Sos per Timbuctu – Ripreso il controllo

Pubblicato: gennaio 29, 2013 in Altura e Cultura, Viaggi
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Ripreso il controllo di Timbuctu.
Islamisti danno fuoco alla biblioteca

Operazione congiunta dell’esercito di Parigi insieme ai soldati maliani. La città, patrimonio dell’Unesco, era in mano ai gruppi qaedisti dallo scorso giugno. “Nessuna resistenza”. I ribelli in fuga hanno incendiato l’edificio che custodisce rari manoscritti. Comandante Tuareg: “controlliamo Kidal”. Per la stampa britannica 12 vittime civili nei raid aerei su Konna. Monti: “difficoltà su sostegno logistico in Mali, non c’è appoggio dai partiti”.

BAMAKO – Le truppe francesi e maliane hanno ripreso il pieno controllo della città di Timbuctu, nel nord del Mali dopo averne liberato nelle scorse ore l’aeroporto e controllato tutti gli accessi a seguito di un’operazione congiunta iniziata nella notte di domenica. La città, patrimonio dell’Unesco, era sotto il controllo dei gruppi qaedisti dal giugno 2012.

Durante la fuga, gli islamisti hanno dato fuoco ad una biblioteca dove sono custoditi migliaia di rarissimi manoscritti dal valore inestimabile, ha denunciato il sindaco. “I ribelli hanno dato fuoco all’istituto Ahmed Baba, costruito dai Sudafricani”, ha detto Halle Ousmane per telefono da Bamako. “E’ successo quattro giorni fa”, ha riferito, dicendo di non essere ancora in grado di dare una stima dei danni.

L’istituto custodisce circa 20mila manoscritti, rari e fragilissimi, alcuni risalenti al 13esimo secolo, conservati in grotte sotterranee. Timbuctu è stato un fiorente centro culturale: fra le altre biblioteche e collezioni, in città si conservano almeno 100mila manoscritti risalenti al periodo anteriore all’Islam, catalogati per secoli, di diversi argomenti. Ci sono trattati di musica, botanica, religione, diritto, scienza, storia, commercio, letteratura, astronomia. Negli ultimi anni

il Sudafrica ha dato un forte contributo per la salvaguardia di questo prezioso patrimonio culturale, costruendo anche la nuova sede dell’istituto inaugurata nel 2009.

I terroristi salafiti, che avevano imposto la sharia nella leggendaria città – Al-qaeda nel Maghreb Islamico, il gruppo jihadista Ansar Dine e il Movimento per l’unicità e la Jihad in Africa occidentale (Mujao)- nei mesi scorsi avevano già compiuto un altro scempio: la distruzione di mausolei e dei santuari e le tombe dei teologi sufi, una corrente dell’Islam considerata dai jihadisti troppo moderata.

Nella notte, truppe francesi e maliane hanno sferrato un doppio attacco, aereo e terrestre. I jihadisti non hanno opposto resistenza e la città è al sicuro, ha detto un ufficiale maliano. Ora è sotto controllo tutta la zona tra le due roccaforti jihadiste di Timbuctu, a 900 km a nord est di Bamako e Gao, conquistata sabato, che si trova a 1.200 chilometri a nord est della capitale. Intanto il comandante militare dei tuareg del Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (Mnla) conferma che i suoi combattenti hanno preso il controllo di Kidal, nel nord del paese.

Le truppe franco-maliane sono ora a caccia dei miliziani jihadisti fuggiti da Timbuctu. Secondo l’emittente France 24, circa 200 militari francesi sono stati paracadutati a nord della città per cercare di bloccare la fuga di eventuali integralisti rimasti in città. “Poco a poco il paese viene liberato”, ha detto il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, che ha però messo in guardia dal rischio che i jihadisti si siano nascosti nel deserto, in attesa di momenti migliori.

Cominciano ad affiorare notizie su vittime civili: secondo il britannico Independent dodici civili, inclusi tre bambini di meno di 11 anni, sono morti in un raid aereo francese contro i fondamentalisti islamici a Konna due settimane fa. La presa di Konna da parte dei jihadisti, il 10 gennaio, spinse la Francia a intervenire in Mali. Nelle operazioni a Konna morirono anche il pilota di un elicottero francese e una decina di militari maliani.

“Gli Usa porteranno droni in Niger”. Gli Stati Uniti starebbero intanto progettando la creazione di una base per droni nell’Africa nordoccidentale per combattere l’espansione di Al Qaeda nella regione. Lo riporta il New York Times precisando che si tratterebbe, almeno in un primo momento, di velivoli privi di armamento, anche se non si esclude la possibilità di condurre raid missilistici nel caso la minaccia terroristica dovesse peggiorare. La base dovrebbe essere collocata in Niger, proprio con l’obiettivo di aiutare le forze francesi impegnate nel confinante Mali. Tra i paesi coinvolti potrebbe esserci anche il Burkina Faso

In Italia polemiche sul supporto logistico alla missione in Mali. In Italia, intanto, scoppia la polemica. Questa mattina, ospite ad Omnibus sul La 7, il premier uscente Mario Monti ha detto che i segretari dei tre partiti di maggioranza hanno bocciato l’ipotesi di un sostegno logistico alla missione in Mali. Di fronte alla richiesta venuta dal presidente francese François Hollande di supporto alla missione Serval nel paese africano, accolta da Gran Bretagna, Danimarca e Belgio, l’Italia, ha spiegato Monti, “si è trovata in condizioni di particolare difficoltà dato lo stato dimissionario del governo”.

Monti dice di aver chiesto ai segretari dei tre partiti della maggioranza di pronunciarsi su questo tema, e che da loro “non è venuto un appoggio che consenta di confidare in una delibera del Parlamento”. E’ vero che c’è un ordine del giorno della Camera a favore, ha aggiunto il premier, ma il suo significato politico “è modesto perché molti parlamentari non si ripresentano” alle elezioni. In conclusione, ha detto, “non abbiamo l’appoggio dei tre partiti come sarebbe necessario per avere in Parlamento una misura legislativa per autorizzare il governo a fare questo”.

Il ministro degli Esteri Giulio Terzi, che aveva annunciato che anche l’Italia era pronta ad unirsi agli altri paesi per dare un sostegno alla missione, ha ribadito che il supporto logistico alla missione francese in Mali “è sicuramente una priorità che il prossimo Parlamento confidiamo possa affrontare” ma, aggiunge, “al momento mancano le condizioni politiche”, in questa “fase parlamentare con il governo dimissionario”.

Il responsabile esteri del Pd, Lapo Pistelli, ha invitato il premier a “chiarire le sue parole”, ricordando che il Pd aveva dato “fin dall’inizio la sua disponibilità”. Sorpresa anche la vicepresidente del Senato, Emma Bonino: “Mi pare ci fosse una convergenza”, ha detto, ricordando l’ultima auduzione in Parlamento di Terzi e del collega Giampaolo Di Paola. “A meno che – ha azzardato – in questi giorni il governo abbia avanzato ai segretari dei tre partiti di maggioranza nuove richieste diverse rispetto a quanto proposto alla Camera”.

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