Archivio per giugno, 2013

Allarme in Germania per le autostrade che scoppiano letteralmente con il caldo. Il fenomeno ha già provocato una vittima in Baviera, un motociclista che è stato sbalzato contro il guard-rail da un improvviso rigonfiamento del manto di cemento della A93, rimanendo ucciso sul colpo.

La Bild titola che adesso con il caldo torrido in arrivo, “molte autostrade diventano mortali sopra i 30 gradi”, con il risultato che “i lastroni di cemento scoppiano, l’asfalto si squaglia ed il caldo sahariano rende le nostre autostrade pericolose per la vita”. Anche l’Adac, il potente Automobilclub tedesco con oltre 18 milioni di aderenti, mette il dito nella piaga delle manchevolezze costruttive, sottolineando che il manto di 3mila dei 12.800 chilometri della rete autostradale tedesca rischia di scoppiare per il troppo caldo. La causa e’ dovuta al fatto che fino a 15 anni fa molte tratte autostradali erano state costruite utilizzando lastroni di cemento contenenti materiale di riempitura che oggi non viene piu’ utilizzato. “Il problema consiste nel fatto che e’ impossibile prevedere in quale punto il cemento puo’ scoppiare, tutto avviene in pochi minuti”, spiega Juergen Grieving, portavoce dell’Adac.

Sulle autostrade bavaresi si sono gia’ verificati 24 di questi “blow up”, con il risultato che la A3 e’ attualmente “in ginocchio”. Josef Seebacher, responsabile delle autostrade della Baviera meridionale, spiega che “le nostre autostrade devono far fronte a sbalzi di temperatura da meno 30 a piu’ 30 gradi centigradi. Nel Paesi mediterranei questi sbalzi non esistono”. Anche in Sassonia si sono verificati rigonfiamenti del manto autostradale lungo tre chilometri della A72.

autostrada asfalto 500Il portavoce dell’Ufficio tecnico per la costruzione di strade, Peter Weib, spiega alla Bild di non aver “mai visto una cosa del genere. I nostri dipendenti sono in giro ovunque per individuare possibili guasti. In casi del genere imporremo limiti di velocita’ o il blocco delle autostrade”. Anche il sottosegretario federale ai Trasporti, Andrea Scheuer, dichiara che “su tutta la rete autostradale si stanno eseguendo controlli, con squadre di addetti pronti ad intervenire immediatamente per riparare i guasti”. Nel frattempo l’unico consiglio per gli automobilisti tedeschi in viaggio in autostrada e’ di guidare lentamente nelle ore pomeridiane e di tenere soprattutto gli occhi bene aperti.

Vince il titolo di World’s Best Airline la Emirates, seconda Qatar Airways e al terzo posto Singapore Airlines.

Dopo le peggiori è l’ora di presentare le 10 migliori compagnie aeree del mondo.

Le migliori compagnie aeree al mondo - Vince il titolo di World's Best Airline la Emirates, seconda Qatar Airways e al terzo posto Singapore Airlines

La compagnia aerea Emirates vince nel 2013 il prestigioso titolo di migliore compagnia aerea al mondo, assegnato al World Airline Awards, durante il Paris Air Show. La Emirates l’anno scorso era soltanto all’ottavo posto. Sul podio anche Qatar Airways (che aveva vinto il titolo nel 2012) e Singapore Airlines. Al premio, così prestigioso, si aggiunge anche il titolo di Best Airline del Medioriente e di miglior compagnia per intrattenimento a bordo. La classifica è stata stilata grazie al giudizio di passeggeri da 160 paesi del mondo, che frequentano spesso diverse compagnie aeree.

Mr. Tim Clark, presidente della Emirates Airline: “Essere insigniti con questi premi testimonia l’inarrestabile impegno, da parte di Emirates, nel voler essere la miglior compagnia aerea del mondo. Ci impegniamo costantemente per offrire ai nostri clienti servizi di prim’ordine che vanno dal momento in cui prenotano a quello in cui tornano a casa dopo la fine della vacanza”.
La top ten di Skytrax:
1. Emirates
2. Qatar Airways
3. Singapore Airlines
4. ANA All Nippon Airways
5. Asiana Airlines
6. Cathay Pacific Airways
7. Etihad Airways
8. Garuda Indonesia
9. Turkish Airlines
10. Qantas Airways

5 MINUTI PER L'AMBIENTE

Molte persone sanno bene che cibi evitare. Ma quali sono i cibi migliori per dare energia e forza? Ecco sette dei cibi più nutrienti soprattutto se si segue una dieta vegana.broccoli-620x350

Quali alimenti mangiare per stare bene? Sappiamo tutto sugli alimenti che ci possono far male o danneggiare. Sappiamo che la carne rossa fa male all’apparato cardiovascolare, che uova, formaggi e latte contengono colesterolo e grassi che possono far male alla salute e sopratutto non sono cibo per chi per scelta etica, come i vegani, sceglie di non cibarsi di cibi derivati da animali. E allora cosa mangiare per integrare comunque preziosi nutrienti come sali minerali, vitamine, proteine e acidi grassi buoni?

Ecco una lista di sette alimenti perfetti come integratori alimentari naturali.

1. Spirulina: Queste alghe sono gustose e nutrienti e si possono assumere anche sotto formato di pasticche. Hanno più antiossidanti di qualunque altri cibo, proteine e minerali tanto…

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microrete

Ogni giorno chiudono cinque negozi di ortofrutta, quattro macellerie, quarantadue negozi di abbigliamento, quarantatre ristoranti e quaranta pubblici esercizi. Per uscire da questa situazione delicatissima, il governo deve mettere mano all’eccessiva pressione fiscale che azzoppa i commercianti e gli imprenditori. “No all’aumento dell’Iva e no alla Tares”, ha detto il presidente della Confesercenti Marco Venturi indicando questo punto tra “le vere e proprie barriere allo sviluppo”. E ancora: “No a sanzioni abnormi di Equitalia a carico di chi non dichiara e non può pagare”.

“Dopo cinque anni di crisi, di mancata crescita, di politiche di austerità dobbiamo cambiare strategia – ha spiegato Venturi che aggiunge – o riprende il mercato e la domanda interna oppure la chiusura delle imprese assumerà ritmi sempre più vertiginosi”.

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spettatorimaipiu

 

Gli automobilisti pagano più del dovuto“. Questa la denuncia della Commissione Europea contro la Shell, la Bp e compagnia norvegese Statoil. Sembrerebbe che queste compagnie abbiano trovato il modo per truccare il prezzo del Brent. Il Brent non è altro che il greggio del mare del Nord che serve come riferimento per il prezzo del petrolio internazionale e di tutti i prodotti correlati, come la benzina e il gasolio.

Se la truffa si scoprisse reale, a farne le spese sarebbero tutti i cittadini che usano benzina e gasolio, e sarebbero stati truffati i cittadini di mezzo mondo. Ora la commissione cerca coinvolgimenti anche di altre aziende. La Eni, l’azienda Italiana, dal canto suo ammette di essere stata contattata per una richiesta di informazioni, ma di non aver preso parte alla truffa.

A parlarne è il ministro britannico dell’Energia, Edward Davey: «Se dovesse risultare che gli…

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Wake and Wander

I had just finished my piece on the Great Sand Dunes in Southern Colorado when my friends showed up, and we moved on to mojitos, sitting poolside on the rooftop of the Hotel Melia in Athens, looking out across the tops of the buildings of the crowded city, the infamous Acropolis in view about a mile to the south.

As I mentioned in a recent Conde Nast article, everything you’ve heard about the city of Athens being packed tighter than a New York City subway car is absolutely true. I felt a connection with the pace and pulse of the city (not to mention the gyros), but boy, talk about a maze. Navigating those Greek-named streets was by no means a walk in the park, and while the city is surrounded by mountains and dotted with hills, it can be tough to get a grip on where you…

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Da sei giorni decine di migliaia di brasiliani stanno manifestando in diverse città del Brasile contro alcune politiche decise dalla presidente Dilma Rousseff. Nonostante non ci sia uniformità completa nelle ragioni delle proteste, ci sono almeno due critiche che accomunano la maggior parte dei manifestanti: il governo di Brasilia è accusato di avere aumentato del 7 per cento il costo dei trasporti pubblici, e di avere sostenuto troppe spese per l’organizzazione di due grandi eventi sportivi che si terranno nel paese nei prossimi 3 anni – i Mondiali 2014 e le Olimpiadi 2016 – sacrificando così gli investimenti in altri settori come la sanità e l’istruzione.

Accanto alle molte manifestazioni pacifiche, in questi giorni ci sono stati anche molti danneggiamenti a banche e automobili, e anche saccheggi di negozi di televisori ed elettrodomestici, come era accaduto durante i “riots” di Londra del 2011. Le proteste sono state riprese molto dalla stampa di tutto il mondo, sia per le loro dimensioni – molti osservatori dicono che siano le più grandi degli ultimi vent’anni – sia perché si stanno tenendo nei giorni in cui si gioca la Confederations Cup, a cui sta partecipando anche la nazionale italiana di calcio.

Molti hanno iniziato a chiedersi quali siano le vere motivazioni che hanno spinto così tante persone a protestare contro il governo brasiliano, visto che fino a poco tempo fa il Brasile era considerato una delle economie nel mondo più in espansione, e con grandi margini di crescita. A uno sguardo superficiale, infatti, il Brasile sembra non avere nessuna di quelle grandi caratteristiche che spesso generano proteste di questa intensità e durata: non ha un governo autoritario né lo stato di salute della sua democrazia sembra essere in pericolo, non ha una crisi economica in corso. Anzi, il Brasile in questi anni è stato spesso considerato uno dei paesi con l’economia più in salute del pianeta, la B dell’acronimo BRICs che insieme a Russia, India e Cina rappresenta il gruppo delle superpotenze emergenti.

L’economia brasiliana sta davvero così bene?
Fino a qualche tempo fa sì, ora meno. Nel 2012 il Brasile ha superato il Regno Unito come sesta economia del mondo, rispondendo molto meglio alla crisi economica e finanziaria mondiale che ha colpito duramente molti paesi d’Europa, ed è considerato da diversi anni una “superpotenza delle risorse naturali”, come lo ha definito Bloomberg, grazie alle sue grandi riserve di minerali di ferro, potenziale idroelettrico, petrolio in acque profonde e alluminio. L’espansione economica, aiutata anche da diversi piani governativi di incentivi al consumo, ha fatto sì che nell’ultimo decennio circa 40 milioni di brasiliani passassero da una condizione di relativa povertà a far parte della cosiddetta “classe media”, aumentando le proprie aspettative economiche e di qualità di vita. Il merito di questo successo viene attribuito soprattutto a Luiz Inácio da Silva, politico socialista ed ex sindacalista che è stato presidente del Brasile dal 2002 al 2010. A Lula è succeduta Dilma Rousseff, economista e sua compagna di partito.

Da due anni, però, la crescita economica del Brasile sembra essere rallentata di molto. Nel 2011 il PIL brasiliano è cresciuto “solo” del 2,7 per cento, il secondo peggior risultato dal 2003, mentre nel 2012 è andata ancora peggio, con una crescita dello 0,9 per cento (nel 2010 il PIL era cresciuto del 7,5 per cento). Già nel 2012 diversi analisti avevano cominciato a parlare di una perdita della competitività internazionale dell’economia brasiliana: John Welch, analista strategico del “CIBC World Markets”, banca di investimenti sussidiaria della Candian Imperial Bank of Commerce, disse a Bloomberg: «Loro [i brasiliani] stanno dando la colpa dei loro problemi al tasso di cambio, ma hanno ignorato le riforme strutturali». Secondo molti analisti il modello di sviluppo del Brasile dell’ultimo decennio si è basato sull’espansione dei consumi e quindi del credito: molti brasiliani appartenenti alle fasce più deboli della popolazione hanno potuto comprare macchine, televisioni e altri prodotti che prima non si potevano permettere, migliorando la loro qualità di vita ma raggiungendo livelli di debito non più sostenibile, nonostante siano stati tagliati dal governo i tassi d’interesse.

Corruzione, evasione fiscale e cattiva gestione del denaro pubblico
Le riforme strutturali, oltre a essere richieste in riferimento a piani industriali e di investimento nel settore pubblico, hanno riguardato anche una serie di inefficienze nella gestione del potere e degli affari da parte della classe politica del Brasile. Associated Press ha scritto che nel corso degli anni i brasiliani hanno imparato ad accettare come un costo inevitabile, almeno in parte, gli illeciti dell’amministrazione pubblica. Secondo la Federazione delle Industrie di São Paulo, il governo di Brasilia perde più di 47 miliardi di dollari ogni anno per l’evasione fiscale, per la cattiva gestione del denaro pubblico e per la diffusa corruzione nel settore pubblico.

In realtà la tendenza degli ultimi anni è sembrata essere opposta, grazie a una serie di impegni presi da Rousseff mirati a punire i politici coinvolti in casi di corruzione, che avevano beneficiato fino a quel momento di una specie di immunità giudiziaria informale. Durante il primo anno della sua presidenza, diversi ministri del governo si dimisero per essere rimasti coinvolti in casi poco chiari di assegnazione di contratti pubblici.

Alla fine di ottobre 2012 si era anche concluso con 25 condanne il cosiddetto “caso mensalão“, considerato il più grande scandalo politico della storia del Brasile, che si riferiva a una serie di reati legati al finanziamento illecito di campagne elettorali e corruzione di esponenti di diversi partiti politici. Le condanne arrivate per il “caso mensalão” avevano fatto sperare molti in un cambio netto di politiche contro la corruzione: la stessa coalizione che sosteneva Rousseff aveva appoggiato due anni prima, nel 2010, una legge che vietava la candidatura a incarichi politici pubblici a chiunque fosse stato condannato per una serie di reati, tra cui la compravendita di voti e il finanziamento illecito della campagna elettorale.

I problemi degli stadi e dei loro costi
Nonostante la lotta alla corruzione portata avanti da Rousseff, molte inefficienze sono rimaste e si sono viste chiaramente nella gestione dei lavori negli impianti sportivi per i Mondiali 2014 e le Olimpiadi 2016. La spesa totale, finora, è stata di circa 7 miliardi di reais, 2,5 miliardi di euro: quasi tutti soldi pubblici, nonostante la promessa di un coinvolgimento del settore privato quando i Mondiali vennero assegnati al Brasile nel 2007. La cifra complessiva è già il triplo del totale speso dal Sudafrica per organizzare i Mondiali del 2010. L’Economist ha scritto che nei piani iniziali i soldi pubblici dovevano servire per i trasporti e la sistemazione degli spazi urbani. Molti dei lavori in quei settori sono stati avviati in ritardo o cancellati, viste le lentezze nel reperimento dei fondi e la priorità data agli stadi.

E qui torniamo alle proteste di questi giorni: secondo diversi osservatori, le centinaia di migliaia di persone che stanno protestando da quasi una settimana appartengono alla classe media, cioè quella parte della società brasiliana che ha beneficiato maggiormente della grande espansione economica dell’ultimo decennio e che ora si aspetta di vedere soddisfatte le proprie aspettative sulla qualità della vita. La contrazione dell’economia degli ultimi due anni ha provocato diversi effetti molto negativi sulla classe media. Per prima cosa, c’è stato un aumento molto significativo dell’inflazione: secondo quanto riferito il 10 aprile dall’agenzia statistica brasiliana IBGE, negli ultimi 12 mesi l’inflazione è stata del 6,6 per cento, e il settore alimentare è quello in cui l’aumento sembra avere avuto maggiore impatto. Un caso di cui si parlò molto ad aprile fu quello dei pomodori brasiliani costosissimi, 5 euro al chilo, che aveva provocato anche diverse proteste tra la popolazione e alcuni politici in parlamento.

Inoltre, molti brasiliani credono che i soldi – tanti soldi – spesi per la costruzione degli impianti sportivi potessero essere usati per migliorare le pessime condizioni in cui si trovano molte scuole e ospedali del paese. Questi investimenti sono stati visti come risultato di una pessima politica, che per troppi anni ha potuto fare più o meno quello che voleva senza rischiare troppo di pagarne le conseguenze a livello giudiziario. Le ricadute positive dei Mondiali e delle Olimpiadi sull’economia brasiliana, in cui sperano politici e organizzatori, arriveranno eventualmente solo dopo quegli eventi.

In questo senso, l’aumento del prezzo dei trasporti pubblici è stato il provvedimento che ha scatenato le proteste di moltissimi brasiliani: la reazione violenta della polizia ha alimentato le critiche al governo, e spinto molti giovani e appartenenti alla classe media a proseguire le manifestazioni; infine, l’attenzione internazionale sul Brasile per le partite di Confederations Cup ha rappresentato il momento giusto per far sì che delle proteste parlasse tutto il mondo.

La Duma ha votato – 434 voti a zero – una legge contro la diffusione ai bambini di “informazioni” sugli omosessuali e multe per chi organizza manifestazioni.

La legge contro i gay in Russia

La camera bassa del Parlamento russo, la Duma, ha approvato l’11 giugno – con 434 voti favorevoli, zero contrari e un’astensione – un disegno di legge che vieta la diffusione ai bambini di informazioni su omosessuali, transessuali e bisessuali. Il provvedimento è stato approvato quasi all’unanimità – la Duma è composta da 450 deputati – e prevede anche delle multe per chi organizza manifestazioni per gli omosessuali.

Le norme dovranno essere votate anche dalla camera alta del Parlamento, il Consiglio Federale della Russia, e se approvate, dovranno essere firmate dal presidente Vladimir Putin. Ma nessuno di questi passaggi è in discussione: il disegno di legge – che vieta qualsiasi tipo di “propaganda di rapporti sessuali non convenzionali” – è stato voluto proprio dal presidente, con l’appoggio della Chiesa ortodossa russa.

Circa venti persone sono state arrestate a Mosca durante una protesta contro il disegno di legge, organizzata davanti alla sede della Duma. Ci sono stati anche scontri con i sostenitori del disegno di legge, e testimoni hanno riferito che alcuni manifestanti sono stati picchiati da persone con il volto coperto. Il Parlamento russo sta discutendo anche una serie di norme per non permettere le adozioni di bambini russi ai cittadini dei paesi che hanno legalizzato il matrimonio tra omosessuali.

foto: KIRILL KUDRYAVTSEV/AFP

Il caso Gambaro, sedici anni prima

Pubblicato: giugno 19, 2013 in Altura e Cultura

ilNichilista

«Decida la Rete», abbiamo sentito ripetere ossessivamente in questi giorni dagli esponenti del MoVimento 5 Stelle rispetto al caso della dissidente Adele Gambaro. Ma non c’è niente di democratico nell’ipotizzare l’espulsione di chi critica il leader (divenuto improvvisamente «capo politico» a tutti gli effetti, e non più solo per necessità di forma). Che sia deciso «dalla Rete» o meno (terribile l’identificazione degli utenti su Internet con gli iscritti al portale di Grillo abilitati al voto, tra l’altro; ancora peggio l’idea che «la Rete» – e non chi la abita – possa decidere alcunché), in streaming o in segreto, da cento persone o da centomila non cambia assolutamente nulla: l’identificazione di dissenso, dissidenza e crimine sarebbe semmai un esercizio di forme di gestione del consenso autoritarie – se non fosse che l’oscena ridda di insulti e accuse reciproche di cui siamo stati testimoni in questi giorni è degna più di…

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