Archivio per la categoria ‘Rubrica: Gnocca&Motori!’

 

Supercar con motore V12 da 750 CV, solo 9 esemplari

 

 

La nuova Lamborghini Veneno Roadster ha ufficialmente debuttato in società a bordo della portaerei italiana Cavour con una presentazione avvenuta sul ponte di volo della nave da 240 metri attraccata al porto Mina Zayed di Abu Dhabi (tra gli altri c’erano la cantante e attrice Elena Bonelli e il capitano della Nazionale campione del mondo 2006, Fabio Cannavaro). Scelta non casuale quella degli Emirati considerando che il Medio Oriente è uno dei principali mercati mondiali del Toro. La Veneno Roadster, disponibile in tiratura limitata a soli 9 esemplari a 3,3 milioni di Euro ciascuno (tasse escluse), è un prototipo da corsa scoperto omologato per la circolazione stradale. Non c’è il tetto, ma solo un robusto roll-bar per garantire una sicurezza comunque ottimale. Dimostra ancora una volta la competenza unica acquisita da Lamborghini nella progettazione di vetture super leggere basate sulla tecnologia della fibra di carbonio che domina la monoscocca, le parti esterne e anche l’abitacolo (la supercar pesa soltanto 1.490 kg). Monta un V12 da 750 CV che le consente di raggiungere una velocità massima di 355 km/h e di accelerare da 0 a 100 orari in appena 2,9 secondi. Equipaggiata con la trazione integrale, la hypercar vanta uno straordinario rapporto peso/potenza di 1,99 kg/CV.

 

 

Lamborghini Veneno Roadster

 

 

L’attore si trovava a Santa Clarita per una mostra d’auto di beneficenza a favore dei sopravvissuti del tifone Haiyan nelle Filippine. Nel 2010, dopo il terremoto di Haiti, aveva fondato un’organizzazione benefica per aiutare le vittime di disastri naturali. Secondo la polizia l’eccessiva velocità potrebbe aver fatto perdere il controllo dell’auto a chi guidava

IL LUOGO DELLO SCHIANTO:

Morto Paul Walker, il divo di “Fast and Furious” si schianta in Porsche

Sulla scena e nella vita. L’attore Paul Walker, 40 anni, tra i protagonisti di “Fast&Furious” con Vin Diesel, è morto in un incidente d’auto in California. L’annuncio è arrivato su Facebook dal suo portavoce. Nella saga sulle corse clandestine di auto interpretava Brian O’Connor, agente infiltrato nel mondo delle gare. Era passeggero a bordo di Porsche Carrera guidata da un amico che si è schiantata ed ha preso fuoco.

“Dobbiamo purtroppo confermare che Paul Walker è morto in un tragico incidente d’auto mentre partecipava ad un evento di beneficenza per l’organizzazione Reach Out Worldwide”, ha scritto su Fb il portavoce dell’attore, confermando che Walker “era a bordo della macchina di un amico ed entrambi sono rimasti uccisi” e che tutti coloro che conoscevano il giovane attore sono “stupiti e rattristati dalla notizia”.

L’attore si trovava a Santa Clarita per una mostra d’auto di beneficenza a favore dei sopravvissuti del tifone Haiyan nelle Filippine. Nel 2010, dopo il terremoto di Haiti, Walker aveva fondato un’organizzazione benefica per aiutare le vittime di disastri naturali.

Dai primi accertamenti la dinamica dell’incidente sembra suggerire che il conducente della Porsche abbia perso il controllo della vettura che è uscita di strada e si è schiantata contro un albero. Dal dipartimento della contea di Los Angeles riferiscono che potrebbe essere stata la velocità eccessiva la causa dell’incidente.

“Tutti noi abbiamo il cuore spezzato – scrive la Universal Pictures, la casa di produzione dell’attore, in una dichiarazione ufficiale – Paul è stato uno dei membri più amati e rispettati della nostra famiglia per 14 anni e questa perdita è devastante per noi, per tutti quelli che hanno lavorato a ‘Fast&Furious’ e per tutti i fan’. L’attore stava girando il settimo capitolo della serie cinematografica.

 

 

Questa volta la 4c fa scuotere gli animi dei tedeschi, che nonostante il prezzo di molto inferiore e nonostante la cavalleria modesta, riesce a segnare un ottimo tempo al nurburing…..
Premetto che il pilota è un esperto e che la pista era libera ovviamente per il test…..

Ecco le due armi segrete degli Autobot

foto dal web

Attenti Decepticons! Nel quarto e ultimo capitolo della fortunata saga di Transformer, in uscita nelle sale nel giugno del 2014, gli Autobot potranno sfoderare due preziosissime armi in più: una Bugatti Veyron Grand Sport Vitesse, il bolide più veloce del mondo, e la nuova Corvette Stingray, la macchina simbolo dell’era d’oro dell’automobilismo yankee.

A pensarci bene il regista Michael Bay non poteva fare una scelta più azzeccata, infatti con il suo motore  W16 7.9 litri da 1.200 Cv, la Bugatti è la roadster più potente di sempre, quasi un’astronave. Impressionanti i suoi numeri: da 0 a 100 km/h in 2,6 secondi, e fino a 300 in solo 16, prima di raggiungere stratosferici picchi sopra i 400 km/h. Recentemente la Vitesse è stata inoltre protagonista di un sensazionale record, una permormance che le è valsa il titolo di macchina più veloce al mondo (leggi qui del record). Drift, questo è il suo nome nel film, è pronta a sfidare il capo dei cattivi Megatron, con la consapevolezza che su quattro ruote non esiste nulla in circolazione capace di fare di meglio!

foto dal web

Ma non c’è kolossal hollywoodiano che si rispetti senza un bolide tutto a stelle e strisce, e così la ipercar del gruppo Volkswagen sarà spalleggiata dall’ultimo capolavoro della General Motors: la terza generazione di un mito intramontabile, la Corvette Stingray C7, allestita per l’occasione con un assetto ispirato al mondo delle corse. Carrozzeria di un’affascinante livre verde, con tanto di alettone posteriore, e la supercar della casa americana è pronta a fare il suo debutto sul grande schermo…

Il restyling dei protagonisti – Per l’episodio finale la Paramount vuole fare decisamente le cose in grande stile. E così, cambio di look anche per i celebri protagonisti dei film campioni al botteghino, con Optimus Prime che passa da un Peterbilt Model-379 dell’ultimo film a un Truck della Western Star 4700, appositamente costumizzato, e Bumblebee “impersonato” da una Chevrolet Camaro SS del 1967. Prima apparizione anche per un veicolo militare, un Oshkosh Defense Medium Tactical Vehicle in livrea mimetica. (F.T.)

Fiat lascerà l’Italia.

Marchionne verso l’Olanda.

 

Come scuotendosi da un lungo sonno, il Palazzo reagisce alla notizia – scontata da mesi – che Fiat Industrial si è quotata a Wall Street e ha stabilito domicilio fiscale in Gran Bretagna. Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi ha addirittura detto che la decisione “deve preoccuparci”. Allora, quando leggerà Affaritaliani, Lupi avrà una ragione in più per preoccuparsi: anche la sede sociale di Fiat Spa, la holding, lascerà l’Italia, all’indomani della prevista fusione con Chrysler. E’ poco, ma sicuro. Forse la lascerà a favore dell’Olanda, dove non a caso ha già stabilito la propria sede societaria Fiat Industrial.

Non che Affari abbia messo le mani su un documento riservato, o che Sergio Marchionne, il lìder maximo-amministratore delegato del gruppo, abbia spiattellato la sua intenzione in qualche sede riservata. No, la scelta è nelle oggettive convenienze del gruppo, o meglio della sua proprietà. E sa perchè, ministro Lupi? Perchè l’Olanda, con il permesso dell’Europa di cui il suo collega di partito di governo Mario Mauro (ministro della Difesa) è stato autorevole rappresentante, ha introdotto nel proprio ordinamento il voto doppio, per cui il 30% del capitale Fiat nelle mani della famiglia Agnelli conta in sede di assemblea degli azionisti per il 60%. E tale prerogativa sopravvive anche a un’offerta pubblica d’acquisto. Insomma, la società, trasferendosi in Olanda, smette di essere scalabile, gratis.

Non sarà un “aiuto di Stato” di tipo monetario, come quelli che l’Unione europea – oibò – esecra, ma è un super-aiuto di Stato di tipo legale, un vero e proprio “legal-dumping”, una forma di concorrenza sleale che l’Olanda pratica contro gli altri stati europei, offrendo alle famiglie imprenditoriali il modo per diluirsi senza allentare la presa sulle imprese che controllano. Logico che anziché restarsene nei mercati dove le azioni si contano, le famiglie preferiscono emigrare nei mercati dove le azioni “si pesano”, come diceva una volta Enrico Cuccia a proposito del capitalismo italiano di sua gravitazione.

Quindi il gruppo Fiat – giustamente globale del business e delle strategie – colloca dove più gli conviene gli ambiti di rilevanza strategica: le produzioni, dove il lavoro costa meno; il domicilio fiscale, dove si pagano meno tasse; la sede societaria, dove le azioni di chi comanda contano di più. L’ha fatto per la “gamba” “industrial”, lo farà per quella “automotive”. Con buona pace di Lupi e degli italiani, Fiat farà quel che la sua proprietà – italiana per modo di dire: John Elkann pensa in francese e non ha alcun legame affettivo autentico con l’Italia – considererà più conveniente fare, senza sentimentalismi o nazionalisti di sorta. Il che è una brutta azione verso un Paese che ha dato tantissimo alla Fiat (anche in termini di denaro pubblico, alias di gettito fiscale dei cittadini convogliato dai governi verso Torino) ma è comprensibile.

Che poi tutto fili liscio, per Marchionne ed Elkann, è da dimostrare: che un’azienda possa fare, per esempio sul piano fiscale, ciò che più le aggrada è smentito da tanti casi opposti, non ultimo il clamoroso contezioso scoppiato tra la Apple (azienda-icona degli Stati Uniti) e il fisco americano, non un fisco all’italiana, avido e inefficiente quindi, ma un’amministrazione coi fiocchi. E’ proprio così legittimo che Fiat Industrial paghi le tasse in Gran Bretagna e non piuttosto là dove produce? Ed è anche da dimostrare che la fusione Fiat Spa-Chrysler costi poco, visto che i sindacati americani sono “ossi duri”, roba che a paragone Maurizio Landini della Fiom è un tenerello qualunque, e stanno mordendo Marchionne dove più gli fa male, la tasca. Ma anche a costo di svenarsi, il manager italo-abruzzese-canadese-svizzero (è multinazionale anche nel dna!) farà la fusione, e pagherà anche le due lire di diritto di recesso ai soci di minoranza italiani, pur di completare il suo piano. Portandosi all’estero la holding Fiat, lasciando probabilmente l’azione Fiat quotata anche a Milano, ma certamente tenendola in Borsa a Wall Street.

Risultato: chiaro, semplice, già evidente a tutti, a Torino. Le decisioni su Fiat non si prendono già più in Italia da un pezzo. Marchionne e la sua corte si riuniscono prevalentemente a Detroit. Elkann gira il mondo. Lupi se ne faccia una ragione.: “Dobbiamo creare le condizioni affinché le imprese restino in Italia”, ha detto oggi il ministro. Diciamo che, a riuscirci, ci vorrà un po’ di tempo. E intanto, altro che Fiat avremo perso per strada…

La supercar italo-cinese è la più scattante del mondo

foto ufficio stampa

Un bolide dal carattero aggressivo e numeri da vera supercar, Icona Vulcano è un prototipo italo-cinese figlio di grandi nomi dell’automobilismo mondiale. I finanziatori sono asiatici e hanno sede nel distretto di Lujiazui cuore moderno di Shanghai, mentre la componente meccanica è tutta made in Italy, frutto dell’esperienza dell’ingegnere Claudio Lombardi, già in passato autore di molti successi come la Lancia 037 e la S4 e del V12 3.5 Ferrari degli Anni ’90. Ma dietro questa macchina visionaria c’è soprattutto Icona, una società di design ed engineering, fondata dalle torinesi Cecomp e Tecnocad Progetti.

DA 0 A 100 IN SOLI 2 SECONDI – Una hypercar dall’aspetto accattivante – disegnata dal francese Samuel Chuffart – che a prima vista ricorda molto la Ferrari F12berlinetta, dal look affilato e decisamente sportivo. Sarà disponibile esclusivamente su ordinazione con due possibili motorizzazioni che sfruttano entrambi un sistema propulsivo ibrido.

La versione Icona Vulcano H-Competizione è pensata per la pista, monta un 6 cilindri turbo supportato da  due motori elettrici posti sulle ruote anteriori, che portano la potenza complessiva a ben 880 CV, per un’accelerazione da 0 a 100  in 2,9 secondi e una velocità massima autolimitata di 350 km/h.

H-Turismo invece è studiata per l’uso stradale e può contare su un imponente V12 da 6.0 litri abbinato ad unità elettrica posizionata nella scatola del cambio  per una potenza totale di ben 950 CV. Sulla carta poi questo modello si presenta con prestazioni davvero sensazionali: i 2 secondi per passare da 0 a 100 km/h fanno di questo bolide uno dei più scattanti in circolazione, mentre la velocità massima rimane autolimitata a 350 km/h.

 

Particolare. Difficile trovare altri aggettivi per descrivere lo stile della nuova Jeep Cherokee 2014. La casa di Detroit ha rilasciato tutte le immagini ufficiali del suo nuovo SUV, destinato a prendere il posto dell’attuale generazione, che oramai accusa il peso degli anni sia per quanto riguarda il design, che in termini di qualità e finiture nell’abitacolo. Quando avevamo pubblicato le foto spia della nuova Cherokee non eravamo riusciti a capire che sotto alle pesanti camuffature si nascondesse un frontale così particolare, capace di lasciare perplessi anche i più fedeli appassionati del marchio. Noi non ci esprimiamo in giudizi, ci limitiamo esclusivamente a commentarne le forme. Il muso si caratterizza principalmente per questi gruppi ottici sdoppiati, a sviluppo orizzontale, capaci di dare al frontale un look anticonvenzionale ed indubbiamente personale.

 

Inedita anche la mascherina che, pur rifacendosi alla tradizione con il tipico stile a feritoie verticali con bordo cromato, risulta di nuova concezione. Infatti non si tratta di una vera e propria mascherina a sè stante, ma di piccole prese d’aria ricavate nel cofano motore e solidali con esso. Il paraurti, invece, presenta una presa d’aria orizzontale dalle dimensioni relativamente generose, circondata da una cromatura. Le fiancate si caratterizzano per una linea di cintura alta e per i passaruota squadrati che, insieme, donano un’aria imponente alla vista laterale. Il posteriore, al contrario, è più tradizionale, con fanali a sviluppo orizzontale posizionati relativamente in alto e dotati di geometria interna a LED. Il portellone posteriore è “liscio”, senza fronzoli vari, mentre il paraurti è più elaborato. Completano l’estetica le abbondanti protezioni in plastica grezza che corrono lungo tutta la parte più bassa del corpo vettura. È anche disponibile una versione, denominata Trailhawk (presente in molte foto della gallery), che vanta un allestimento “più offroad”: assetto rialzato, cerchi più piccoli in nero lucido, paraurti specifici, protezioni più estese, verniciatura bicolore del cofano ed altro ancora.

Gli interni, invece, riprendono il più recente stile delle vetture del gruppo Chrysler. La plancia ha uno stile sobrio ed abbastanza moderno, con la console centrale impreziosita dallo schermo tattile del sistema di infotainment.

Scheda tecnica

Dopo aver debuttato al Salone di New York 2013, in Jeep hanno commentato dicendo che la nuova generazione della Cherokee sarà ai vertici del segmento in quanto ad abitabilità interna e doti stradali, il tutto unito ad una riduzione dei consumi che arriva fino al 45% su certi motori, se confrontata col modello attuale. Infatti la sport utility di Detroit nasce sulla nuova piattaforma CUSW (Compact U.S. Wide), che sarà utilizzata anche per la prossima Alfa Romeo Giulia: questo significa che sarà meno una 4×4 dura e pura, ma abbraccerà maggiormente le caratteristiche di un crossover. Tra le motorizzazioni a benzina ci sarà un 2.4 litri quattro cilindri ed un V6 da 3.2 litri, rispettivamente con potenze di 184 e 271 cavalli. Sul fronte dei diesel potremmo trovare lo stesso 3.0 litri V6 del Grand Cherokee, così come (probabilmente) anche il più compatto 2.0 litri Multijet di origine Fiat. Debutterà, per la prima volta nel segmento di appartenenza, anche una nuova trasmissione automatica a nove rapporti. Gli allestimenti saranno quattro: Sport, Latitude, Limited e Trailhawk. Sarà assemblata nello stabilimento di Toledo nell’Ohio e le vendite partiranno dalla fine del 2013.

Sulla base della nuova Cherokee nascerà anche il SUV Alfa Romeo, spiato pochi giorni fa in Austria.

Collaudo su strada per la nuova P1, la più veloce di sempre

FOTO © COPYRIGHT MCLAREN AUTOMOTIVE LIMITED

Da concept a realtà, così la potentissima P1 dopo aver  vestito i panni di prototipo da sogno all’ultimo Salone delle auto di Parigi, prosegue il suo cammino verso la sua presentazione definitiva. I test su strada, come documentano le foto rilasciate nelle scorse ore dalla Casa di Woking, procedono a gonfie vele…il giorno del battesimo è sempre più vicino! Nei nuovi scatti la P1 è però ricoperta da numerosi adesivi per nascondere ad occhi indiscreti quelle che saranno le sue forme finali.

Una macchina da sogno che definirla tecnologica sarebbe decisamente riduttivo. Erede della indimenticabile F1 GT, la nuova P1 si candida a diventare la supercar più veloce – si parla di ben oltre 400 km/h (guarda le foto dell’Agera R BLT da 420 km/h e della Bugatti cabrio da 410 km/h) e avanzata di sempre.

Sebbene le prime informazioni tecniche ufficiali non siano ancora state ufficializzate una cosa rimane comunque fuori discussione: le sue prestazioni saranno degne di una vettura da competizione potendo contare – secondo alcuni rumor –  anche di una versione potenziata del V8 biturbo già utilizzato dalla MP4, arricchito dal sistema ibrido con Kers che gli consentirebbero di avere a disposizione circa 950 CV.

FOTO © COPYRIGHT MCLAREN AUTOMOTIVE LIMITED

Il direttore del programma Paul Mackenzie garantisce che questo gioiellino sarà in grado di generare fino a 600 kg di downforce (rapporto peso potenza di 1,66 kg/Cv) , un valore di assoluto rilievo per una vettura destinata all’uso stradale.

Elaborata con l’aiuto dei progettisti della Formula 1, l’aerodinamica e il design sono curati sotto ogni minimo dettaglio. Le forme sinuose e muscolose sono contraddistinte dal futuristico frontale ad ampio vetro che garantisce una visibilità eccezionale.

La vistosa ala posteriore regolata automaticamente (fino a un’inclinazione di 29°) varia in base al percorso per favorire velocità e stabilità.

Utilizzando la monoscocca in fibra di carbonio il peso dovrebbe essere contenuto sotto i 1.500 kg.

Avere questo bolide di ultima generazione nel proprio garage non sarà facile, oltre ad essere una serie limitata dovrete staccare un assegno poco al di sotto del milione di euro, ma guidarla promette di riservare emozioni pari solo a quelle delle vere macchine da corsa.

Rivale 800, eletta come moto più bella di Eicma 2012, 170 kg e 125 cv

È la più strepitosa e “cattiva” di tutte. La MV Agusta Rivale 800 è il nuovo bolide della casa di Schiranna capace di conquistarsi il titolo di moto più bella di EICMA 2012. Un concorso organizzato dalla testata giornalistica Motociclismo, che ha premiato, con il 35,5 % delle preferenze,
l’inedita Motard di 800 cc made in Italy. I numeri non lasciano spazio all’immaginazione: 170 kg e 125 cv di potenza che proiettano per la prima volta il marchio nel settore della Fun Bike.

Ai nostri microfoni Giovanni Castiglioni, Presidente e Amministratore Delegato di MV Agusta, l’ha definita come una vera astronave su due ruote. Un concentrato di design, dalle linee armoniche futuristiche e proporzionate.

GUARDA IL VIDEO DI MV AGUSTA A EICMA 2012

Tecnologia
Una moto che consente un divertimento totale. Utilizza ampiamente la tecnologia LED, dall’avantreno – aumentando  la visibilità della moto da ogni angolo d’osservazione – fino alle luci di posizione e di stop. Il cruscotto è interamente digitale, multifunzione e compatto.
È equipaggiata con un propulsore tre cilindri in linea con albero motore controrotante che già aveva esordito sulla supersportiva F3 675.
Grazie alla tecnologia MVICS (Motor & Vehicle Integrated Control System) e la gestione dell’accelleratore Full Ride-By-Wire, il piacere di guida è assoluto e decisamente fluido.

Il conto alla rovescia è iniziato, dopo aver ammaliato il pubblico del Salone, la nuova nata di Casa Agusta si prenota un posto tra le moto più desiderate del 2013, pronta a ringhiare sulle strade a partire dalla prossima estate. Prezzo? A partire da 10.990€