

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Pubblicato: gennaio 10, 2013 in Altura e Cultura

Ritorna l’appuntamento con gli SQUADRATI:

Quadrato semiotico della misoginia – Squadrati apre l’anno mettendo il femminicidio in prima pagina. Cento donne uccise e mille commenti negazionisti (maschicidio) e apologetici (colpa della minigonna). Perché è la misoginia la mamma del femminicidio: a volte manifesta, più spesso latente. Ma non lasciatevi ingannare dai poli al maschile, è pura convenzione linguistica: perché a essere misogine sono anche donne, che vittime del pregiudizio se ne fanno portatrici.

SQUADRATI

Quadrato semiotico della misoginia – Squadrati apre l’anno mettendo il femminicidio in prima pagina. Cento donne uccise e mille commenti negazionisti (maschicidio) e apologetici (colpa della minigonna). Perché è la misoginia la mamma del femminicidio: a volte manifesta, più spesso latente. Ma non lasciatevi ingannare dai poli al maschile, è pura convenzione linguistica: perché a essere misogine sono anche donne, che vittime del pregiudizio se ne fanno portatrici.

quadrato semiotico della misoginia



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