Archivio per aprile, 2013

Lo Spazio ha intenzione di regalarci ancora emozioni. Un nuovo spettacolo astronomico, infatti, è previsto nelle notti tra il 16 e il 25 Aprile, quando lo sciame meteorico delle Liridi si attiverà nei pressi del nostro Pianeta, interagendo con la nostra atmosfera.
Questo sciame si è originato cometa C/1861 G1, ovvero la cometa Thatcher, ed ogni anno viene attraversato dal nostro Pianeta nel mese di Aprile, precisamente tra il 16 e il 25 del mese(con picco massimo tra il 21 e il 22), regalando emozioni ad appasionati e non, dato che sono visibili anche ad occhio nudo.
La massima attività  si verificherà  nella notte tra il 21 ed il 22 Aprile e probabilmente almeno questa volta le condizioni meteorologiche potrebbero essere dalla nostra parte e permetterci di godere dello spettacolo offerto dalla natura.
Le Liridi prendono il nome dalla costellazione della Lira, dove è posizionato il loro radiante, ovvero la zona di cielo da cui sembrano provenire. Individuare la Lira non è difficile, la sua stella più luminosa, Vega, in Aprile sorge ad Est poco prima delle 24. In ogni caso questo è solo il punto di origine delle Liridi che da qui si irradiano verso tutto il cielo, il consiglio è quindi quello di non concentrarsi esclusivamente verso la zona del radiante ma rivolgere lo sguardo verso Nord-Est.

Uno studio sulle reazioni alle situazioni che impongono di tenere testa ai propri impulsi

 Le persone che hanno difficoltà a mantenere l’autocontrollo tendono a preferire partner e amici dotati di un forte e radicato self-control. La propensione genera relazioni adattative che permettono di colmare all’esterno la carenza di controllo individuale. Lo dimostra una nuova ricerca condotta da Catherine Shea della Duke University che ha analizzato i comportamenti delle persone prive di autocontrollo in diversi contesti in cui era necessario riuscire a trattenersi dallo svolgere un dato compito.

– L’indagine ha monitorato le reazioni a situazioni che impongono di tenere testa ai propri impulsi: come il rifiutare una torta al cioccolato se si è a dieta o l’evitare di controllare i social network mentre si è al lavoro. I risultati delle ricerche effettuate attraverso test video e l’analisi di rapporti reali hanno rivelato che chi è senza controllo tende ad accostarsi a persone con maggiore autocontrollo, in modo da poter compensare su un piano relazionale i propri limiti. Conclusioni che sono state testate e confermate dall’osservazione di 136 coppie, in cui i partner che hanno riferito di avere poco autocontrollo hanno anche «confessato» di avere una maggiore dipendenza dal proprio compagno quando dotato di elevati livelli di autocontrollo. Lo studio è stato pubblicato su Psychological Science.

La ragazza, italiana, racconta la sua scelta arrivata una mattina dopo una serie di porte chiuse.

“All’inizio mi vergognavo. Ora lo sanno anche i miei genitori”

Annalisa Ausilio

“Sono italiana”. Lo ha scritto con grafia chiara e a caratteri cubitali sul pezzo di cartone che ha
davanti a sé. Per chiedere aiuto bastano poche parole: “Per favore. Devo pagare l’affitto”. Un cartello grande come un foglio di quaderno, lei, accovacciata su una siedolina pieghevole, aspetta pazientemente la bontà dei passanti.

Eccola la crisi che ti butta in mezzo a una  strada, che ammazza le prospettive, che stravolge schemi e abitudini, che alla fine “ti porta a chiedere l’elemosina, perché è l’unico modo per andare avanti”. Nella centralissima via Merulana, a due passi da Monti, il quartiere della vita notturna romana, Erika, 36 anni, fa tintinnare ritmicamente le monetine che ha nel piattino.

A vederlo da questa prospettiva, il frenetico via vai del cuore della capitale sembra una dimensione di cui non fai più parte, eppure è lì che ti travolge. Spettatrice silenziosa di una sfilata senza fine. Tutto il giorno migliaia di passi, di facce, di odori, di sguardi. Non parla ai passanti, si limita a sorridere educatamente quando qualcuno tira fuori una monetina dalla tasca. “La gente è gentile con me, mi aiuta” dice ringraziando anche la bontà di un Dio. “Forse colpisce il fatto che sono italiana, ma non saprei dirlo con precisione.  In realtà – ammette – non me lo sono mai chiesto”. La sua mente è occupata da problemi più urgenti, di sopravvivenza: pagare l’affitto, le bollette e fare la spesa. Bisogni quotidiani che cerca di soddisfare con la carità dei passanti.

Assistevo un anziano malato che a luglio è venuto a mancare e quindi ho perso il lavoro”. L’ennesima occupazione precaria in anni di vita romana, dopo che ha lasciato la Calabria dove vivono i suoi genitori. “Tornare a casa è fuori discussione”, taglia corto, ha deciso di rimanere a Roma “sempre e comunque”. Dopo mesi alla ricerca inconcludente di un lavoro che ha divorato i pochi risparmi, ha giocato l’ultima carta.

“Una mattina ero in centro, il morale a terra dopo centinaia di porte in faccia e colloqui a vuoto. Allora mi sono seduta sul marciapiede e ho teso il braccio verso la bontà di sconosciuti”. Lo racconta quasi come un gesto spontaneo. “Quale altra alternativa avevo? – si chiede – Meglio questo che finire nei centri di accoglienza o fare la fila alla Caritas”. Il giorno dopo è tornata in centro, ha scritto la sua disperazione su un pezzo di cartone e ha iniziato ad aspettare su una sediolina.

Dopo mesi di questa vita, “mi sveglio la mattina presto e passo otto ore per strada, come un
lavoro”, ha rotto con famiglia e amici il tabù del mendicare. “All’inizio lo sapeva solo la mia migliore amica, temevo che potesse passare qualcuno che conoscevo, mi vergognavo”. Ma dopo qualche mese ha deciso di non nascondersi più. “I miei genitori ormai l’hanno accettato. Al momento non c’è altra soluzione per pagare l’affitto“, ripete come un mantra. Trecento euro per una stanza in un appartamento alla Garbatella, quartiere popolare di Roma sud, che condivide con una coetanea. Poi ci sono le bollette e la spesa “perché alla mensa della Caritas non ci vado”.

Ogni sera torna a casa con qualche decina di euro in tasca “ma nel week-end – confida – posso arrivare anche a sfiorare i 100 euro”. Ogni spicciolo è prezioso, mentre parla getta continuamente lo sguardo sul piattino che tiene in mano, come se contasse compulsivamente le monetine che contiene. Il freddo punge, entra nelle ossa dopo tante ore di immobilità. Erika
si stringe nel suo cappotto nero di lino e guarda l’orologio. Sono le diciannove, “fra mezz’ora
prendo la metro e vado a casa”. La giornata è finita. Domani si ricomincia.

Adrian Fisk è un fotografo inglese di attualità: ha viaggiato molto, soprattutto in Asia, documentando condizioni di vita e opportunità dei paesi in via di sviluppo. Il suo lavoro è stato pubblicato, tra gli altri, da National Geographic. iSpeak è il suo ultimo progetto: dopo aver completato iSpeak China e iSpeak India sta ora lavorando a iSpeak Global, riadattando l’intero concept a venticinque nazioni diverse, selezionate in base alla loro rilevanza politica, economica, culturale e ambientale nel ventunesimo secolo.

Quando si parla di futuro dell’economia e dello sviluppo globale si guarda verso l’Asia: Cina e India in particolare, con il loro sviluppo frenetico e i contrasti sociali, incuriosiscono gli occidentali, attraggono e spaventano al tempo stesso.

L’idea alla base di iSpeak è quella di scavalcare le barriere linguistiche, andare oltre lo stereotipo descritto dai media, scoprire i due paesi che avranno un ruolo così importante nel nostro futuro nostro futuro sentendo direttamente cos’hanno da dire gli individui che li popolano. Adrian Fisk ha offerto al Post la possibilità di pubblicare alcune foto del suo progetto, frutto di un dialogo con una serie di persone che possono, con la loro realtà personale, rappresentare la stratificazione sociale dei loro paesi; e ci ha raccontato il suo percorso per scoprire queste storie. I minori di trent’anni, in Cina e India, sono più di un miliardo: si tratta di una generazione determinante per il futuro delle due nazioni.

«Mi sono chiesto – dice Fisk – come rappresentare meglio questa realtà con la fotografia, se andare nei locali o per le strade, e alla fine mi è venuta questa idea di far loro scrivere su dei fogli di carta qualunque cosa volessero comunicare al mondo. L’idea è che quel foglio di carta offra uno sguardo dentro la mente e il cuore del giovane che lo tiene in mano. Guardare le fotografie è come attraversare il paese potendo vedere ciò che le persone stanno pensando, comprendendo contemporaneamente gli individui e il contesto sociale.»

Ed è ciò che Adrian Fisk ha fatto: ha attraversato due nazioni enormi in due mesi, un mese per ognuna. Ha viaggiato per una media di 420 chilometri al giorno, per riuscire a parlare in media con due persone ogni giorno, talvolta anche una sola, raggiungendo anche le zone più rurali e arretrate.

«Ho cercato di avere un numero equo di uomini e donne, di provenienza geografica e condizione sociale: imprenditore, studente, contadino, operaio. Quindi ho visitato le campagne, le città, i paesi. In modo da avere una rappresentazione realistica della nazione.»

«All’inizio le persone che ho fotografato hanno avuto una reazione strana, soprattutto in Cina dove non c’è libertà di parola, quindi è complicato per ovvie ragioni chiedere ad alcuni di loro di esprimere i loro veri desideri. Un uomo straniero, bianco, che viene dall’inghilterra e ti chiede di scrivere ciò che vuoi su un foglio di carta è qualcosa di molto strano per queste persone. Spesso non sanno cosa scrivere, allora parlo con loro, inizio una conversazione, gli chiedo a cosa pensano quel giorno, cosa faranno domani, che relazione hanno con i loro genitori, se hanno un fidanzato o una fidanzata, cosa vorrebbero fare l’anno prossimo. Ogni domanda apre un po’ di più la loro mente, parliamo di ciò che vogliono. E alla fine della conversazione, che può durare anche più di due ore, chiedo loro cosa vogliono scrivere. Essendo uno sconosciuto per queste persone, con me riescono ad aprirsi: talvolta è più facile parlare con un estraneo che con gli amici più stretti. Perché un estraneo non ti giudica, un estraneo non ha preconcetti su chi sei, non ti giudica.»

Fisk ha vissuto in India per otto anni, ma quando ha cominciato a girare il paese per il progetto iSpeak ha avuto bisogno dell’aiuto di undici interpreti a causa delle decine di dialetti diversi e del basso livello di alfabetizzazione. In Cina ne è bastato uno solo.

Ora sta dedicando la sua vita a iSpeak Global, per cui ha appena ricevuto un finanziamento dall’ONU. Ha appena iniziato a scattare le foto per iSpeak UK, incuriosito da come le giovani generazioni stanno vivendo questo periodo storico. «Il mondo intero sembra in movimento, ma nessuno sembra capirne la direzione. Per questo voglio concentrarmi sulle nuove generazioni.»

«La maggior parte di ciò che percepiamo di una nazione, di una società, di una religione, di uno stile di vita, di una lingua, di una persona, è basato su supposizioni, cliché e stereotipi. Ciò che cerco di fare è stimolare la comunicazione tra le persone, far loro esprimere sé stessi, perché solo quando capisci davvero chi hai di fronte puoi formarti un’opinione priva di pregiudizi. Questo è ciò che voglio fare: creare comunicazione tra società diverse.»

iSpeak India

T Ravathi – 23 anni
Tamil Nadu, induista
Casalinga con due figli, il marito fa l’elettricista durante il giorno e vende noccioline di sera

[Tamil] – «Nonostante il sangue che scorre nei corpi indiani, insieme a ossa e carne, sia lo stesso, gli istruiti, gli analfabeti, dipendenti e datori di lavoro, ricchi e poveri, non sono trattati allo stesso modo»
© Adrian Fisk

iSpeak India

Azib Afeef – 21 anni
Calcutta, musulmano
Lavora nella tipografia di suo padre

[Bengali] – «Voglio più amore»
© Adrian Fisk

iSpeak India

Bharati – 23 anni
Mumbai, musulmana
Prostituta, ha un figlio ed  incinta del secondo

(analfabeta) «Come voi, nella vita abbiamo bisogno delle stesse cose»
© Adrian Fisk

iSpeak India

K Mallappa – 27 anni
Mangalore, induista
Operaio migrante

[Kannada] – «Senza un’istruzione sto facendo un lavoro manuale, ma sono felice. Per˜ò sarei più felice se fossi un uccello o un animale.»
© Adrian Fisk

iSpeak India

Rabia Shebu – 20 anni
Kashmir, musulmana
Casalinga con un figlio, il marito studia all’universitˆà

[Urdu] – «Il mio desiderio era di sposare una persona scelta da me. Ma a causa di mio padre mi sono dovuta sposare. Voglio essere libera. Ma la mia famiglia è stata costretta dalle circostanze.»
© Adrian Fisk

iSpeak India

Sheela – 23 anni
Gujarat, induista
Domestica

[Hindi] – «Non mi piace indossare il Sari»
© Adrian Fisk

iSpeak India

Sumit Gaikwad – 19 anni
Mumbai, induista
Studente di commercio

«A Mumbai un uomo senza un’istruzione può˜ facilmente trovare un lavoro, ma procurarsi dell’acqua è difficile.»
© Adrian Fisk

iSpeak China

Li Jung Yang – 25 anni
Era un allevatore mongolo, ma in seguito al divieto di tenere animali vivi in quell’area è diventato una guida turistica

«Mi piacerebbe mangiare agnello, tracannare vino e continuare a cantare e ballare come cinque anni fa. Questo è ciò˜ che desiderano le nostre famiglie.»
© Adrian Fisk

iSpeak China

Liu Gu – 26 anni
Designer di cellulari
Pechino

«Se avessi una sorella starei meglio.»
© Adrian Fisk

iSpeak China

Luo Zheng Chui – 30 anni
Contadina
Provincia di Yunnan

«Dopo aver visto la televisione ho molti desideri, ma so che non posso esaudirli.»
© Adrian Fisk

iSpeak China

Ma Xiao Lian – 19 anni
Contadina
Provincia di Qinghai

(analfabeta) – «Mio marito ed io vogliamo diventare migranti in modo da poter lavorare e rendere felici noi stessi e i nostri genitori»
© Adrian Fisk

iSpeak China

Rainbow Su – 22 anni
Studente di ingegneria informatica
Provincia di Guangdong

«Sono un po’ preoccupato. Le ragazze in Cina stanno diventando materialiste, finchŽ non ho una casa la mia fidanzata non vuole sposarmi. Neanche i miei genitori possono darmi una mano. Quindi ho bisogno di trovare un buon lavoro ben pagato, questo  il mio più grande desiderio.»
© Adrian Fisk

iSpeak China

Wendy Xhang – 20 anni
Studia legge in Canada
Grande muraglia

«Prima di morire voglio vedere la Cina unita. Sia con seŽ stessa che con il mondo.»
© Adrian Fisk

iSpeak China

Wong Jing Yi – 30 anni
Lavora in un sex shop
Hong Kong

«Non voglio avere figli»
© Adrian Fisk

iSpeak China

Yuen Fei – 27 anni
Proprietario di un negozio di artigianato, studente di filosofia
Provincia di Shanxi

«Voglio che la Cina sia un po’ più democratica»

© Adrian Fisk

ITALIA: COLONIA STRANIERA

Pubblicato: aprile 9, 2013 in Altura e Cultura

La Stella Libera

di Antonio Bassi

L’Italia non esiste. Il popolo italiano non esiste. Nessun stato o popolo esiste veramente. Il territorio in cui viviamo e che chiamiamo Italia e’ sempre stato soggetto al dominio di qualcuno. Non e’ mai esistita identita’. Stessa cosa vale per Francia, Spagna, Germania, Stati Uniti e cosi’ via. Forse solo gli Inglesi sono fottutamente consapevoli di essere superiori e di dominare il mondo. Ma torniamo all’Italia.
Dai Comuni medioevali, al dominio del Papato, all’insorgere del potere delle famiglie nobili e dei loro regni, ducati e granducati, al dominio dei Piemontesi, al Fascismo e fino alla pseudo-democrazia nata in seguito alla liberazione per mano americana, il nostro territorio, chiamato Italia, non ha mai visto vera indipendenza e sovranita’. Ancora oggi, non riusciamo ad avere una classe dirigente degna di rappresentarci e di riscattarci. Non possiamo decidere del nostro futuro. Non riusciamo perche’ forse non vogliamo. O forse, spero…

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La Stella Libera

Pyongyang minaccia di colpire gli Usa con un attacco nucleare. E il Pentagono è pronto a dislocare sistemi difesa antimissile nel Pacifico. Facciamo un punto.

04 aprile 2013

La Corea del Nord è “un pericolo chiaro e reale”. Con queste parole il segretario della difesa americano Chuck Hagel ha commentato l’annuncio di Pyongyang di essere pronta a sferzare un attacco nucleare contro gli Usa. “Il momento dell’esplosione si sta avvicinando velocemente”, ha fatto sapere l’esercito nordcoreano pronto ad attaccare gli Usa con “armi nucleari più piccole, leggere e diversificate”. L’agenzia Kcna ha inoltre fatto sapere, scrive la Cnn, che “la responsabilità per questa grave situazione appartiene interamente all’amministrazione Usa e ai guerrafondai desiderosi di invadere la sovranità della Dpkr (Democratic People’s Republic of Korea, nda) e di abbattere il suo dignitoso sistema sociale con logiche brigantesche”. Ma cosa sta succedendo esattamente in Corea del Nord? Eccone un breve riassunto, per…

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Tutto pronto per ammodernare la leggendaria Transiberiana e la linea Bajkal-Amur (Bam): viaggiare nell’estremo oriente russo

Transiberiana scopri l'oriente russo - Tutto pronto per ammodernare la leggendaria Transiberiana e la linea Bajkal-Amur (Bam): viaggiare nell'estremo oriente russo

La ferrovia transiberiana è tutt’oggi di grande rilievo turistico e commerciale, così il governo russo ha deciso di investire in questa linea ferroviaria e nella panoramica Bajkal, linea che costeggia il lago omonimo, nella Siberia meridionale. Si pensi che la Transiberiana porta 100 milioni di tonnellate di merci e parecchi milioni di passeggeri ogni anno. Questa linea in particolare può essere un collegamento tra le estreme zone della Russia e l’Europa.

La Transiberiana è una linea leggendaria ed è per tre volte nel libro dei Guinness dei primati per la sua lunghezza, per il numero di stazioni e per l’epoca di costruzione. La tratta che va da River Ob a Irkutsk, città capoluogo della Siberia centrale, a 5.185 km da Mosca, ha richiesto notevoli abilità tecniche per essere costruita perché per la prima volta è stato scoperto il fenomeno delpermafrost (un terreno dove il suolo è perennemente ghiacciato, anche in assenza d’acqua).

Il premier Medvedev si è impegnato a investire in due anni altri 6,5 miliardi di euro, per modernizzare la leggendaria Transiberiana e la linea Bajkal-Amur. Il nuovo sistema di biglietti permette di scendere nelle città più importanti e visitarle per qualche giorno, riprendendo il treno successivamente.

7 indirizzi imperdibili low cost:

Visitare Parigi si può, anzi si deve.

Per evitare di rendere la visita alla città, un esborso eccessivo, si possono scegliere alcune attività da fare a costo zero o quasi. E’ vero che entrare nei musei, visitare alcune mostre e palazzi di prestigio può essere dispendioso ci sono altre occasioni da fare anche gratis. Con un po’ di senso pratico e poca pigrizia è possibile visitare alcune meraviglie parigine senza spendere nulla.

Chi conosce bene Parigi, non avrà bisogno di certe indicazioni, ma chi non c’è mai stato o chi vi ritorna dopo tanto tempo, anche solo per un paio di giorni, potrà far tesoro di sette indirizzi da non perdere per rendere la visita interessante ed economica.
1. Notre Dame
Entrare nell’edificio è gratuito, l’impegno più che altro è per chi non sopporta di dover fare le code, quasi inevitabili all’ingresso. Allora potrà bastare scorgere la sua prospettiva da diversi punti di vista lungo la Senna.
Salire sulla tour Eiffel costa abbastanza caro, osservarla dai giardini pubblici sulla rive gauche è gratuito e molto piacevole.
3. Il Cimitero di Père Lachaise
Tutt’altro che macabro, un giro nel cimitero che ospita sepolture di primo piano, come Proust, Balzac e Oscar Wild. Per chi non si accontenta degli illustri scrittori c’è anche la tomba di Jim Morrison.
4. Marché d’Aligre
Formaggi locali, artigianato, frutta, verdura e fiori freschi: una goduria per gli occhi e per il palato. Una passeggiata al Marché d’Aligre consente anche di fare uno spuntino al volo.
5. Montmartre
Al 18esimo arrondissement si trova un quartiere imperdibile e la basilica del Sacré Coeur, tutto da visitare a costo zero.
6. Canal St-Martin
Seguire lo scorrere dell’acqua da un ponte oppure lungo il canale seduti su una panchina vale tutta la visita a Parigi.
Si trova ne 19esimo arrondissement e offre ai visitatori una serie di cascate d’acqua ammirevoli. Luogo d’elezione per chi ama fare birdwatching.
Il consiglio è sempre quello di approfittare degli spostamenti con il metro attraverso le varie combinazioni di biglietto a più corse o giornaliero che sono venduti in tutti i punti automatici con opzione in lingua italiana sotto le stazioni metro parigine.
Un altro percoso utile è visitare il sito: http://www.altraparis.com/it sito in italiano con mostre ed eventi presenti sul territorio Parigino da non perdere.

 

Particolare. Difficile trovare altri aggettivi per descrivere lo stile della nuova Jeep Cherokee 2014. La casa di Detroit ha rilasciato tutte le immagini ufficiali del suo nuovo SUV, destinato a prendere il posto dell’attuale generazione, che oramai accusa il peso degli anni sia per quanto riguarda il design, che in termini di qualità e finiture nell’abitacolo. Quando avevamo pubblicato le foto spia della nuova Cherokee non eravamo riusciti a capire che sotto alle pesanti camuffature si nascondesse un frontale così particolare, capace di lasciare perplessi anche i più fedeli appassionati del marchio. Noi non ci esprimiamo in giudizi, ci limitiamo esclusivamente a commentarne le forme. Il muso si caratterizza principalmente per questi gruppi ottici sdoppiati, a sviluppo orizzontale, capaci di dare al frontale un look anticonvenzionale ed indubbiamente personale.

 

Inedita anche la mascherina che, pur rifacendosi alla tradizione con il tipico stile a feritoie verticali con bordo cromato, risulta di nuova concezione. Infatti non si tratta di una vera e propria mascherina a sè stante, ma di piccole prese d’aria ricavate nel cofano motore e solidali con esso. Il paraurti, invece, presenta una presa d’aria orizzontale dalle dimensioni relativamente generose, circondata da una cromatura. Le fiancate si caratterizzano per una linea di cintura alta e per i passaruota squadrati che, insieme, donano un’aria imponente alla vista laterale. Il posteriore, al contrario, è più tradizionale, con fanali a sviluppo orizzontale posizionati relativamente in alto e dotati di geometria interna a LED. Il portellone posteriore è “liscio”, senza fronzoli vari, mentre il paraurti è più elaborato. Completano l’estetica le abbondanti protezioni in plastica grezza che corrono lungo tutta la parte più bassa del corpo vettura. È anche disponibile una versione, denominata Trailhawk (presente in molte foto della gallery), che vanta un allestimento “più offroad”: assetto rialzato, cerchi più piccoli in nero lucido, paraurti specifici, protezioni più estese, verniciatura bicolore del cofano ed altro ancora.

Gli interni, invece, riprendono il più recente stile delle vetture del gruppo Chrysler. La plancia ha uno stile sobrio ed abbastanza moderno, con la console centrale impreziosita dallo schermo tattile del sistema di infotainment.

Scheda tecnica

Dopo aver debuttato al Salone di New York 2013, in Jeep hanno commentato dicendo che la nuova generazione della Cherokee sarà ai vertici del segmento in quanto ad abitabilità interna e doti stradali, il tutto unito ad una riduzione dei consumi che arriva fino al 45% su certi motori, se confrontata col modello attuale. Infatti la sport utility di Detroit nasce sulla nuova piattaforma CUSW (Compact U.S. Wide), che sarà utilizzata anche per la prossima Alfa Romeo Giulia: questo significa che sarà meno una 4×4 dura e pura, ma abbraccerà maggiormente le caratteristiche di un crossover. Tra le motorizzazioni a benzina ci sarà un 2.4 litri quattro cilindri ed un V6 da 3.2 litri, rispettivamente con potenze di 184 e 271 cavalli. Sul fronte dei diesel potremmo trovare lo stesso 3.0 litri V6 del Grand Cherokee, così come (probabilmente) anche il più compatto 2.0 litri Multijet di origine Fiat. Debutterà, per la prima volta nel segmento di appartenenza, anche una nuova trasmissione automatica a nove rapporti. Gli allestimenti saranno quattro: Sport, Latitude, Limited e Trailhawk. Sarà assemblata nello stabilimento di Toledo nell’Ohio e le vendite partiranno dalla fine del 2013.

Sulla base della nuova Cherokee nascerà anche il SUV Alfa Romeo, spiato pochi giorni fa in Austria.

La NordCorea minaccia gli Usa: via libera all’attacco nucleare

“Gli Usa dovevano riflettere meglio sulla situazione. Il momento dell’esplosione si avvicina rapidamente. Una guerra nucleare potrebbe esplodere nella penisola coreana oggi o domani”, aggiunge la nota. Secondo l’esercito “la responsabilita’ di questa crisi e’ interamente degli Stati Uniti”. “La penisola coreana non e’ mai stata cosi’ esposta a una pericolosa guerra nucleare come oggi”, conclude il comunicato. Secondo l’agenzia Bloomberg, nel comunicato rilanciato dalla Kcna si rende noto che Pyongyang ha “formalmente” informato la Casa Bianca e il Pentagono di una potenziale azione nucleare, sottolineando che “nessuno puo’ dire se una guerra scoppiera’ o meno in Corea e se scoppiera’ oggi o domani”.

Poco prima della diffusione del comunicato, il Pentagono aveva confermato la notizia del dispiegamento di un avanzato sistema di difesa anti-missile nella sua base militare di Guam, nel Pacifico, in seguito alle minacce di Pyongyang. Una decisione, ha spiegato un comunicato del Dipartimento alla Difesa Usa, presa come “mossa precauzionale per rafforzare le nostre postazioni di difesa regionale contro la minaccia di missili balistici nordcoreani”. Il Pentagono ha spiegato che nelle prossime settimane verranno dispiegati a Guam missili del sistema Terminal High Altitude Area Defense (Thaad), per proteggere la base militare da eventuali attacchi di missili nordcoreani a breve e medio raggio. “Gli Stati Uniti”, si legge ancora nel comunicato, “rimangono vigilanti di fronte alle provocazioni della Corea del Nord e sono pronti a difendere il territorio americano, i nostri alleati e i nostri interessi nazionali”. In precedenza, il segretario americano alla Difesa Chuck Hagel aveva detto di prendere “sul serio” le minacce della Corea del Nord ed esortato Pyongyang a metter fine alla sua “pericolosa retorica”. Intervenuto alla National Defence University a Washington, Hagel aveva dichiarato che gli Stati Uniti hanno intrapreso passi misurati e ragionevoli di fronte alle minacce di Pyongyang. Ma aveva poi aggiunto che puo’ essere pericoloso sbagliarsi sulla gravita’ delle minacce altrui: “Basta un solo sbaglio e non voglio essere il segretario alla Difesa che una volta si sbaglio'”.

Ci sono anche la capitale del Texas, Austin, e la capitale delle Hawaii, Honolulu, tra i possibili target dell’attacco nucleare contro gli Usa minacciato dalla Corea del Nord. Si tratta di due obiettivi strategici per Pyongyang non solo perche’ probabilmente raggiungibili dalla gittata dei loro missili ma anche per quello che rappresentano. Se Honolulu e’ la citta’ natale del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, Austin ospita una grossissima fabbrica di chip della sudcoreana Samsung. Il gigante sudcoreano Samsung dal 1996 ha concentrato sulla capitale del Texas 13 miliardi di dollari di investimenti, trasformando la citta’ del Lone Star State nel secondo piu’ grande produttore di processori dopo Intel, tanto da farle guadagnare il soprannome di nuova “Silicon Valley“. Anche il governatore del Texas, Ric Perry, in un’intervista alla CBS, ha sottolineato come i coreani si rendano conto della rilevanza economica della capitale del suo stato. “Quello che e’ accaduto in Texas negli ultimi 10 anni – ha detto – ha trasformato Austin in un epicentro tecnologico ed economico. La Corea del Nord si rende conto dell’importanza di Austin per tutta l’America cosi’ come tutti i CEO e gli imprenditori che si stanno spostando in massa in Texas”. Le dichiarazioni di Perry hanno scatenato una ridda di commenti, anche molto ironici, sul web. Su twitter e’ impazzato l’ashtag “whyaustin”, cioe’ a dire “perche’ Austin”. A diffondere le foto con il piano di attacco missilistico della Corea del Nord e’ stato l’organo di propaganda del Partito dei Lavoratori Coreano, Rodong. Tra gli altri possibili obiettivi, figurano le piu’ prevedibili Los Angeles, con le sue icone Hollywood e Disneyland, e Washington D.C..