Archivio per settembre, 2014

  1. Cindy Ke Zhou,
  2. Ruth M. Pfeiffer,
  3. Sean D. Cleary,
  4. Heather J. Hoffman,
  5. Paul H. Levine,
  6. Lisa W. Chu,
  7. Ann W. Hsing and
  8. Michael B. Cook

+ Author Affiliations


  1. Cindy Ke Zhou, Ruth M. Pfeiffer, and Michael B. Cook, National Cancer Institute, Bethesda, MD; Cindy Ke Zhou, Sean D. Cleary, Heather J. Hoffman, and Paul H. Levine, George Washington University, Washington, DC; and Lisa W. Chu and Ann W. Hsing, Cancer Prevention Institute of California, Fremont, CA.
  1. Corresponding author: Michael B. Cook, PhD, Hormonal and Reproductive Epidemiology Branch, Division of Cancer Epidemiology and Genetics, National Cancer Institute, 9609 Medical Center Dr, Rm 7-E106, MSC 9774, Bethesda, MD 20892-9774; e-mail: cookmich@mail.nih.gov.

Abstract

Purpose Male pattern baldness and prostate cancer appear to share common pathophysiologic mechanisms. However, results from previous studies that assess their relationship have been inconsistent. Therefore, we investigated the association of male pattern baldness at age 45 years with risks of overall and subtypes of prostate cancer in a large, prospective cohort—the Prostate, Lung, Colorectal and Ovarian (PLCO) Cancer Screening Trial.

Methods We included 39,070 men from the usual care and screening arms of the trial cohort who had no cancer diagnosis (excluding nonmelanoma skin cancer) at the start of follow-up and recalled their hair-loss patterns at age 45 years. Hazard ratios (HRs) and 95% CIs were estimated by using Cox proportional hazards regression models with age as the time metric.

Results During follow-up (median, 2.78 years), 1,138 incident prostate cancer cases were diagnosed, 571 of which were aggressive (biopsy Gleason score ≥ 7, and/or clinical stage III or greater, and/or fatal). Compared with no baldness, frontal plus moderate vertex baldness at age 45 years was not significantly associated with overall (HR, 1.19; 95% CI, 0.98 to 1.45) or nonaggressive (HR, 0.97; 95% CI, 0.72 to 1.30) prostate cancer risk but was significantly associated with increased risk of aggressive prostate cancer (HR, 1.39; 95% CI, 1.07 to 1.80). Adjustment for covariates did not substantially alter these estimates. Other classes of baldness were not significantly associated with overall or subtypes of prostate cancer.

Conclusion Our analysis indicates that frontal plus moderate vertex baldness at age 45 years is associated with an increased risk of aggressive prostate cancer and supports the possibility of common pathophysiologic mechanisms.

REUTERS
Il ragazzo fuggito da Pyongyang è a Torino Spiritualità, intervistato dal direttore della «Stampa»

Intervistato da Mario Calabresi. Shin Dong-hyuk, 32anni, è l’unica persona a essere mai evasa da un carcere di lavoro del governo di Pyongyang.

La «colpa» di Shin Dong-hyuk è di essere stato concepito per diventare schiavo. E’ nato per caso nel 1982, da genitori rinchiusi in un campo di concentramento della Corea del Nord, costretti a lavorare in condizioni disumane, quelle che il regime di Kim Il-sung – nonno dell’attuale dittatore – imponeva ai dissidenti dello Stato. Per 23 anni Shin è vissuto tra le mura della paura e delle torture delle guardie armate. Fino al 2 gennaio 2005, quando è riuscito a fuggire e a raccontare la sua incredibile storia agli occhi increduli del mondo.

La fuga dal carcere

Oggi, alle 18,30, al Teatro Carignano, il ragazzo venuto dall’inferno è a Torino Spiritualità, intervistato dal direttore della «Stampa», Mario Calabresi. Shin Dong-hyuk è l’unica persona a essere mai evasa da un carcere di lavoro del governo di Pyongyang. Al festival del pensiero presenta il libro biografico, in uscita per Codice, «Fuga dal Campo 14», già tradotto in 28 Paesi. E’ la testimonianza dolorosa e sconvolgente della sua esperienza, raccolta dal cronista statunitense Blaine Harden, un’avventura che supera il confine della disumanità. Per mettere in atto il progetto della fuga, condiviso con un prigioniero politico, Shin ha dovuto usare il corpo del compagno, folgorato da una scossa di scarica elettrica mentre scavalcava la recinzione, come una sorta di messa a terra per non subire la stessa sorte. Appena uscito, ha viaggiato per lunghi anni, passando dalla Corea del Sud alla Cina, per arrivare negli Stati Uniti.

Ambasciatore Onu

Oggi, Shin ha 32 anni e fa l’ambasciatore Onu dei diritti umani, denunciando i crimini che la Corea del Nord continua a perpetrare. Sembra più giovane della sua età, vive come una missione il racconto dell’esperienza al Campo 14, in difesa dei parenti uccisi perché lui avesse salva la vita, e degli altri 200 mila prigionieri. Tra le violenze del carcere di Kaechon, la parola libertà aveva il colore del cielo, ma era vuota di significato. «Sono passati otto anni dalla mia fuga e sto cercando di adattarmi a questa società – ha detto ieri Shin –. Ho cominciato a conoscerla da poco, non posso dire di aver avuto momenti felici». La prima prova di libertà è stata «la possibilità di mangiare». Gli sta a cuore il suo Paese: «Invitandomi, Torino Spiritualità ha dimostrato di comprendere il dramma della mia terra – ha aggiunto –. Non so se tutti capiranno fino in fondo l’atrocità e la sofferenza che stanno subendo i miei compagni e mio padre».

Clubber's Confession

Questo è il set up live di Dario Rossi Drummer che fa impazzire le piazze di tutta Europa… Il mondo della techno è infinito e questa ne è una prova!

Una scatola di scarpe con su scritto Danke Schön (grazie), è piena di monetine, anche qualche banconota.
Pentole, padelle, lamiere. No, non è un cuoco. Dario suona. E come suona.

Ore 17, Alexander Platz di una Berlino d’agosto bella come non mai, un enorme circo si è impossessato della grande e particolarmente brutta piazza, ma lui è li, in un angolo sulla destra a stringere mani e ricevere complimenti da decine di sconosciuti.

Dario è un artista di strada (busker in inglese) ovvero un artista che si esibisce gratuitamente su suolo pubblico il cui compito è intrattenere i turisti e i passanti per le piazze e le strade. Chi suona, chi fa la statua, chi gioca con il fuoco, chi canta.
A…

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Clubber's Confession

Mi sa che abbiamo portato un po’ di sfiga alla Paris Hilton… Altro che “djset” pagati e strapagati all’Amnesia di Ibiza.

Quattrocento chili di cocaina più un milione e mezzo di dollari in contanti sono stati trovati dalla polizia del Costa Rica nel ranch di Paris Hilton. Il tutto, riporta il Messaggero, era nascosto in un piccolo aereo su una pista di atterraggio privata a Rancho Horizonte, di proprietà della Hilton e della sua famiglia. Ora si attende l’esito dell’indagine avviata dalle autorità per capire se l’ereditiera, che in passato ha avuto problemi di droga, o la sua famiglia fossero a conoscenza del fatto che la loro pista d’atterraggio venisse usata per contrabbandare e depositare droga. Intanto sono stati arrestati tre nicaraguensi ed un uomo costaricano impiegati del ranch.

Mannaggia a te Paris…

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