Nuovo e utile

Come mai il nostro cervello è diventato tanto più intelligente di quello dei Neanderthal? I geni delle due specie sono gli stessi al 99.7%, ma interagiscono in modo diverso e questo fa sì che i nostri neuroni si possano connettere secondo logiche più complesse. Ma proprio la maggiore complessità ci rende più fragili dal punto di vista psicologico e neurologico: espansione dell’intelligenza e rischio follia, così, si sono intrecciati, rendendoci decisamente originali, strani, e di sicuro così imprevedibili e creativi da vincere la lotteria dell’evoluzione. I Neanderthal si sono estinti un po’ meno di 30.000 anni fa, non si è ancora capito bene perché.

Un cervello più grosso è anche più intelligente? No, non è per niente così. Einstein, per esempio, ha un cervello più piccolo della media. Lo sappiamo perché quel cervello viene “rubato” dal patologo Thomas Harvey, che se lo tiene in casa per oltre vent’anni: una storia pazzesca. La cosa che conta davvero in termini di intelligenza sono le circonvoluzioni: il cervello di Einstein, per esempio, è “straordinariamente paffuto”.

Con il brain imaging riusciremo a scoprire tutto del cervello? Non esattamente: le tecniche contemporanee (fMRI e PET) ci permettono di capire quali parti sono attive (e, per esempio, di riattivarle proponendo stimoli analoghi) ma sono complesse rielaborazioni di dati più che vere e proprie “fotografie” del cervello in azione. E poi la cosa interessante non è tanto quale area si accende, ma come interagiscono le diverse aree (che, fra l’altro, possono farlo in modo differente da persona a persona).

Perché quando siamo stanchi il nostro cervello rallenta? Succede che alcuni neuroni, specie quelli che sono stati più sollecitati, si spengano per brevissimi intervalli (meno di un decimo di secondo). Il fenomeno cresce con il crescere della stanchezza. Se un neurone si addormenta ogni tanto, il cervello può continuare a funzionare bene. Ma il problema è subdolo. Può darsi che quel singolo neurone sia fondamentale per l’attività che stiamo svolgendo. La sua assenza finisce così col causare una défaillance, e le cellule che vanno off-line possono provocare decisioni sbagliate. Ecco perché quando siamo stanchi commettiamo più errori pur essendo complessivamente svegli.

Studiare migliora il cervello? Sembra proprio di sì: più sono gli anni di formazione e meno l’ippocampo – un’area cerebrale fondamentale per la memoria, l’orientamento spaziale, la gestione dello stress… – cambia struttura con l’invecchiamento. Insomma, studiare (e continuare a farlo, magari) protegge il cervello nel tempo: chi ha un livello di educazione scolastica più alto ha anche una trama neuronale ippocampale più compatta. Questo vuol dire che ha mantenuto un buon numero di neuroni, ma anche (e soprattutto) i collegamenti tra loro, cioé le strade su cui circola l’informazione mentale.

C’è nel cervello qualcosa di simile a un interruttore che accende la creatività? Be’, non è proprio così, ma quasi. I ricercatori hanno scoperto che la produzione creativa aumenta quando si “spegne” la corteccia prefrontale, la parte che presiede al controllo e al pensiero razionale. I ricercatori l’hanno fatto utilizzando una tecnica non invasiva, ma anche nella fantasticheria o nel dormiveglia succede qualcosa di non troppo diverso. Qui maggiori spiegazioni.

Che cosa succede nel cervello in occasione di un insight creativo? Ve lo racconta un ottimo documentario della BBC a partire da una serie di puzzle e da un bel quesito: come si fa a rimuovere una banconota piazzata proprio la punta di una grossa piramide metallica rovesciata, senza romperla e senza far cascare la piramide? E sì, la soluzione è del tutto controintuitiva.

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