Archivio per giugno, 2014

Un intero villaggio che vive sugli alberi di castagno sui Monti Pelati nel Canavese che coniuga perfettamente vita nella natura, sviluppo sostenibile e i comfort della modernità.

Piccola, di legno e sostenibile, la casa sull’albero è il rifugio in cui vivere una vita tranquilla e a contatto con la natura, una vita in cui non si deve correre e non si deve rincorrere.

Un progetto di vita che è il desiderio di molti, vivere liberi e in simbiosi con la natura pura e semplice è la sfida che si sono proposti di affrontare gli abitanti di questa piccola comunità nata in un bosco di latifoglie.

In Piemonte, il sogno della casa sull’albero è diventato realtà. A sette metri di altezza ecco le casette a un piano unico, di legno e con le pareti ricamate da decorazioni lignee, dove vivono 12 adulti e una bambina di un anno. Immersi tra i boschi dei Monti Pelati hanno creato il primo villaggio ‘arboricolo’ di Italia. Le case, realizzate con le più innovative tecniche di bioedilizia, si integrano perfettamente alla natura e sono costruite utilizzando quanto più possibile materiali del bosco o materiali riciclati, e sorgono tutte sugli alberi di castagno ad un’altezza di 6-7 metri, supportate da grosse travi di legno, in stile vecchia palafitta.«Non siamo “figli dei fiori” o delusi della società e tanto meno eremiti», spiega Dario, papà di Galatea. E a conferma delle parole arriva il mestiere: Dario fa il manager e dirige la sua azienda che importa in Italia rum cubano. «Volevamo solo recuperare una vita che tutti noi sentivamo di perdere nelle nostre città. Qui noi non sopravviviamo, qui riusciamo a vivere più intensamente». Molti lavorano lontano ma la sera tornano sui loro alberi.

villaggio arboricolo dei Monti Pelati

Ognuno qua si costruisce il proprio “nido” con non poca fatica. È il caso di Elisabeth, che da mesi si sta dedicando alla sua casa, con l’aiuto del resto degli arboricoli. È la più grande e spaziosa del villaggio, con tre piani e includerà anche un piccolo osservatorio che lambirà le sommità delle chiome. La poesia in questo lascia spazio alla vera fatica: «Servono carrucole, corde, volontà e buone braccia», spiega Elisabeth, intenta a issare le travi che serviranno per il terzo piano, «il resto, ce lo offre il bosco e la moderna tecnologia, come i materiali utilizzati per coibentare le pareti delle case contro il freddo». Un vero e proprio lavoro d’ingegneria, che è il risultato della loro esperienza e dello studio delle case già costruite in giro per l’Europa. «Da tempo cercavamo un posto così», dice Angelo, indicandoci la sua casa esagonale a due piani, con tanto di accogliente bagno, studio e camera da letto, «finalmente abbiamo trovato quello che volevamo e ci abbiamo messo radici. Il peso delle case non può essere sostenuto da tronchi giovani che non superano la quarantina d’anni; così usiamo travi di otto metri che pesano anche cinque quintali, poggiate su grossi massi e piantate accanto ai castagni».

Il risultato è un perfetto equilibrio di forme, con la massima attenzione e cura per l’ambiente circostante: «Inutile dire che, per noi tutti, il rispetto per l’ecosistema bosco è vitale, importantissimo», sottolinea Dario mentre ci offre un sorso del suo rum cubano. Bosco che sembra accettare bene i suoi inquilini: «Fino a due anni fa, questa zona che ci circonda», spiega Maria Pia, «era impoverita dall’eccessivo sfruttamento forestale. Ma rispettando l’ambiente, il numero delle specie vegetali, dagli alberi alla erbe spontanee, sta pian piano crescendo e la natura ritrova così il suo equilibrio».

Per raggiungere le abitazioni si percorre una stretta e tortuosa strada di montagna con l’auto, fino a quando diventa necessario proseguire a piedi per arrivare in questo luogo incantato. Gli abitanti  sono manager, farmacisti, biologi, infermieri, orafi e ricercatori, e a differenza di chi potrebbe pensare che sono degli eremiti, ogni giorno si spostano per andare nei loro rispettivi posti di lavoro, per poi la sera fare ritorno nel loro piccolo mondo, dove il grande spirito di adattamento e il sacrifcio, viene ripagato con l’esperienza unica di vivere sugli alberi a strettissimo contatto con la natura. L’ora del pranzo viene comunicata a tutti i componenti della comunità con il suono di una conchiglia, e tutti si riuniscono per mangiare in uno scenario del tutto esclusivo e spettacolare.

Tra le case sugli alberi del villaggio piemontese, niente strade di asfalto, ma ponti e passerelle di legno sospese, che permettono di non scendere mai a terra per spostarsi da un punto all’altro del villaggio. Ad essere sospeso in aria è quindi l’intero villaggio, i cui abitanti, nonostante l’altezza e l’insolita abitazione non rinunciano alle comodità e alla tecnologia. Chi abita la casa sull’albero, infatti, non si fa mancare telefonino, computer e internet. Il villaggio di case sull’albero, iniziato a costruire nel 2002, è in continua espansione.

L’articolo è inspirato da  http://www.storiecredibili.it/2010/08/il-piccolo-popolo-che-vive-sugli-alberi di Antonio Gregolin Copyright 2014, pubblicato su RepubblicaXL

 

 


Uno degli scienziati più famosi e rispettati, dichiara di aver trovato la prova dell’azione di una forza che “governa tutto”. Il noto Fisico teorico Michio Kaku ha affermato di aver creato una teoria che potrebbe comprovare l’esistenza di Dio.

Secondo il noto scienziato, viviamo in una specie di Matrix o Ragnatela cosmica e siamo inseriti in un sistema di regole create da una intelligenza superiore. Come se fossimo il suo videogioco preferito…

L’informazione ha creato molto scalpore nella comunità scientifica perché Michio Kaku è considerato uno degli scienziati più importanti dei nostri tempi, uno dei creatori e degli sviluppatori della rivoluzionaria teoria delle stringhe ed è quindi molto rispettato in tutto il mondo.

Per raggiungere le sue conclusioni , il fisico ha utilizzato un “semi–radio primitivo di tachioni” (particelle teoriche che sono in grado di “decollare” la materia dell’universo o il contatto di vuoto con lei, lasciando tutto libero dalle influenze dell’universo intorno a loro), nuova tecnologia creata nel 2005 . Anche se la tecnologia per raggiungere le vere particelle di tachioni è ben lontano dall’essere una realtà , il semi-radio ha alcune proprietà di queste particelle teoriche, che sono in grado di creare l’effetto del reale tachyon in una scala subatomica .

Secondo Michio , viviamo in un “Matrix”: “Sono arrivato alla conclusione che ci troviamo in un mondo fatto di regole create da un’intelligenza, non molto diverso del suo videogioco preferito, ovviamente, più complesso e impensabile . Analizzando il comportamento della materia a scala subatomica, colpiti dalle primitive tachioni semi-radio , un piccolo punto nello spazio per la prima volta nella storia, totalmente libero da ogni influenza dell’universo, la materia, la forza o la legge, è percepito il caos assoluto in forma inedita .

“Credetemi, tutto quello che fino a oggi abbiamo chiamato caso, non avrà alcun significato, per me è chiaro che siamo in un piano governato da regole create e non determinate dalle possibilità universali, Dio è un gran matematico” ha detto lo scienziato.

Clubber's Confession

Drugs and Dance Music Culture. Pt.| How is important ecstasy…Benvenuti alla prima puntata della nostra serie dettaglio delle complesse relazioni tra droga e scena storica del clubbing.

Questa serie è destinata ad essere informativa, analitica, storica e curiosa, quindi spero vi piaccia. Il tutto allo scopo di conoscere quali siano le vere conseguenze di tali circostanze, il perché si leggono notizie di chiusure di club famosi, perché avvengono morti nei locali o nei festival, perché si vedono certe scene affianco a te mentre stai ballando in compagnia di Gaiser…

Legate alla nascita della scena musicale già in molte aree del mondo, le droghe sono ormai una forza onnipresente nella cultura della musica dance: quasi in ogni evento è possibile – e in molti casi anche facilmente – trovare una grande varietà di sostanze psicoattive disponibili per l’acquisto. In molti modi, l’uso di queste sostanze ha conformato sostanzialmente l’evoluzione della subcultura – e, in alcuni casi – anche l’inverso.
Si…

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Clubber's Confession

SCORPIONE – EROINA

Esagerati, estremi, che creano dipendenza dopo la prima volta, che ti fanno sentire benissimo e malissimo nel giro di dodici secondi. Affascinanti e letali. Ecco gli scorpioni, ecco l’eroina.

ACQUARIO – FUNGHETTI

Se l’acquario fosse una droga, sarebbe sicuramente un dolce funghetto allucinogeno. Chi infatti pensa più alla vita nella sua totalità esplorandola in ogni sua possibilità di un acquario e cosa ti apre la mente più di un funghetto? Niente.

VERGINE – ADDERALL

Chi ti sottolinea ogni singolo dettaglio preciso e puntuale con una smania ansiosa e ansiogena più di un Vergine? Soltanto qualcuno che si è preso l’Adderall, medicinale che dovrebbe essere usato da chi ha deficit di attenzione per concentrarsi, droga che ti rende

BILANCIA – MARIJUANA

In grado di rilassarsi, socievoli, estroversi, amanti dell’arte e del bello. No, non stiamo parlando dei nati sotto il segno della Bilancia, ma di chi si è…

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Antwerpen – Sinksenfoor

Pubblicato: giugno 17, 2014 in Altura e Cultura

Il Contagio

Ieri era il 25 ° anniversario del massacro di piazza Tiananmen…
eccola oggi…

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fonte: http://www.zerohedge.com/

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La Stella Libera

Un reportage esclusivo realizzato da Francesco Amodeo, Salvo Mandarà, Alessandro Carluccio e max Gaetano in diretta da Copenaghen dove si è svolta la riunione del Bilderberg 2014.
120 potenti chiusi in un hotel di lusso per 3 giorni a decidere le sorti dei nostri governi e quindi delle nostre vite. Cecchini sui tetti, no fly zone, hotel blindato, poliziotti e militari ad ogni angolo eppure sui giornali nessuna notizia, in TV nessuna immagine. La storia si ripete ogni anno dal 1954 ma di questo Gruppo non si deve parlare. Nessun programma TV ha accettato di mandare in onda queste immagini con i 6 minuti che rompono il silenzio e svelano con prove incontrovertibili gli obiettivi di una delle organizzazioni più censurate del mondo.

Fonte: 

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Voglio Trasferirmi in Messico

Cosa visitare a Playa del Carmen

Spiagge

Le spiagge di Playa del Carmen vantano sabbia bianchissima e mare cristallino e Playa è una delle località migliori della costa dove praticare snorkelling.

Escursioni

Le cose da visitare nei dintorni di Playa del Carmen, raggiungibili anche in giornata sono tantissime e molto interessanti, vi consigliamo la nostra agenzia di fiducia Playa Service che organizza tour ed escursioni a Playa del Carmen e dintorni.

Playa Service - Playa del Carmen

Chichèn Itzà

La maggior parte dei turisti che organizzano una vacanza a Playa del Carmen, non si lasciano sfuggire l’occasione di visitare le rovine Chichèn Itzà, di origine Maya-Tolteca. Molti restano affascinati dal misterioso calendario astronomico maya, dalla Piramide di Kukulcàn, chiamata anche El Castillo e dalla spianata dedicata al juego de la pelota dall’acustica straordinaria.

PlayaServicechichenitza

Xcaret

Xcaret si trova ad una decina di km a sud di Playa del Carmen ed è un ecoparco con alcune rovine Maya…

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Wake and Wander

View of the Grand Canyon from the South Rim. Photo by Wake and Wander. View of the Grand Canyon from the South Rim. Photo by Wake and Wander.

I’m down there… somewhere.

Most people only see the Grand Canyon from above, looking out from a viewing platform on the South Rim near the visitor center. For those that need a reminder of its “grandness,” the canyon is 277 “river miles” long, one mile deep, and 18 miles at its widest point.

But none of that makes any sense until you see it in person. It’s an overwhelming sight, especially on your first time, for sure, and it’s time I took a closer look. This weekend, I’m headed off on a multi-day backpacking trip to the bottom of the Grand Canyon, making my way to Havasupai Falls with AOA Adventures. It’s about an 8-mile hike from the top of the canyon, and then we’ll tour around for two days before summiting on Monday afternoon. It’s going to be hella hot, but as I…

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Partiamo da ciò che la gente racconta del Cammino di Santiago de Compostela: un’esperienza bellissima, commuovente, il contatto con la natura, con te stesso e bla bla bla.

Sarebbe però troppo semplice parlare di come il Cammino mi abbia cambiato la vita, di come dopo tanti anni abbia ritrovato me stessa e di come il mio compagno di viaggio sia diventato un fratello di sangue.
Parliamo, quindi, di quello che la gente NON ti dice.

camino de santiago_cartelli

1) La prima cosa che nessuno ti racconta è la fatica.
Non che non venga menzionata insieme al numero dei km percorsi, ma, come i dolori del parto, sembra che assuma un ruolo secondario rispetto alla gioia della meta raggiunta. Beh… non è così!
Il cammino di Santiago è fatica. Quando abbiamo varcato la porta del Cammino a Saint Jean Pied de Port, avevamo fatto i primi 100 metri in salita verso i Pirenei e il mio pensiero è stato “Chi diavolo me l’ha fatto fare?”
E non è che poi migliora, anzi.

Se il primo giorno sei ancora ben in forze, dal secondo iniziano le vesciche, dolori a muscoli che non pensavi d’avere. Il tuo corpo ti prende quasi in giro: non tutti i giorni nello stesso punto. Ti svegli ed hai dolori ad un ginocchio, probabilmente per l’ora di pranzo ti farà male un piede ed all’arrivo non sentirai più le spalle.
É ovvio che è fattibile: se l’ho fatto io, possono farlo tutti.
Ma non credete alla novella del “Sì, è lungo… ma quando arrivi a Santiago…”.
Frottole: ho avuto i dolori per il mese successivo al rientro e tuttora, quando meno me l’aspetto, salta fuori la tallonite.

Il fatto che sia fattibile, non vuol dire che il tuo corpo sia abituato a percorrere 40 km al giorno.
E non passerà in secondo piano.

2) La seconda cosa di cui nessuno ti parla è la perdita di ogni dignità.
Per carità, non che tu non abbia modo, mentre cammini, di fare una grande analisi introspettiva e rimettere a posto svariate parti di te, ma il pensiero è comunque fisso sui tuoi piedi. E non ci puoi fare niente: in un contesto normale entreresti mai in un bar ad ordinare tortilla e birra alle 9 la mattina a piedi nudi? In un contesto normale, rivolgeresti mai la parola ad uno sconosciuto, mentre con una mano tieni la suddetta tortilla e con l’altra ti massaggi i piedi con veemenza inaudita?

3) La terza cosa che nessuno ti racconta è come il Cammino uccida ogni forma di erotismo e sensualità.
Esiste la leggenda di grandi amori sbocciati durante il percorso e pare esista addirittura un manuale di istruzioni su come corteggiare la pellegrina.
Io li vorrei vedere in faccia, uno ad uno, quelli che si sono fidanzati facendo questo Cammino.
Devo ammettere che ho anche un amico che, a distanza di due anni, ha una storia con una ragazza di Madrid conosciuta negli ultimi 100 km. Avrei capito si fossero innamorati nei primi 10 km quando sei ancora (forse) fresco di doccia, ma negli ultimi 100 è assolutamente inconcepibile.

Il primo giorno sei pulito, gli indumenti nel tuo zaino sanno di sapone.
Il terzo giorno sei troppo stanco per ricordarti se la T-shirt che indossi è quella che hai lavato il giorno precedente o se è quella con cui sei partito.
Dal quarto giorno in poi, il tuo primo pensiero all’arrivo è quello di toglierti le scarpe e (se è il giorno in cui pensi di star per morire…) senza nessuna esitazione, ficchi il tuo piede sanguinante in mano al tuo compagno di viaggio che, se è misericordioso come lo era il mio, con una mano ti asciuga le lacrime, con l’altra ti lava l’estremità puzzolente, ti cura le ferite e ti calma e lì… insieme all’apparizione della Madonna, vedi il vero miracolo di Santiago perché lo sventurato ha una terza mano per versarti la birra.

Ciò che consola alla fine del giorno successivo, che spendi a maledirti per il tuo gesto impulsivo, è che vedrai quell’uomo, talmente bello da esser la dimostrazione dell’esistenza di Dio, in mezzo ad un cortile, con i calzoni tirati su, ed i piedi in una bacinella rosa pastello. Dopo questo momento, deciderai di aspettare di tornare a casa per fidanzarti: fidati.

Comunque, fidatevi anche di chi vi dice che il Cammino di Santiago è stupendo: è vero.

É stata la cosa più bella che io abbia mai scelto di fare e, se avrete la fortuna di sentire il bisogno di intraprendere questo Cammino, fate lo zaino e partite perché, alla fine, non avrà importanza se avrete faticato peggio dei muli, se avrete perso di dignità, se non vi sarete trovati il fidanzato, perché tutto questo può essere irrilevante: il conoscere od il ritrovare se stessi, no!
Ultreya e buen Camino!

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