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Morto Lou Reed

Pubblicato: ottobre 28, 2013 in Altura e Cultura, Musica & Parole
Lou Reed in Málaga, Spain, July 21, 2008

Lou Reed in Málaga, Spain, July 21, 2008 (Photo credit: Wikipedia)

Mito indiscusso del rock, leader dei Velvet Underground e grande amico di David Bowie, è morto oggi 27 ottobre 2013 Lou Reed.

Classe 1942, Louis Allen Reed (questo il nome all’anagrafe) ha segnato la colonna sonora di intere generazioni dagli anni sessanta a oggi, dando vita a brani indimenticabili come “Walk on the wild side“, in grado di raccontare attraverso le note la vita dissoluta e dannata di chi vive nel lato sbagliato della società, “Perfect Day” – la narrazione intensa di una giornata perfetta…in bilico tra amore ed eroina – e molti altri.

Ancora attivo all’età di 71 anni, con progetti sempre in cantiere tra musica e arte, Lou Reed aveva subìto un difficile trapianto di fegato nel mese di maggio ed era stato colto da gravi malori tra giugno e luglio 2013, quando era stato ricoverato d’urgenza all’ospedale di Long Island per un’acuta forma di disidratazione.

Eppure, l’allarme sembrava rientrato: “Vorrei ringraziare l’ospedale di Cleveland” aveva dichiarato il poeta rock uscito dall’ospedale “e tutti voi sparsi per il mondo che mi avete sostenuto con le vostre preghiere e parole d’amore. Il vostro supporto mi ha toccato profondamente e vi sono davvero riconoscente. Sono anche molto su di morale e forte. Grazie alla vostra energia“. E ancora, intervistato al Festival della Creatività di Cannes – tra le sue ultime apparizioni dal vivo: “Non mi faccio una ragione del tempo che passa: solo ieri avevo 19 anni…“.

Nonostante mantenesse l’animo di un ventenne, Lou Reed – a distanza di pochi mesi – ha lasciato i suoi fan all’improvviso, senza che siano ancora state rivelate le cause della morte.

Intanto, il prossimo 3 dicembre sarà pubblicata l’edizione deluxe di “White Light/White Heat” per il 45esimo anniversario della pubblicazione del disco. ”All’epoca nessuno lo ha ascoltato”  ironizzava il rocker solo poco tempo fa “Ma eccolo qui, per sempre – la quintessenza eloquente del punk. Ineguagliato“…esattamente come Lou Reed, uno dei più grandi poeti rock della storia.

«La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui, è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice».

José Saramago, L’anno della morte di Ricardo Reis, 1984.

Lo scrittore portoghese José Saramago nacque ad Azinhaga nel 1922, lavorò a lungo nell’editoria e come critico letterario per la rivista Seara Nova, si iscrisse al partito comunista durante la dittatura di Salazar. Iniziò a pubblicare poesie e romanzi negli anni Sessanta, e dopo la Rivoluzione dei garofani del 1974 si dedicò esclusivamente alla scrittura. Divenne famoso in Portogallo con Il Memoriale del convento (1982) e L’anno della morte di Ricardo Reis (1984), e a livello internazionale con Storia dell’assedio di Lisbona (1989), Il Vangelo secondo Gesù Cristo (1991) e Cecità (1995). Nel 1998 ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura.
Saramago è morto a Tías, nelle Canarie, il 18 giugno del 2010, tre anni fa.

È il primo della (quasi) formazione originale dopo 35 anni, con Ozzy Osbourne e tutto il repertorio: le recensioni sono indecise.

È uscito il nuovo album dei Black Sabbath, una delle più celebri band della storia del genere hard rock. Inglesi, noti anche come il gruppo di Ozzy Osbourne, un personaggio piuttosto notevole e controverso, con una sua propria popolarità anche poi da solista e personaggio televisivo (nel reality dedicato alla sua famiglia, The Osbournes). La notizia è che per questo disco si sono riuniti i tre quarti della formazione storica dei Black Sabbath: non lo facevano da 35 anni e sono ancora oggi molto ammirati e seguiti dai fans (MTV li nominò ”Greatest Metal Band” di sempre) . «Non si può immaginare lo heavy metal senza il background dei Black Sabbath», dice la recensione di Rolling Stone del disco.

Si chiama “13”, contiene otto canzoni – ma circola un’edizione deluxe che ne ha undici – ed è stato registrato dalla formazione che registrò i primi otto dischi della band salvo il batterista Bill Ward, rimpiazzato da Brad Wilk, batterista dei Rage Against the Machine, che ha solo 44 anni ed è vent’anni più giovane degli altri (con Ward ci sono difficili e tesi rapporti post-separazione, persino con vecchie foto promozionali da cui è stato tagliato via). Nei decenni passati erano uscite molte cose a nome dei Black Sabbath, ma questo è il primo disco dopo 35 anni in cui le canzoni sono state composte da Ozzy Osbourne, Tony Iommi (chitarrista) e Geezer Butler (bassista), come cioè era avvenuto fino al 1978, dal disco “Black Sabbath” a “Never Say Die!”.

I Black Sabbath sono diventati famosi partecipando dal 1970 in poi alla creazione degli anni più epici dello hard rock, con un suono molto pastoso e dai riff (gli accordi e frasi ritmiche suonate dalla chitarra elettrica) immediatamente riconoscibili, oltre che per i temi molto cupi delle loro canzoni. All’epoca si presentavano sul palco vestiti interamente di nero e giocavano a dare ai loro concerti un’atmosfera di ambiguo misticismo – Tony Iommi ha sempre suonato con una croce d’argento bene in vista sul petto, Ozzy Osbourne si truccava pesantemente il viso di nero.

I Black Sabbath hanno influenzato molte band heavy metal che sono venute dopo (Iron Maiden e Metallica, fra le altre) e, come tradizione per i grandi gruppi rock dell’epoca, hanno avuto una storia molto ingarbugliata: nel 1979 Ozzy Osbourne lasciò la band, accusato dagli altri di «drogarsi eccessivamente» e iniziò una carriera da solista. Gli altri componenti fecero quindi due album con il cantante Ronnie James Dio, che aveva lasciato a sua volta i Rainbow, un altro gruppo hard rock all’epoca molto famoso fondato da Ritchie Blackmore, l’ex chitarrista dei Deep Purple.

I due dischi “Heaven and Hell” e “Mob Rules” piacquero molto agli appassionati, ma dopo soli tre anni il chitarrista Tony Iommi cacciò Ronnie James Dio e da allora la band arruolò cantanti inadeguati (tra i quali Ian Gillan, il cantante storico dei Deep Purple, che non si integrò con l’immagine e l’estetica della band) e i dischi vendettero pochissimo. Dopo un temporaneo rientro di Dio, a metà degli anni Novanta ritornò Ozzy Osbourne, il gruppo ricominciò a fare concerti, ma nel 2006 i Black Sabbath fecero invece un disco e alcuni tour di nuovo con Dio, e andarono molto bene: ma Ronnie James Dio morì per un cancro allo stomaco il 16 maggio del 2010, e l’anno successivo Iommi dichiarò che la band avrebbe infine inciso un nuovo disco con Ozzy Osbourne, di cui si era già parlato nel 2001.

Sul New York Times il critico musicale Ben Ratliff ha scritto che il nuovo disco «punta molto sul mantenimento del brand», spiegando che «suona come una pallida imitazione di ciò che erano» e conclude dicendo che i Black Sabbath hanno fatto un lavoro molto pigro, poco ispirato sia nella musica che nei testi. Per quanto riguarda il suono e le melodie della chitarra, che avevano reso celebre Tony Iommi, Ratliff dice che «potreste avere la sensazione di averli già sentiti», ma che questo senso di familiarità fatica a tramutarsi in una sensazione piacevole. Altre recensioni sono più positive, ma da tutti quelli che ne scrivono viene sottolineata l’evidente intenzione della band di richiamarsi a canzoni dei primi tre dischi, che tra l’altro sono ancora le più suonate nei concerti.

Il nuovo disco è stato prodotto da Rick Rubin, leggendario creatore nel mondo della musica rock e responsabile di notevoli “recuperi” negli scorsi anni: ha cominciato producendo i primi dischi hip hop dei Run DMC e dei Beaties Boys, ma negli anni era diventato il produttore di fiducia di Johnny Cash e dei Red Hot Chili Peppers, oltre ad aver scoperto i System of a Down. Alcuni suoi lavori più recenti sono l’ultimo disco di Adele e quello dei Metallica.

MILANO – L’attrice Franca Rame, moglie del premio Nobel Dario Fo, è morta a Milano. Aveva 84 anni ed era malata da tempo.  Il 19 aprile dell’anno scorso era stata colpita da un ictus e ricoverata d’urgenza al Policlinico di Milano.
Franca Rame fu più di una semplice per quanto formidabile attrice. Fu soprattutto una donna coraggiosa, capace di affrontare le dure battaglie della vita con determinazione, fierezza e grandissima dignità.
Al fianco di Dario Fo, sposato nel giugno del 1954 a Sant’Ambrogio, abbracciò entusiasta l’utopia del Sessantotto, sbattè la porta del circuito ETI e fondò il collettivo Nuova Scena. Ma presto le divergenze ideologiche portarono lei e Fo a una scelta più radicale. Fondarono La Comune, e di quel fermento artistico e sociale l’intera scena teatrale italiana si arricchì. Gli spettacoli di satira e di controinformazione politicasi susseguirtono facendo gran rumore, come “Morte accidentale di un anarchico” e “Non si paga! Non si paga” . Insieme a Dario Fo sostenne pure l’organizzazione Soccorso Rosso Militante.

Nel 1971 sottoscrisse la lettera aperta pubblicata sul settimanale L’Espresso sul caso Pinelli. Ne pagò pesantemente le comnseguenze: nel marzo del 1973, infatti, Franca Rame venne sequestrata da esponenti dell’estrema destra e subì violenza fisica e sessuale. Lo rievocò nello spettacolo “Lo stupro”, del 1981.

Nelle elezioni politiche del 2006 fu eletta senatrice in Piemonte e sempre quell’anno Antonio Di Pietro la propose come Presidente della Repubblica. Due anni più tardi, abbanbdonò il Senato in aperta polemica con il leader dell’Italia dei Valori.

In a story truly worthy of April 1 but actually isn’t a joke, a new memoir has painted the tantalizingly brilliant picture of Queen’s Freddie Mercury smuggling Princess Diana into a gay club during the 80s.

Comedienne and all round fab girl about town Cleo Rocos has just published a memoir with the simply wonderful title, The Power of Positive Drinking. In it, one of the many vignettes that she recounts has Freddie Mercury and legendary funnyman Kenny Everett dressing Diana in an army jacket, cap and sunglasses for a night out at gay haunt the Royal Vauxhall Tavern, in South London.

Apparently the night began at Everett’s penthouse with Diana as a guest, before the night took an unexpected twist.

“Freddie told her we were going to the Royal Vauxhall Tavern, a notorious gay bar in London. Diana said she had never heard of it and said she’d like to come,” says Rocos.

“Now this was not a good idea. ‘It’s not for you,’ said Kenny, ‘it’s full of hairy gay men. Sometimes there are fights outside.’ This didn’t put her off in the slightest. Roco continued.

There was a huge irony at the centre of the entire plan – that two of the most famous faces in the UK at the time, let alone two of the most famous faces on the gay scene were engaged in a quadruple bluff, as the slightly odd androgynous looking pretty boy with them was actually the most famous of them all.

“When we walked in… we felt she was obviously Princess Diana and would be discovered at any minute.

“But people seemed to blank her. She sort of disappeared but she loved it.”

Rocos says regulars’ attention was diverted to her, Mercury and Everett and the princess was able to order drinks and enjoy the night out.

There’s a certain tragic lump in the throat in all the laughs though. Both Mercury and Everett died of AIDS related illnesses as they fell victim to the pre awareness years. Diana of course was heavily involved in AIDS charities before she too was cut down in her prime. Leaving Cleo Rocos as the only survivor of that memorable night down the Royal Vaxhaull.


Prometti a te stesso di essere così forte che nulla disturberà la tua mente.

Prometti a te stesso di parlare di bontà, bellezza, amore ad ogni persona che incontri, di far sentire a tutti i tuoi amici che c’è qualcosa di grande in loro, di guardare il lato bello di ogni cosa, di lottare perchè il tuo ottimismo diventi realtà.
Prometti a te stesso di pensare solo al meglio, di aspettarti solo il meglio, di essere entusiasta del successo degli altri come lo sei del tuo.
Prometti a te stesso di dimenticare gli errori del passato per guardare a quanto di grande puoi fare in futuro,
di essere sereno in ogni circostanza e di regalare un sorriso ad ogni creatura che incontri.
di dedicare così tanto tempo a migliorare il tuo carattere da non aver tempo per criticare gli altri.
Prometti a te stesso di essere:
troppo Nobile per l’ira
troppo Forte per la paura
troppo Felice per farti vincere dal dolore.

Paris, 25 ott 2012 – Sono ovviamente già stati bruciati i 350 biglietti (nonostante la capienza del teatro di Parc de la Villette – sobborgo popolare a est di Parigi – destinato ad ospitare l’evento, il Trabendo, sia nominalmente di 700 posti) per la data a sorpresa convocata dai Rolling Stones solo poche ore fa nella capitale francese.

Concerti, Rolling Stones a sopresa a Parigi: data sold-out (e blindatissima)Il Virgin Megastore sugli Champs Elysees al quale è stato affidato il compito di distribuire i tagliandi al pubblico è stato preso d’assalto già pochi minuti dopo il primo post, fatto apparire su Twitter dall’entourage della formazione, da parte dei fortunati fan raggiunti in zona dalla notizia del live.

L’organizzazione, onde evitare speculazioni selvagge da parte di bagarini più o meno improvvisati, è stata rigorosissima e inflessibile: a partire da mezzogiorno, infatti, i biglietti sono stati messi in vendita al prezzo di 15 euro ciascuno seguendo una procedura molto rigida. Non più di due tagliandi a testa sono stati assegnati dagli organizzatori, che hanno provveduto a stampare su ognuno di essi il nome dell’acquirente, al quale verrà chiesto di esibire un documento di identità munito di fotografia all’ingresso del teatro. In sala, ovviamente, saranno vietatissime non solo comuni macchine fotografiche e videocamere, ma anche semplici telefoni cellulari. Superati i controlli, ai fortunati ammessi alla serata sarà assegnato un braccialetto identificativo. L’apertura dei cancelli è stata fissata per le 20 ora locale.

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La coda di fan davanti alle casse del Virgin Megastore di Parigi

Soprese come questa, tuttavia, potrebbero ripetersi a breve, nel prossimo futuro: “Faremo dei concerti in piccoli club, qualcuno la settimana prossima o quella dopo ancora, quindi occhio a degli show dei Cockroaches o qualcosa di simile. Non so come ci faremo chiamare, ma appariremo da qualche parte. Locali piccoli, da 200 o 300 persone”, dichiarò Ron Wood solo pochi giorni fa, lasciando intendere come i concerti a sorpresa, prima delle residency a Londra e New York, potrebbero essere più d’uno. Ai fan, quindi, non rimane che controllare il canale Twitter del gruppo, sperando che i Cockroaches o chi per essi possano apparire a sorpresa nella propria città…

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L’ingresso del Trabendo di Parc de la Villette, a Parigi, dove questa sera i Rolling Stones si esibiranno davanti a 350 persone

“I Buena Vista sono Cuba
non il successo di un film”


I Buena Vista stasera sono a Grugliasco, domani a Gardone Riviera, giovedì a Sulmona e il 31 al Parco della Musica a Roma

La cantante Omara Portuondo, Eliades Ochoa, Barbarito Torres e compagni del Social Club: “Wenders non ci ha cambiati, siamo rimasti fedeli a noi stessi”

Viene voglia di cantare solo guardando Omara Portuondo, classe 1930, protagonista indiscussa di «son e habanera», cantante cubana raffinatissima diventata famosa in terza età, come del resto tutto il gruppo di ragazzi irresistibili immortalati nel film-documentario di Wim Wenders Buena Vista Social Club . Cuba e la musica che dalla strada si sposta in un club, inteso come centro sociale di ritrovo; si suona, si fa ginnastica si gioca a carte. Ry Cooder, musicista, li scopre, se ne innamora, incide con loro un disco entrato nella leggenda come il mitico concerto alla Carnegie Hall di New York, entusiasmo contagioso al punto da investire persino Wim Wenders che li consegnerà alla storia grazie al documentario che incasserà più di 23 milioni di dollari.

Mitologia che li accompagna in tour, anche oggi che sono decimati, anche oggi che i figli e i nipoti hanno preso il posto dei padri e dei nonni. La filosofia che li guida è la stessa, radici e tradizione, tradizione e radici, tanto al pubblico quello piace. Eccola Omara Portuondo, a Torino (Gru Village, Grugliasco, via Crea 10, tel: 011/770.96.57) per una tappa dei Buena Vista, con lei, della vecchia guardia, c’è Eliades Ochoa con uno Stetson da cowboy in testa, chitarrista di classe e Barbarito Torres, virtuoso del laud. Ma dopo tanti anni che suonate sempre le stesse canzoni, Viente Anos oChan Chan non vi siete stancati? «Abbiamo provato a inserirne di nuove e lo tentiamo ancora ma dolcemente, altrimenti il pubblico crede sia un’altra formazione e non i Buena Vista. E non gradisce. Provi a pensare di salire su un palco e tutti si aspettano di sentire “Volare, oh oh”, e al suo posto tu canti altro. La gente non vuole. Noi diamo i classici della nostra tradizione conosciuti in ogni angolo del mondo, proprio come “Volare oh oh”».

In tutto il mondo dopo il film di Wenders che li ha portati dove mai si sarebbero immaginati cambiando la loro vita: «Tutti pensano che la pellicola sia stata l’inizio di tutto ma non è così. Noi cantiamo fin da bambini e siamo sempre rimasti uguali a noi stessi, la nostra forza non è cambiata, la voglia di comunicare agli altri musicisti il nostro entusiasmo, la grande amicizia che ci lega, l’amore per la nostra terra; questo è il successo del progetto. Cuba è una potenza musicale, lo è sempre stata. Il governo ci aveva raggruppato per poter portare il nostro ritmo dentro e fuori i confini nazionali perché la nostra tradizione vince sempre. Puoi cambiare il cappello ma la struttura del corpo resta sempre la stessa. E nessuno si è inventato niente. Anche Ry Cooder, trovò a Cuba un disco con dentro la canzone Buena Vista , la portò al successo senza neanche sapere dell’esistenza del Club. Per dire che la canzone già c’era». Da quanto dice immagino che Ry Cooder e Wim Wenders siano spariti dalla vostra vita: «Ry Cooder ogni tanto si fa sentire, sporadicamente. Wenders no».

I Social Club come un’eredità familiare. Impongono ritmo, precisione e cultura. La loro cultura, ovviamente. Omara, Barbarito, Eliades, si tengono stretti la loro storia, non vogliono che sembri mediata da stranieri. Soprattutto oggi che Cuba è cambiata, tanto. L’Avana anche. Voi come la vedete? «L’avana è l’Avana, chi non la conosce non la ama. Bellissima e piena di luce. La gente lì ci ama e noi ci torniamo con gioia alla fine di ogni tour. Il popolo ci fermano per strada, il loro affetto ci accompagna sempre. Le atmosfere non cambiano,  per noi è la musica».

Omara, che cosa le manca? «Per tutta la vita avrei voluto duettare con Mina. Una volta lei incise una canzone cubana anni Quaranta. Io invece avrei voluto cantare con lei “Grande grande”, ha presente? “Grande grande come te sei grande solamente tu”. E la canta così, seduta sul divano, con la sua voce inconfondibile. Grande grande come Omara ed è ancora più bella.

25 Aprile 2012,

Il giorno della Liberazione:

Il mio cuore è l’Italia,

i miei polmoni sono i miei connazionali,

oggi stanchi e troppo patiti,

La mia fede nell’avvenire è credere nel popolo

che all’ombra di un Tricolore sgualcito

si spezza la schiena ma non piega la testa .

Gabriele Bruno – Utrecht (Paesi Bassi)

È lui che torna a casa sbronzo quasi tutte le sere
e quel silenzio tra noi due che sembra non finire
quando lo svesto, lo rivesto e poi lo metto a letto,
e quelle lettere che scrive e poi non sa spedirmi…
forse lasciarlo sulle scale è un modo di salvarmi.

E tu che hai preso in mano il filo del mio treno di legno
che per essere più grande avevo dato in pegno:
e ti ho baciato sul sorriso per non farti male
e ti ho sparato sulla bocca invece di baciarti
perché non fosse troppo lungo il tempo di lasciarti.

Forse non lo sai ma pure questo è amore.

E l’alba sul Danubio a Marco parve fosforo e miele
e una ragazza bionda forse gli voleva dire
che l’uomo è grande, l’uomo è vivo, l’uomo non è guerra;
ma i generali gli rispondono che l’uomo è vino
combatte bene e muore meglio solo quando è pieno.

E il primo disse: “Ah sì? Non vuoi comprare il nostro giornale?!”
E gli altri: “Lo teniamo fermo tanto per parlare”
ed io pensavo: “Ora gli dico: Sono anch’io fascista” –
ma ad ogni pugno che arrivava dritto sulla testa
la mia paura non bastava a farmi dire basta.

Forse non lo sai ma pure questo è amore.

Ed il più grande conquistò nazione dopo nazione,
e quando fu di fronte al mare si sentì un coglione
perché più in là non si poteva conquistare niente;
e tanta strada per vedere un sole disperato
e sempre uguale e sempre come quando era partito.

Bello l’eroe con gli occhi azzurri dritto sopra la nave
ha più ferite che battaglie, e lui ce l’ha la chiave.
Ha crocefissi e falci in pugno e bla bla bla fratelli
ed io ti ho sollevata figlia per vederlo meglio
io che non parto e sto a guardarti e che rimango sveglio.

Forse non lo sai ma pure questo è amore.

  • Solo qualche nota, a commento di un testo molto chiaro nel suo messaggio generale .Una serie di flash su vicende che declinano in varie forme – talora in modo un po’ “strano” – il sentimento di amore (non necessariamente nel senso erotico-passionale del termine).

Il montaggio sincopato di sequenze è implicitamente richiamato anche nel titolo, che cita, con ogni evidenza, l’omonimo film di Kubrick (1964).

Una donna oppressae forse maltrattata – dal marito alcolizzato.
Il medesimo Vecchioni che pratica l’eutanasia ad una sua relazione sentimentale.
Marco Aurelio costretto a fare la guerra in Pannonia, quando invece vorrebbe scrivere i suoi Pensieri.
La vittima di un pestaggio fascista.
Alessandro Magno disilluso di fronte all’immensità dei suoi sogni.
Garibaldi, dritto sullo scoglio di Quarto, alla partenza per le Due Sicilie.
Ancora l’Autore, che ascolta l’arringa dell’Eroe dei Due Mondi, ma non si unisce a lui e si immerge nel tepore degli affetti familiari.”

Versione Francese:

C’est lui qui rentre bourré quasiment chaque soir
et ce silence entre nous deux qui ne semble jamais finir
quand je le déshabille, le rhabille et puis le couche,
et ces lettres qu’il écrit et puis ne m’envoie jamais…
Le laisser sur l’escalier, c’est juste une façon de me sauver.

Et toi, qui as pris dans les mains le fil de mon train en bois
que j’avais engagé pour me sentir plus grand,
je t’ai embrassée sur le sourire pour ne pas de faire de mal
et j’ai tiré sur ta bouche au lieu de t’embrasser
pour que le temps de te quitter ne soit pas trop long.

Peut-être tu ne sais pas, mais ça aussi c’est l’amour.

Et Marc voyait l’aube sur le Danube comme phosphore et miel
et une fille blonde peut-être voulait-elle lui dire
que l’homme est grand, l’homme est vivant, l’homme n’est pas guerre
mais les généraux lui répondent que l’homme est vin,
il combat bien et meurt mieux seulement quand il est plein.

Et le premier dit: “Bon, tu ne veux pas acheter notre journal?”
et les autres: “On le tient en place tant pour parler un peu”,
moi je pensais: “Je vais leur dire que moi aussi je suis fasciste”,
mais à chaque coup qu’on me balançait juste sur la tête
ma peur ne suffisait pas pour me faire dire Arrêtez

Peut-être tu ne sais pas, mais ça aussi c’est l’amour.

Et le plus grand conquérit une nation après l’autre
mais bien en face de la mer il se sentit un con
car on ne pouvait plus rien conquérir au-delà d’elle,
tant de chemin pour voir un soleil déséspérant,
toujours égal, toujours le même depuis son départ

Qu’il est beau, le héros aux yeux bleus débout sur le bateau,
plus de blessures que de batailles, et il a bien la clé,
et crucifix, faucilles au poing et bla-bla-bla mès frères,
je t’ai soulevée ma fille pour mieux le voir
moi qui ne pars pas, et qui régarde et qui reste éveillé.

Peut-être tu ne sais pas, mais ça aussi c’est l’amour.