Prostituzione a Milano, la mappa cult

Pubblicato: maggio 24, 2013 in Eccentricities, Viaggi
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di Fabio Massa

Ci sono le “sbarbine”, le “ventanni” (sic) , quelle di età indefinita. E le discoteche dove trovarle, le balere, i bar. In piazza Duomo,  c’è una sbarbina che costa 40mila lire, che passeggia tra il retro della cattedrale e piazza Fontana, mentre in viale Forlanini prende servizio tutte le sere alle 23 la trentenne che non può chiedere più di 10mila, già un po’ sfatta dal mestiere. La carta patinata, nuova, ancora odorosa di stampa, non deve ingannare. Ci sono le vie della prostituzione a Milano, con le strade, il costo, l’età. Ma sono passati decenni dalla realtà che emerge dalle icone stilizzate, quasi fossero piccole rappresentazioni della Venere di Willendorf, ma il fascino rimane lo stesso. Oggi è tutto diverso, la prostituzione ha le sue mappe sul web, con tanto di recensioni, feedback, “mi piace”, testing, punter e sigle inequivocabili. La mappa che sta girando per i bar di Milano, come un cimelio per intenditori, e che Affaritaliani.it ha trovato, è invece assolutamente diversa. Riporta ai tempi dei racconti di Giancarlo Fusco, grandissimo giornalista de Il Giorno, autore della rubrica “la Colonna”, “benefattore” di signorine e frequentatore dei night. Scriveva articoli in punta di penna dove il mestiere più antico del mondo era raccontato lievemente, eroicamente (oltre che eroticamente). Le violenze del mondo notturno venivano schivate. Lo scandalismo che oggi contraddistingue il pur bravissimo Michele Focarete, lo specialista in materia del Corriere della Sera, era tratteggiato con un aggettivo e nulla più. E tutto diventava leggenda. Dalla sbarbina del Sir Anthony, che dopo due coppe di champagne tirava fuori le foto del bambino piccolo e spiegava sorridendo un po’ ebete, di averlo chiamato “Vittorio”. “Così se vado con un cliente fascista, pensa che sia in onore del Re. Se invece è comunista, mi gioco Di Vittorio”.

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Nell’Italia piena di speranza, che puzzava un po’ d’incenso e un po’ di broccoli, nella Milano dove i terun del Nord (i veneti) e del Sud arrivavano a rimboccarsi le maniche e a piantare il basilico nella vasca, la prostituzione ha un che di tenero, di romantico, pur nel suo squallore. Fusco scrive “Quando l’Italia tollerava”, che è un calembour di piccoli ritratti, esperienze, sorrisi. Di sesso, poco. Quasi nulla. Niente raffigurazioni esplicite. Di ironia, tantissima, ideale prosecuzione di quel suo “Mussolini e le donne” dove lui, comunista (che si narra Togliatti rimproverò per il colletto sporco dicendogli “compagno, la rivoluzione si può fare anche con la camicia pulita”), smontava il celodurismo d’antan con le “zagatine” pomeridiane del Duce e le spacconate per far colpo su una sciatrice-entraineuse. Altro che Bossi e le urlate sul pratone di Pontida.

Mappa pregevole, quella trovata da Affaritaliani.it. Ci sono le discoteche “locali prefereiti da sbarbine e ventenni”, in piazza Duomo, corso Europa, via Tito Livio e via Verga. Ci sono le Ventanni di piazza Aquileia, piazza Beccaria, viale Caldara, via San Vittore, via Torino, corso Venezia, via Vitruvio e corso vittorio Emanuele. E poi, quelle più stagionate di corso Buenos Aires, di via De Gasperi, dei navigli di Via Ludovico il Moro e del parco Ravizza (prima che fosse preso d’assalto dalla prostituzione maschile). Infine, ai confini dell’impero (erotico) ci sono quelle ormai “passatelle” da cinquemila lire, che devono stazionare nei quartieri periferici, da Primaticcio a Lorenteggio, da viale Zara a via Leoncavallo. Ci sono le balere di periferia, roba per proletari con i capelli lucidi di brillantina. Ci sono i bar del centro con i ragazzi di vita con le scarpe con la mascherina e le signorine “che marciano”.

E oggi? Oggi tutto è diverso. Oggi le mappe sono online. Ci sono i siti specializzati, con sede all’estero, anche troppo espliciti. Le prestazioni, rigorosamente con sigle in inglese (CIM, COB, COF), e le recensioni: “Quello è un missile (una fregatura)”. Quella è una “milf” (passatella, ma ancora piacente). E soprattutto, le “stradali”, ovvero le signorine di una volta, stanno scomparendo. Semplicemente, è troppo pericoloso. “C’è la polizia, e poi si rischiano le malattie”. Le “stradali” sono roba da extracomunitari. Le altre sono tutte escort. L’italietta non c’è più, oggi anche l’eros pare dover parlare inglese e pagare in “rose” (100 rose = 100 euro). Mesi fa fece scalpore la pubblicazione di una mappa di google con tanto di recensioni degli “utenti”. Dopo mille polemiche, è sparita. C’è ancora invece gufomappa.com. Dove ci sono i nomi e le zone. Su gnoccaforum.com ci sono invece le esperienze di vita vissuta: “Ci baciamo come due amanti per lungo tempo . La nota simpatica è che per tutto il tempo la sua mano è rimasta poggiata sul mio pacco. Alla fine me lo tira fuori e inizia un pompino senza vestito che è una delizia”. Andiamo a rileggere Giancarlo Fusco: “La porta si apre. In una zaffata di profumo, borotalco, permanganato, appare una brunona spettinata. Attraverso la vestaglia di velo, i capezzoli sembrano due grosse monete di rame. (…) La Wylma ne è sinceramente lieta. Sono già sette quindicine che è lì, nel famoso casino di San Pietro all’Orto. Il sampedrino, come lo chiamano, affettuosamente, i milanesi. E Benito (Occhiacci, per lei) è il suo cliente del cuore”. Altro stile, altra Italia.

commenti
  1. alessandra scrive:

    Continuate così, bravi!

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