Archivio per marzo, 2013

I due elefanti Shirley e Jenny

E’ incredibile come questi due elefanti separati 22 anni fa, si siano ritrovati, ormai vecchi e storpi, al The Elephant Sanctuarynel Tennessee. Dopo anni nei circhi i due elefanti Shirley e Jenny, si sono ritrovati ed è commuovente come il loro legame sia forte.

In un primo momento gli elefanti si incontrano attraverso un cancello in ferro, non sapendo le rispettive reazioni, i guardiani del santuario hanno preferito lasciare un cancello fra loro. Ma quando scende la sera succede qualcosa di straordinario.

Nel Mondo persi 300 milioni di ettari di foreste in 20 anni

Quest’oggi è la giornata mondiale delle foreste. Un patrimonio verde che tutti noi dovremmo conservare e valorizzare, ma che spesso cadono sotto i tentacoli del business senza scrupoli.
I dati sono disarmanti: ogni anno nel mondo vengono persi 13 milioni di ettari di foresta. La più grave perdita però proviene dall’Amazzonia, vero banca delle biodiversità. Si pensi in questa immensa foresta pluviale un albero può contenere 1.500 specie di insetti e un ettaro più di 400 specie arboree.

In Italia per fronteggiare la perdita di foreste, Federparchi, Kyoto Club e Legambiente nel 2007 hanno dato vita al Comitato Parchi per Kyoto, che si occupa di attivare progetti di forestazione nelle aree protette e promuovere campagne d’informazione per una gestione sostenibile del territorio. Fino ad ora il Comitato ha avviato quasi 30 progetti, coinvolgendo 44 aree protette per un totale di 76.051 alberi piantumati.

Le foreste sono infatti non solo un centro di biodiversità, ma anche fondamentali verso una mitigazione del cambiamento climatico, al rischio dissesto idrogeologico e alla qualità dell’acqua e dell’aria.

Unica nota positiva: stanno aumentando gli spazi di verde urbano nei grandi centri industrializzati. Speriamo sia di buon auspicio per un futuro più ecosostenibile almeno nelle nostre città fin troppo inquinate.

Fonte:Repubblica.it

Il cherry blossom, ossia la fioritura dei ciliegi, è uno degli eventi più attesi in Giappone e quest’anno l’apertura stagionale è arrivata con largo anticipo rispetto al solito: il 16 marzo infatti è stato dato il via uffcialmente dietro l’annuncio dell’agenzia meteo giapponese. Il ciliegio rappresenta un simbolo sacro di rinascita e fragilità e la sua fioritura avviene in settimane diverse a seconda dell’area climatica iniziando dalle regioni meridionali. Si segue un percorso ideale da sud a nord, chiamato sakura zensen, che permette di godere a pieno delle diversità di paesaggio e tonalità donate dalle piante di ciliegio fiorite.

Ma quali sono i luoghi più suggestivi dove ammirare questo spettacolo della natura? La prima zona in cui assistere all’hanami, ossia la fioritura dei ciliegi, è Okinawa. E’ però a Tokyo che si può godere del tripudio di colori recandosi al Ueno Koen Park il primo parco pubblico giapponese. Il fascino della fioritura degli alberi di ciliegio dà il suo massimo splendore nello Zoo di Ueno e nei pressi dello Stagno di Shinobazu dove i cittadini amano ritrovarsi per party e pic-nic.

Spostandosi a ovest nella prefettura di Nara si trova il monte Yoshino, il luogo migliore per osservare la fioritura dei ciliegi in Giappone grazie ai suoi 30 mila alberi che fioriscono dalle pendici del monte fino alla sua cima. Altra tappa da non perdere nell’idea di viaggio del sakura è Osaka, sull’isola di Honshu, dove un parco di circa 60 mila metri quadrati rappresenta il regno dell’albero dei ciliegi che fanno da sfondo al castello simbolo della città. All’interno di quest’ultimo si trova il museo Osaka Zohei famoso soprattutto per gli oltre 500 alberi di ciliegio che dalla metà di marzo in poi sbocciano donando un tocco fiabesco alla città.

Il viaggio si può chiudere a Kyoto dove, per ammirare la fioritura dei ciliegi, bisogna dirigersi verso il più antico parco della città: il Maruyama-koen Park, con il suo spettacolare ciliegio piangente chiamato “Gion-no-yozakura”. Per chi vuole attendere il periodo a cavallo tra aprile e maggio per l’hanami, l’isola di Hokkaido è una delle mete più famose e scenografiche: qui, il luogo di fioritura per eccellenza è il Matsumae-koen Park, presso la città di Matsumae, con i suoi circa 10.000 alberi.

Dopo l’attacco con l’acido al suo direttore artistico, Sergei Filin, nuovi guai per il famoso Teatro Bolshoi di Mosca uno dei palchi più famosi della danza mondiale. Una ballerina licenziata dalla dirigenza del teatro nel 2003 lancia infatti accuse pesanti su alcuni funzionari che avrebbero fatto pressioni sulle ballerine per farle partecipare a feste organizzate per uomini ricchi in grado di sponsorizzare il teatro e che poi sarebbero finite tra le lenzuola. Anastasia Volochkova, questo il nome della danzatrice  fu mandata via ufficialmente perché in sovrappeso ma probabilmente anche perché aveva posato per un servizio fotografico molto osè su una rivista. La ballerina è stata reintegrata poi nel teatro dopo una lunga battaglia in sede giudiziaria durata diversi mesi, ma da allora non ha mai avuto parti da protagonista.

La guerra tra ballerini – “Il funzionario aveva spiegato loro che sarebbero andate ad un determinato banchetto e che sarebbe continuato a letto”, ha detto Volochkova secondo la quale qualcuno che ha resistito è stato poi minacciato di rappresaglie dal teatro. La ballerina ha esortato le autorità russe a intervenire nel teatro anche se la dirigenza ha rifiutato di commentare le sue affermazioni. Queste nuove accuse dopo il caso del direttore, che la polizia fa rientrare nei complicati rapporti di lavoro e personali tra ballerini, rischia di aggravare ancora di più la situazione dell’ambiente che ormai sembra un campo di battaglia aperto tra diverse fazioni di ballerini con episodi sempre più gravi.

IL CASO – Hanno ammesso le loro responsabilita’ le tre persone arrestate per l’attacco con l’acido solforico dello scorso gennaio contro il direttore artistico del teatro Bolshoi, Serghei Filin. Lo ha riferito l’ufficio stampa della polizia di Mosca. Sono il ballerino solista Pavel Dmitrichenko, presunto mandante, Yury Zarutski, presunto esecutore materiale e Andrei Lipatov, l’autista che porto’ Zarutski sul luogo dell’aggressione e che in un primo momento aveva dichiarato di non essere a conoscenza delle intenzioni del passeggero. Zarutski ha precedenti penali per lesioni gravi. Secondo fonti citate dal quotidiano “Kommersant“, Dmitrichenko fu spinto a commissionare l’aggressione a Filin a causa del ruolo di secondo piano riservato dal direttore a sua moglie Angelina Vorontsova, giovane solista del Bolshoi e stella cadente del prestigioso teatro.

L’agenzia Interfax ha reso noto che gli investigatori hanno ascoltato i componenti del corpo di ballo, nell’ambito delle indagini che hanno portato la settimana scorsa all’incriminazione di Pavel Dmitricenko, 28 anni, per aver ordinato l’aggressione al vetriolo che ha sfigurato e compromesso la vista di Serghei Filin, il 17 gennaio. Con lui, a finire sul banco degli imputati, sono anche i due complici, rei confessi: Yuri Zarutski, l’aggressore materiale, e Andrei Lipatov, l’autista.

I ballerini del Bolshoi, sempre stando a Interfax, hanno confermato i dubbi di Iksanov. Questi, in precedenza, aveva accusato il solista Nikolai Tsiskaridze di aver ispirato l’attacco, ma la polizia ha avvertito di non trarre conclusioni affrettate. Dal canto suo, Tsiskaridze ha respinto le accuse, anche se ora sono in molti a guardarlo con sospetto. Il suo nome e’ comunque legato alla solista Anzhelina Vorontsova, fidanzata di Dmitrichenko, il quale avrebbe ordito l’agguato per vendicare il fatto che Filin avesse rifiutato di affidarle un ruolo importante. La Vorontsova, e’ allenata proprio da Tsiskaridze. Intanto, ombre si allungano anche sull’operato degli inquirenti. Una fonte anonima all’interno del teatro ha rivelato al giornale Moskovsky Komsomolets che Dmitrichenko ha confessato il suo crimine, giovedi’ scorso, perche’ “costretto fisicamente” dopo 48 ore di interrogatorio senza i suoi legali e senza consumare un pasto.

La protesta contro l’Europa a Nicosia. Sulla sinistra,  il cartello in italiano: “Oggi io, domani tu”.

La gioia della folla dopo il no
dei deputati. Ma ora serve
un piano B che non c’è

Di Roberto Giovannini
inviato a Nicosia della Stampa

Fuori la gente applaude felice. Sventolano le bandiere cipriote.

Un manifestante con un cartello con su scritto (in italiano, e il messaggio è fin troppo chiaro) «oggi a te, domani a me» abbraccia la sua compagna. Da appena due minuti i 56 membri del Parlamento di Cipro hanno bocciato il disegno di legge che prevedeva il «prelievo di solidarietà» sui depositi bancari presentato dal governo su imposizione dell’Unione Europea. Anche se dopo lunghe negoziazioni e rinvii il testo era stato emendato – esentando dal prelievo i depositi sotto i 20 mila euro – la norma non ha ricevuto neanche un voto a favore. Dei 20 deputati del partito conservatore Disy che fa riferimento al presidente di Cipro Nicos Anastasiadis, 19 si sono astenuti, uno si è assentato. Gli altri 36 (dall’opposizione socialista, comunista e verde, ai partiti minori di maggioranza Diko e Evroko) hanno votato contro.

«L’alternativa era tra un’opzione catastrofica e un’altra opzione altrettanto catastrofica. Si è preferito morire, ma almeno conservando il nostro onore», dice scherzando ma non troppo il giornalista freelance Yorgos Pittas, in mezzo alla manifestazione di circa quattromila persone della galassia della sinistra radicale. Sì, morire e non soltanto per modo di dire. Perché se l’«onore» – nel senso dell’orgoglio di non aver subìto il diktat dell’Eurogruppo, e di non aver tradito le attese dei risparmiatori – è intatto, ci sono pochi dubbi che dalla mattina di mercoledì per Cipro e il suo milione scarso di abitanti si apre un periodo di gravissimi pericoli.

Saltato il pacchetto di misure sui depositi, salta anche il piano di aiuti per 10 miliardi stanziati dalla partnership europea. La voragine aperta nei conti del sistema bancario nazionale – ben 17 miliardi di euro, vale a dire l’intero prodotto interno lordo annuo del Paese – diventa letteralmente incolmabile senza gli aiuti dell’Europa. I greci avevano un’economia abbastanza grande da generare risorse a suon di sacrifici e tagli a salari e pensioni. La piccola e orgogliosa Cipro no.

Il che significa molto concretamente che a meno di un «Piano B», come un miracoloso prestito da parte della Russia o della Cina che pure in queste drammatiche ore i governanti di Nicosia hanno cercato di procacciarsi, il sistema bancario di Cipro rischia di implodere. E la chiusura delle banche, prorogata fino a tutto domani dal governatore della Banca centrale di Cipro, dal profetico nome di Panicos Demetriadis, potrebbe durare molto più a lungo. Se saltano le banche di Cipro, salta Cipro. Se salta Cipro, potrebbero saltare in aria i mercati. E se i mercati impazziscono e tornano ad attaccare l’Eurozona a partire dagli anelli più deboli della catena, come un certo Paese senza maggioranza, senza governo e con i conti pubblici che vanno malino… le conclusioni le possiamo trarre tutti da soli.

Insomma, il «no al ricatto» predicato dal presidente del Parlamento Omirou Yannakis e coralmente festeggiato dai ciprioti nella serata, potrebbe diventare la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso. A meno che – e naturalmente questa è la speranza di tutta Cipro in queste ore – l’Europa a guida tedesca decida di allargare i cordoni della borsa rinegoziando con i governanti di Cipro il pacchetto di aiuti. Ma violando – a pochi mesi dalle elezioni in Germania – le draconiane regole di austerità finora seguite, a costo di schiantare Paesi come Grecia, Portogallo e Spagna. Non è detto che della delegazione cipriota faccia parte il ministro dell’Economia Mihalis Sarris: mentre ieri lui era a Mosca, a Nicosia si è diffusa la voce di sue dimissioni, richieste dal presidente Anastasiadis che lo considera responsabile di aver mal negoziato il pacchetto con l’Eurogruppo.

Nuovi aiuti più generosi e la cacciata di Sarris è proprio quello che sperano i dimostranti, affollati a poche centinaia di metri dal Parlamento, su Nechrou Street, il viale dei Caduti, che intonano slogan contro «i ladri che stanno scippando a quest’isola non solo i suoi risparmi, ma soprattutto il suo futuro», come dice il ventottenne architetto Pandelis. «Piuttosto che accettare queste misure ingiuste – spiega il 53enne assicuratore Lambros Demetriou mentre agita un cartello che raffigura una Merkel con cappello da ufficiale nazista accanto a un sorridente presidente di Cipro Anastasiadis – è meglio fallire, o uscire dall’euro». Chi dice che è un complotto tedesco per sfilare i capitali russi dalla piazza finanziaria di Cipro, e chi invece si dice sicuro – è il caso di Yiannis Lambrakis, che smette solo per un attimo di servire i clienti del suo caffè nella città vecchia – che «è tutto un piano per rubare il nostro gas naturale. Ce lo vogliono scippare».

Pubblicato: marzo 1, 2013 in Altura e Cultura

La Stella Libera

di Gianni Lannes
Toc toc! Anche alla luce di certi exploits, qualcuno sa per caso chi hanno votato le organizzazioni criminali propriamente dette, meglio note con i nomi di Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Basilischi, Sacra Corona Unita, Batterie, Camorra, eccetera eccetera? Vale a dire, non solo direttamente esponenti di primo piano ed insospettabili criminali, ma anche parenti, amici, conoscenti e tanta gente sotto minaccia o estorsione, ricattata, oppure soltanto timorosa di sgarrare? La copiosa letteratura in materia parla chiaro: le mafie influenzano ed orientano constamente il voto per un proprio tornaconto. Dalle carte giudiziarie, per esempio il processo al padrino Giulio Andreotti, sappiamo che il divo Giulio era organico fino al 1980 al sistema mafioso (solo nel senso che fino a quella data ci sono le prove in giudizio), anche se poi il reato è scivolato in prescrizione (ha stabilito la Cassazione). Rammentiamo che in passato i mafiosi…

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Pubblicato: marzo 1, 2013 in Altura e Cultura

La Stella Libera

di Gianni Lannes

La salute ormai è un lusso anche in Italia. Le condizioni sociali di vita peggiorano sempre più.  La gente è stanca e non ne può più di vessazioni dello Stato, ed imbroglioni che indorano la pillola per il proprio tornaconto.
C’è una canzone scritta e cantata dal maestro dei cantautori italiani, ovvero Matteo Salvatore, intitolata “ E’ proibit’ ”: mi è tornata in mente ora, dopo gli avvertimenti a lasciar perdere Grillo che pare goda di immunità ducesca. Mussolini, ovviamente, non c’entra.
Il “reuccio” è nudo più di un verme, ma non si deve dire perché il suo partito (telecomandato da un’azienda di neuromarketing) è stato votato da milioni di individui. E visto il successo elettorale adesso va tanto di moda. Però,  in qualunque salsa vogliate imbonire il discorso, questo “messia” (così ribattezzato dal guru del guru, detto anche Casaleggio Gianroberto) non mi incanta e non mi impressiona.

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Prodotti della Nestlé, le analisi chiariranno su eventuale presenza dna di cavallo.

Roma, 21 feb. (TMNews) – Su disposizione del ministero della Salute i carabinieri del Nas hanno posto sotto sequestro oggi 26 tonnellate di carne bovina macinata cotta e surgelata della Nestlé.

Le operazioni, spiega il ministero in una nota, hanno avuto luogo da parte del Nas di Torino presso la S.A.F.I.M. di None dove sono state sottoposte a sequestro cautelativo sanitario 19 tonnellate di carne bovina macinata cotta e surgelata della Nestlé per un ulteriore campionamento da sottoporre all’Izs del Piemonte per la ricerca del Dna di cavallo e di eventuali tracce di farmaci non ammessi. Analoga operazione è stata effettuata dal Nas di Alessandria presso lo stabilimento Nestlé di Moretta (CN) per un totale di oltre 7 tonnellate.

Il sequestro cautelativo sanitario rappresenta una misura coercitiva temporanea di carattere sanitario che consente di vincolare le derrate alimentari fino all’esito delle analisi. Fino ad oggi i carabinieri dei Nas hanno eseguito oltre 100 campioni di prodotti a base di carne bovina macinata di 60 marche diverse.

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Lo scandalo della carne equina usata per ripieni di alimenti che promettevano solo carne bovina, si allarga fino a riguardare direttamente l’Italia. E ora, un colosso dell’industria alimentare mondiale come Nestlè, si vede costretto a ritirare dagli scaffali del nostro Paese, oltre che da quelli spagnoli, ravioli e tortellini di manzo con marchio Buitoni. Una decisione provocata dal rinvenimento di tracce pari all’1% di carne di cavallo all’interno dei prodotti.

LE SCUSE – Nestlè ha fatto sapere di aver subito sospeso “tutte le consegne di prodotti finiti con manzo dell’azienda tedesca H. J. Schypke, società che lavora per uno dei nostri fornitori. Stiamo rafforzando i controlli di qualità con nuovi test. Assicurare la qualità e la sicurezza dei nostri prodotti è stata sempre una priorità per Nestlè. Ci scusiamo con i consumatori e assicuriamo che le azioni prese per far fronte a questo problema si tradurranno in più alti standard e in una rafforzata tracciabilita”. Saranno ritirate dalla vendita anche le “Lasagnes a la Bolognaise Gourmandes” prodotte in Francia.

QUALI PERICOLI – La presenza di carne di cavallo, insieme con quella di manzo, non costituisce di per sé un particolare problema sanitario. L’unica paura è collegata alla provenienza delle carni equine e soprattutto al trattamento che avevano subito gli animali in vita: potrebbero infatti essere stati curati con fenibultazone, un farmaco antinfiammatorio molto potente di solito usato per curare i cavalli sportivi vittime di infiammazioni.

In ogni caso, anche se il fenilbutazone fosse presente nella carne equina scoperta negli alimenti, sarebbe in quantità così basse da non rappresentare un pericolo concreto per la salute.

ALTRI CONTROLLI – Il dilagare dello scandalo della carne di cavallo in hamburger e lasagna ha spinto l’Unione europea ad approvare una raffica di test su carne di manzo per verificarne la composizione. Test rispetto ai quali l’Italia, primo consumatore di cavallo in Europa, si è espressa contrariamente, unico paese europeo a farlo. Opposto l’atteggiamento della Germania che – riporta il Financial Times – seguirà un piano in dieci punti che va al di là di quanto stabilito a Bruxelles per verificare l’eventuale presenza di altri additivi non dichiarati.

Nel frattempo l’industria degli hamburger risente della crisi: nella settimana che si è chiusa il 2 febbraio le vendite di hamburger congelati in Inghilterra, dove la crisi è scoppiata, sono crollate del 40% e due terzi degli inglesi – in base a un sondaggio Nielsen – si sono detti contrari ad acquistare carne surgelata in futuro.

 

<br />      INFOPHOTO<br />

Che esagerare con la carne rossa faccia male è ormai assodato: alza il rischio di tumore, ipertensione, colesterolo, malattie cardiache ed è meno indicata anche per chi deve tenere a bada le calorie. E come la mettiamo, invece, con la carne di cavallo?

La carne equina è un alimento di solito poco usato nella dieta. Con il recente scandalo alimentare, poi, le cose si sono complicate: sempre più persone diffidano della carne di cavallo. Un dato che contrasta con i numeri degli appassionati di questo tipo di alimento nel nostro Paese: secondo la Coldiretti, gli italiani sono tra i maggiori consumatori di carne di cavallo in Europa, con un quantitativo medio di 1 chilo a testa, per un totale di 42,5 milioni di chili.

Cerchiamo allora di capire se quella di allevamento, sicura e controllata lungo tutta la filiera, offre vantaggi rispetto a quella bovina. E, se sì, quali. Vediamo insomma di fare un po’ di chiarezza.

Vantaggi della carne di cavallo

Ecco i punti a favore di questo particolare tipo di carne rossa che potrebbe rappresentare un’alternativa a quella bovina:

  • la carne di cavallo è una carne magra: la sua percentuale di grasso è trascurabile (meno del 2%);
  • contiene più ferro (3 g circa contro l’1,8 della carne bovina).
  • Chi soffre di anemia può quindi ottenere lo stesso apporto di questo minerale, mangiando meno carne;

    • ha poco colesterolo;
    • contiene poco sale;
    • è tenera, una caratteristica che la può rendere gradevole anche ai bambini;
    • è facilmente digeribile e poco calorica, qualità che la rendono adatta all’alimentazione degli sportivi.

    Più ferro: vero o falso?

    La carne di cavallo non crea di per sé problemi di salute, né c’è un rischio di allergie. Ma sul fatto che apporti una maggiore quantità di ferro, rispetto alla carne bovina, non tutti gli esperti sono d’accordo. Non lo è ad esempio il professor Giorgio Calabrese, docente di nutrizione umana dell’Università di Alessandria, che preferisce piuttosto puntare più sul maggiore contenuto di zuccheri di questa carne: “Nella fase di rollatura, in genere, in tutta la carne si perde una sostanza, il glicogeno, che è uno zucchero. L’equino conserva un po’ di glicogeno e dunque questo alimento dà più energia”.