Archivio per settembre, 2013

Dal singhiozzo al mal di schiena passando per la possibilità di soffocare a ogni pasto, l’elenco degli “svantaggi” dell’evoluzione.

Tra i cinque e i sei milioni di anni fa, secondo le teorie finora più verosimili, la famiglia Hominidae si è evoluta da un progenitore comune allo scimpanzé. Da allora è iniziato il lento processo di evoluzione che un giorno ci ha portato a raggiungere la posizione eretta, più o meno due milioni di anni fa, e a subire profonde modifiche nel nostro organismo, che è diventato “anatomicamente moderno” circa 150mila anni fa. L’evoluzione per noi esseri umani ha portato a numerosi e indubbi vantaggi – nel bene e nel male siamo la specie più evoluta del Pianeta – ma anche alcuni svantaggi che ci portiamo dietro da molto tempo. Sullo Smithsonian, Rob Dunn ha deciso di raccogliere a suo sindacabile giudizio le dieci cose che in un modo o nell’altro ci ricordano ogni giorno la storia della nostra evoluzione.

1. Cellule chimera
Probabilmente un miliardo di anni fa, un organismo unicellulare saltò fuori per dare poi origine a tutte le piante e le forme di vita animale sul Pianeta, noi compresi. L’organismo in questione era il risultato di una fusione, ovvero del processo di inglobamento di una cellula – probabilmente un batterio – da parte di un’altra cellula dotata di nucleo. Questo processo portò a una simbiosi e alla creazione dei mitocondri, gli organuli cellulari che si occupano di produrre l’energia nelle nostre cellule. In genere il rapporto tra i mitocondri e le cellule che li contengono sono pacifici e di collaborazione, ma in alcuni casi i rapporti si deteriorano e arrivano i problemi. Se cellule e mitocondri non si riconoscono più, “lottano” tra loro causando l’insorgenza di alcune malattie come le miopatie mitocondriali, che influiscono sul funzionamento dei muscoli, o la sindrome di Leigh che colpisce il sistema nervoso centrale.

2. Hic! Hic!
I primi pesci e anfibi estraevano l’ossigeno in acqua utilizzando le loro branchie e successivamente una forma primitiva di polmoni quando si trovavano sulla terraferma. Per fare questo dovevano essere in grado di chiudere la glottide, la cartilagine che separa l’esofago dalla trachea, o le vie di acceso ai polmoni. Quando si trovavano sott’acqua, questi animali facevano passare l’acqua nelle loro branchie per estrarre l’aria e al tempo stesso spingevano in basso la glottide.

Noi discendenti di questi animali siamo rimasti con un ricordo di questa storia, singhiozzo compreso. Quando abbiamo il singhiozzo, significa che il nostro organismo sta usando quel che resta di quegli antichi muscoli usati per chiudere rapidamente la glottide mentre si aspira (l’aria, e non più l’acqua). Il singhiozzo non ha ormai alcuna funzione, ma ogni tanto si verifica senza causare particolare danno, a parte il fastidio e gli eventuali imbarazzi del caso. Uno dei motivi per cui è difficile farsi passare il singhiozzo è che l’intero processo è controllato da una parte del nostro cervello che si è evoluta molto prima della nostra coscienza, dunque provate quanto volete, ma non potete farvi passare il singhiozzo semplicemente pensandoci.

3. Schiena dritta
La schiena dei vertebrati si è evoluta diventando una sorta di arco sotto al quale rimangono appesi gli organi interni e le viscere. La forma ad arco consente di distribuire meglio il peso, mantenendo la struttura stabile e bilanciata. Aver raggiunto la posizione eretta non ha favorito molto la nostra specie. Da un lato abbiamo conquistato la possibilità di utilizzare le braccia per fare altro, ma dall’altro la nostra schiena si è trasformata da un arco a una S. Ce la caviamo abbastanza bene con questa forma della schiena, ma è sicuramente meno funzionale rispetto alla forma ad arco e così basta poco per soffrire di mal di schiena, o faticare più del dovuto nel trasportare pesi.

4. Guerre intestine
Conquistata la posizione eretta, il nostro intestino si è spostato verso il basso invece di rimanere a più stretto contatto con i muscoli dello stomaco. Il nostro apparato digerente è così diventato sempre più intricato dallo stomaco in giù, con l’intestino che ha progressivamente conquistato le cavità dell’addome. E non è raro che il passaggio in alcune di queste cavità porti poi alla formazione delle ernie inguinali.

5. Soffocare

In molti animali, la trachea (il passaggio per l’aria) e l’esofago (il passaggio per il cibo) sono orientati in modo tale che l’esofago si trovi al di sotto della trachea. Nella gola del gatto, per esempio, i due tubi si sviluppano orizzontalmente e parallelamente prima di arrivare allo stomaco o ai polmoni. In questa configurazione, la gravità tende a spingere il cibo verso il basso nel tubo inferiore, ovvero nell’esofago. Negli esseri umani questo non succede.

Abbiamo sviluppato la capacità di parlare e questo ha fatto sì che la trachea e l’esofago si spostassero più in basso per far spazio agli organi che ci servono per emettere i suoni. Inoltre, la postura eretta ha fatto sì che anche la trachea e l’esofago abbiano assunto un orientamento verticale. Quando ingeriamo acqua e cibo c’è sempre l’eventualità che questi sbaglino strada finendo nella trachea, se l’epiglottide non fa in tempo a sbarrare la strada e dirottare verso l’esofago quello che abbiamo ingerito. Quando accade rischiamo di soffocare, nei casi lievi qualche colpo di tosse ci mette in salvo, mentre nei casi estremi possono essere necessarie manovre di emergenza più drastiche come la manovra di Heimlich.

6. Ma che freddo fa
Quasi tutti i mammiferi possono fare affidamento sulla loro pelliccia per non patire il freddo nella stagione invernale. Con l’evoluzione abbiamo perso la pelliccia e da tempo i ricercatori si chiedono come sia avvenuto questo processo. Si ipotizza che la perdita sia avvenuta in seguito alla formazione dei primi grandi gruppi di esseri umani, dove era più alta la possibilità di essere preda di pidocchi e parassiti. Gli individui con una minore quantità di peli avrebbero subito meno l’attacco dei parassiti e delle malattie portate da questi insetti. La cosa poteva andar bene nei climi temperati e caldi dell’Africa, ma si è rivelata un problema quando il genere umano ha iniziato a spostarsi verso nord.

7. Pelle d’oca
Quando i nostri antenati erano coperti da una folta pelliccia, avevano al di sotto della pelle i “muscoli erettori del pelo” che consentivano di far sollevare il loro pelo per proteggersi meglio dal freddo o comunicare di essere turbati, con un meccanismo del tutto simile  a quello utilizzato da molti mammiferi come i gatti. L’evoluzione ci ha fatto perdere la pelliccia, ma non quel tipo di muscoli. Così, quando sentiamo improvvisamente freddo o siamo spaventati per qualcosa, i muscoli rispondono all’impulso nervoso e fanno alzare i pochi peli che ci sono rimasti, creando la cosiddetta pelle d’oca.

8. Denti e cervello
Una mutazione genetica nei nostri antenati più recenti ha fatto sì che il cranio sia più spazioso e in grado di accogliere meglio il nostro cervello, che nel corso dell’evoluzione è aumentato di dimensione. Il gene che ha consentito di “allargare” la scatola cranica ha però portato a una riduzione delle dimensioni della nostra mandibola. Le dimensioni dei denti non sono cambiate significativamente, così non c’è posto per tutti loro nella nostra bocca. Per questo motivo nella maggior parte dei casi i denti del giudizio devono essere rimossi: non hanno sufficiente spazio per crescere e nel farlo spesso influiscono sulla corretta posizione degli altri denti.

9. All’ingrasso
Le nostre papille gustative si sono evolute, insieme al resto dei nostri sensi, per indurci a ricercare principalmente cibi altamente energetici, come zuccheri, grassi e alimenti salati, evitando altri cibi potenzialmente velenosi. Oggi nei paesi evoluti la disponibilità di cibo è molto superiore rispetto alle nostre effettive esigenze, ma il nostro organismo lavora per accumulare risorse e ci induce così ad andare costantemente alla ricerca di cibo e noi tendiamo a obbedirgli, ingrassando.

Da 10 fino a 100 e oltre

Non ho nemmeno citato i capezzoli negli uomini. Non ho detto nulla del punto cieco nei nostri occhi. Niente sui muscoli che usiamo per muovere le orecchie. […] Il nostro organismo è formato da moltissime parti vecchie che una volta utilizzavamo per fare cose diverse. Quindi prendetevi un momento di pausa e sedetevi sul vostro coccige, l’osso che un tempo era la nostra coda. Fate ruotare i polsi, ognuno dei quali un tempo metteva in collegamento gli arti anteriori con le zampe. Divertitevi nel pensare a ciò che eravamo, non a ciò che siamo. Del resto, è straordinario ciò che l’evoluzione ha fatto con ogni pezzo del nostro corpo. E non siamo certo i soli o gli unici. Ogni pianta, animale e fungo porta con sé le conseguenze del genio dell’improvvisazione della vita. Dunque, lunga vita alle chimere. Nel frattempo, se volete scusarmi, vado a stendermi per riposare un po’ la schiena.

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meteorite-canada-tuttacronacaLa notte all’improvviso s’illumina e il cielo viene tagliato a metà da un forte fascio di luce. Il tutto davanti agli occhi di un agente della Royal Canada Mounted Police stava facendo il suo giro di pattuglia nell’Alberta del nord, una provincia del Canada, e sulla cui vettura era posizionata una telecamera che ha ripreso il passaggio del meteorite sabato 21 settembre, poco dopo le 21.30. Gli astronomi del Telus World of Science di Edmonton hanno confermato l’avvistamento.

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Sono morte almeno 29 persone in tre giorni nelle proteste-antigovernative scoppiate per  l’aumento del prezzo del carburanti. Tra le vittime anche i giovanissimi.

Gli ospedali dicono: “Abbiamo ricevuto i corpi di 21 persone”, da quando sono cominciate le proteste.

Altre otto persone sono state uccise in altre località del paese, secondo testimoni e famiglie. Intanto, gli attivisti hanno indetto nuove proteste a Khartoum, dove le forze anti-sommossa sono già state dispiegate in mattinata presso i punti nevralgici della città.

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La moglie dello stupratore

La storia di Punita Devi, che ha vent’anni ed è sposata con uno degli stupratori di Delhi condannati a morte: ora non l’aspetta niente di buono.

Lo scorso 13 settembre i quattro uomini riconosciuti colpevoli di aver stuprato in gruppo una studentessa di 23 anni su un autobus a Delhi, morta alcuni giorni dopo a causa delle ferite, sono stati condannati a morte da un tribunale speciale dell’India. Il sistema legislativo indiano prevede diversi livelli di appello e spesso le condanne a morte, eseguite per impiccagione, vengono trasformate in ergastolo. Comunque andrà, però, i quattro uomini non torneranno a casa: la loro assenza avrà conseguenze terribili anche per le loro mogli.

Krishna Pokharel, giornalista del Wall Street Journal, ha intervistato e raccontato la storia di una di loro: Punita Devi, moglie di Akshay Kumar Singh, che ha poco più di 20 anni e un figlio di 2. Punita Devi vive con la famiglia del marito, come da tradizione, a Karmalahang, un paese del Bihar, stato nell’entroterra dell’India nord-orientale. Quello che la aspetta, dopo la condanna del marito, è essere cacciata dai suoi suoceri, subire un vero e proprio ostracismo e finire in totale miseria. E non perché è sposata con uno stupratore e un assassino che è stato condannato a morte, ma semplicemente perché è una donna senza marito: «In quanto vedova il mio onore sarà perso per sempre», ha spiegato.

La famiglia del marito di Devi dice che non può più permettersi di darle da mangiare. I suoi genitori dicono che sono troppo poveri per occuparsi di lei e del bambino. Le tradizioni patriarcali che resistono in molte parti dell’India, compresa quella dove vive Devi, rendono quasi impossibile per lei non solo lavorare ma anche uscire di casa senza essere accompagnata da un familiare maschio. Punita Devi deve attendere l’arrivo del buio anche semplicemente per andare nel campo dietro casa sua a defecare. «Io non ho studiato e le nostre tradizioni non mi permettono nemmeno di uscire di casa. Chi guadagnerà dei soldi per dar da mangiare a me e a mio figlio?». La suocera di Punita Devi spiega: «Nella nostra famiglia le donne muoiono in casa. Non sono mai potute andare fuori».

Punita Devi è cresciuta in un piccolo villaggio a circa 130 chilometri da Karmalahang, dove si è trasferita dopo il matrimonio. La sua famiglia d’origine coltivava un piccolo terreno in una zona perennemente colpita dalla siccità. Ha tre sorelle maggiori e un fratello minore. I genitori hanno smesso di mandarla a scuola dopo la prima media per farla stare a casa a cucinare e a pulire: avendo poche possibilità, hanno scelto di far studiare il figlio maschio (non è un’eccezione: in tutta l’India l’alfabetizzazione tra le donne è inferiore rispetto a quella degli uomini; nelle zone rurali meno del 60 per cento delle donne sa leggere contro l’80 per cento dei maschi). Punita spiega di aver saputo, fin da piccola, che cosa ci si aspettava da una donna: sposarsi, crescere i figli e prendersi cura della casa. «Ho imparato come avrei dovuto comportarmi quando mi sono sposata e sono andata a vivere a casa dei miei suoceri semplicemente guardando mia madre», dice. La madre, Lilavati Devi – molte donne in questa parte dell’India utilizzano “Devi” come cognome, parola che significa “dea” – era solo una bambina quando si è sposata. Ora ha 60 anni e ha trascorso gran parte della sua vita dentro i confini del suo piccolo campo e tra le mura di casa.

I genitori di Punita Devi hanno organizzato il matrimonio con Akshay Kumar Singh nel 2010 grazie all’intermediazione di una donna di un villaggio vicino, che era sposata con uno dei fratelli maggiori di Singh. «Non sono stata costretta, ma è stata una decisione presa dai miei genitori. Qui in campagna funziona così. Nella vita di una donna, il matrimonio e il marito sono tutto». Punita Devi si è dunque trasferita portando con sé una semplice dote (un letto di legno e alcuni utensili da cucina) nella famiglia del marito, con i suoceri, i fratelli del marito, le loro mogli e figli. Il suo nuovo villaggio, Karmalahang, è molto povero, la coltivazione dei campi è difficoltosa, non ci sono industrie. Così il marito si è dovuto trasferire in città per cercare lavoro, e per questo si trovava a Delhi. «Non gli ho mai chiesto dove fosse o cosa stesse facendo», dice Punita. «Sapevo che andava a guadagnare dei soldi».

Il caso di Punita Devi potrebbe sembrare straordinario, ma è in realtà molto comune. Per i più poveri, un solo incidente o imprevisto come la perdita di un capofamiglia, un raccolto scarso, una malattia, può portare alla crisi dell’intera famiglia. Per le donne, soprattutto nelle aree rurali del paese dove vive il 70 per cento della popolazione, questo vale ancora di più. La loro subalternità nell’ambito dei rapporti familiari e sociali impedisce qualsiasi riscatto o ricerca di indipendenza, anche economica.

In molte parti dell’India – che ha avuto un primo ministro donna nel 1960, Indira Gandhi – le donne sono ancora considerate oggetti di proprietà prima del padre, poi del marito, infine dei figli maschi. Si occupano della casa, lavorano da sole tutti i principali generi alimentari quotidiani, lavorano nei campi, mangiano per ultime dopo il marito, i figli maschi e le figlie femmine, separatamente in cucina; è previsto che nessuna di loro, e di nessuna età, possa fare qualcosa in maniera indipendente. E questo vale ancor di più nell’India settentrionale, dove gli uomini hindu dominano gerarchicamente le aree rurali. Dopo il matrimonio la sposa va a vivere come straniera presso la famiglia del marito, viene tenuta sotto controllo dalle donne più anziane e il suo comportamento è fondamentale per l’onore del marito. L’unico modo di scalare la gerarchia interna alla casa è partorire figli maschi. Amnesty International ha calcolato che in India il 45 per cento delle donne sposate subisce violenze fisiche e morali dai loro mariti, ma il divorzio è molto raro poiché rappresenta una vergogna per la famiglia e un’ammissione di fallimento della donna come moglie. Con il divorzio, la donna perde qualsiasi diritto sulla casa o su qualunque altro bene e, spesso, viene ripudiata anche dal proprio padre (non potendo dunque tornare nemmeno nella casa dove è nata).

Le conseguenze del divorzio, quelle della vedovanza, e quelle di qualsiasi altra ragione che lascino una donna senza marito non sono molto differenti. Una donna senza un uomo accanto ha ben poche alternative. Dopo l’arresto del marito, in aprile Punita Devi ha preso un treno per New Delhi per andare a trovarlo in carcere. Era la prima volta che andava in città. Lui le ha detto di essere forte, di cercare un lavoro: «Voglio che tu viva e voglio che educhi nostro figlio». Parlando dei fatti della notte dello stupro, Punita Devi ha detto di non capire come una donna potesse essere fuori la sera con un uomo che non fosse suo marito. «Mi sento debole», ha dichiarato dopo aver saputo della condanna a morte. «C’è qualcuno che può pensare a me? Io sono ancora viva e ho un bambino piccolo che sta ancora respirando».

Torino il record di tumori della pelle

Pubblicato: settembre 26, 2013 in Altura e Cultura
Ma la diagnosi precoce non aumenta le vittime
Un dato positivo c’è, nell’allarme dei dermatologi: i torinesi si fanno controllare sovente
e soprattutto precocemente, il che non fa crescere i decessi malgrado l’aumento di malati

Allarme al congresso dei dermatologi al Lingotto:
in un anno alle Molinette
il 20 per cento in più delle diagnosi: colpa del «sole mordi e fuggi»

È Torino la città d’Italia con il più alto numero di melanomi, tumore maligno della pelle con alto rischio di metastasi: 19 casi l’anno ogni 100 mila abitanti, rispetto a una media nazionale di 12. Le diagnosi nel capoluogo piemontese sono superiori a quelle registrate nelle città e province del Nord-Est come Trento, Bolzano e Trieste, e anche nelle regioni del Sud Italia dove la durata e l’intensità dell’esposizione al sole è nettamente superiore. E proprio questa sarebbe la causa dell’alto numero di tumori della pelle nelle aree del Nord-Ovest: i torinesi dalla carnagione chiara, vicini al mare e vicinissimi alle montagne, si espongono al sole senza «preparare» a sufficienza la pelle. Abbronzatura (e ustioni) lampo.

 

I timori degli specialisti  

Dato allarmante, questo, che emergerà fra gli altri oggi all’NH Lingotto Tech, durante il congresso «La gestione del melanoma alla luce delle nuove evidenze», presieduto dalla professoressa Maria Grazia Bernengo, direttore del Polo Dermatologico della Città della Salute.

«Il melanoma – spiegano i medici riuniti a congresso – è il tumore che ha presentato il maggior aumento di incidenza nel tempo: l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro stima che ogni anno vi siano nel mondo 160 mila nuove diagnosi di melanoma. In Italia i dati indicano un trend in continua crescita, che raddoppia ogni dieci anni».

 

Sole e lampade artificiali  

L’origine dei melanomi è l’esposizione intensa e intermittente ai raggi UV, sia naturali sia artificiali. E qui parte un allarme nell’allarme: «E’ dimostrato che l’uso abituale delle lampade solari in età giovanile aumenta il rischio di melanoma di circa il 70 per cento».

La fascia di età più colpita è quella tra i 40 e i 60 anni: i sintomi del melanoma – verrà ricordato oggi – «sono praticamente assenti o poco apparenti, comunque tardivi». Il risultato drammatico è che sovente, quando ci si rende conto del problema, il tumore è già in fase avanzata. Motivo per cui alle Molinette nascerà – all’interno della Rete Oncologica – una task force multidisciplinare di dermatoscopia, dermochirurgia e dermo-oncologia, nuove terapie mediche alleate per fornire un’assistenza integrata.

Le diagnosi alle Molinette  

L’aumento dei casi è evidente anche nei soli casi registrati alle Molinette: 400 i melanomi diagnosticati nel 2011, 450 nel 2012, 490 nei primi otto mesi del 2013. Nel 1975 furono 36, 190 nel 2003. Numeri che non si giustificano soltanto con l’aumento dei controlli.

Un dato positivo c’è, nell’allarme generale: secondo i dati del Centro melanomi dell’ospedale San Lazzaro «la sopravvivenza supera mediamente il 90 per cento a 5 anni di distanza dalla diagnosi, e rimane sostanzialmente invariata negli anni successivi.

 

Nuove speranze  

Numerosi gli specialisti che parleranno oggi al convegno. Fra questi anche il dottor Giuseppe Macripò, responsabile della Dermochirurgia del Polo Dermatologico della Città della Salute, e il dottor Pietro Quaglino, ricercatore. Nuove speranze sono date non solo dalla chirurgia, ma anche da nuovi farmaci in grado di allungare la speranza di vita.

Il congresso dei dermatologi si apre a inizio autunno. Una data significativa: «Il picco delle visite e delle diagnosi -sottolineano gli specialisti – si ha nel periodo estivo con un aumento anche del 30 per cento dei controlli, quando le persone evidentemente prestano più attenzione alla propria pelle». Poi l’attenzione cala e il rischio aumenta, «dimenticando che la diagnosi precoce è l’unica arma efficace per non rischiare la vita».

 

 

 

 

 

 

Una veduta del Monte Bianco, il luogo del ritrovamento

Sulla scatola la scritta
“Made in India” ha fatto pensare
che sia appartenuta al passeggero
di un aereo indiano schiantatosi
sul Monte Bianco nel secolo scorso.

Smeraldi, rubini, zaffiri. Per un valore che va dai 130 mila ai 246 mila euro. È un vero e proprio tesoro quello ritrovato su un ghiacciaio del Monte Bianco da un giovane alpinista savoiardo.

Il ragazzo scorta la cassettina metallica mentre stava facendo un’escursione, ha deciso di consegnare tutto alla polizia. Un comandante ha spiegato che “nel caso non si riesca a ritrovare il legittimo proprietario, le gemme potranno essere consegnate al giovane alpinista”.

Sulla scatola, la scritta “Made in India” fa pensare che lo scrigno possa essere appartenuto a un passeggero di un aereo indiano schiantatosi contro la montagna a metà del Novecento.

Sono due gli aerei indiani che si sono schiantati sul Monte Bianco nel secolo scorso: uno nel 1950, l’altro nel 1966. Sul primo – nella catastrofe persero la vita 58 persone – viaggiava la principessa del Malabar. Circa sedici anni dopo, il 24 gennaio del ’66, cadde sul ghiacciaio un boeing 707 dell’Air India diretto da Bombay a New York. Nell’occasione ci furono 117 morti.

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La krokodil è molto più pericoloso dell’eroina. La krokodil, la nuova droga che arriva dalla Russia dove si è diffusa perché viene venduta a prezzi economici, sembra essere il nuovo “sterminatore” di tossicodipendenti. La denuncia arriva dagli Stati Uniti dove il Daily Mail ha pubblicato le foto di alcune persone che hanno assunto la Krokodil: le immagini sono terrificanti. La krokodil infatti è in grado di “mangiare dall’interno” il corpo umano, provocando l’esplosione dei vasi sanguigni e lasciando poi la pelle verde e squamosa. Nel 2011 era comparsa anche in Germania e il Bild aveva dato la notizia di decessi a causa della krokodil.

+++ VIDEO CONSIGLIATO A UN PUBBLICO ADULTO E CONSAPEVOLE +++

Cosa è la krokodil? secondo il daily Mail:

La ”Krokodil”, la “droga di strada” è prodotta con  con desomorfina fatta in casa ed il nome “Krokodil” è proprio in riferimento all’effetto dato dalla sostanza e dalle impurità in essa contenute che…

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Paul Karason-addio-morto-tuttacronaca

L’uomo blu, ovvero Paul Karason, la cui pelle era diventata blu, dopo aver curato una dermatite da stress con argento colloidale,  era diventato famoso nel 2008, quando era apparso nel programma Today della rete Nbc e aveva raccontato la sua storia:

«Dopo un po’ il blu ti annoia, non vedo l’ora di provare il verde». Seguirono ospitate sui canali americani, articoli di giornale e interviste a siti di news. Ciò nonostante, il successo – aveva ammesso lui stesso lo scorso anno – si era trasformato in una maledizione: aveva perso la casa e non era mai riuscito a trovare un lavoro stabile”.

La colorazione era infatti dovuta ad un vecchio medicinale ampiamente utilizzato prima della scoperta della penicillina, un preparato a base di argento sotto forma colloidale appunto, che Karason si era fatto in casa e autosomministrato per oltre dieci anni; voleva curarsi una dermatite da stress insorta dopo la morte del padre.

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lago-cold-case-tuttacronaca

Un cold case nel lago Foss in Oklahoma, risalente agli anni ’70. Due auto una  Camaro del ’60 e una Chevrolet risalente addirittura agli anni 50 sono riemerse dal fondo con 6 cadaveri. Nella Camaro sono stati rinvenuti tre cadaveri di teenager mentre nella Chevrolet ne hanno trovato altrettanti, di età superiore ai 60 anni.  Tutti i corpi sono stati identificati, alcuni risultano dispersi da almeno 4 decadi.

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Legambiente-Casal di Principe-tuttacronaca-ecomafie

La crisi c’è ma non per le ecomafie questo era il quadro fotografato a giugno nel rapporto di Legambiente realizzato grazie al contributo delle Forze dell’ordine. Il mercato immobiliare crolla, ma le case abusive crescono, le industrie chiudono, ma l’economie sommerse proliferano e con esse anche i liquami tossici e i materiali pericolosi. Così che alcuni fusti sono stati indicati da un collaboratore di giustizia a Casal di Principe, ma questo senza dubbio è solo la punta di un iceberg di dimensioni sconosciute. Il sito dove hanno scavato, per 9 metri, i tecnici dell’Arpac e i Vigili del fuoco di Caserta, insieme al Nucleo operativo dei Carabinieri di Casal di Principe, è nei pressi di via Sondrio. Nell’operazione si sono utilizzati anche i rilevatori per accertare l’eventuale presenza di rifiuti radioattivi. Tra coloro che hanno assistito al ritrovamento dei fusti c’era anche don Maurizio Patriciello, parroco del Parco Verde di Caivano, in prima…

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