Stop ai cartelli in sardo all’inizio e alla fine del centro abitato. La direttiva arriva dallo Stato

Pubblicato: luglio 31, 2013 in Altura e Cultura
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Pili: “Far togliere i cartelli in sardo è arroganza, la circolare statale coloniale è offensiva”

Con una circolare del Ministero i Comuni sardi sono invitati ad adeguarsi alle disposizioni statali.

“La circolare con la quale lo Stato invita i Comuni sardi a togliere i cartelli in sardo all’inizio e alla fine centro abitato è l’ennesimo atto di arroganza e ignoranza che va respinto al mittente senza un attimo di esitazione. Ad una circolare di questa natura bisogna rispondere facendo l’esatto contrario, indicando all’ingresso di ogni comune anche il nome in sardo del paese, con la stessa evidenza di quello in italiano. Non è tollerabile che una pseudo direzione Generale della Sicurezza stradale anziché occuparsi dei pericoli delle strade sarde non trovi di meglio che esercitarsi in un volgare quanto fuori luogo parere con il quale dichiara illegittimi i cartelli stradali con la scritta in lingua sarda”.

Lo ha detto stamane il deputato sardo Mauro Pili presentando un’ interrogazione al Ministro delle Infrastrutture sulla circolare trasmessa nei giorni scorsi a tutti i comuni sardi con la quale si invitano gli stessi a rimuovere i cartelli in sardo e adeguarsi al regolamento di esecuzione del Codice della Strada.

“La missiva del Provveditore Interregionale delle opere pubbliche, che fa seguito a quella della direzione generale della sicurezza stradale del Ministero delle Infrastrutture, costituisce un indebito intervento sui comuni sardi che lascia esterrefatti per l’inopportunità di tale comunicazione e soprattutto perché si ignora che la lingua sarda è ufficialmente riconosciuta e ha tutti i riconoscimenti che la equiparano sostanzialmente alla lingua italiana. Imporre l’eliminazione di cartelli in sardo richiamando uno pseudo regolamento del codice della Strada appare davvero l’ultimo dei problemi che un ministero dovrebbe porsi dopo una latitanza atavica sul tema delle infrastrutture. La circolare, sollecitata non si sa da chi, risulta inaccettabile proprio perché nella sostanza è un atto coloniale nei confronti di quei tanti comuni che hanno scelto deliberatamente e liberamente di utilizzare il nome in sardo del proprio comune in aggiunta a quello in italiano”.

“Questa ennesima esercitazione burocratico coloniale dello Stato è l’ennesima dimostrazione di come ci si rapporti verso una Regione a Statuto Speciale. E’ impensabile che un funzionario di Stato eluda lo status della Regione e si rivolga direttamente ai comuni ignorando totalmente la stessa regione. Non avrei dubbio alcuno – conclude Mauro Pili – ad invitare tutti i comuni sardi alla disobbedienza con l’apposizione di analoghi cartelli con il nome in sardo delle stesse dimensioni e di pari evidenza con quello in italiano. Anche i simboli hanno una loro valenza e in questo caso basterebbe un gesto semplice per rispedire al mittente un atto indebito che lo Stato ha messo in atto per l’ennesima volta contro la specialità della nostra isola”.

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