Sapienza: errore da 50 euro, multa da 4mila Quegli studenti “stangati” per i conteggi tasse

Pubblicato: giugno 5, 2013 in Altura e Cultura, Eccentricities
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Per un errore di 50 euro, una multa di 4mila euro, e oltre. E il pericolo di trovarsi senza più la laurea. Studenti e laureati della Sapienza, la prima università di Roma, appartenenti alla fasce più basse di reddito, sono caduti nel panico quando nella cassette delle lettere hanno trovato una raccomandata da parte del loro ateneo che gli chiedeva migliaia di euro: “Mi hanno comunicato che nell’anno accademico 2010-2011 mi ero iscritta alla terza fascia contributiva, quando invece, dai loro controlli, risultava che appartenevo alla quarta fascia.

Ho quindi pagato 50 euro in meno di tasse universitarie e loro, per questo, mi hanno multata di 3.900 euro”, dice Francesca; “A me hanno chiesto 4.270 euro per un contributo minore del dovuto di 70 euro”, spiega Riccardo; “Nel 2010 avevo pagato 47 euro in meno di tasse. Così, a due anni dalla laurea, mi hanno chiesto 2.323 euro e 50 centesimi esatti”, racconta Stefania; “Non accorgendomi che da un anno all’altro sono passata dalla prima fascia alla seconda, sono stata multata di 4.368 euro”, aggiunge Cassandra.

E l’elenco potrebbe continuare. Con almeno altre mille voci, tante quanti sono gli studenti ai quali la più grande università d’Europa ha fatto arrivare minacciose ingiunzioni di pagamento perché avrebbero versato meno tasse di quelle dovute, relativamente agli anni accademici dal 2008 al 2011, per i loro corsi di laurea. Sono i ragazzi di “Sanzione Sapienza” a parlare – un gruppo di studenti sorto per far fronte alla situazione debitoria nella quale si trovano nei confronti della loro università – mentre protestano tra le vie della Città degli studi e urlano le loro richieste al rettore Luigi Frati, che però preferisce rompere il dialogo dopo pochi minuti. – vedi il video

La questione riguarda le dichiarazioni Isee, l’indicatore della condizione economica equivalente con il quale si valutano i redditi dei nuclei famigliari degli studenti, e quindi l’importo delle tasse da pagare in proporzione alla loro capacità contributiva. L’università ha effettuato un controllo a tappeto sulle prime tre classi di reddito – quelle che vanno da 0 a 9mila euro, le più povere per intenderci – riscontrando che circa un migliaio di studenti avrebbe dichiarato di appartenere a una fascia inferiore alla propria. I ragazzi multati, però, dicono che si è trattato di “meri errori materiali”,  di poche decine di euro, per i quali adesso devono pagare multe “del tutto sproporzionate e ingiuste”.

Una situazione assurda, denunciano: “Gli studenti che appartengono alle prime tre fasce hanno dichiarazioni Isee che a volte non raggiungono neanche i livelli delle multe comminate – dice Thomas – come facciamo a pagare secondo loro? Io i soldi non ce li ho”.

Il punto è che per le regole interne della Sapienza chi sbaglia nelle dichiarazioni deve pagare un ammontare pari alla differenza tra quanto pagato e l’importo massimo della tassa ordinaria (quella pagata da chi appartiene alla 34esima fascia di reddito, e che quindi ha un Isee superiore ai 99mila euro annui), più “una sanzione pari a 3 volte il doppio della differenza tra l’importo delle tasse da versare relative alla fascia Isee accertata dagli uffici e le tasse pagate in base a quanto dichiarato in Infostud e poi dimostratosi non veritiero”, come si legge sul sito dell’università.

Ecco detto perché le multe ricevute raggiungono cifre tanto alte. La pena in cui incorre che non le paga è il blocco della carriera universitaria, l’esclusione in futuro da qualsiasi agevolazione come le borse di studio, e il ricorso all’autorità giudiziaria per il recupero forzoso dei crediti. I multati, insomma, secondo la Sapienza sono degli evasori fiscali a tutti gli effetti.

Ma “risparmi di 50-70 euro su tasse annuali che superano i 600 – dice Riccardo – non configurano, come è ovvio, tentativi di evasione fiscale. È chiaro che si è trattato di errori dovuti magari alla poca attenzione, o alla confusione della procedura”.

D’altronde sbagliare è davvero facile se non si presta la massima attenzione a ogni passaggio. Le fasce di reddito sono state rimodulate da poco: si è passati da 12 a 34 classi, “senza che ci sia stata una comunicazione diffusa e puntuale del  passaggio al nuovo sistema”, dicono da Sanzione Sapienza. E poi il citato Infostud, che è il sistema informatico centralizzato con il quale si presentano le dichiarazioni, “non ammette correzioni: una volta inseriti i dati è impossibile cambiarli anche se ci si accorge dell’errore. Non si può fare nulla neanche se ci si rivolge alla segreteria. Una ragazza, ad esempio, anziché digitare la cifra di 7.300 euro ha scritto 730 perché non si è accorta di aver mancato il secondo zero, e adesso è multata”.
Dall’amministrazione non hanno sentito ragioni. Ci sono stati numerosi colloqui con il direttore e la responsabile amministrativa, che però sono rimasti fermi nella decisione di far pagare il dovuto. D’altronde, in molti hanno già pagato, il più delle volte indebitandosi con le banche: era troppo alta la paura di essere cacciati dalla propria facoltà. E quindi sarà difficile adesso cambiare i giochi in corso.

Il rettore si è detto consapevole dell’iniquità della situazione, e il consiglio d’amministrazione del 22 gennaio scorso ha concesso l’eliminazione di una sovrattassa. Per un’effettiva rimodulazione delle sanzioni che sia ispirata a criteri di maggior proporzionalità, sembra si vorrà intervenire, ma solo a partire dagli anni a venire.

Gli altri studenti però, quelli che non ce la fanno a pagare, non ci stanno. Le altre università pubbliche romane (Roma Tre e Tor Vergata) in questi casi agiscono chiedendo solo la restituzione della differenza tra quanto versato e quanto dovuto, più una normale sanzione (pari alla stessa somma, a Tor vergata; alla sua metà, a Roma Tre). La Sapienza invece applica delle sanzioni iperboliche adottate in “larga autonomia” sulla base del dpr n. 445 del 2000 (Testo Unico in materia di documentazione amministrativa).

Sarà un caso, ma l’università negli ultimi anni è sempre più dismessa e martoriata dai tagli. I conti sono in rosso e, in un momento in cui la Conferenza dei rettori denuncia che rispetto al 2009 le erogazioni dello Stato verso le università italiane sono diminuite dell’11%, si calcola che tutte le multe all’ateneo romano frutteranno almeno 4 milioni di euro. Ossigeno vitale per il bilancio.
Dalla Sapienza si rifiutano di dire altro se non che “la situazione è al momento congelata, in attesa della prossima riunione degli organi collegiali”, ribadendo comunque la necessità di distinguere gli errori involontari dalla furbizia degli evasori totali e rassicurando sull’inesistenza di una minaccia di denunce alle autorità giudiziarie. Per il momento la richiesta di pagamento è sospesa.

“Attendiamo”, dicono da Sanzione Sapienza, “ma se il rettore non ci verrà incontro davvero, ci sono tutti i presupposti per un ricorso, che vinceremmo a tavolino: la decisione di multe di questo tipo è scollegata da qualsiasi riferimento normativo. Casi precedenti affrontati dal Tar di Bologna ci danno ragione”. Basterebbe considerare quanto scritto nel dpr. n. 306 del 1997 (regolamento recante disciplina in materia di contributi universitari), secondo il quale “le università graduano l’importo dei contributi universitari per i corsi di diploma e di laurea secondo criteri di equità e solidarietà, in relazione alle condizioni economiche dell’iscritto, utilizzando metodologie adeguate a garantire un’effettiva progressività, anche allo scopo di tutelare gli studenti di più disagiata condizione economica”.

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