La “Generazione perduta”: sono i laureati dopo il 2008

Pubblicato: novembre 20, 2013 in Altura e Cultura
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Ricordando Hemingway che si riferiva ai diciotteni al tempo della prima guerra mondiale, chi è entrato nel mondo del lavoro negli anni della grande crisi si troverà uno stipendio del 12% inferiore e con debiti per l’istruzione sulle spalle superiori del 60%

 ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA – Brutte notizie (se ancora non le sapevano) per chi si è laureato dal 2008 ad oggi: siete una “generazione perduta”. Lo dice il Financial Times fin dal titolo sulla sua prima pagina di oggi, chiamando così, “lost generation” appunto, i giovani usciti dalla grande crisi finanziaria del 2008. Il termine fu reso popolare da Ernest Hemingway nel suo primo romanzo, “Fiesta”: lo scrittore si riferiva ai giovani che raggiunsero la maggiore età durante la prima guerra mondiale e dunque furono coinvolti nel conflitto, non solo in trincea ma pure nelle sue conseguenze, nelle profonde ferite individuali e sociali che lasciò da un capo all’altro d’Europa. Oggi torna d’attualità, riferito a un conflitto meno cruento, ma ugualmente carico di dolorose conseguenze per la società occidentale.

Chi si è laureato dopo il grande crack ed è entrato nel mercato del lavoro negli ultimi cinque anni, scrive il quotidiano della City, ha visto i propri guadagni calare del 12 per cento rispetto ai salari che i neo-assunti percepivano per le stesse posizioni prima della crisi; e inoltre si ritrova con un debito del 60 per cento superiore per ripagare i prestiti ottenuti dallo stato per finanziare la propria istruzione universitaria. L’anno scorso, infatti, a discapito della crisi, il governo conservatore di David Cameron ha fatto entrare in vigore la riforma che ha triplicato le rette d’iscrizione alle università britanniche, portandole

da 3 mila a 9 mila sterline l’anno (circa 11 mila euro), dopo che erano già triplicate, da 1000 a 3 mila sterline, durante una prima riforma varata da Tony Blair quando erano al potere i laburisti all’inizio degli anni Duemila. In un decennio, dunque, nel Regno Unito il costo dell’istruzione universitaria è quasi decuplicato, passando da 1000 a 9 mila sterline l’anno. Una laurea costa perciò ora, mediamente, circa 30 mila sterline (35 mila euro), senza contare le spese di mantenimento, vitto, alloggio, libri, trasporti. E’ vero che il costo delle rette, e in parte del mantenimento, si può finanziare con un prestito a tasso agevolato fornito dallo stato, restituibile dopo la laurea, a rate, a seconda di quanto sarà il salario percepito. Ma in ogni caso è un debito ingente, che i laureati si porteranno dietro per lungo tempo.

Se a ciò si aggiunge che, secondo le statistiche riportate dal Financial Times, gli stipendi dei giovani appena assunti hanno subito un calo del 12 per cento, si capisce perché il quotidiano finanziario parli di una “generazione perduta”: secondo la stima di un economista della University of California at Los Angeles, ci vogliono da 10 a 15 anni affinché la persona media possa ritornare al precedente livello salariale e di vita, dopo essersi laureata nel corso di una grave recessione. Un dato su cui riflettere non soltanto nell’ambito dei giovani britannici, ma anche in quei paesi in cui l’istruzione universitaria è gratuita o comunque costa molto meno, come l’Italia. Oggi trovare un lavoro senza una laurea, conclude il giornale della City, è ancora più difficile che trovarlo con la laurea in tasca. Ma pure i fortunati e i meritevoli che lo trovano sanno di dover affrontare un lungo viaggio, per ripagare debiti e per costruire una vita decente, prima di liberarsi del peso lasciato dalla terribile crisi di cinque anni or sono. La “class of the crunch”, la classe del 2008, ossia dei laureati dopo il crack finanziario, potrà aspirare un giorno a non sentirsi più una “generazione perduta”: ma non sarà facile e non accadrà presto.

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