Controllo sociale e tecnica di “False-Flag”: come ingannare e dominare le masse

Pubblicato: novembre 25, 2013 in Altura e Cultura
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Il grande filosofo e teorico della comunicazione statunitense Noam Chomsky ha eleborato e sintetizzato un utile prontuario che ci spiega le dieci fondamentali tecniche che utilizza il potere, su scala mondiale,  per dominarci, condizionarci e farci accettare, in nome di un presunto “nobile fine”, le decisioni e le leggi più aberranti e vessatorie. E devo ammettere che Chomsky ci ha visto giusto: avviene proprio sulla base di queste dieci “strategie” la progressiva realizzazione ed attuazione di quel Nuovo Ordine Mondiale che sta schiacciando le identità dei popoli e degli stati e che sta annientando e annichilendo tutte le nostre libertà e conquiste civili faticosamente raggiunte in millenni di civiltà.

Ritengo che, per ribellarsi e passare al contrattacco, sia fondamentale conoscere e capire queste strategie di controllo sociale, che qui di seguito Vi riporto per intero. Vi parlerò poi nel dettaglio di un’altra strategia, che si riallaccia alla seconda regola enunciata da Chomsky, da sempre utilizzata dal potere per ingannare le masse e per carpirne il consenso: quella della “False-Flag”.

LE 10 REGOLE PER IL CONTROLLO SOCIALE INDIVIDUATE DA NOAM CHOMSKY

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élite politiche ed economiche.

1 – La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione, che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élite politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.

La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della Scienza, dell’Economia, della Psicologia, della Neurobiologia e della Cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali”. Questa citazione, come altre che seguiranno in questa esposizione, è ripresa dal testo “Armi silenziose per guerre tranquille”, un documento datato Maggio 1979 trovato “fortuitamente” il 7 Luglio 1986 in una fotocopiatrice della IBM acquistata ad un’asta di attrezzature militari. Il documento, un vero e proprio “manuale di programmazione della società”, non reca la firma dell’ente o dell’organizzazione che lo ha prodotto e si ritiene che fosse in possesso dei servizi della US Navy, ma varie fonti ritengono che sia stato redatto dal Gruppo Bilderberg.

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione-soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. É più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché?

“Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno” (vedi sempre il documento “Armi silenziose per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti…

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi sempre “Armi silenziose per guerre tranquille”).

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile delle proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto-svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élite dominanti. Grazie alla Biologia, alla Neurobiologia e alla Psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.

Consiglio ai lettori di questo articolo di studiare a fondo queste dieci semplici regole e di tenerle sempre in mente. Vi accorgerete di come esse vengano applicate quotidianamente dai nostri governanti e da tutti i mezzi di informazione e comunicazione di regime.

In un mio precedente articolo sono andato a scomodare Richard Dawkins per parlarVi del concetto di “meme”, un’entità di informazione che si propaga come un virus da una mente ad un’altra o, nell’eccezione dawkinsiana, un’unità auto-replicante di informazione culturale che, come abbiamo visto, può fare molti danni se creata ad hoc con lo scopo di diffondere disinformazione o notizie falsate presso l’opinione pubblica. E Vi ho citato a riguardo molti esempi.

Dato che uno degli scopi che si prefigge questo blog è, oltre a trasmettere e diffondere contro-cultura e contro-informazione, quello di far riflettere i lettori e di insegnare loro – senza presunzione e nei limiti del possibile – a non credere ciecamente alle informazioni propinate quotidianamente dai quotidiani di regime e dai mass media in genere, continuiamo allora a parlare di libera informazione, o, meglio, di libertà di informazione. E, continuando appunto su questo filone, vi spiegherò questa volta il concetto e il significato di “false flag”, neologismo anglosassone coniato già durante la II° Guerra Mondiale, del quale l’enciclopedia in rete Wikipedia ci fornisce una esaudiente spiegazione:

“La tattica false flag, o operatività sotto falsa bandiera, è una tattica segreta condotta generalmente da grandi compagnie, agenzie d’intelligence, governi, o gruppi politici, e progettata per apparire come perseguita da altri enti e organizzazioni anche attraverso l’infiltrazione e/o lo spionaggio di questi ultimi. Il nome deriva da ‘false’ e ‘flag’, ossia bandiera falsa. L’idea è quella di ‘firmare’ una certa operazione per così dire “issando” la bandiera di un altro stato o la sigla di un’altra organizzazione. Un’operazione ‘false flag’ può vedersi come la versione in grande, strategico-politica, di un falso d’autore, ma non solo: la tattica falsa bandiera non si limita esclusivamente a missioni belliche e di contro-insorgenza, bensì viene utilizzata anche in tempi di pace, come ad esempio nel periodo italiano della strategia della tensione, e copre anche operazioni nelle quali il nemico viene guidato a sua insaputa verso il raggiungimento di un obiettivo che lo stesso nemico può persino ritenere essere connaturale al completamento della propria missione e/o all’attuazione della propria strategia”.

Pur non mancando addirittura nella storia antica numerosi esempi che potrei citarvi, in tempi più recenti possono essere classificati come “false flag” l’incidente di Gleiwitz del 1939, con cui Reinhard Heydrich costruì ad arte un “attacco polacco” per mobilitare l’opinione pubblica tedesca, e per fabbricare una giustificazione falsa per l’invasione della Polonia. Oppure l’episodio di Mukden del 1931, quando funzionari giapponesi costruirono un pretesto per annettere la Manciuria facendo esplodere una sezione di ferrovia. In seguito, produssero la falsa affermazione per cui sarebbe stato rapito uno dei loro soldati nell’episodio del ponte Marco Polo, come scusa per invadere la Cina. E, tornando al 1939, si verificò un caso di false flag quando l’Unione Sovietica di Stalin bombardò il villaggio di Mainila alla frontiera con la Finlandia, diffondendo poi la notizia di molte vittime. L’episodio fu utilizzato come giustificazione per attaccare il paese scandinavo.

Altro caso “classico” di false flag potrebbe essere l’Operazione Northwoods, pianificata (ma mai eseguita) da parte di gruppi di funzionari di alto livello del governo statunitense, e finalizzata a inventare pretesti per una guerra contro Cuba. Tale operazione includeva scenari come la simulazione del dirottamento di un aereo passeggeri facendo cadere la colpa su Cuba, oppure atti terroristici contro immigrati cubani negli USA, da rimproverare a terroristi castristi. Scritta e firmata dai Joint Chiefs of Staff (gli Stati Maggiori riuniti delle Forze Armate statunitensi), fu bocciata dal Segretario alla Difesa Robert McNamara e venne alla luce solo grazie alla legge per la libertà di informazione, il Freedom of Information Act, e fu resa pubblica da James Bamford.

Anche la storia recente è letteralmente disseminata di casi di false flag. Basti ricordare l’efferata strage di civili al mercato di Sarajevo, operata e condotta dalle truppe musulmano-bosnianche di Alja Izetbegovic per far ricadere la colpa sui Serbi.

Ma veniamo a tempi più recenti. É del 12 Marzo di due anni fa una notizia che tutti attendevamo (o quantomeno l’attendeva il sottoscritto); notizia che, naturalmente, è passata rigorosamente sotto silenzio sui nostri quotidiani e sui nostri notiziari. Adesso è ufficiale: tracce di esplosivi di nano-termite sono stati individuati tra i detriti delle Twin Towers del World Trade Center di New York. Sì, proprio le Torri, quelle Torri che l’opinione pubblica americana e non è stata indotta a credere siano state abbattute dal più terribile e spettacolare attentato terroristico della storia. Analizzando numerosi detriti raccolti subito dopo il crollo, il Dr. Steven Jones, professore di Fisica della Brigham Young University, coadiuvato da un team internazionale composto da nove scienziati, ha individuato chiaramente residui di esplosivo nano-termite, generalmente usato per scopi militari e per le demolizioni controllate degli edifici. Dopo un rigoroso processo di peer-review, la notizia della scoperta e la relativa documentazione sono state pubblicate sulla prestigiosa rivista scientifica Bentham Chemical Phisics Journal, una delle testate più accreditate e rispettate negli U.S.A. In sintesi, come già dimostravano (per chi aveva gli occhi attenti per capirlo) alcuni filmati girati durante il crollo, è possibile adesso affermare ufficialmente che a determinare il crollo delle Twin Towers non sono stati gli aerei che le hanno colpite, ma tutta una serie di cariche di esplosivo piazzate con estrema perizia e maestria in numerosi punti dei due edifici.

Sempre nel 2011, il giorno 2 Maggio, i telegiornali e i siti internet di tutto il mondo hanno dato la notizia di un blitz delle forze speciali americane in territorio pakistano, durante il quale sarebbe stato ucciso nientemeno che il famigerato leader di Al Qaeda Osama Bin Laden. Già dopo aver letto le prime agenzie stampa sulla dinamica dell’operazione e aver rilevato delle grossolane incongruenze, coronate dalla notizia del presunto funerale in mare (secondo “rito islamico”!?!) del barbuto sceicco, ricordo di aver esclamato “Ma ci hanno veramente presi per degli idioti!”.

Adesso, ad oltre due anni dalla vicenda, i miei sospetti che si trattasse di una ennesima false flag, costruita ad arte da un’amministrazione Obama in crisi di identità e in forte calo di consensi, appaiono sempre più fondati.

A parte il fatto che tutta la storia della sedicente Al Qaeda, dall’invasione sovietica dell’Afghanistan del 1980 in poi, per chi la conosce bene o semplicemente si è degnato di approfondirla, appare già di per sé come una colossale montatura, la ciliegina sulla torta è arrivata il 3 Maggio 2011, appena un giorno dopo. Nel popolare show televisivo di Alex Jones, Steve R. Pieczenik, uno dei maggiori insider del governo americano, ha pubblicamente rivelato che Osama Bin Laden sarebbe morto nel 2001 e che l’attentato dell’11 Settembre non sarebbe stato altro che una colossale false flag. Pieczenik, che ha occupato posizioni influenti sotto tre diversi presidenti (è stato infatti assistente del Segretario di Stato durante le amministrazioni di Nixon, Ford e Carter), ed ha lavorato anche per Reagan e per Bush senior, ancora oggi lavora alle dipendenze del Dipartimento della Difesa. Ex Capitano della U.S. Navy, ha conseguito un dottorato di ricerca al MIT di Boston ed è stato inoltre pianificatore della politica statunitense al servizio di Segretari di Stato come Henry Kissinger, Cyrus Vance, George Schulz e James Baker. Non si tratta certo, quindi, dell’ultimo arrivato. Ed ha espresso, inoltre, davanti ai telespettatori la sua disponibilità a testimoniare davanti al Gran Giurì per ufficializzare tutte le sue affermazioni. Già nell’Aprile 2002 Pieczenik aveva dichiarato, sempre nel corso di una trasmissione televisiva, che Bin Laden era già morto da mesi, “non perché le forze speciali lo abbiano ucciso, ma perché era stato visitato da un’equipe della CIA e dai loro registri risulta che fosse afflitto dalla sindrome di Marfan”.

La sindrome di Marfan è una grave malattia degenerativa che colpisce il tessuto connettivo e per la quale non esiste ancora una cura definitiva. Secondo Pieczenik la CIA e il Governo USA erano perfettamente a conoscenza delle condizioni di salute del presunto “Nemico n. 1” e della sua morte ben prima di iniziare l’attacco militare contro l’Afghanistan. Nel Luglio 2001 uomini della CIA avrebbero visitato lo sceicco in un ospedale americano di Dubai (alla faccia della presunta latitanza!). “Era già molto malato – sostiene Pieczenik – e stava morendo. Non c’era bisogno che qualcuno lo uccidesse”.

Riferendosi alla foto rilasciata dalla Casa Bianca, e che ha fatto rapidamente il giro del mondo, in cui vediamo il Presidente Obama, Biden, la Clinton e tutto il loro staff di fidati funzionari mentre seguono in diretta su un maxi schermo l’operazione delle forze speciali condotta a Abbottabad, Pieczenik ha affermato in televisione: “Tutto questo scenario in cui vedete un gruppo di persone davanti allo schermo che guardano come se fossero presissimi non ha senso. É completamente costruito per creare consenso, siamo in America, il teatro dell’assurdo. Perché lo stiamo facendo ancora? Nove anni fa quest’uomo era già morto. Perché il governo deve mentire in maniera sistematica al popolo americano?”“Osama Bin Laden è morto – ha dichiarato ancora Pieczenik – e non c’è modo che possano averci combattuto o possano averlo affrontato e addirittura ucciso”.

Questa autorevole “gola profonda” ha poi dichiarato che la decisione di iniziare una simile pagliacciata sarebbe stata presa perché Obama stava andando verso il minimo storico di consenso e approvazione popolare e che la storia legata alla sua “nascita” stava per esplodergli in faccia. “Doveva provare di essere più che americano. Doveva essere aggressivo”.

Avete capito allora, cari lettori, cos’è una “false flag”?

 

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