Ricatto cinese sui pannelli solari: L’Europa si spacca

Pubblicato: maggio 28, 2013 in Altura e Cultura, Oriente
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Xi Jinping

L’Europa, tanto per cambiare, è divisa. La crepa, questa volta, si è aperta sui dazi doganali per i pannelli solari cinesi. Cresce il numero dei Paesi che si oppongono al provvedimento, spaventati dagli effetti sul settore e sulle possibili ritorsioni di Pechino. La Commissione Ue ha lamentato pressioni indebite da parte del gigante asiatico. Su 27 Stati, sarebbero 18 quelli contrari a introdurre il balzello che andrebbe da un minimo del 36% a un massimo del 67%, con una media del 47%. Un peso che, non c’è dubbio, condizionerebbe l’importazione dei pannelli cinesi.

Il fronte del no è guidato dalla Germania. La linea compatta del governo Merkel è questa: “Le sanzioni non sono necessarie”, ha detto il ministro dell’Economia Philipp Rösler prima di un pranzo con il primo ministro cinese Li Keqiang. L’Italia è invece per il sì: i dazi anti-dumping sarebbero utili alla salvaguardia delle imprese. In ballo ci sono 30 mila posti di lavoro minacciati dalla concorrenza cinese. Per questo la Commissione sta prendendo tutto il tempo necessario: la decisione definitiva arriverà il 5 giugno. Le opzioni sono, in sostanza, tre: la prima prevede “sanzioni zero”. La seconda l’introduzione di dazi temporanei (per circa 6 mesi) in modo tale da non rendere necessario un accordo tra i governi. Se invece si dovesse optare per un periodo più lungo (cinque anni) servirà il sì dei Paesi membri.

Per ora, Pechino non ha intenzione di rendere meno aggressiva la politica dei prezzi, circa un terzo di quelli europei e per questo fuori mercato. Nè tantomeno ha proposto un compromesso alternativo ai dazi. Dalla sua ha una leva fondamentale: la Cina è un partner del quale molti Paesi Ue non possono fare a meno. Un discorso, questo, che vale soprattutto per i grandi esportatori, a partire dalla Germania. Di certo Berlino non ha intenzione di fare uno sgarbo che potrebbe spingere Pechino a ritrarre il portafogli. Un segno di debolezza internazionale ma anche di disgregazione interna. Se un’Europa priva di unione fiscale discute su dazi al 47%, gli Stati Uniti hanno già imposto una sanzione ben più pesante, pari al 250% e capace di portare vicino alla parità il rapporto di prezzi tra i pannelli mede in Usa e quelli mande in China.

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