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Che cos'è l'Isis e che cosa vuole Abu Bakr al-Baghdadi, la guida di questo gruppo armato che terrorizza il mondo, 
di Alessandro Albanese Ginammi
L'Isis, spiegato

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Dieci cose da analizzare per cercare di capire che cos’è lo Stato Islamico: il nome dell’organizzazione, chi è il capo, chi sono i combattenti, dove prende i soldi, qual è la sua strategia, i video delle decapitazioni, cosa rappresenta la bandiera, qual è il suo obiettivo, chi c’è dietro e come combatterlo.

1. Il nome: Isil, Isis o Stato Islamico?

Il 29 giugno 2014, il gruppo di jihadisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) – più noto come Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (Isis) – annunciano la creazione di un califfato islamico nei territori controllati tra Siria e Iraq, nominando come proprio leader Abu Bakr al-Baghdadi, “il califfo dei musulmani”.

“Le parole ‘Iraq’ e ‘Levante’ sono state rimosse dal nome dello Stato Islamico nei documenti ufficiali”, precisa in quella occasione il portavoce dell’Isis, Abu Mohammad al-Adnani. L’obiettivo, infatti, è di ridefinire i confini del Medio Oriente.

Il califfato si estende da Aleppo, nel nord della Siria, alla regione di Diyala, nell’est dell’Iraq. Attualmente occupa un territorio di circa 35mila chilometri quadrati e oltre 6 milioni di persone vivono sotto il suo controllo.

La rapida conquista del territorio iracheno e siriano da parte dello Stato Islamico e le vittorie a raffica conseguite nell’arco di poche settimane nel mese di giugno sono state costruite in realtà in mesi di manovre lungo due fiumi, il Tigri e l’Eufrate. Nello speciale del New York Times “Lo Stato canaglia lungo il Tigri e l’Eufrate” vengono mappate le conquiste e gli insediamenti dello Stato Islamico.

Nell’audio diffuso su internet dai jihadisti il mese scorso, il portavoce al-Adnani invita tutti i musulmani a respingere la democrazia, la laicità, il nazionalismo e le altre lordure dell’Occidente: “Tornate alla vostra religione”.

2. Chi è Abu Bakr al-Baghdadi?

Nato a Samarra nel 1971, al-Baghdadi si trasferisce a Baghdad all’età di 18 anni. Consegue un dottorato in studi islamici e frequenta la moschea di Tobchi, un quartiere povero della capitale irachena dove convivono sciiti e sunniti.

Tra il 1996 e il 2000 vive in Afghanistan. Nel 2005 l’esercito americano lo reclude a Camp Bucca, un centro di detenzione nel sud dell’Iraq. Nel 2009, quando la prigione di Camp Bucca chiude, al-Baghdadi viene rilasciato.

Nel giugno 2014 inizia l’avanzata dell’Isis: Mosul, Tikrit e la raffineria di Baiji sono le principali conquiste, dove le milizie sotto la sua guida saccheggiano case, assaltano banche ed eseguono esecuzioni sommarie.

La storia è stata raccontata su The Post Internazionale. Un profilo del misterioso califfo anche su The Guardian, al-Monitor, BuzzFeed e BBC.

3. Chi sono i combattenti arruolati nello Stato Islamico?

Più di 80mila combattenti hanno aderito alla causa o sono stati costretti a diventare parte dello Stato Islamico. Tre anni fa, il gruppo terroristico era formato da soli 1.000 militanti armati.

Le giovani reclute dello Stato Islamico erano ragazzi in cerca di un lavoro, molti di loro parlano inglese, partiti da Londra, Bruxelles, Parigi e Berlino, con passaporto europeo, attratti dalla propaganda dei jihadisti. Alcuni arrivano anche dalla Spagna.

In Siria e Iraq circa 3mila europei combattono per lo Stato Islamico. A Raqqa, considerata la capitale, uomini e donne armati controllano la popolazione con la forza. Niente musica o intrattenimento. Un video segreto mostra la vita nella roccaforte dello Stato Islamico. In un altro video, il Wall Street Journal descrive la vita e le attività nella capitale dello Stato islamico.

Da leggere: la storia di Adeba Shaker, una ragazza yazida di 14 anni scappata dalle grinfie dei suoi rapitori.

Sono stati recentemente scoperti alcuni dei loro campi di addestramento, scovati da alcuni citizen investigative journalists britannici utilizzando da casa Google earth e Bing maps.

4. Dove prende i soldi lo Stato Islamico?

Lo Stato Islamico è diventato rapidamente il gruppo terroristico più ricco al mondo. Il suo patrimonio stimato supera i 2 miliardi di dollari. Talebani, Hezbollah, FARC, Al Shabaab e Hamas sono staccati nettamente con 560, 500, 350, 100 e 70 milioni di dollari. Lo Stato Islamico guadagna circa 3 milioni di dollari al giorno grazie al business del petrolio, aumentando quotidianamente il suo capitale dopo la conquista della città irachena di Mosul.

Oltre al petrolio (circa 1.095 miliardi di dollari), il suo patrimonio è costituito da: 430 milioni di dollari rubati nelle banche depredate lungo il cammino di conquiste, 96 milioni di dollari grazie al riciclaggio di denaro nella zona di Mosul, 36 milioni dal business dei tesori archeologici e circa 343 milioni da altre attività ancora da chiarire.

Controllo di pozzi petroliferi in Siria e Iraq, città e villaggi depredati da ogni sorta di ricchezza, equipaggiamenti sottratti al debole esercito iracheno, business degli ostaggi. Le spese ingenti che lo Stato Islamico deve affrontare per combattere la sua guerra con mezzi tecnologicamente avanzati fanno pensare anche ad altre forme di finanziamento.

In molti sostengono che i soldi provengano anche dalle elite sunnite di Arabia Saudita, Kuwait e dagli altri stati del Golfo. Le donazioni private dirette verso lo Stato Islamico passano anche attraverso il confine turco-siriano, come riporta il Washington Post.

Sempre il Washington Post, ha individuato poi nella città di Reyhanli, in Turchia, al confine con la Siria, il luogo dove i jihadisti avrebbero comprato alcune delle loro attrezzature. Il centro commerciale dello Stato Islamico si trova in Turchia?

5. Come funziona la loro strategia del terrore online?

40mila è il numero di tweet che sono stati inviati in un solo giorno dai sostenitori dello Stato Islamico. Esiste una sofisticata rete di account Twitter collegati tra loro che amplificano ogni singolo messaggio proveniente dai membri più influenti dell’organizzazione.

Internet, video, foto, pagine social, da Twitter a Facebook, da YouTube ai semplici blog, la nuova guerra del terrore dello Stato Islamico si combatte con la propaganda in lingua inglese (e non solo), secondo una precisa social media strategy.

Gli sforzi per diventare un marchio del terrore si realizzano anche con la propaganda attraverso gadget: riviste, magliette, abbigliamento e passaporti falsi. Si possono comprare anche a Istanbul. E la propaganda prevede anche che i militanti distribuiscano caramelle e gelati per i bambini per strada e negli ospedali, non solo odio e decapitazioni per fare proseliti.

6. Le decapitazioni e i video del terrore

Il 19 agosto i jihadisti dello Stato Islamico hanno pubblicato un video in cui mostrano la decapitazione di James Foley, giornalista statunitense rapito in Siria nel 2012, minacciando gli Stati Uniti di uccidere anche un altro ostaggio statunitense, il giornalista Steven Sotloff, rapito in Siria nel 2013.

Qui il video della decapitazione di Foley. Il carnefice, secondo The New Yorker, The Telegraph e Quartz, sarebbe un rapper di origine inglese di nome John. Mentre una ragazza britannica, Khadijah Dare, promette di diventare la prima donna a decapitare un prigioniero occidentale in Siria. The Post Internazionale ha pubblicato l’ultima lettera di James Foley.

Il 2 settembre lo Stato Islamico ha diffuso un nuovo video che mostra la decapitazione di un altro reporter americano: è Steven Sotloff, il giornalista mostrato negli ultimi istanti del video della decapitazione di Foley.

Anche il terzo ostaggio dello Stato Islamico è stato decapitato: si tratta del britannico David Cawthorne Haines. Il video, intitolato “A Message to Allies of America”, è stato rilanciato dagli specialisti del SITE Intelligence Group, che monitora le organizzazioni terroristiche online.

Il quarto ostaggio, il reporter britannico John Cantlie, non è stato decapitato. Il prigioniero viene usato come messaggero in altri due video che sono stati diffusi. Nel primo ha chiesto di essere ascoltato e che non si faccia disinformazione sullo Stato Islamico, nel secondo dice di essere stato abbandonato dal Regno Unito e di avere importanti rivelazioni. È stato poi decapitato un altro ostaggio, questa volta francese, in Algeria. 

7. Cosa rappresenta la bandiera dello Stato Islamico?

Una bandiera nera, un simbolo con una scritta bianca. La puoi comprare su e-Bay per circa 20 dollari. Tra le iscrizioni non ci sono messaggi di odio. Campeggia la frase: “There is no god but God, Muhammad is the messenger of God”. La storia è raccontata dal Washington Post.

Leggi anche la storia della jihadista più ricercata al mondo, Lady al-Qaeda, su The Post Internazionale.

8. Obiettivo dello Stato Islamico è costruire uno Stato?

Risponde Vittorio Emanuele Parsi, direttore di ASERI – Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

“Lo Stato Islamico non riconosce la comunità internazionale, non ha bisogno di costruire uno Stato per legittimarsi nella comunità internazionale, tanto meno la sua emanazione mediorientale, che è esattamente ciò contro cui si batte. Non è Hamas, è Al Qaeda. Un Al Qaeda 2.0.

Al Qaeda, trasformata in Stato Islamico, riscopre la capacità di combattimento sul terreno, che ha avuto in Afghanistan e che non ha avuto in Iraq negli anni peggiori della guerra – 2006/2008. Con la differenza, però, che sia in Afghanistan sia in Iraq Al Qaeda era ospite di qualcun altro.

Al Qaeda ha tratto la lezione dalla sua debolezza: da essere parassita in un altro corpo ha deciso di ricostituirsi corpo, per poter agire direttamente sul territorio, senza intermediari. Nella consapevolezza che ciò non porterà alla costruzione di uno Stato vero e proprio, questo esperimento temporaneo potrebbe non essere così temporaneo proprio perché Al Qaeda si è sviluppata all’interno di due corpi in putrefazione – Iraq e Siria.

L’organizzazione territoriale serve a manifestare la plausibilità del progetto del califfato, serve a rievocare quello che diceva Al Zarqawi: Damasco e Baghdad sono le due capitali storiche dei grandi califfati arabi.

Reclutamento sul territorio: legione straniera motivata in piena tradizione di Al Qaeda, fanatica e senza nulla da perdere. I locali sono una base operativa. Pronti a dimostrare che è in grado di svolgere un’azione politica di ampio respiro.

La nemesi: le rivoluzioni arabe avevano messo da parte Al Qaeda. Il fallimento delle rivoluzioni arabe ha riportato in auge Al Qaeda. In una versione post-moderna che comunica come noi.

Tuttavia, restano dei barbari intelligenti, questo però ci da anche la dimostrazione che il terrorismo arabo e mediorientale non è tutto la stessa cosa. Questo non è un movimento di liberazione nazionale, sono feroci assassini. Non c’è trattativa”.

9. Chi c’è dietro allo Stato Islamico e come combatterlo?

Cresce l’opinione, in Iraq, che gli Usa stiano usando l’Isis come scusa per intervenire di nuovo in Medio Oriente. Tuttavia, un docente dell’Università al-Azhar del Cairo, uno dei principali centri d’insegnamento religioso dell’Islam sunnita, sostiene che il terrorismo islamico nasca dal movimento salafita.

Come si fa a sconfiggere lo Stato Islamico? Risponde Chelsea E. Manning, militare e attivista statunitense.

Intanto, al confine con la Turchia i curdi combattono contro lo Stato Islamico. Bambini curdi a Yumurtalik, in Turchia (nella foto qui sotto) e 140mila siriani, perlopiù curdi, hanno attraversato il confine per entrare in Turchia e cercare rifugio.

10. Il documentario

Il reporter di VICE News Medyan Dairieh ha passato tre settimane tra i combattenti dello Stato Islamico a Raqqa, in Siria. Dairieh è un corrispondente di guerra ed è il primo giornalista di una testata occidentale a realizzare un reportage sullo Stato Islamico.

Il documentario è diviso in cinque parti: la diffusione del Califfato, il reclutamento dei bambini per il jihad, il rafforzamento della sharia, il trattamento dei cristiani rimasti in città e lo stato in cui si trova il confine tra Siria e Iraq.

Il video mette in luce come funziona il nuovo Stato: leggi, tribunali, tasse e reclutamento, mentre i soldati combattono al fronte.

Il trailer di 1 minuto.

Il documentario integrale.

In collaborazione con Dario Sabaghi, Giulia Alfieri e gli altri membri della redazione di The Post Internazionale.

Di tanto in tanto qualche organizzazione stila una classifica dei luoghi più inquinati del Mondo nel 2013. L’ultima giunge dal Blacksmith Institute un’organizzazione dedita alla salute ambientale e alla risoluzione dei problemi dell’inquinamento, assieme alla Croce Verde Svizzera.

Secondo l’istituto, l’elenco comprende “luoghi che sono altamente inquinati, dove i bambini stanno morendo in massa, o vivono per malattie croniche”. Molti sono concentrati nei Paesi dell’ex-Unione Sovietica e in Cina, laddove l’economia galoppa ma l’uomo ha la possibilità d’inquinare facilmente perhé ci sono molti meno controlli.

Vediamo dunque questa carrellata di posti ‘super-inquinati’.

1. Sumqayit
E’ una città di 275.000  abitanti dell’Azerbaigian a guadagnare il triste primato, a causa dei rifiuti tossici dell’industria ex-sovietica: metallo pesante, petrolio e prodotti chimici. Ne conseguono ovviamente pesanti effetti sulla salute di chi vi abita: sono riscontrati livelli di cancro fino al 51% superiori rispetto alla media russa, mentre sui bambini si riscontran difetti genetici che vanno dal ritardo mentale a malattie delle ossa.

2. Chernobyl
Le conseguenze del più grave incidente nucleare continuano a farsi sentire con aumenti esponenziali di casi di cancro alla tiroide. In Bielorussia si contano 5,5 milioni di malati di cancro, mentre le esportazioni agricole sono vietate da anni, con gravi danni per l’economia locale.

3. Dzershinsk
Gli abitanti di questa città russa hanno le più basse aspettative di vita di tutto il mondo, a causa dei rifiuti finiti direttamente nel terreno. L’aspettativa media di vita è addirittura di circa 45 anni. Dunque di 15-20 anni inferiore alla media russa e circa la metà di quella occidentale.

4. Kabwe
E’ una città della Zambia, la seconda più grande dell’Africa meridionale. Ha ospitato una delle più grandi fonderie di piombo del mondo fino al 1987. Come risultato, l’intera città è contaminata dal metallo pesante, che può causare danni cerebrali in bambini e feti.

5. Oroya
Città del Perù fortemente inquinata a causa di piombo, rame e zinco, estratti da una grande miniera nella quale lavora la società americana Doe Run.

6. Linfen
Questa città della provincia dello Shanxi ha ben 3 milioni di abitanti, i quali soffocano nella polvere e nell’arsenico che percola dal carburante fossile sospeso nell’aria. Perfino la visibilità è ridotta.

7. Norilsk
Città russa posizionata al di sopra del Circolo Polare Artico. Ospita il più grande complesso mondiale di fusione del metallo e, di conseguenza, anche ha uno dei peggiori livello d’inquinamento del mondo. Addirittura, a 30 km della città la contaminazione da metalli pesanti è ancora attiva.

ECCO COSA SUCCEDE: In Siberia il ‘gilag’ dei rifiuti tossici

8. Sukinda
Città indiana popolata inquinata dalla produzione di acciaio inox, con circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti scaricati nel fiume Brahmani.

9. Tianying
Ospita un grande polo produttivo di piombo, questa città cinese che si qualifica come una delle otto aree più inquinate del Paese secondo lo stesso Governo cinese. Come mai? Le concentrazioni di questo metallo nell’atmosfera e nel suolo sono 8,5-10 volte sopra gli standard sanitari nazionali e i livelli delle polveri di piombo rilevate sulle colture locali sono 24 volte superiori a quelli consentiti.

10. Vapi
Questa città si trova alla fine della cintura industriale dell’India, nello stato del Gujarat. Si colloca al decimo posto di questa poco lusinghiera classifica a causa dei residui di più di 1.000 produttori petrolchimici, di pesticidi, di farmaci e altri prodotti chimici.

La Duma ha votato – 434 voti a zero – una legge contro la diffusione ai bambini di “informazioni” sugli omosessuali e multe per chi organizza manifestazioni.

La legge contro i gay in Russia

La camera bassa del Parlamento russo, la Duma, ha approvato l’11 giugno – con 434 voti favorevoli, zero contrari e un’astensione – un disegno di legge che vieta la diffusione ai bambini di informazioni su omosessuali, transessuali e bisessuali. Il provvedimento è stato approvato quasi all’unanimità – la Duma è composta da 450 deputati – e prevede anche delle multe per chi organizza manifestazioni per gli omosessuali.

Le norme dovranno essere votate anche dalla camera alta del Parlamento, il Consiglio Federale della Russia, e se approvate, dovranno essere firmate dal presidente Vladimir Putin. Ma nessuno di questi passaggi è in discussione: il disegno di legge – che vieta qualsiasi tipo di “propaganda di rapporti sessuali non convenzionali” – è stato voluto proprio dal presidente, con l’appoggio della Chiesa ortodossa russa.

Circa venti persone sono state arrestate a Mosca durante una protesta contro il disegno di legge, organizzata davanti alla sede della Duma. Ci sono stati anche scontri con i sostenitori del disegno di legge, e testimoni hanno riferito che alcuni manifestanti sono stati picchiati da persone con il volto coperto. Il Parlamento russo sta discutendo anche una serie di norme per non permettere le adozioni di bambini russi ai cittadini dei paesi che hanno legalizzato il matrimonio tra omosessuali.

foto: KIRILL KUDRYAVTSEV/AFP

 

Doveva essere un divertimento, si è trasformato in tragedia. Un giovane russo è morto praticando lo “zorbing”, un’attività estrema in cui si rotola all’interno di una sfera. Sulle nevi delle montagne alla frontiera tra Russia e Georgia, il pallone è uscito dal percorso tracciato ed è precipitato in un crepaccio dopo un chilometro di corsa incontrollata. Inutili i tentativi di deviare la sfera. Un giovane è morto dopo l’intervento dei soccorsi, un altro è rimasto gravemente ferito ma non è in pericolo di vita.

Grazie al team doppiaggio coordinato da Ezio Coriglione, che hanno svolto questo lavoro gratuitamente per il progresso umano.

Zeitgeist: Moving Forward
di Peter Joseph – Versione Italiana (Doppiaggio 2012).

Questo documentario, attraverso interviste ad esperti, narrazioni e sequenze animate, identifica alcuni problemi della società e propone un modo per vivere in equilibrio con l’ambiente, senza inquinare né distruggere le risorse naturali.

Il film è diviso in quattro capitoli.

CAPITOLO I: LA NATURA UMANA
L’essere umano ha una grande flessibilità adattiva e viene inconsapevolmente programmato per alcuni requisiti ambientali o bisogni umani.
Non siamo modellati dalla genetica ma dall’ambiente che ci circonda.
Se un individuo vive in un ambiente collaborativo, empatico e pacifico tenderà ad assumere egli stesso tali caratteristiche.
Le condizioni che abbiamo creato nel mondo moderno sono spesso causa di malattie mentali e fisiche ma anche molti comportamenti umani dannosi.

CAPITOLO II: PATOLOGIA SOCIALE
La più grande sorgente di paralisi sociale, il più grande distruttore dell’ecologia, la maggiore sorgente di spreco e inquinamento, il più grande fomentatore di violenza, guerra, crimine, povertà, il maggiore generatore di disordini mentali, depressione, ansia non è qualche disonesta Corporation o cartello bancario, non è qualche imperfezione della natura umana e non è qualche cabala segreta che controlla il mondo, è in realtà il sistema socio-economico stesso, basato su profitto, competizione e distorsione dei valori.

CAPITOLO III: PROGETTO TERRA
Un modello di economia basata sulle risorse applica il metodo scientifico per l’interesse sociale e questo non è limitato solamente all’efficienza tecnica, ma considera anche il benessere dell’individuo.
Con la rimozione del sistema monetario e le necessità primarie garantite vedremo immediatamente una riduzione globale del crimine, perché non ci sarebbe niente di cui appropriarsi, rubare o per cui truffare.
Il 95% dei criminali si trovano in prigione a causa di qualche crimine legato ai soldi o all’abuso di droga e l’abuso di droga è un disordine, non un crimine.

CAPITOLO IV: L’ASCESA
In questo sistema basato sul profitto se non c’è incentivo economico, le cose non accadono.
Lo schema piramidale del debito globale sta lentamente spegnendo il mondo intero.
Il 30% delle terre coltivabili è diventato improduttivo.
I valori dominanti di una cultura tendono a sostenere e perpetuare ciò che viene premiato da tale cultura.
In una società dove il successo e lo status si misurano in termini di ricchezza materiale – e non in contributo sociale – è facile capire perché il mondo oggi si trovi in uno stato di collasso.

In questa nuova edizione sono state sostituite con un nuovo doppiaggio le voci di Jacque Fresco, Robert Sapolsky, James Gilligan, Colin Campbell e Adrian Bowyer per un totale di 40 minuti di nuove registrazioni.
Le parti restanti hanno mantenuto il vecchio doppiaggio effettuato nel novembre del 2011.
Il lavoro di doppiaggio è stato svolto a titolo completamente gratuito.

Con le voci di: Sergio Sghedoni, Mario Menna (Mr.Drago), Maximiliano Arotce (IlRidoppiatore), Ivan Anoè, Francesco Gobbi, Alessandro Capra, Stefano Broccoletti (brocs1991), Andrea P., Sisco, Flavio Pirro (MisterSevenUp), Ester Parrulli (Pimpa1988), Jacopo Carta (Starkiller1196).

THE ZEITGEIST MOVEMENT

THE MISSION:

Founded in 2008, The Zeitgeist Movement is a Sustainability Advocacy Organization which conducts community based activism and awareness actions through a network of Global/Regional Chapters, Project Teams, Annual Events, Media and Charity Work.

The Movement’s principle focus includes the recognition that the majority of the social problems which plague the human species at this time are not the sole result of some institutional corruption, scarcity, a political policy, a flaw of “human nature” or other commonly held assumptions of causality.

Rather, The Movement recognizes that issues such as poverty, corruption, collapse, homelessness, war, starvation and the like appear to be “Symptoms” born out of an outdated social structure. While intermediate Reform steps and temporal Community Support are of interest to The Movement, the defining goal here is the installation of a new socioeconomic model based upon technically responsible Resource Management, Allocation and Distribution through what would be considered The Scientific Method of reasoning problems and finding optimized solutions.

This “Natural Law/Resource-Based Economy” is about taking a direct technical approach to social management as opposed to a Monetary or even Political one. It is about updating the workings of society to the most advanced and proven methods Science has to offer, leaving behind the damaging consequences and limiting inhibitions which are generated by our current system of monetary exchange, profits, corporations and other structural and motivational components.

The Movement is loyal to a train of thought, not figures or institutions. In other words, the view held is that through the use of socially targeted research and tested understandings in Science and Technology, we are now able to logically arrive at societal applications which could be profoundly more effective in meeting the needs of the human population. In fact, so much so, that there is little reason to assume war, poverty, most crimes and many other money-based scarcity effects common in our current model cannot be resolved over time.

The range of The Movement’s Activism & Awareness Campaigns extend from short to long term, with the model based explicitly on Non-Violent methods of communication. The long term view, which is the transition into a new social system, is a constant pursuit and expression, as stated before. However, in the path to get there, The Movement also recognizes the need for transitional Reform techniques, along with direct Community Support.

For instance, while “Monetary Reform” itself is not an end solution proposed by The Movement, the merit of such legislative approaches are still considered valid in the context of transition and temporal integrity. Likewise, while food and clothes drives and other supportive projects to help those in need today are also not considered a long term solution, it is still considered valid in the context of helping others in a time of need, while also drawing awareness to the principle goal.