Posts contrassegnato dai tag ‘eccentricieties’

The Post Internazionale – mondo

Che cos'è l'Isis e che cosa vuole Abu Bakr al-Baghdadi, la guida di questo gruppo armato che terrorizza il mondo, 
di Alessandro Albanese Ginammi
L'Isis, spiegato

Articoli CorrelatiAfghanistan, viaggio nei manicomiCome i media devono trattare l’IsisLa vita delle donne sotto l’IsisCosa succede in LibiaL’Egitto bombarda l’Isis in Libia

Dieci cose da analizzare per cercare di capire che cos’è lo Stato Islamico: il nome dell’organizzazione, chi è il capo, chi sono i combattenti, dove prende i soldi, qual è la sua strategia, i video delle decapitazioni, cosa rappresenta la bandiera, qual è il suo obiettivo, chi c’è dietro e come combatterlo.

1. Il nome: Isil, Isis o Stato Islamico?

Il 29 giugno 2014, il gruppo di jihadisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) – più noto come Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (Isis) – annunciano la creazione di un califfato islamico nei territori controllati tra Siria e Iraq, nominando come proprio leader Abu Bakr al-Baghdadi, “il califfo dei musulmani”.

“Le parole ‘Iraq’ e ‘Levante’ sono state rimosse dal nome dello Stato Islamico nei documenti ufficiali”, precisa in quella occasione il portavoce dell’Isis, Abu Mohammad al-Adnani. L’obiettivo, infatti, è di ridefinire i confini del Medio Oriente.

Il califfato si estende da Aleppo, nel nord della Siria, alla regione di Diyala, nell’est dell’Iraq. Attualmente occupa un territorio di circa 35mila chilometri quadrati e oltre 6 milioni di persone vivono sotto il suo controllo.

La rapida conquista del territorio iracheno e siriano da parte dello Stato Islamico e le vittorie a raffica conseguite nell’arco di poche settimane nel mese di giugno sono state costruite in realtà in mesi di manovre lungo due fiumi, il Tigri e l’Eufrate. Nello speciale del New York Times “Lo Stato canaglia lungo il Tigri e l’Eufrate” vengono mappate le conquiste e gli insediamenti dello Stato Islamico.

Nell’audio diffuso su internet dai jihadisti il mese scorso, il portavoce al-Adnani invita tutti i musulmani a respingere la democrazia, la laicità, il nazionalismo e le altre lordure dell’Occidente: “Tornate alla vostra religione”.

2. Chi è Abu Bakr al-Baghdadi?

Nato a Samarra nel 1971, al-Baghdadi si trasferisce a Baghdad all’età di 18 anni. Consegue un dottorato in studi islamici e frequenta la moschea di Tobchi, un quartiere povero della capitale irachena dove convivono sciiti e sunniti.

Tra il 1996 e il 2000 vive in Afghanistan. Nel 2005 l’esercito americano lo reclude a Camp Bucca, un centro di detenzione nel sud dell’Iraq. Nel 2009, quando la prigione di Camp Bucca chiude, al-Baghdadi viene rilasciato.

Nel giugno 2014 inizia l’avanzata dell’Isis: Mosul, Tikrit e la raffineria di Baiji sono le principali conquiste, dove le milizie sotto la sua guida saccheggiano case, assaltano banche ed eseguono esecuzioni sommarie.

La storia è stata raccontata su The Post Internazionale. Un profilo del misterioso califfo anche su The Guardian, al-Monitor, BuzzFeed e BBC.

3. Chi sono i combattenti arruolati nello Stato Islamico?

Più di 80mila combattenti hanno aderito alla causa o sono stati costretti a diventare parte dello Stato Islamico. Tre anni fa, il gruppo terroristico era formato da soli 1.000 militanti armati.

Le giovani reclute dello Stato Islamico erano ragazzi in cerca di un lavoro, molti di loro parlano inglese, partiti da Londra, Bruxelles, Parigi e Berlino, con passaporto europeo, attratti dalla propaganda dei jihadisti. Alcuni arrivano anche dalla Spagna.

In Siria e Iraq circa 3mila europei combattono per lo Stato Islamico. A Raqqa, considerata la capitale, uomini e donne armati controllano la popolazione con la forza. Niente musica o intrattenimento. Un video segreto mostra la vita nella roccaforte dello Stato Islamico. In un altro video, il Wall Street Journal descrive la vita e le attività nella capitale dello Stato islamico.

Da leggere: la storia di Adeba Shaker, una ragazza yazida di 14 anni scappata dalle grinfie dei suoi rapitori.

Sono stati recentemente scoperti alcuni dei loro campi di addestramento, scovati da alcuni citizen investigative journalists britannici utilizzando da casa Google earth e Bing maps.

4. Dove prende i soldi lo Stato Islamico?

Lo Stato Islamico è diventato rapidamente il gruppo terroristico più ricco al mondo. Il suo patrimonio stimato supera i 2 miliardi di dollari. Talebani, Hezbollah, FARC, Al Shabaab e Hamas sono staccati nettamente con 560, 500, 350, 100 e 70 milioni di dollari. Lo Stato Islamico guadagna circa 3 milioni di dollari al giorno grazie al business del petrolio, aumentando quotidianamente il suo capitale dopo la conquista della città irachena di Mosul.

Oltre al petrolio (circa 1.095 miliardi di dollari), il suo patrimonio è costituito da: 430 milioni di dollari rubati nelle banche depredate lungo il cammino di conquiste, 96 milioni di dollari grazie al riciclaggio di denaro nella zona di Mosul, 36 milioni dal business dei tesori archeologici e circa 343 milioni da altre attività ancora da chiarire.

Controllo di pozzi petroliferi in Siria e Iraq, città e villaggi depredati da ogni sorta di ricchezza, equipaggiamenti sottratti al debole esercito iracheno, business degli ostaggi. Le spese ingenti che lo Stato Islamico deve affrontare per combattere la sua guerra con mezzi tecnologicamente avanzati fanno pensare anche ad altre forme di finanziamento.

In molti sostengono che i soldi provengano anche dalle elite sunnite di Arabia Saudita, Kuwait e dagli altri stati del Golfo. Le donazioni private dirette verso lo Stato Islamico passano anche attraverso il confine turco-siriano, come riporta il Washington Post.

Sempre il Washington Post, ha individuato poi nella città di Reyhanli, in Turchia, al confine con la Siria, il luogo dove i jihadisti avrebbero comprato alcune delle loro attrezzature. Il centro commerciale dello Stato Islamico si trova in Turchia?

5. Come funziona la loro strategia del terrore online?

40mila è il numero di tweet che sono stati inviati in un solo giorno dai sostenitori dello Stato Islamico. Esiste una sofisticata rete di account Twitter collegati tra loro che amplificano ogni singolo messaggio proveniente dai membri più influenti dell’organizzazione.

Internet, video, foto, pagine social, da Twitter a Facebook, da YouTube ai semplici blog, la nuova guerra del terrore dello Stato Islamico si combatte con la propaganda in lingua inglese (e non solo), secondo una precisa social media strategy.

Gli sforzi per diventare un marchio del terrore si realizzano anche con la propaganda attraverso gadget: riviste, magliette, abbigliamento e passaporti falsi. Si possono comprare anche a Istanbul. E la propaganda prevede anche che i militanti distribuiscano caramelle e gelati per i bambini per strada e negli ospedali, non solo odio e decapitazioni per fare proseliti.

6. Le decapitazioni e i video del terrore

Il 19 agosto i jihadisti dello Stato Islamico hanno pubblicato un video in cui mostrano la decapitazione di James Foley, giornalista statunitense rapito in Siria nel 2012, minacciando gli Stati Uniti di uccidere anche un altro ostaggio statunitense, il giornalista Steven Sotloff, rapito in Siria nel 2013.

Qui il video della decapitazione di Foley. Il carnefice, secondo The New Yorker, The Telegraph e Quartz, sarebbe un rapper di origine inglese di nome John. Mentre una ragazza britannica, Khadijah Dare, promette di diventare la prima donna a decapitare un prigioniero occidentale in Siria. The Post Internazionale ha pubblicato l’ultima lettera di James Foley.

Il 2 settembre lo Stato Islamico ha diffuso un nuovo video che mostra la decapitazione di un altro reporter americano: è Steven Sotloff, il giornalista mostrato negli ultimi istanti del video della decapitazione di Foley.

Anche il terzo ostaggio dello Stato Islamico è stato decapitato: si tratta del britannico David Cawthorne Haines. Il video, intitolato “A Message to Allies of America”, è stato rilanciato dagli specialisti del SITE Intelligence Group, che monitora le organizzazioni terroristiche online.

Il quarto ostaggio, il reporter britannico John Cantlie, non è stato decapitato. Il prigioniero viene usato come messaggero in altri due video che sono stati diffusi. Nel primo ha chiesto di essere ascoltato e che non si faccia disinformazione sullo Stato Islamico, nel secondo dice di essere stato abbandonato dal Regno Unito e di avere importanti rivelazioni. È stato poi decapitato un altro ostaggio, questa volta francese, in Algeria. 

7. Cosa rappresenta la bandiera dello Stato Islamico?

Una bandiera nera, un simbolo con una scritta bianca. La puoi comprare su e-Bay per circa 20 dollari. Tra le iscrizioni non ci sono messaggi di odio. Campeggia la frase: “There is no god but God, Muhammad is the messenger of God”. La storia è raccontata dal Washington Post.

Leggi anche la storia della jihadista più ricercata al mondo, Lady al-Qaeda, su The Post Internazionale.

8. Obiettivo dello Stato Islamico è costruire uno Stato?

Risponde Vittorio Emanuele Parsi, direttore di ASERI – Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

“Lo Stato Islamico non riconosce la comunità internazionale, non ha bisogno di costruire uno Stato per legittimarsi nella comunità internazionale, tanto meno la sua emanazione mediorientale, che è esattamente ciò contro cui si batte. Non è Hamas, è Al Qaeda. Un Al Qaeda 2.0.

Al Qaeda, trasformata in Stato Islamico, riscopre la capacità di combattimento sul terreno, che ha avuto in Afghanistan e che non ha avuto in Iraq negli anni peggiori della guerra – 2006/2008. Con la differenza, però, che sia in Afghanistan sia in Iraq Al Qaeda era ospite di qualcun altro.

Al Qaeda ha tratto la lezione dalla sua debolezza: da essere parassita in un altro corpo ha deciso di ricostituirsi corpo, per poter agire direttamente sul territorio, senza intermediari. Nella consapevolezza che ciò non porterà alla costruzione di uno Stato vero e proprio, questo esperimento temporaneo potrebbe non essere così temporaneo proprio perché Al Qaeda si è sviluppata all’interno di due corpi in putrefazione – Iraq e Siria.

L’organizzazione territoriale serve a manifestare la plausibilità del progetto del califfato, serve a rievocare quello che diceva Al Zarqawi: Damasco e Baghdad sono le due capitali storiche dei grandi califfati arabi.

Reclutamento sul territorio: legione straniera motivata in piena tradizione di Al Qaeda, fanatica e senza nulla da perdere. I locali sono una base operativa. Pronti a dimostrare che è in grado di svolgere un’azione politica di ampio respiro.

La nemesi: le rivoluzioni arabe avevano messo da parte Al Qaeda. Il fallimento delle rivoluzioni arabe ha riportato in auge Al Qaeda. In una versione post-moderna che comunica come noi.

Tuttavia, restano dei barbari intelligenti, questo però ci da anche la dimostrazione che il terrorismo arabo e mediorientale non è tutto la stessa cosa. Questo non è un movimento di liberazione nazionale, sono feroci assassini. Non c’è trattativa”.

9. Chi c’è dietro allo Stato Islamico e come combatterlo?

Cresce l’opinione, in Iraq, che gli Usa stiano usando l’Isis come scusa per intervenire di nuovo in Medio Oriente. Tuttavia, un docente dell’Università al-Azhar del Cairo, uno dei principali centri d’insegnamento religioso dell’Islam sunnita, sostiene che il terrorismo islamico nasca dal movimento salafita.

Come si fa a sconfiggere lo Stato Islamico? Risponde Chelsea E. Manning, militare e attivista statunitense.

Intanto, al confine con la Turchia i curdi combattono contro lo Stato Islamico. Bambini curdi a Yumurtalik, in Turchia (nella foto qui sotto) e 140mila siriani, perlopiù curdi, hanno attraversato il confine per entrare in Turchia e cercare rifugio.

10. Il documentario

Il reporter di VICE News Medyan Dairieh ha passato tre settimane tra i combattenti dello Stato Islamico a Raqqa, in Siria. Dairieh è un corrispondente di guerra ed è il primo giornalista di una testata occidentale a realizzare un reportage sullo Stato Islamico.

Il documentario è diviso in cinque parti: la diffusione del Califfato, il reclutamento dei bambini per il jihad, il rafforzamento della sharia, il trattamento dei cristiani rimasti in città e lo stato in cui si trova il confine tra Siria e Iraq.

Il video mette in luce come funziona il nuovo Stato: leggi, tribunali, tasse e reclutamento, mentre i soldati combattono al fronte.

Il trailer di 1 minuto.

Il documentario integrale.

In collaborazione con Dario Sabaghi, Giulia Alfieri e gli altri membri della redazione di The Post Internazionale.

Sophie Shevardnadze, giornalista del quotidiano RT Russia Today, ha intervistato Paul Hellyer, ex ministro della Difesa del Canada, che crede fermamente ( e ne possiede le prove) che alcune razze ET sono presenti sulla Terra e nello spazio.

TRASMISSIONE COMPLETA:

Dottor Hellyer e bello averla nel nostro show – commenta Sophie Shevardnadze – Perché lei dice che gli UFO sono reali come gli aerei che volano sopra le nostre teste?   Non solo… lei dichiara che gli alieni sono già in mezzo a noi,  ma si starebbero rifiutando di condividere con noi terrestri le loro tecnologie avanzatissime fino a che non cambieremo le nostre abitudini belligeranti e non la smetteremo di inquinare l’ambiente“.

Paul Hellyer: “io sono sempre convinto che gli Extraterretsri ci sono. È un dato di fatto che loro visitano il nostro pianeta da migliaia di anni e uno dei casi che potrebbero interessarti più se mi date due o tre minuti per rispondere, è che durante la Guerra Fredda,  1961 , ci sono stati circa 50 UFO in formazione che volando a sud dalla Russia in Europa avevano messo in allerta il Supreme Allied Command (SAC-NATO) e che quindi si era rischiato un conflitto atomico. Ma quando questi 59 UFO hanno cambiato rotta dirigendosi verso il Polo Nord tutto il panico e gli allarmi cessarono immediatamente. Da quella data, si era deciso di fare un’indagine e uno studio durato tre anni, aveva concluso che, con assoluta certezza, almeno quattro specie o razze extraterrestri, erano in visita sul pianeta Terra da migliaia di anni.  Abbiamo una lunga storia di UFO e naturalmente ci sono state molte più attività negli ultimi decenni.

Da quando abbiamo inventato la bomba atomica e le razze ET sono molto preoccupati per questo e il fatto che potremmo utilizzare di nuovo queste bombe, dato che ritengono il Cosmo una sola unità e non riguarda solo noi ma altre persone nel Cosmo, nell’Universo. Queste molteplici razze aliene, sono molto impaurite e precoccupate dagli atteggiamenti e comportamenti Umani e che è possibile essere abbastanza stupidi per iniziare, cominciare nuovamente a utilizzare armi atomiche e nucleari. Questo sarebbe un male per noi e per loro.”

Durante l’intervista, Hellyer, come scrive anche il Daily Mail, che fu ministro della difesa tra il 1963 e il 1967 sotto il primo ministro Lester B. Pearson, vi sarebbero attualmente più di 80 diverse specie di extraterrestri, alcuni dei quali avrebbero il nostro stesso aspetto e non sarebbe possibile distinguerli dagli esseri umani.

Hellyer ha anche aggiunto che la maggior parte degli alieni vorrebbero aiutarci più che distruggerci: “Direi che la maggior parte di loro sono benevoli nei nostri confronti e vogliono aiutarci, a parte una o due specie che sono completamente neutrali e che potrebbero essere contro gli Umani”.

“Passiamo troppo tempo a combattere tra di noi, spendiamo troppi soldi per le spese militari e non per nutrire i poveri e curare i senzatetto e chi ne ha davvero bisogno. Gli alieni vorrebbero aiutarci e insegnarci modi migliori per vivere, ma solo con il nostro consenso. Pensano che non stiamo gestendo bene il pianeta a cui noi tutti apparteniamo. Stiamo disboscando le nostre foreste ed inquinando i fiumi e i laghi. Riversiamo liquami negli oceani. Stiamo facendo una serie di cose che non andrebbero fatte se tenessimo veramente al nostro pianeta”.

Redazione Segnidalcielo

L’ordine del giorno passa per due voti, astenuto Fassino

Cannabis: Pd, Idv e Movimento 5 Stelle hanno votato a favore della liberalizzazione

Fino a ieri mattina circolavano certe battute: «Vedrai, sulla cannabis finirà con una fumata nera». E invece no: Torino, da qualche ora, è la prima città d’Italia ad aver votato un documento per la liberalizzazione della marijuana. Il provvedimento (un ordine del giorno) è stato approvato dal Consiglio comunale di stretta misura: 15 voti a favore (Sel, mezzo Pd, Idv, 5 Stelle) 13 contrari e 6 astenuti, fra cui il sindaco Fassino. Contraria, massicciamente, l’opposizione di centrodestra e l’ala cattolica del Pd. «Non eravamo riusciti quattro anni fa a tracciare la via sulle “stanze del buco” – commenta il primo firmatario, Marco Grimaldi di Sel – ma questa volta ce l’abbiamo fatta. E da Milano e altre città ci hanno già chiesto il documento per capire come venirci dietro».

È vero, si tratta di un via libera senza ricadute pratiche immediate, ma è politicamente rilevante. In realtà, le proposte erano due. La prima chiedeva un «sì» per l’utilizzo della cannabis a fini terapeutici, come già accade in Toscana, Liguria e Veneto, dove la Regione (a trazione leghista, come il Piemonte) oltre ad aver autorizzato i farmaci cannabinoidi per la terapia del dolore ha approvato la distribuzione sperimentale e gratuita in ospedale e farmacia di preparati a base di cannabis. La seconda, invece, era più drastica: via subito la legge Fini-Giovanardi, restrittiva e secondo molti una delle principali cause del sovraffollamento delle carceri, e via libera alla produzione diretta di marijuana e alla sua vendita. Approvarla è stato ben più complesso, perché – oltre al sindaco – anche parte della maggioranza si è sfilata, astenendosi o votando contro. La differenza l’hanno fatta i due consiglieri del Movimento 5 Stelle, entrambi favorevoli.

È dai tempi della lotta per le narcosale (meglio note come «stanze del buco», che in realtà finirono con un nulla di fatto) che il Consiglio comunale non si occupava del tema droga. Avvenne due amministrazioni fa, sempre per iniziativa di Grimaldi, che stavolta ha presentato il documento insieme a Silvio Viale, Radicale in quota Pd, ginecologo ma soprattutto habitué delle battaglie civili: la prostituzione, le unioni di fatto, i matrimoni gay, il testamento biologico, fino alla sperimentazione della Ru486, la pillola abortiva.

Delle stanze del buco se ne discusse per mesi. Il vero obiettivo era togliere i tossicodipendenti dalla strada fornendo loro assistenza medica, psicologica e un percorso di recupero. Alla fine però non si raggiunse la maggioranza.

Stavolta invece i numeri ci sono e quell’ordine del giorno «che invita il Parlamento ad affrontare il passaggio da un impianto di tipo proibizionistico a un impianto di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe cosiddette leggere, con particolare riferimento alla cannabis e ai suoi derivati» ha incassato l’appoggio dei più.

A Torino piace fare da apripista sui grandi temi destinati a dividere: l’era Chiamparino ha lasciato in dote il registro delle unioni civili e del testamento biologico, la richiesta di concedere il voto agli immigrati per le amministrative. Addirittura l’ex sindaco, oggi tornato in pista per le Regionali, nel 2010 sposò simbolicamente due donne. Il suo successore, Piero Fassino, ha invece esordito concedendo la cittadinanza onoraria ai figli degli stranieri.

Flatulence Underwear

Flatulence


Shreddies flatulence filtering underwear features a ‘Zorflex’ activated carbon back panel that absorbs all flatulence odours. Due to its highly porous nature, the odour vapours become trapped and neutralised by the cloth, which is then reactivated by simply washing the garment.


Shreddies odour-controlling underwear is manufactured with love in the UK. Using the best materials to ensure the highest standards. Shreddies Flatulence filtering underwear are a proven medical solution to flatulence, whatever it’s causes. There are numerous causes and conditions associated with excessive flatulence, such as IBS and Crohn’s disease, but it can also be caused by eating some high fibre foods, swallowing too much air, drinking gassy drinks and smoking. Anybody that suffers from flatulence problems will know of the social issues that it can cause. Not only do Shreddies work by effectively removing flatulence odours, but they also help to give that added assurance and often much-needed confidence. The Shreddies motto is ‘Fart with confidence’ and our underwear ensures just that. Our patented filter underwear removes odours through the use of a thin and flexible carbon cloth.

Non sono solo di livello estetico.

 

https://bsideme.files.wordpress.com/2013/11/c6a48-tipidibarba.jpg

Avere la barba? Per molti una scelta di vita. Per altri una situazione temporanea. Per tutti, c’è da dire che garantisce benefici anche dal punto di vista della salute. Coloro che scelgono di farsi crescere la barba per migliorare il proprio look o per seguire la moda, potrebbero restare stupiti dallo scoprire come portare la barba sia garanzia di effetti positivi per il benessere e non solo sinonimo di benefici estetici. Quali sono i benefici per la salute per chi porta la barba?

Protezione del viso dai raggi solari

I raggi del sole possono causare danneggiamento e cancro alla pelle, stando ad uno studio condotto a livello universitario e pubblicato su riviste scientifiche del calibro di Radiation Protection Dosimetry.

Gli esperti sostengono che le parti del volto coperte da barba e baffi subiscono un’esposizione ai raggi UV considerati dannosi inferiore di un terzo rispetto ad altre zone del volto.

Prevenzione di eventuali attacchi di asma

Barba e baffi creano una barriera in grado di impedire a pollini ed allergeni di raggiungere le cavità nasali, evitando che essi possano raggiungere i polmoni mediante inalazione, secondo quanto dichiarato da parte di Carol Walzer, esperta del Birmingham Trichology Centre.

Mantenere giovane la pelle del viso

La barba consente che l’idratazione della pelle rimanga intatta, bloccando l’evaporazione dell’acqua da essa. I follicoli piliferi consentono che la pelle venga protetta mediante sostanze oleose che creano una barriera nei confronti degli agenti esterni, rendendo nel contempo la pelle più resistente.

Riparo dalle malattie da raffreddamento

Se la barba copre il mento e la gola, aumentando la temperatura, protegge da raffreddori e altro. La barba è composta da peli che funzionano come isolanti termici, evitando la dispersione del calore corporeo e riparando viso e collo dalle correnti fredde. Infine, radersi meno spesso permette di evitare infezioni della pelle ed eritemi, a parere del dottor Martin Wade, esperto della London Skin and Hair Clinic.

Virilità

Dulcis in fundo, la barba è sinonimo di virilità.

Abbiamo visto girare su internet tantissime mappe mondiali in cui sono state rappresentate le più diverse e inutili caratteristiche degli abitanti di ogni nazioni. Le più condivise sono quelle relative ai comportamenti sessuali degli abitanti. Poco da fare, il popolo italiano è uno sporcaccione curioso. Non è che ci piaccia veramente il sesso, amiamo parlarne, così il blog http://oltreuomo.com/fare-sesso-nelle-varie-regioni-italiane/  introduce l’annoso problema di come tirare su “pilu” durante le nostre adorate vacanze.

Ma se dovessimo chiederci in quali regioni si fa più sesso, quale sarebbe la risposta? Impossibile saperlo. Troppo personale e la caratteristica accennata prima, non parlare d’altro, non fa che falsare le risposte.

Per questo oggi presentiamo l’unica ricerca possibile sull’argomento. Quali sono le regioni dove chi va in vacanza riesce più facilmente a conquistare una serata di sterile sesso senza amore?

sesso e regioni

La regione che guida la classifica della penisola è il Molise. Sembra che Termoli sia una specie di ditirambo in onore di Dioniso sia per lui che per lei. Per chi ancora si chiedesse a cosa serve il Molise.

Un altro dato che colpisce è la facilità con cui si possono fare incontri piccanti ad Assisi. L’Umbria è al secondo posto proprio grazie ai racconti dei pellegrini che ogni anno partono per visitare l’eremo di San Francesco e tornano che hanno visto la Madonna.

Catania è la punta di diamante della Sicilia mentre la Carnia difende il secondo posto del Friuli Venezia Giulia. Quest’ultima regione declassata per colpa di Udine.

La Toscana vede in lotta due eterne rivali Pisa e Lucca. A Lucca, per via del Lucca Comics cuccano di più le turiste donne. A Pisa, siccome lì la torre pende, i turisti maschi non hanno concorrenza.

L’Emilia Romagna si vede declassata a causa di Rimini e Riccione. Nelle località balneari puoi rimorchiare solo tipi e tipe talmente male, che poi ti vergogni a dire nei sondaggi che hai combinato.

In Puglia ormai ci si va solo per drogarsi tuttavia il salento regala ancora emozioni e mantiene questa regione in terza fascia.

Male il Piemonte e la Liguria. La crisi della FIAT ha reso concreto il detto ‘chi non lavora non fa l’amore’. Per quanto riguarda la Liguria i livelli di inquinamento hanno raggiunto delle vette inversamente proporzionali alle erezioni delle popolazione maschile della regione.

Molto male la Sardegna e il Veneto. In tutto il Veneto il problema sembra essere ‘moglie e buoi dei paesi tuoi’ quindi lo straniero non è mai ben accetto. La Sardegna delle campagne si arrangia con gli ovini mentre quella ricca non prevedendo interazioni tra differenti ceti economici blocca le occasioni di copula sul nascere.

La vera crisi del sesso l’abbiamo in tre grandi regioni italiane: Lombardia, Lazio e Campania. In Lombardia il problema è che se fai sesso ti spettini e Milano, capitale del look, ha reso tutti metrosessuali. A Roma l’abuso di cocaina da parte dei pariolini ha creato una generazione di ventenni impotenti e viziati ma soprattutto impossibili da avvicinare. Per quanto riguarda la Campani, i libri di Saviano hanno stigmatizzato questa regione al punto da terrorizzare ogni forma di turismo.

Per Valle d’Aosta, Basilicata e Calabria non abbiamo dati.

Giardini Verticali d’Interni

Già avere una bella pianta in casa o in ufficio dà tutt’altro tono all’ambiente (senza contare le proprietà disinquinanti dell’aria di interni che hanno diverse piante) figuriamoci un bel muro verde di interni.

Oggi passiamo in rassegna i 3 più bei giardini verticali di interni (secondo noi…) trovati in rete:

1) Il negozio Replay di Barcellona

2) Questa è un’opera di quel geniaccio di Patrick Blanc… sala d’attesa della Qantas, potrone Frau e ovviamente parete verde a cura di Blanc

3) Luogo sconosciuto, autore idem… ma davvero bello

Se ne conoscete di più belli, non fatevi pregare per segnalarceli e/o postarli!

Come ad esempio:

Bello soprattutto quest’ultimo, via Green over Grey™ Living Walls and Design Canada – Green Wall Vancouver, Vertical Garden

 

Se cercate un’idea originale per abbellire la casa e farvi invidiare da tutti i vostri amici potete puntare sul verde verticale, la nuova filosofia che sta prendendo piede tra tutti i green designer più affermati. Di cosa si tratta? Abbandonare il canonico vaso tradizionale e mettere le piante in un quadro, ovvero appese al muro, in verticale appunto. Esistono in commercio dei veri e propri quadri che contengono struttura e occorrente e a cui serve solo aggiungere la materia prima, le piante.
Il vaso che vedete nelle foto si chiama Karoo ed è una novità di D&M, un’azienda belga specializzata in complementi d’arredo garden. Si tratta di un sistema modulare che parte da una base di 40×40 cm a cui si possono aggiungere moduli a piacimento, fino a creare un’intera parete verde. Il costo di un singolo modulo si aggira intorno ai 70 euro (visto da F.lli Ingegnoli). La struttura è esteticamente piacevole ed è disponibile in bianco o grigio scuro. Una volta completato il tutorial per inserire le piante, basta solo appendere il quadro alla parete o posizionarlo su un mobile all’interno della vostra zona living.
Nonostante sul sito dedicato (http://www.karoo-dmdepot.be/)  siano elencate molte proposte di piante adatte per la loro fisionomia, io ho scelto il Coleus blumei, una sempreverde perenne che costa poco (0,90 cad.) che ha delle bellissime foglie ricche di sfumature.

Tutorial

 

karoo confezione

1
Per costruire una parete o un pezzo di verde verticale vi serve Karoo + alcune piantine di diametro 9 cm (nove piante se utilizzate solo un modulo).

 

 

preparazione karoo

2
Togliere il foglio di plastica che ricopre le tasche. Basta tirare dal centro.

 

 

tasche per piante

3
La struttura è suddivisa in 9 contenitori, ciascuno delimitato ma comunicante con gli altri, protetti da uno strato di gommapiuma per tenere ferma la pianta.

 

 

terriccio karoo

4
Le tasche  contengono un terriccio adatto per la coltivazione in verticale, quindi non dovete aggiungerne altro.

 

 

togliere terriccio

5
Togliere il terriccio in avanzo, a seconda della grandezza della pianta che avete scelto. Non scegliete piante troppo grandi, max 9 cm di diametro.

 

 

coelus prima

6
Inserire la prima piantina, facendo attenzione che sia ben sistemata nel contenitore.

 

 

karoo finito

7
Una volta inserite tutte le piante, verticalizzate Karoo e noterete in alto al centro la fessura per inserire l’acqua nel vaso.

 

Karoo bagno

8

Potete appendere Karoo oppure posizionarlo sopra un mobile, tipo quadro-soprammobile.

Iniziativa per lanciare messaggi dell’umanità con la sonda New Horizons della NASA

Storicamente, le sonde che la NASA lanciava con traiettorie che lasciavamo il Sistema Solare, portavano con se un qualche messaggio per eventuali civiltà aliene che avrebbero trovato le reliquie tecnologiche vaganti nello spazio. Ma la sonda New Horizons, diretta ora verso un’incontro ravvicinato con Plutone, non ha alcun messaggio dell’umanità con se. Per rimediare a questo, un team guidato da Jon Lomberg, lo stesso che si occupo dei dischi dorati delle sonde Voyager, sta portando avanti un’iniziativa per chiedere alla NASA di creare e lanciare dei messaggi sulla sonda, prima che lasci il sistema solare per dirigersi verso il centro della Via Lattea. A questo proposito, è stata creata una petizione online, ed i nomi dei primi 10.000 iscritti saranno caricati nella memoria a bordo della sonda! Correte quindi a firmare!

Illustrazione della sonda spaziale New Horizons durante il sorvolo di Plutone e le sue lune. Credit: NASA

Per quanto riguarda il resto del messaggio, Lomberg ritiene che si possono includere anche immagini e suoni dalla Terra, ma anche cose particolari come giochi, pezzi di codice o programmi e persino mappe dettagliate.
Se l’iniziativa troverà un riscontro positivo, sarà organizzato un concorso internazionale per scegliere le immagini, i suoni, etc, da mandare nello spazio interstellare a bordo della sonda!

Messaggio per firmare la petizione a favore dell’iniziativa per lanciare messaggi dell’umanità con la sonda New Horizons

Cliccate qui per andare sulla pagina e partecipare!

“Questo è un messaggio per la Terra, tanto quanto lo è per gli extraterrestri” ha spiegato Lomberg. “Per 40 anni, le persone sono state ispirate dal simbolismo ed entusiasmo intorno ai piatti lanciati con le sonde Voyager, circa il nostro descriverci ad una possibile platea extraterrestre. Carl Sagan e Frank Drake hanno guidato brillantemente un piccolo team per riuscire a creare questo messaggio. Adesso però, grazie al world wide web, possiamo invitare milioni di terrestri ad aggiungersi al processo di creazione di un messaggio per gli extraterrestri. L’atto stesso di crearlo avrà un grande valore educativo, culturale e persino spirituale, a prescindere dal fatto che il messaggio venga o meno trovato poi da eventuali civiltà aliene. Riteniamo che quest’idea sarà immensamente popolare con le persone sia dell’USA che di tutto il mondo e speriamo di trovare un vasto supporto tra il pubblico, per la nostra petizione, per poter convincere la NASA ad implementare il nostro piano.”

http://www.newhorizonsmessage.com/

La storia dei trasporti ferroviari ha subito una decelerazione con l’arrivo dell’aviazione civile, così alcuni treni sono passati in disuso, ma restano al mondo delle tratte incredibili. Al mondo esistono linee con ponti sospesi, che passano sull’Oceano oppure salgono ripidi pendii montani. Ecco le dieci ferrovie che meritano un posto nella classifica dei treni più pazzi del mondo.

I treni più assurdi del mondo. Foto - Kuranda Scenic Railway, Australia - Foto di Aboumael
2. Argo Gede Train Railroad, Indonesia
I treni più assurdi del mondo. Foto - Argo Gede Train Railroad, Indonesia - Foto di Wibowo Djatmiko
3. Outeniqua Choo-Tjoe Train, Sud Africa
I treni più assurdi del mondo. Foto - Outeniqua Choo-Tjoe Train, South Africa - Foto di Tim giddings
4. Cumbres Toltec Scenic Railroad, Nuovo Messico
I treni più assurdi del mondo. Foto - Cumbres Toltec Railroad, New Mexico - Foto di Samual Ruaat
I treni più assurdi del mondo. Foto - Tren a las Nubes, Argentina - Foto di Brenda Fernández
I treni più assurdi del mondo. Foto - White Pass and Yukon Route, Alaska - Foto di Nils Oeberg
7. Chennai-Rameswaram Route, India
I treni più assurdi del mondo. Foto - Chennai-Rameswaram Route, India - Foto di Tracy Hunter
I treni più assurdi del mondo. Foto - Georgetown Loop Railroad, Colorado - Foto di Don O'Brien
9. Voralpen-Express Sittertobel viaduct, Svizzera
I treni più assurdi del mondo. Foto - Voralpen-Express Sittertobel viaduct, Svizzera - Foto di David G
10. Belgrade Bar, Montenegro – Serbia
I treni più assurdi del mondo. Foto - Belgrade Bar, Montenegro Serbia - Foto di Orjen
La prima è la linea che passa attraverso la foresta pluviale australiana. I vagoni, colorati e caratteristici, seguono il vecchio itinerario realizzato dai primi coloni. Il percorso è panoramico e suggestivo. Il secondo classificato è il treno che collega Jakarta con Bandung in Indonesia, fuori dal finestrino i colori sgargianti del panorama. Terza classificata la linea di Outeniqua Choo-Tjoe in Sud Africa, soprattutto quando il treno sferraglia sul ponte Kaaimans.
Al quarto posto il treno che collega il Nuovo Messico col Colorado che attraversa il Cumbers Pass a 3050 metri di altitudine. Seguono il Tren a las Nubes in Argentina, il White Pass and Yukon Route, in Alaska e quindi il Chennai-Rameswaram Route in India. Quest’ultimo è l’unico sistema di collegamento dell’isola di Rameswaram, a causa del forte vento è un treno molto lento e pericoloso.
Per finire la ferrovia storica di Georgetown, in Colorado, un vecchio treno dei minatori; l’Espresso delle Prealpi, che mostra il raffinato fascino delle zone collinari; e il Belgrade Bar, la ferrovia che collega il Montenegro alla Serbia, passando per la Bosnia e l’Erzegovina.

Allarme in Germania per le autostrade che scoppiano letteralmente con il caldo. Il fenomeno ha già provocato una vittima in Baviera, un motociclista che è stato sbalzato contro il guard-rail da un improvviso rigonfiamento del manto di cemento della A93, rimanendo ucciso sul colpo.

La Bild titola che adesso con il caldo torrido in arrivo, “molte autostrade diventano mortali sopra i 30 gradi”, con il risultato che “i lastroni di cemento scoppiano, l’asfalto si squaglia ed il caldo sahariano rende le nostre autostrade pericolose per la vita”. Anche l’Adac, il potente Automobilclub tedesco con oltre 18 milioni di aderenti, mette il dito nella piaga delle manchevolezze costruttive, sottolineando che il manto di 3mila dei 12.800 chilometri della rete autostradale tedesca rischia di scoppiare per il troppo caldo. La causa e’ dovuta al fatto che fino a 15 anni fa molte tratte autostradali erano state costruite utilizzando lastroni di cemento contenenti materiale di riempitura che oggi non viene piu’ utilizzato. “Il problema consiste nel fatto che e’ impossibile prevedere in quale punto il cemento puo’ scoppiare, tutto avviene in pochi minuti”, spiega Juergen Grieving, portavoce dell’Adac.

Sulle autostrade bavaresi si sono gia’ verificati 24 di questi “blow up”, con il risultato che la A3 e’ attualmente “in ginocchio”. Josef Seebacher, responsabile delle autostrade della Baviera meridionale, spiega che “le nostre autostrade devono far fronte a sbalzi di temperatura da meno 30 a piu’ 30 gradi centigradi. Nel Paesi mediterranei questi sbalzi non esistono”. Anche in Sassonia si sono verificati rigonfiamenti del manto autostradale lungo tre chilometri della A72.

autostrada asfalto 500Il portavoce dell’Ufficio tecnico per la costruzione di strade, Peter Weib, spiega alla Bild di non aver “mai visto una cosa del genere. I nostri dipendenti sono in giro ovunque per individuare possibili guasti. In casi del genere imporremo limiti di velocita’ o il blocco delle autostrade”. Anche il sottosegretario federale ai Trasporti, Andrea Scheuer, dichiara che “su tutta la rete autostradale si stanno eseguendo controlli, con squadre di addetti pronti ad intervenire immediatamente per riparare i guasti”. Nel frattempo l’unico consiglio per gli automobilisti tedeschi in viaggio in autostrada e’ di guidare lentamente nelle ore pomeridiane e di tenere soprattutto gli occhi bene aperti.