Archivio per maggio, 2013

Soprattutto negli ultimi mesi, ma in generale quasi sempre quando si parla di cosa succede in Medio Oriente, si discute della rivalità e degli scontri tra sciiti e sunniti, i due principali rami dell’Islam. La questione è diventata di grande interesse per la stampa occidentale soprattutto da quando è iniziata la cosiddetta “primavera araba” nei paesi mediorientali e nordafricani, che ha visto spesso uno dei due rami dell’Islam contrapporsi all’altro per la conquista del potere.

Ancora oggi se ne sta parlando per la situazione molto instabile dell’Iraq, per esempio, e ancora di più per quello che sta succedendo in Siria. Da diverso tempo la guerra siriana si è trasformata da “primavera araba” di carattere nazionale – come lo era nei primi mesi della rivoluzione – a scontro regionale che si combatte sulla linea di divisione sciiti-sunniti: il regime del presidente siriano Bashar al Assad, che fa parte della setta degli alawiti, affiliati agli sciiti, è sostenuto dall’Iran e da Hezbollah, entrambi sciiti; i ribelli siriani, che sono sunniti, sono sostenuti dai paesi del Golfo, tutti governati dai sunniti tranne l’Iraq, e da gruppi jihadisti anch’essi sunniti. Questo è il risultato di una lunga rivalità, sia religiosa che politica, iniziata nel 632 d.c. e proseguita e intensificata nei secoli successivi.

Un po’ di storia
Le divisioni tra sciiti e sunniti risalgono alla morte del fondatore dell’Islam, il profeta Maometto, nel 632 d.c.: la maggioranza di coloro che credono nell’Islam, che oggi noi conosciamo come sunniti e che sono circa l’80 per cento di tutti i musulmani, pensavano che l’eredità religiosa e politica di Maometto dovesse andare ad Abu Bakr, amico e padre della moglie di Maometto. C’era poi una minoranza, oggi la minoranza sciita, che credeva che il successore dovesse essere un consanguineo del profeta: questo gruppo diceva che Maometto aveva consacrato come suo successore Ali, suo cugino e genero.

Il gruppo che riuscì a imporsi fu quello dei sunniti, anche se Ali governò per un periodo come quarto califfo, il titolo attribuito ai successori di Maometto. La divisione tra i due rami dell’Islam divenne ancora più forte nel 680 d.c., quando il figlio di Ali Hussein fu ucciso a Karbala, città del moderno Iraq, dai soldati del governo del califfo sunnita. Da quel momento i governanti sunniti continuarono a monopolizzare il potere politico, mentre gli sciiti facevano riferimento al loro imam, i primi 12 dei quali erano discendenti diretti di Ali.

Con il passare degli anni le differenze tra i due gruppi sono aumentate e oggi ci sono alcune cose condivise e altre dibattute. Tutti i musulmani sono d’accordo che Allah sia l’unico dio, che Maometto sia il suo messaggero, e che ci siano cinque pilastri rituali dell’Islam, tra cui il Ramadan, il mese di digiuno, e il Corano, il libro sacro. Mentre però i sunniti si basano molto sulla pratica del profeta e sui suoi insegnamenti (la “sunna”), gli sciiti vedono le figure religiose degli ayatollah come riflessi di dio sulla terra, e credono che il dodicesimo e ultimo imam discendente da Maometto sia nascosto e un giorno riapparirà per compiere la volontà divina (questo è il motivo per cui, tra l’altro, il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad in molte riunioni di governo lascia una sedia vuota accanto a sé: per aspettare il ritorno del Mahdi, l’imam nascosto).

Questa differenza ha portato i sunniti ad accusare gli sciiti di eresia, e gli sciiti ad accusare i sunniti di avere dato vita a sette estreme, come gli wahabiti più intransigenti: tuttavia le due sette dell’Islam non hanno mai dato vita a una guerra delle dimensioni ad esempio della Guerra dei Trent’anni, che tra il 1618 e il 1648 mise le diverse sette cristiane una contro l’altra in Europa.

La divisione nella politica, e cosa c’entra la Siria
La rivalità tra sciiti e sunniti è scoppiata a livello politico a partire dalla rivoluzione khomeinista in Iran del 1979, che ha portato alla cacciata dello scià iraniano, che fino a quel momento era stato tra le altre cose anche filo-americano, e all’instaurazione di una teocrazia islamica, sciita, in forte contrapposizione con tutti i paesi governati dai sunniti nel Golfo Persico. Dal 1979 le alleanze nella regione si modificarono, e i cambiamenti furono notevoli e con grandi conseguenze: si rafforzò l’inimicizia dei sunniti contro la cosiddetta “mezzaluna sciita”, che dall’Iran passa al regime alawita di Assad in Siria e arriva fino a Hezbollah in Libano.

Questa divisione si sta realizzando concretamente in diversi paesi del Medio Oriente. In Iraq, per esempio, ci sono ogni giorno attentati di natura settaria che provocano la morte di decine di persone: nelle ultime settimane la violenza nel paese è aumentata, ma è da diversi anni che gli scontri tra iracheni sunniti e governo sciita vanno avanti, più per ragioni politiche di controllo del potere che per ragioni ideologiche. I paesi che dal 1979 stanno guidando i due fronti dell’Islam, l’Arabia Saudita sunnita e l’Iran sciita, sono entrati da diverso tempo nella guerra siriana: la prima finanziando i ribelli sunniti, il secondo mandando dei propri uomini della Guardia Rivoluzionaria e i combattenti di Hezbollah a combattere in alcune zone della Siria.

Le conseguenze di quella che è stata definita da più parti come “regionalizzazione” della guerra siriana sono già molto visibili: la violenza del conflitto ha raggiunto livelli altissimi e ci sono sempre più testimonianze di brutalità e violazioni gravi dei diritti umani che ogni giorno vengono compiute in Siria. Il recente coinvolgimento di Hezbollah, confermato per la prima volta qualche giorno fa dal leader del movimento Hassan Nasrallah, ha radicalizzato ancora più lo scontro e ha permesso al fronte di Assad di recuperare molti villaggi e città nella zona della Siria che oggi viene considerata più importante dal punto di vista strategico: quella a nord del confine con il Libano, che dalla capitale siriana Damasco porta alla costa occidentale del paese

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Foto da “La Nuova del Sud”

Ha reagito a un insulto: uno sputo alla sua ragazza. E per questo motivo un giovane ingegnere italiano è stato ucciso a coltellate nella serata di martedì, a Monaco di Baviera. Originario di Potenza, Domenico Lorusso aveva 31 anni ed era residente in Germania. A confermare l’omicidio il console italiano del capoluogo bavarese, Filippo Scammacca del Murgo, che ha espresso il cordoglio della comunità italiana per questa drammatica morte. Sul caso indaga la polizia del Land del sud, a caccia del balordo, che intorno alle 22, incrociando i due fidanzati in bicicletta lungo la ciclabile che costeggia l’Isar, all’altezza dei Erhardstrasse, ha oltraggiato la donna, una ragazza di 28 anni, sputandole addosso.

Domenico voleva difenderla, ed ha fatto retromarcia per fermare lo sconosciuto e chiedergli spiegazioni del gesto. Ne è nata una colluttazione, sfociata nel delitto. Il provocatore, un uomo probabilmente sui 35 anni, dalla corporatura media – ha tirato fuori un coltello e ha colpito l’ingegnere potentino. Secondo la Bayrische Rundfunk fatale sarebbe stata una coltellata al cuore. L’omicida, ora ricercato dalla polizia, si è poi allontanato a piedi. Mentre la fidanzata di Lorusso, che ha assistito all’agghiacciante sequenza da una certa distanza, si è lanciata a soccorrerlo, chiedendo e ottenendo l’aiuto dei passanti, per portarlo nell’ ospedale più vicino. Domenico è arrivato ancora vivo al pronto soccorso, ma non ce l’ha fatta.

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Aveva costantemente mal di testa, sin da quando era un bambino di nove anni. Ha sopportato il dolore per 15 lunghi anni, sino a quando non ce l’ha più fatta e ha iniziato a chiedere assistenza medica anche perché nel frattempo soffriva sempre più di raffreddoti costanti e la sua vista continuava a peggiorare. Una radiografia ha svelato il mistero: nella sua testa era conficcata una matita di 10 centimetri. L’equipe medica dell’ospedale di Aquisgrana lo ha operato e ha estratto l’oggetto.

L’equipe sanitaria ha spiegato che il paziente, il cui nome non è stato rivelato, scrive Associated Press, ha iniziato a chiedere assistenza medica dal 2011, dopo aver sofferto per anni di mal di testa, raffreddori costanti ed un peggioramento della vista ad un occhio. La radiografia a cui si è sottoposto, ha mostrato un oggetto di circa 10 centimetri nell’area tra i seni paranasali e la faringe, che aveva in parte lacerato l’orbita dell’occhio destro. Dopo una più attenta analisi, quell’oggetto si è scoperto essere una matita. Il 24enne non ha saputo spiegare come era finito lì, ma ha attribuito l’infortunio ad una brutta caduta subito da piccolo. Il portavoce dell’ospedale di Aquisgrana, Mathias Brandstaedter, ha affermato che il caso sarà presentato ad un congresso medico di questa settimana.

MILANO – L’attrice Franca Rame, moglie del premio Nobel Dario Fo, è morta a Milano. Aveva 84 anni ed era malata da tempo.  Il 19 aprile dell’anno scorso era stata colpita da un ictus e ricoverata d’urgenza al Policlinico di Milano.
Franca Rame fu più di una semplice per quanto formidabile attrice. Fu soprattutto una donna coraggiosa, capace di affrontare le dure battaglie della vita con determinazione, fierezza e grandissima dignità.
Al fianco di Dario Fo, sposato nel giugno del 1954 a Sant’Ambrogio, abbracciò entusiasta l’utopia del Sessantotto, sbattè la porta del circuito ETI e fondò il collettivo Nuova Scena. Ma presto le divergenze ideologiche portarono lei e Fo a una scelta più radicale. Fondarono La Comune, e di quel fermento artistico e sociale l’intera scena teatrale italiana si arricchì. Gli spettacoli di satira e di controinformazione politicasi susseguirtono facendo gran rumore, come “Morte accidentale di un anarchico” e “Non si paga! Non si paga” . Insieme a Dario Fo sostenne pure l’organizzazione Soccorso Rosso Militante.

Nel 1971 sottoscrisse la lettera aperta pubblicata sul settimanale L’Espresso sul caso Pinelli. Ne pagò pesantemente le comnseguenze: nel marzo del 1973, infatti, Franca Rame venne sequestrata da esponenti dell’estrema destra e subì violenza fisica e sessuale. Lo rievocò nello spettacolo “Lo stupro”, del 1981.

Nelle elezioni politiche del 2006 fu eletta senatrice in Piemonte e sempre quell’anno Antonio Di Pietro la propose come Presidente della Repubblica. Due anni più tardi, abbanbdonò il Senato in aperta polemica con il leader dell’Italia dei Valori.

Ancora rovesci e temporali. Il meteorologo francese: “Sarà un anno senza estate”.

Durante la notte scorsa il Mediterraneo occidentale ha visto l’arrivo della perturbazione n.12 del mese di maggio che tra oggi e venerdì porterà piogge, rovesci e temporali su buona parte dell’Italia. Il sistema nuvoloso è seguito da una massa d’aria fredda di origine polare marittima che ancora una volta è riuscita a spingersi fino alle basse latitudini, scorrendo lungo il bordo orientale dell’Anticiclone delle Azzorre che, invece di allungarsi verso il Mediterraneo, ancora una volta ha preferito espandersi verso le alte latitudini.

Sarà proprio questa aria fredda che, facendo ingresso nella giornata odierna sui nostri mari di ponente, andrà a complicare la fase di guarigione del tempo. Infatti, proprio quando si vengono a creare queste situazioni, al seguito del passaggio della perturbazione vera e propria dobbiamo fare i conti con l’instabilità che mantiene attive le condizioni favorevoli allo sviluppo di rovesci e temporali. Fin quanto durerà questa situazione? La fase caratterizzata da condizioni prettamente instabili, a tratti anche perturbate, sarà quella che andrà da oggi fino a venerdì (in figura la previsione per domani, la giornata peggiore), anche se gradualmente assisteremo alla formazione di fenomeni sempre meno intensi.

Nel fine settimana, invece, con il lento allontanamento della bassa pressione verso la penisola balcanica, la situazione andrà gradualmente migliorando ad iniziare dai versanti occidentali che si libereranno prima dalla circolazione di aria fresca. Questa, invece, fino a tutta la giornata di domenica insisterà in modo particolare sulle regioni di Nord-Est e lungo il versante adriatico. E anche le temperature, dopo il calo che subiranno tra oggi e domani fino a portarsi al di sotto della media del periodo sulle regioni centro-settentrionali, torneranno nuovamente a risalire, per raggiungere i valori tipici del periodo, senza comunque ancora sconfinare nel caldo.

www.meteogiuliacci.it


L’ESPERTO: “IL 2013 SARA’ UN ANNO SENZA ESTATE”

Il meteorologo francese Laurent Cabrol ha lanciato l’allarme: il 2013 potrebbe essere un anno senza estate. L’allerta riguarda in primo luogo la Francia, ma riguarda anche Svizzera e Italia, soprattutto quella del Nord. In Francia non si parla d’altro delle ultime previsioni del tempo di Cabrol, molto seguito in patria. L’esperto ha dichiarato: “Corriamo un serio rischio di vivere un anno senza estate. La colpa? La temperatura dell’acqua troppo fredda. Non solo quella dell’Atlantico ma anche quella del Mediterraneo. E poi la troppa umidità”. Insomma, per precauzione sarà meglio non mettere via felpe e maglioncini, potrebbero tornare buoni anche a Ferragosto

Ci sono ancora molte concerie che vendono pelli di felino d’appartamento. Pelli di gatto. Sembra impossibile e invece è davvero così. In Svizzera il problema è molto sentito, tanto che il consigliere nazionale Luc Barthassat (Pdc/Ge) ha tirato fuori gli artigli: “Dall’entrata in vigore il primo gennaio della nuova legge che impedisce il commercio di pelli di gatto, abbiamo ricevuto dei messaggi provenienti da organizzazioni in difesa degli animali. Le pelli di gatto abbondano e la giustizia è lenta a mettersi in moto”.

Di conseguenza il politico ha interpellato il Consiglio federale. Nella sua risposta, l’esecutivo restituisce la misura delle pene che rischiano le concerie irrispettose: “Chiunque vìoli intenzionalmente questa interdizione sarà punito con un’ammenda da 20 mila franchi in su. Se l’autore agisce per negligenza l’ammenda può salire fino a 10 mila franchi.

Malgrado le nostre denunce, non abbiamo ricevuto alcuna risposta dall’ufficio del procuratore di Neuchatel“, sottollinea Tomi Tomek, direttrice di Sos Chats. In realtà ora molte procedure di infrazione sono state aperte in tre cantoni svizzeri: Berna, San Gallo e Argovie. “Abbiamo scoperto tre concerie che hanno accettato di venderci pelle di gatto”, spiega la pasionaria dei felini di appartamento. Non è la sola. “Una piccola conceria di Vaud ha accettato di vendermi pelle di gatto a condizione che fossi io a venirla a prendere”, rivela Caroline, impiegata nel settore agricolo. Ma l’ammenda di 20 mila franchi forse farà passare la voglia alle concerie di fare del male ai mici domestici.


CANI MACELLATI PER RIFORNIRE I RISTORANTI CINESI

Cani grigliati 4

Xi Jinping

L’Europa, tanto per cambiare, è divisa. La crepa, questa volta, si è aperta sui dazi doganali per i pannelli solari cinesi. Cresce il numero dei Paesi che si oppongono al provvedimento, spaventati dagli effetti sul settore e sulle possibili ritorsioni di Pechino. La Commissione Ue ha lamentato pressioni indebite da parte del gigante asiatico. Su 27 Stati, sarebbero 18 quelli contrari a introdurre il balzello che andrebbe da un minimo del 36% a un massimo del 67%, con una media del 47%. Un peso che, non c’è dubbio, condizionerebbe l’importazione dei pannelli cinesi.

Il fronte del no è guidato dalla Germania. La linea compatta del governo Merkel è questa: “Le sanzioni non sono necessarie”, ha detto il ministro dell’Economia Philipp Rösler prima di un pranzo con il primo ministro cinese Li Keqiang. L’Italia è invece per il sì: i dazi anti-dumping sarebbero utili alla salvaguardia delle imprese. In ballo ci sono 30 mila posti di lavoro minacciati dalla concorrenza cinese. Per questo la Commissione sta prendendo tutto il tempo necessario: la decisione definitiva arriverà il 5 giugno. Le opzioni sono, in sostanza, tre: la prima prevede “sanzioni zero”. La seconda l’introduzione di dazi temporanei (per circa 6 mesi) in modo tale da non rendere necessario un accordo tra i governi. Se invece si dovesse optare per un periodo più lungo (cinque anni) servirà il sì dei Paesi membri.

Per ora, Pechino non ha intenzione di rendere meno aggressiva la politica dei prezzi, circa un terzo di quelli europei e per questo fuori mercato. Nè tantomeno ha proposto un compromesso alternativo ai dazi. Dalla sua ha una leva fondamentale: la Cina è un partner del quale molti Paesi Ue non possono fare a meno. Un discorso, questo, che vale soprattutto per i grandi esportatori, a partire dalla Germania. Di certo Berlino non ha intenzione di fare uno sgarbo che potrebbe spingere Pechino a ritrarre il portafogli. Un segno di debolezza internazionale ma anche di disgregazione interna. Se un’Europa priva di unione fiscale discute su dazi al 47%, gli Stati Uniti hanno già imposto una sanzione ben più pesante, pari al 250% e capace di portare vicino alla parità il rapporto di prezzi tra i pannelli mede in Usa e quelli mande in China.

ilNichilista

«Joseph Schumpeter (…) sostenne che la caratteristica di un governo democratico non è l’assenza di élites ma la presenza di più élites in concorrenza tra loro per la conquista del voto popolare», scrive Norberto Bobbio ne Il futuro della democrazia. Ed è la frase migliore, credo, per descrivere la tornata elettorale di oggi. Perché oggi abbiamo compreso che il rischio non è l’assenza di élites che vagheggia Grillo, o almeno non lo è ancora, ma l’assenza di élites diverse che siano realmente in concorrenza tra loro per la conquista del maggiore consenso. Oggi Pd e Pdl sono sembrati davvero due facce della stessa medaglia; una pax lettiana celebrata ai quattro venti e addirittura annunciata a mezzo intervista stamane, quando Gasparri teneva a precisare sul Corsera che a prescindere dal risultato i due volti della maggioranza non si sarebbero presi a schiaffi. Comunque fosse andata, avrebbe vinto il governo Letta. E infatti…

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ilNichilista

Qualche considerazione sulle amministrative, dai giornali di oggi:

1. L’emorragia di centinaia di migliaia di voti nel centrodestra e nel centrosinistra a Roma rispetto al 2008 (fonte: Corriere):

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Significativo si leggano ovunque infografiche per mettere in risalto il confronto tra risultato del M5S alle politiche di febbraio e alle amministrative (ammesso abbia senso), e da nessuna parte sia stato pubblicato lo stesso per Pd e Pdl.

2. Eppure qualcosa da dire ci sarebbe. Il risultato del Pdl? «Arretramento ovunque», scrive Paola Di Caro sempre sul Corriere. Ma non si legge di «flop» del partito di Berlusconi. Forse gli analisti confidano nei ballottaggi (dove peraltro quasi tutti i candidati di centrodestra sono in forte svantaggio).

3. Massimo Franco, sul Corsera, coglie la questione centrale: queste amministrative ripropongono «in termini seri la questione tra democrazia e voto». E l’inadeguatezza di questi partiti a rappresentare i cittadini, compendiata nel dato sull’astensionismo. Il problema, Grillo…

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Un cinese affetto da una malattia mentale vive rinchiuso in una gabbia da 11 anni. Ce lo hanno messo i suoi familiari subito dopo che lui picchiò a morte un adolescente. La storia di Wu Yuanhong, 42 anni, è stata scoperta da un giornale cinese che ha pubblicato una sua foto che testimonia lo sconvolgente modo in cui è costretto a passare le sue giornate (qui in foto).

Wu Yuanhong è mostrato seduto su delle coperte, i piedi legati da una sporca catena e in sottoveste. All’uomo era stata diagnosticata una schizofrenia all’età di 15 anni, secondo il quotidiano Xinxi Ribao che aggiunge che nel 2001 Wu ha picchiato a morte un ragazzino di 13 anni.

L’anno seguente le autorità della provincia di Jiangxi (sud est del Paese) l’avevano rilasciato, anche perché Wu non aveva potuto essere considerato come responsabile delle sue azioni a causa della sua malattia. Il malato è stato dunque rilasciato ma al ritorno a casa non è stato accolto benissimo, anzi.

Il villaggio di Ruichang dove vive era impaurito di lui. Per tenere al riparo gli altri abitanti, la madre di Wu ha costruito una prima gabbia dove ha rinchiuso il suo stesso figlio. Ma l’uomo è riuscito a scappare. La sua famiglia ha allora deciso di mettere a punto una struttura più solida. 

Sono molte le persone con disturbi mentali a non ricevere un trattamento adeguato in Cina, in ragione dell’assenza di personale qualificato in grado di occuparsene, in particolare in campogna. Nel 2010, in un paese che conta piùdi 1,3 miliardi di abitanti non contava che 20 mila psichiatri, secondo una cifra diffusa dal ministero della Sanità. Per contro sono più di 16 milioni le persone con disturbi mentali.