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Le analisi di Marx andrebbero oggi ripensate, non soltanto le anisi economiche ma anche quelle politiche. Marx ci può dire ancora molto, noi lo trattiamo come un cane morto ma un cane morto non è…

Prof. P. Becchi;

Tratto da: http://www.byoblu.com/post/2012/05/17… Ha incontrato Paolo Becchi, docente ordinario di Filosofia del Diritto all’Università di Genova, filosofo e giornalista. Nel video, la chiacchierata distensiva e filosofica sui temi dell’euro, dell’Europa come costruzione elitaria e le sue ricette: uscita dall’euro e recupero della sovranità monetaria e della sovranità politica.
Perchè, dice Becchi, “meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine”.

 Colui che fece paura a Helmut Kohl,

Tratto da: http://www.byoblu.com/post/2012/06/09…

Il direttore generale del Ministero del Lavoro, Antonino Galloni, ricostruisce la storia dell’economia italiana, dagli anni floridi alla crisi, e spiega, quale testimone oculare al Ministero del Bilancio sul finire degli anni ’80, come e perché l’Italia fu svenduta.

ESTRATTO DAL MINUTO 19:05
Nel 1982/83 io ero funzionario del Ministero del Bilancio e feci uno studio. Lo feci vedere al Ministro, facendogli presente che questo sistema avrebbe rovinato il Paese perché il debito pubblico, nel giro di 5/6 anni, avrebbe superato il prodotto interno lordo, e la disoccupazione giovanile avrebbe superato il 50%. Ne parlai anche col Ministro del Tesoro, che era Beniamino Andreatta, e con alcuni dell’ufficio studi della Banca d’Italia. Tutti quanti concordarono sul fatto che la mia analisi era esagerata e che non era possibile che il debito pubblico superasse il PIL, perché allora il sistema sarebbe saltato. E io dissi: scusate, se il debito è un fondo e il PIL è un flusso, non c’è nessun problema. Se io oggi, per farvi un esempio, con 50mila euro di reddito della mia famiglia vado a chiedere un prestito di 200, 250mila euro alla banca, me lo danno. Quindi anche un rapporto di 4/5 volte rispetto al PIL è sostenibile. Se è sostenibile per una famiglia, che tutto sommato non ha la forza di uno Stato, perché uno Stato, se supera il 100% del PIL, dovrebbe vivere chissà quali catastrofi? Allora dissero che le preoccupazioni sulla disoccupazione giovanile erano esagerate… Insomma: litigammo, me ne andrai dall’amministrazione e andai a fare altri lavori.

Nel 1989 ebbi uno scambio con l’allora incaricato Presidente del Consiglio che era Giulio Andreotti, il quale mi disse: “Dobbiamo cambiare l’economia italiana perché così non può andare avanti, ci dia una mano”. Io mi misi a disposizione e mi fecero incontrare con il suo braccio destro il quale, come è noto, mi chiese “Che cosa devo fare per cambiare l’economia di questo Paese”? Dissi: “Guardi, lei si faccia nominare dal prossimo Governo al Ministero del Bilancio e mi metta in mano tutta la struttura. Al resto ci penso io”. Poi me ne andai, pensando insomma che non sarebbe successo niente. E invece mi chiamò, dopo qualche settimana, e mi disse: “Guardi, sono Ministro del Bilancio” e mi mise a capo di tutta la struttura. Per cui io, nell’autunno del 1989 cominciai a cambiare l’economia di questo Paese. Nel senso perlomeno di rallentare il processo dell’Europa. Poi io ho avuto la buona scuola di Federico Caffè.. non ero un euroscettico, però non ero neanche un euroestremista. Insomma, pensavo che l’Italia dovesse anche guardare all’Europa, ma con i suoi tempi, le sue caratteristiche, le sue peculiarità, per cercare di recuperare un po’ di sovranità monetaria etc.

In effetti io lì lavorai due o tre mesi e poi successe l’inferno. Arrivarono al Ministro del Tesoro, Giulio Carli, telefonate dalla Banca d’Italia, dalla Fondazione Agnelli, dalla Confindusitra e, nientedimeno, da un certo Helmut Kohl, il quale era venuto a sapere che c’era questo oscuro funzionario del Ministero del Bilancio che stava cambiando le carte degli accordi. Nel frattempo, però, lo stesso Andreotti stava cambiando idea. Quando mi chiamò, nell’estate dell’89, volevano cambiare. Non volevano fare quello che poi fu fatto. Lui stesso andava in giro dicendo che le rivendicazioni della Germania erano una sciocchezza. Dopo qualche mese ci fu l’accordo tra Kohl e Mitterrand in cui Kohl, in cambio dell’appoggio di Mitterrand per la riunificazione tedesca, rinunciava al marco e quindi accettava la prospettiva dell’euro, accettava cioè di arrivare a una moneta comune che proteggesse la Francia. Ma quest’accordo prevedeva anche la deindustrializzazione dell’Italia. Perché se l’Italia si manteneva così forte dal punto di vista produttivo – industriale, quell’accordo tra Kohl e Mitterrand sarebbe rimasto un accordo così, per modo di dire. C’erano fondamentalmente, contro la spesa pubblica, contro la classe politica del tempo, contro la sovranità monetaria – per quello che comporta – due correnti. Una era interessata soprattutto ai grandi business delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni. Hanno guadagnato distruggendo l’industria pubblica: c’erano aziende che venivano vendute al loro valore di magazzino, e quindi come andavano in borsa ovviamente alzavano la loro quotazione. Poi c’erano gli altri, che erano magari in buona fede, cioè avevano l’obiettivo di moralizzare il Paese. E hanno sbagliato. In entrambi i casi la contropartita è stata negativa: abbiamo perso quel’abbrivio strategico che avevamo nell’ambito della nostra industria. Quindi in sostanza la nostra classe dirigente ha accettato una prospettiva di deindustrializzazione del nostro Paese.

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Più di 100 poliziotti e pompieri di New York sono accusati di aver finto disturbi e traumi (anche causati dall’11 settembre) per prendere la pensione senza lavorare.

Lunedì 6 gennaio il procuratore distrettuale di Manhattan, New York, ha accusato formalmente 106 persone di avere frodato il sistema della previdenza sociale statunitense. Le persone accusate sono poliziotti e vigili del fuoco che avrebbero sbagliato apposta test di memoria e finto attacchi di panico per convincere le autorità di non essere in grado di lasciare la propria casa o svolgere il proprio lavoro: in pratica, per continuare a beneficiare del sistema di previdenza sociale senza lavorare. Quelli di loro che hanno fatto parte dei soccorsi dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 al World Trade Center, per esempio, hanno sostenuto di non avere superato il trauma e la paura degli aeroplani e dei grattacieli e di subire di disturbo da stress post-traumatico, ansia e grave depressione.

Alcuni degli accusati sono stati scoperti dalle autorità dopo avere pubblicato su Facebook foto che li ritraggono mentre pescano, vanno in moto, guidano elicotteri o giocano a basket. L’intero sistema di frode, che sembra risalire al 1988, è stato scoperto anche con l’aiuto di diverse intercettazioni telefoniche e operazioni compiute da agenti sotto copertura: le finte invalidità sarebbero costate al governo federale degli Stati Uniti circa 400 milioni di dollari.

A capo del sistema, hanno detto le autorità, ci sarebbe stato Raymond Lavalle, 83 anni, avvocato di Long Island, ex agente dell’FBI ed ex procuratore della contea di Nassau. Lavalle avrebbe lavorato a stretto contatto con altre tre persone: Thomas Hale, 89 anni e consulente per le pensioni; Joseph Minerva, 61 anni ed ex funzionario della polizia che lavora per la Detectives’ Endowment Association (DEA); e Joseph Esposito, 64 anni ed ex agente del dipartimento di polizia di New York. L’organizzazione avrebbe preso 28mila dollari per ogni richiesta compilata per frodare il sistema di previdenza sociale.

La persona incaricata di insegnare agli aspiranti truffatori come mentire ai funzionari del sistema sociale americano era Joseph Esposito: in una conversazione telefonica intercettata dalla polizia, per esempio, Esposito ha detto al richiedente di sbagliare a pronunciare le parole e a fare semplici conti matematici, aggiungendo di volere sempre tenere la televisione accesa in casa “solo per sentire una voce”. Secondo le ricostruzioni dell’accusa, Esposito era anche la prima persona con cui chi voleva frodare il sistema sociale americano si doveva mettere in contatto: dopo avere imparato a mentire e a fingere sintomi di stress, traumi e depressione, il richiedente andava da uno psichiatra per un anno e si costruiva il profilo di una persone mentalmente instabile: poi, solo alla fine, faceva richiesta di invalidità. Finora gli avvocati dei quattro principali imputati hanno negato le accuse.

Ospedale-Verduano-VoloUna strada stretta che si inerpica tra colline, vigne e tartufi in uno degli angoli di Piemonte più adatti ad uno scatto da cartolina. E lì, a mezza costa, respirando il profumo delle nocciole, un gigante di cemento che guarda con terrore dove poggiano i suoi piedi. Già, perchè la collina su cui stanno costruendo il nuovo ospedale di Verduno, destinato a servire Alba e Bra, è composta da “marne argillose inclini a scivolamenti e uno strato gessoso carsico, frane attive e quiescenti”. Come dire, cronaca di un disastro annunciato. E invece no, perchè a metà anni ’90, quando il faraonico progetto da 114 milioni (poi diventati 125, poi 156, ora chissà) e 550 posti letto viene approvato, sulle carte ufficiali sparisce la parola “frane” e si segue un’indicazione che fa rabbrividire solo a leggerla: “non edificabile, salvo opere di interesse pubblico non diversamente ubicabili”. Come dire che lì sopra non dovresti costruire nemmeno una casa sull’albero per i tuoi figli, ma siamo in Italia, per cui se proprio ti serve un posto per farci un colosso di nove piani con dentro degli ammalati, allora ok.

Ma serve davvero? E quella collina instabile è proprio l’unico posto a disposizione? Ad entrambe le domande i residenti in zona rispondono di no. “Ci sentiamo presi in giro” sbotta Luciano Scalise, direttore della Fondazione Nuovo Ospedale Alba-Bra, nata nel 2008 con il preciso scopo di aiutare a reperire fondi per proseguire i lavori. A dieci anni dalla posa della prima pietra e a venti dall’approvazione del progetto, infatti, il cantiere è fermo e, nonostante le rassicurazioni delle istituzioni, il preventivo continua a lievitare e di soldi in cassa ce ne sono ben pochi. “Abbiamo raccolto 11,8 milioni e l’obbiettivo è 15″ racconta Scalise che è a capo di un gruppo di imprenditori locali tra cui Farinetti di Eataly, Miroglio del tessile e Ceretto dei vini. “Ne studiamo una più del diavolo, dai punti fedeltà nei supermercati, alle bottiglie della vigna del Camillo Cavour. E ci troviamo una Regione Piemonte e un’impresa costruttrice che non rispettano gli impegni presi”.

02bGli fanno eco i quasi 500 medici, tecnici ed infermieri delle due strutture giudicate ormai obsolete che hanno costituito il movimento “Salviamo gli ospedali di Alba e Bra”: “mentre tutti aspettano Verduno, a Bra hanno tolto il punto nascita, chiusi Ostetricia e Pediatria, il Pronto Soccorso è destinato a sparire. Alba ha ridotto le prestazioni e allungato le liste d’attesa. Le attrezzature sono obsolete. Quattro medici specialisti a contratto precario se ne sono già andati via in un mese, e altri dovranno lasciare prima di Natale”.

La posizione del nuovo centro ospedaliero, composto da tre bracci al momento incompiuti e appoggiato su una piattaforma in cemento appositamente fatta costruire per sostenerne il peso (900 pali larghi 1,80 metri e profondi 30 racchiusi da una colata lunga 260 metri, larga 7,3 e profonda 6), non è, come abbiamo detto, idilliaca. “Il primo lotto di terreno lo comprammo noi, Comune di Alba, e fatta un’accurata perizia geologica lo donammo alla Asl” racconta l’ingegner Enzo De Maria, sindaco di Alba negli anni ’90. “Costava un tozzo di pane, ma ora è diventato peggio della Salerno-Reggio Calabria. Poi venne chiamata in causa anche la Chiesa, con la Diocesi di Alba che, nel ’98, vendette un’area di 9 giornate a 122 milioni e 480 mila lire, “meno di quanto ottennero poi altri proprietari messi di fronte alla minaccia dell’esproprio”, ricorda don Angelo Franco, parroco di Verduno.

Una posizione infelice, instabile, ma soprattutto scomoda da raggiungere. Quando e se l’ospedale verrà completato ed inaugurato, bisognerà prevedere un ampliamento della provinciale 7, un raccordo con la statale, adeguamento del ponte sul Tanaro, cavalcavia sopra la futura autostrada Asti-Cuneo. Insomma, una variante che per 1.700 metri complessivi rischia di costare 12 euro al millimetro. Altro che tartufi.

Il grande filosofo e teorico della comunicazione statunitense Noam Chomsky ha eleborato e sintetizzato un utile prontuario che ci spiega le dieci fondamentali tecniche che utilizza il potere, su scala mondiale,  per dominarci, condizionarci e farci accettare, in nome di un presunto “nobile fine”, le decisioni e le leggi più aberranti e vessatorie. E devo ammettere che Chomsky ci ha visto giusto: avviene proprio sulla base di queste dieci “strategie” la progressiva realizzazione ed attuazione di quel Nuovo Ordine Mondiale che sta schiacciando le identità dei popoli e degli stati e che sta annientando e annichilendo tutte le nostre libertà e conquiste civili faticosamente raggiunte in millenni di civiltà.

Ritengo che, per ribellarsi e passare al contrattacco, sia fondamentale conoscere e capire queste strategie di controllo sociale, che qui di seguito Vi riporto per intero. Vi parlerò poi nel dettaglio di un’altra strategia, che si riallaccia alla seconda regola enunciata da Chomsky, da sempre utilizzata dal potere per ingannare le masse e per carpirne il consenso: quella della “False-Flag”.

LE 10 REGOLE PER IL CONTROLLO SOCIALE INDIVIDUATE DA NOAM CHOMSKY

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élite politiche ed economiche.

1 – La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione, che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élite politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.

La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della Scienza, dell’Economia, della Psicologia, della Neurobiologia e della Cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali”. Questa citazione, come altre che seguiranno in questa esposizione, è ripresa dal testo “Armi silenziose per guerre tranquille”, un documento datato Maggio 1979 trovato “fortuitamente” il 7 Luglio 1986 in una fotocopiatrice della IBM acquistata ad un’asta di attrezzature militari. Il documento, un vero e proprio “manuale di programmazione della società”, non reca la firma dell’ente o dell’organizzazione che lo ha prodotto e si ritiene che fosse in possesso dei servizi della US Navy, ma varie fonti ritengono che sia stato redatto dal Gruppo Bilderberg.

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione-soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. É più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché?

“Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno” (vedi sempre il documento “Armi silenziose per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti…

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi sempre “Armi silenziose per guerre tranquille”).

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile delle proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto-svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élite dominanti. Grazie alla Biologia, alla Neurobiologia e alla Psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.

Consiglio ai lettori di questo articolo di studiare a fondo queste dieci semplici regole e di tenerle sempre in mente. Vi accorgerete di come esse vengano applicate quotidianamente dai nostri governanti e da tutti i mezzi di informazione e comunicazione di regime.

In un mio precedente articolo sono andato a scomodare Richard Dawkins per parlarVi del concetto di “meme”, un’entità di informazione che si propaga come un virus da una mente ad un’altra o, nell’eccezione dawkinsiana, un’unità auto-replicante di informazione culturale che, come abbiamo visto, può fare molti danni se creata ad hoc con lo scopo di diffondere disinformazione o notizie falsate presso l’opinione pubblica. E Vi ho citato a riguardo molti esempi.

Dato che uno degli scopi che si prefigge questo blog è, oltre a trasmettere e diffondere contro-cultura e contro-informazione, quello di far riflettere i lettori e di insegnare loro – senza presunzione e nei limiti del possibile – a non credere ciecamente alle informazioni propinate quotidianamente dai quotidiani di regime e dai mass media in genere, continuiamo allora a parlare di libera informazione, o, meglio, di libertà di informazione. E, continuando appunto su questo filone, vi spiegherò questa volta il concetto e il significato di “false flag”, neologismo anglosassone coniato già durante la II° Guerra Mondiale, del quale l’enciclopedia in rete Wikipedia ci fornisce una esaudiente spiegazione:

“La tattica false flag, o operatività sotto falsa bandiera, è una tattica segreta condotta generalmente da grandi compagnie, agenzie d’intelligence, governi, o gruppi politici, e progettata per apparire come perseguita da altri enti e organizzazioni anche attraverso l’infiltrazione e/o lo spionaggio di questi ultimi. Il nome deriva da ‘false’ e ‘flag’, ossia bandiera falsa. L’idea è quella di ‘firmare’ una certa operazione per così dire “issando” la bandiera di un altro stato o la sigla di un’altra organizzazione. Un’operazione ‘false flag’ può vedersi come la versione in grande, strategico-politica, di un falso d’autore, ma non solo: la tattica falsa bandiera non si limita esclusivamente a missioni belliche e di contro-insorgenza, bensì viene utilizzata anche in tempi di pace, come ad esempio nel periodo italiano della strategia della tensione, e copre anche operazioni nelle quali il nemico viene guidato a sua insaputa verso il raggiungimento di un obiettivo che lo stesso nemico può persino ritenere essere connaturale al completamento della propria missione e/o all’attuazione della propria strategia”.

Pur non mancando addirittura nella storia antica numerosi esempi che potrei citarvi, in tempi più recenti possono essere classificati come “false flag” l’incidente di Gleiwitz del 1939, con cui Reinhard Heydrich costruì ad arte un “attacco polacco” per mobilitare l’opinione pubblica tedesca, e per fabbricare una giustificazione falsa per l’invasione della Polonia. Oppure l’episodio di Mukden del 1931, quando funzionari giapponesi costruirono un pretesto per annettere la Manciuria facendo esplodere una sezione di ferrovia. In seguito, produssero la falsa affermazione per cui sarebbe stato rapito uno dei loro soldati nell’episodio del ponte Marco Polo, come scusa per invadere la Cina. E, tornando al 1939, si verificò un caso di false flag quando l’Unione Sovietica di Stalin bombardò il villaggio di Mainila alla frontiera con la Finlandia, diffondendo poi la notizia di molte vittime. L’episodio fu utilizzato come giustificazione per attaccare il paese scandinavo.

Altro caso “classico” di false flag potrebbe essere l’Operazione Northwoods, pianificata (ma mai eseguita) da parte di gruppi di funzionari di alto livello del governo statunitense, e finalizzata a inventare pretesti per una guerra contro Cuba. Tale operazione includeva scenari come la simulazione del dirottamento di un aereo passeggeri facendo cadere la colpa su Cuba, oppure atti terroristici contro immigrati cubani negli USA, da rimproverare a terroristi castristi. Scritta e firmata dai Joint Chiefs of Staff (gli Stati Maggiori riuniti delle Forze Armate statunitensi), fu bocciata dal Segretario alla Difesa Robert McNamara e venne alla luce solo grazie alla legge per la libertà di informazione, il Freedom of Information Act, e fu resa pubblica da James Bamford.

Anche la storia recente è letteralmente disseminata di casi di false flag. Basti ricordare l’efferata strage di civili al mercato di Sarajevo, operata e condotta dalle truppe musulmano-bosnianche di Alja Izetbegovic per far ricadere la colpa sui Serbi.

Ma veniamo a tempi più recenti. É del 12 Marzo di due anni fa una notizia che tutti attendevamo (o quantomeno l’attendeva il sottoscritto); notizia che, naturalmente, è passata rigorosamente sotto silenzio sui nostri quotidiani e sui nostri notiziari. Adesso è ufficiale: tracce di esplosivi di nano-termite sono stati individuati tra i detriti delle Twin Towers del World Trade Center di New York. Sì, proprio le Torri, quelle Torri che l’opinione pubblica americana e non è stata indotta a credere siano state abbattute dal più terribile e spettacolare attentato terroristico della storia. Analizzando numerosi detriti raccolti subito dopo il crollo, il Dr. Steven Jones, professore di Fisica della Brigham Young University, coadiuvato da un team internazionale composto da nove scienziati, ha individuato chiaramente residui di esplosivo nano-termite, generalmente usato per scopi militari e per le demolizioni controllate degli edifici. Dopo un rigoroso processo di peer-review, la notizia della scoperta e la relativa documentazione sono state pubblicate sulla prestigiosa rivista scientifica Bentham Chemical Phisics Journal, una delle testate più accreditate e rispettate negli U.S.A. In sintesi, come già dimostravano (per chi aveva gli occhi attenti per capirlo) alcuni filmati girati durante il crollo, è possibile adesso affermare ufficialmente che a determinare il crollo delle Twin Towers non sono stati gli aerei che le hanno colpite, ma tutta una serie di cariche di esplosivo piazzate con estrema perizia e maestria in numerosi punti dei due edifici.

Sempre nel 2011, il giorno 2 Maggio, i telegiornali e i siti internet di tutto il mondo hanno dato la notizia di un blitz delle forze speciali americane in territorio pakistano, durante il quale sarebbe stato ucciso nientemeno che il famigerato leader di Al Qaeda Osama Bin Laden. Già dopo aver letto le prime agenzie stampa sulla dinamica dell’operazione e aver rilevato delle grossolane incongruenze, coronate dalla notizia del presunto funerale in mare (secondo “rito islamico”!?!) del barbuto sceicco, ricordo di aver esclamato “Ma ci hanno veramente presi per degli idioti!”.

Adesso, ad oltre due anni dalla vicenda, i miei sospetti che si trattasse di una ennesima false flag, costruita ad arte da un’amministrazione Obama in crisi di identità e in forte calo di consensi, appaiono sempre più fondati.

A parte il fatto che tutta la storia della sedicente Al Qaeda, dall’invasione sovietica dell’Afghanistan del 1980 in poi, per chi la conosce bene o semplicemente si è degnato di approfondirla, appare già di per sé come una colossale montatura, la ciliegina sulla torta è arrivata il 3 Maggio 2011, appena un giorno dopo. Nel popolare show televisivo di Alex Jones, Steve R. Pieczenik, uno dei maggiori insider del governo americano, ha pubblicamente rivelato che Osama Bin Laden sarebbe morto nel 2001 e che l’attentato dell’11 Settembre non sarebbe stato altro che una colossale false flag. Pieczenik, che ha occupato posizioni influenti sotto tre diversi presidenti (è stato infatti assistente del Segretario di Stato durante le amministrazioni di Nixon, Ford e Carter), ed ha lavorato anche per Reagan e per Bush senior, ancora oggi lavora alle dipendenze del Dipartimento della Difesa. Ex Capitano della U.S. Navy, ha conseguito un dottorato di ricerca al MIT di Boston ed è stato inoltre pianificatore della politica statunitense al servizio di Segretari di Stato come Henry Kissinger, Cyrus Vance, George Schulz e James Baker. Non si tratta certo, quindi, dell’ultimo arrivato. Ed ha espresso, inoltre, davanti ai telespettatori la sua disponibilità a testimoniare davanti al Gran Giurì per ufficializzare tutte le sue affermazioni. Già nell’Aprile 2002 Pieczenik aveva dichiarato, sempre nel corso di una trasmissione televisiva, che Bin Laden era già morto da mesi, “non perché le forze speciali lo abbiano ucciso, ma perché era stato visitato da un’equipe della CIA e dai loro registri risulta che fosse afflitto dalla sindrome di Marfan”.

La sindrome di Marfan è una grave malattia degenerativa che colpisce il tessuto connettivo e per la quale non esiste ancora una cura definitiva. Secondo Pieczenik la CIA e il Governo USA erano perfettamente a conoscenza delle condizioni di salute del presunto “Nemico n. 1” e della sua morte ben prima di iniziare l’attacco militare contro l’Afghanistan. Nel Luglio 2001 uomini della CIA avrebbero visitato lo sceicco in un ospedale americano di Dubai (alla faccia della presunta latitanza!). “Era già molto malato – sostiene Pieczenik – e stava morendo. Non c’era bisogno che qualcuno lo uccidesse”.

Riferendosi alla foto rilasciata dalla Casa Bianca, e che ha fatto rapidamente il giro del mondo, in cui vediamo il Presidente Obama, Biden, la Clinton e tutto il loro staff di fidati funzionari mentre seguono in diretta su un maxi schermo l’operazione delle forze speciali condotta a Abbottabad, Pieczenik ha affermato in televisione: “Tutto questo scenario in cui vedete un gruppo di persone davanti allo schermo che guardano come se fossero presissimi non ha senso. É completamente costruito per creare consenso, siamo in America, il teatro dell’assurdo. Perché lo stiamo facendo ancora? Nove anni fa quest’uomo era già morto. Perché il governo deve mentire in maniera sistematica al popolo americano?”“Osama Bin Laden è morto – ha dichiarato ancora Pieczenik – e non c’è modo che possano averci combattuto o possano averlo affrontato e addirittura ucciso”.

Questa autorevole “gola profonda” ha poi dichiarato che la decisione di iniziare una simile pagliacciata sarebbe stata presa perché Obama stava andando verso il minimo storico di consenso e approvazione popolare e che la storia legata alla sua “nascita” stava per esplodergli in faccia. “Doveva provare di essere più che americano. Doveva essere aggressivo”.

Avete capito allora, cari lettori, cos’è una “false flag”?

 

Ruby: "Berlusconi leccava genitali a Belen mentre Nicole Minetti gli praticava sesso orale"

ROMA – Fra Berlusconi e le ragazze del bunga bunga avvenivano scene boccaccesche nella villa di Arcore dopo le “cene eleganti”. C’erano anche ragazze con nomi famosi, stando alla testimonianza di Ruby che è diventata parte di una sentenza “in nome del popolo italiano”, ma già arrivano le smentite. Gli avvocati di Belen Rodriguez, tirata in ballo da Ruby che, come detto, è stata presa per teste credibile dal Tribunale di Milano, hanno smentito tutto e minacciano azioni legali.

Belen, scrive il suo avvocato,

“non ha mai preso parte a festini o cene [del genere descritto da Ruby] e si riserva di adire la magistratura contro chiunque diffonda tali false notizie”.

Intanto però c’è, nero su bianco, la motivazione della sentenza con cui il Tribunale di Milano, lo scorso giugno, ha condannato Berlusconi a sette anni di carcere per concussione e prostituzione minorile, getta un fascio di luce cruda e inquietante sul livello di degrado cui si spingeva nel suo dopolavoro l’allora presidente del Consiglio Berlusconi.

La motivazione della sentenza è stata messa on line dal sito del Fatto Quotidiano, da quello dellEspresso e da GiustiiaMi.

Il testo della motivazione, chiesto dai cronisti, era stato negato dal giudice Giulia Turri, secondo la quale i giornalisti non costituiscono ”soggetti legittimati” ad avere copia di simili documenti.

La sentenza riporta passaggi assai crudi della testimonianza di Ruby, la marocchina, minorenne all’epoca dei fatti, le cui vicende, intrecciate con quelle di Berlusconi, hanno innescato lo scandalo e avviato la fase finale del declino e della caduta di Berlusconi.

In particolare c’è una testimonianza che è entrata a verbale e da lì è passata nel documento della sentenza,  sostegno di una delle ragioni su cui il Tribunale  di Milano ha basato l sua decisione.

Ruby ha detto ai pm:

“Berlusconi leccava genitali a Belen mentre Nicole Minetti gli praticava sesso orale”.

Ruby era là, durante il bunga bunga, che seguiva quelle che per Silvio Berlusconi e la sua difesa erano solo “cene eleganti”. Ruby, quel che accadeva nei bunga bunga, lo ha raccontato ai magistrati in tutt’altro modo.

Secondo i giudici milanesi, ci furono con certezza rapporti sessuali a pagamento tra Ruby e Berlusconi e l’ex premier sapeva che la marocchina era minorenne.

Ruby, interrogata nell’estate del 2010,  non dice di avere partecipato ad alcun bunga bunga, ma ne descrive lo svolgimento per avere spiato da una porta, che non era chiusa a chiave. Le serate di Arcore, secondo Ruby, si svolgevano in più fasi. Ai magistrati racconta una serie di cose che poi, in parte ritratta. Ma questo interrogatorio resta e finisce nella sentenza..

Ruby racconta che per quella sera Lele Mora le aveva garantito una specie di salvacondotto, Berlusconi non l’avrebbe selezionata per il dopo cena. E ricorda che, dopo una cena normale, tutti si spostarono al piano di sotto. Si trattava del primo step, quello in cui le donne iniziavano a danzare nude e sarebbero avvenute le scene hard che Ruby ha raccontato nei dettagli.

Segue un secondo passaggio. Sempre secondo Ruby Berlusconi seleziona alcune ragazze del gruppo, e va in un’altra stanza. Ruby in questo gruppo non c’è. Resta tra le altre ma è curiosa e quindi spia. E vede altre scene esplicite in cui, la sera in cui lei poté vedere. erano co-protagoniste Belen  e Nicole Minetti.

Ricordando Hemingway che si riferiva ai diciotteni al tempo della prima guerra mondiale, chi è entrato nel mondo del lavoro negli anni della grande crisi si troverà uno stipendio del 12% inferiore e con debiti per l’istruzione sulle spalle superiori del 60%

 ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA – Brutte notizie (se ancora non le sapevano) per chi si è laureato dal 2008 ad oggi: siete una “generazione perduta”. Lo dice il Financial Times fin dal titolo sulla sua prima pagina di oggi, chiamando così, “lost generation” appunto, i giovani usciti dalla grande crisi finanziaria del 2008. Il termine fu reso popolare da Ernest Hemingway nel suo primo romanzo, “Fiesta”: lo scrittore si riferiva ai giovani che raggiunsero la maggiore età durante la prima guerra mondiale e dunque furono coinvolti nel conflitto, non solo in trincea ma pure nelle sue conseguenze, nelle profonde ferite individuali e sociali che lasciò da un capo all’altro d’Europa. Oggi torna d’attualità, riferito a un conflitto meno cruento, ma ugualmente carico di dolorose conseguenze per la società occidentale.

Chi si è laureato dopo il grande crack ed è entrato nel mercato del lavoro negli ultimi cinque anni, scrive il quotidiano della City, ha visto i propri guadagni calare del 12 per cento rispetto ai salari che i neo-assunti percepivano per le stesse posizioni prima della crisi; e inoltre si ritrova con un debito del 60 per cento superiore per ripagare i prestiti ottenuti dallo stato per finanziare la propria istruzione universitaria. L’anno scorso, infatti, a discapito della crisi, il governo conservatore di David Cameron ha fatto entrare in vigore la riforma che ha triplicato le rette d’iscrizione alle università britanniche, portandole

da 3 mila a 9 mila sterline l’anno (circa 11 mila euro), dopo che erano già triplicate, da 1000 a 3 mila sterline, durante una prima riforma varata da Tony Blair quando erano al potere i laburisti all’inizio degli anni Duemila. In un decennio, dunque, nel Regno Unito il costo dell’istruzione universitaria è quasi decuplicato, passando da 1000 a 9 mila sterline l’anno. Una laurea costa perciò ora, mediamente, circa 30 mila sterline (35 mila euro), senza contare le spese di mantenimento, vitto, alloggio, libri, trasporti. E’ vero che il costo delle rette, e in parte del mantenimento, si può finanziare con un prestito a tasso agevolato fornito dallo stato, restituibile dopo la laurea, a rate, a seconda di quanto sarà il salario percepito. Ma in ogni caso è un debito ingente, che i laureati si porteranno dietro per lungo tempo.

Se a ciò si aggiunge che, secondo le statistiche riportate dal Financial Times, gli stipendi dei giovani appena assunti hanno subito un calo del 12 per cento, si capisce perché il quotidiano finanziario parli di una “generazione perduta”: secondo la stima di un economista della University of California at Los Angeles, ci vogliono da 10 a 15 anni affinché la persona media possa ritornare al precedente livello salariale e di vita, dopo essersi laureata nel corso di una grave recessione. Un dato su cui riflettere non soltanto nell’ambito dei giovani britannici, ma anche in quei paesi in cui l’istruzione universitaria è gratuita o comunque costa molto meno, come l’Italia. Oggi trovare un lavoro senza una laurea, conclude il giornale della City, è ancora più difficile che trovarlo con la laurea in tasca. Ma pure i fortunati e i meritevoli che lo trovano sanno di dover affrontare un lungo viaggio, per ripagare debiti e per costruire una vita decente, prima di liberarsi del peso lasciato dalla terribile crisi di cinque anni or sono. La “class of the crunch”, la classe del 2008, ossia dei laureati dopo il crack finanziario, potrà aspirare un giorno a non sentirsi più una “generazione perduta”: ma non sarà facile e non accadrà presto.

Sms, video hard, appuntamenti al buio, prostituzione, fenomeni in crescita. Ricevere questi messaggi diverte sei under 18 su 10.  E le istituzioni sono assenti. Niente educazione emotiva, affettiva e sessuale. L’esperienza dell’Irf con giovani e insegnanti.

Sexting, dai banchi di scuola stop all'avanzata dei porno ragazziniFra gli adolescenti dilaga il il sexting, ovvero lo scambio di immagini sessualmente esplicite di sé stessi o di altri coetanei .
 
 
 
 
 
 
 
 
 

di ROBERTA GIOMMI

La pornografia è presente in modo invasivo nella vita dei preadolescenti e degli adolescenti. Stiamo parlando di ragazzi e ragazze che hanno 11-14 anni e 15-18. Un grande sforzo è stato compiuto dall’Istituto Internazionale di Sessuologia dal 1985 ad oggi per parlare con loro e stiamo incontrando in tutta Italia i genitori per riflettere sulla competenza di guida e controllo. Molte istituzioni sono rimaste in silenzio, lasciando da sole le generazioni in crescita a confrontarsi con tecnologie e con esperienze troppo forti per la loro immaturità. Essere spregiudicati nel sesso, senza avere strumenti di scelta e di prevenzione dei danni, è una tendenza ormai diffusa.

La pornografia è diventata facilmente accessibile a chiunque e dovunque, ma un fenomeno che crea ancora più allarme è rappresentato dal porno fai da te, il sexting. Il sexting è una pratica che segue un suo rituale ben preciso: ci si fotografa o filma col telefonino nudi o in pose provocanti, lo si fa di nascosto dai genitori, si inviano le immagini. È una pratica che espone ragazzi e ragazze a diventare autori di pornografia, con proposte di sesso a pagamento. Il lavoro sull’educazione emotiva, affettiva e sessuale diventa ancora più urgente e dovrebbe essere sostenuto dalle Istituzioni della salute e della scuola, come propone l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Come esperti in educazione sessuale, parlando a scuola con ragazzi e ragazze, scopriamo che sono contenti di trovare interlocutori vicini per imparare a difendersi e costruire una competenza su emozioni e sentimenti. Questo tipo di intervento deve cominciare alle elementari perché vedere e costruire pornografia, contribuisce a veicolare una immagine degradante delle donne. I ragazzi esposti alla pornografia hanno una propensione maggiore a guardare la donna come un oggetto, mentre per le ragazze l’esposizione costante alla pornografia può predisporre a comportamenti sessualmente rischiosi. La lotta contro la violenza sulle donne e il rispetto per gli orientamenti sessuali diversi, sono destinati a restare lettera morta se non facciamo prevenzione. La normalizzazione della promiscuità porta ad un rischio maggiore di contrarre malattie sessualmente tra-smesse.

Produrre pornografia, vederla in modo indiscriminato, abituarsi a togliere al sesso l’aspetto relazionale e affettivo, determinano dei “copioni nel fare sesso” che impediscono di crescere e di scegliere personalmente. Per gli adolescenti, le reazioni nel ricevere foto o filmati a sfondo pornografico (sexting) sono prevalentemente positive. Il 30,1% dice che gli ha fatto piacere, il 29,1% che lo ha trovato divertente. Ma le reazioni negative ammontano complessivamente al 23,1%: il 10,7% si è sentito infastidito, il 6,6% imbarazzato, il 2,9% spaventato ed il 2,9% angosciato, il 16% è rimasto indifferente. Queste ragazze e ragazzi accettano, ma entrano in crisi e forse è necessario dedicare una particolare attenzione alle loro difficoltà.

I comportamenti trasgressivi e pericolosi sono fingere di essere qualcun altro, mentire su di sé (falsi profili), pubblicare foto senza autorizzazione, ricevere inviti da parte di estranei, cercare materiale pornografico, chattare con persone adulte. Tutto questo in assenza del contatto con gli adulti anche se incontrano rischi.

Sui giornali di questi giorni la consapevolezza che baby prostitute, giovani maschi disposti a prestazioni con compensi, sono presenti e appartengono a famiglie che ne sono all’oscuro. Il nostro intervento a scuola è articolato su questi temi attraverso il lavoro con i ragazzi e le ragazze e quello con genitori e insegnanti. Va sicuramente intensificato l’intervento, dobbiamo ricevere e ricercare un impegno di tutti gli Enti che si occupano di sviluppo e di crescita, dalla scuola al Coni. Perché non cali il silenzio.
* Irf sessuologia, Firenze

IL COMMISSARIO STRAORDINARIO DEL GOVERNO

PER LE PERSONE SCOMPARSE 1

QUADRO SINTETICO DATI PERSONE SCOMPARSE

(dal 1974 al 30 giugno 2013) Fonte dati: Ministero dell’Interno, Dipartimento della P.S., Direzione Centrale della Polizia Criminale

Persone scomparse ancora da rintracciare in Italia ( dal 1° gennaio  1974 al 30 giugno  2013): 27.000

( 9.534 italiani e  17.466 stranieri), di cui  15.385 maggiorenni (di cui  1.595 over  ’65) e 11.615 minorenni.

Le regioni ove il fenomeno è più ricorrente sono

il Lazio ( 6.580 ), la Lombardia ( 3.500 ) ,  la Campania ( 2.943 ), la Sicilia ( 2.648) e la Puglia ( 869 ) 158 gli  italiani scomparsi all’estero , dei quali  118 maggiorenni, 17 over 65 e  23 minorenni. Al 31 dicembre 2012 erano 26.081 (9.538 italiani e 16.543 stranieri), di cui 15.161  maggiorenni e 10.920 minorenni.

Al 31 dicembre 2011 erano 24.912 (9.280 italiani e 15.632 stranieri), di cui 14.593  maggiorenni e 10.319 minorenni.

*(dati al 30 giugno 2013) 919  in  più le persone scomparse ancora da rintracciare  rispetto al 31 dicembre 2012  (con trend di decremento di  250 persone scomparse  rispetto all’anno precedente).

*  (dati al 31 dicembre 2012) 1169  in  più le persone scomparse ancora da rintracciare  rispetto al 31 dicembre 2011.

MAGGIORENNI SCOMPARSI

Dal 1° gennaio 1974 al 30 giugno 2013 sono 13.790  ( 6.579 italiani e 7.211 stranieri).

Ultra 65:  1.595, di cui 1.338 italiani e  257 stranieri.

Allontanamento volontario: 3.399 , di cui  1.451 italiani e  1.948  stranieri. *( Dato anno precedente – 2012) …

Allontanamento volontario : 2.520, di cui 1.146 italiani e  1.374  stranieri.

Disturbi psicologici (tra questi i malati di Alzheimer):  614 , di cui  525 italiani e 89 stranieri.*(Dato anno precedente – 2012) …

Disturbi psicologici (tra questi i malati di Alzheimer):  612 , di cui  530 italiani e  82  stranieri.

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IL COMMISSARIO STRAORDINARIO DEL GOVERNO

PER LE PERSONE SCOMPARSE  2

Possibile vittima di reato:  88 , di cui  50 italiani ( 6 femmine e 43maschi) 38stranieri (28donne e 10maschi) *(Dato anno precedente – 2012) …

Possibile vittima di reato: 74, di cui 44italiani (6 femmine e 38 maschi) 30 stranieri (23 donne – 8 di queste romene – e 7 maschi)

Motivazione non rilevata/non conosciuta: 9.216.*(Dato anno precedente – 2012) …

Motivazione non r ilevata/non conosciuta: 11.941.

Al 30 giugno 2013 sono  13.790 ( 6.579 italiani e  7.211 stranieri)

Al  31 dicembre 2012 erano  13.499 (6.542 italiani e 6.957 stranieri)

Al 31 dicembre 2011 erano 14.593 (7.593 italiani e 7.000 stranieri).

* (dati al 30 giugno 2013)  291 in  più le persone maggiorenni (compresi gli over 65)

scomparse ancora da rintracciare rispetto al 31 dicembre 2012 (con trend di  decremento di 277 persone scomparse rispetto all’anno precedente).

* (dati al 31 dicembre 2012)  568 in  più le persone maggiorenni (compresi gli over 65) scomparse ancora da rintracciare  rispetto al 31 dicembre 2011.

MAGGIORENNI OVER ’65 SCOMPARSI

Dal 1° gennaio 1974 al 30 giugno 2013 sono  1.595 ( 1.338 italiani e  257  stranieri).

Ultra 65:  1.595 , di cui  1.338 italiani e  257 stranieri.

MINORI SCOMPARSI

Dal 1° gennaio 1974 al 30 giugno 2013 sono 11.615 (1.617italiani e 9.998 stranieri).

*(Dato anno precedente) …

dal 1° gennaio 1974 al 31 dicembre 2012 sono 10.920  (1.673 italiani e 9.247 stranieri).

Allontanamento  da istituto:  4.816, 498 italiani e  4.318  stranieri * ( Dato anno precedente) ….

Allontanamento da istituto:  4.020, 496 italiani e 3.524  stranieri.

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IL COMMISSARIO STRAORDINARIO DEL GOVERNO

PER LE PERSONE SCOMPARSE  3

Allontanamento volontario:  1.063 , di cui  242 italiani e  821 stranieri. *( Dato anno precedente) …

Allontanamento volontario: 1.060, di cui 262 italiani e  779 stranieri.

Sottrazione da coniuge: 304 , di cui  143 italiani e  161 stranieri. *(Dato anno precedente) ….

Sottrazione da coniuge: 302, di cui 153italiani e 149stranieri.

Possibile vittima di reato: 15, di cui 8 italiani e 7 stranieri. *(Dato anno precedente) ….

Possibile vittima di reato: 17, di cui 10italiani e  7 stranieri.

 Disturbi psicologici: 7, di cui 3 italiani e 4 stranieri. *(Dato anno precedente) ….

Disturbi psicologici: 6, di cui 3 italiani e 3 stranieri.

Motivazione non rilevata/non conosciuta: 5.135.* (Dato anno precedente) …

Motivazione non rilevata/non conosciuta: 5.529

Al 30 giugno 2013 sono 11.615(1.617 italiani e  9.998 stranieri)

Al 31 dicembre 2012 erano 10.920 (1.673 italiani e 9.247 stranieri).

Al 31 dicembre 2011 erano 10.319 (1.687 italiani e 8.632 stranieri).

* (dati al 30 giugno 2013) 695in più i minori scomparsi ancora da rintracciare rispetto

al 31 dicembre 2012 (con trend di incremento di 94 persone scomparse rispetto all’anno precedente).

* (dati al 31 dicembre 2012)  601 in più  i minori scomparsi ancora da rintracciare  rispetto al 31 dicembre 2011.

CADAVERI NON IDENTIFICATI

Al 30 aprile 2013 i cadaveri non identificati sono  870…

18 in più rispetto alla data del 31 dicembre 2012.

Al 31 dicembre 2012 i cadaveri  non identificati sono 852.

Al 31 dicembre 2011 erano 832.

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NOTIZIE AGGIUNTIVE:

1) Scomparsi da oltre 30 anni = 1.947

2) Persone scomparse e ritrovate nell’anno 2013 = 4.071

3) Persone scomparse e ritrovate nell’anno 2012 = 8.641

4) Persone scomparse e ritrovate nell’anno 2011 =  8.034

…i dati relativi ai ritrovamenti vanno computa ti sul totale complessivo (dato sporco dello SDI)…

dal 1974 ad oggi (giugno 2013) che è pari a 133.595.

 

L’attività del commissario straordinario del governo L’attività è tesa a favorire il confronto e l’aggiornamento continuo tra le informazioni in possesso del Sistema Dati Interforze del Dipartimento della Pubblica Sicurezza sulle persone scomparse e quelle risultanti a livello territoriale sui cadaveri non riconosciuti, allo scopo di tenere aggiornato il dato di sintesi nazionale sugli scomparsi. In tal senso, sono in corso di definizione appositi modelli informativi che verranno inviati, con successiva direttiva del Commissario di concerto con il Capo della Polizia Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, per la compilazione di talune informazioni essenziali da parte degli enti locali e degli istituti di medicina legale, con il supporto tecnico dei gabinetti di polizia scientifica regionale. Tale operazione è volta a favorire il coordinamento a livello nazionale della materia e a migliorare la univocità dei dati e delle informazioni. Analoga iniziativa è in corso di approntamento per quanto attiene all’utilizzo, da parte delle forze di polizia, di apposite schede informatizzate per facilitare l’acquisizione e l’aggiornamento da parte del Sistema centrale delle informazioni sulle persone scomparse.

Alle attività sopradescritte, si aggiungono, inoltre, i rapporti che l’Ufficio tiene con i familiari degli scomparsi e con le Associazioni più rappresentative a livello nazionale, tra cui l’Associazione Penelope, allo scopo di proporre alle competenti autorità eventuali soluzioni e misure per rendere più efficaci gli interventi nel settore. E’ in corso di studio anche l’attivazione e la gestione del “Numero Verde”. Nell’attività di relazione esterna, particolare attenzione è data ai rapporti con i diversi mass-media che trattano tematiche sulle persone scomparse anche al fine di poter usufruire delle potenzialità di comunicazione di tali mezzi mediatici.

Per quanto riguarda, invece, gli Organismi internazionali sono in corso di elaborazione appositi “Protocolli di Intesa” con la Croce Rossa Internazionale e con l’UNICRI, l’Istituto delle Nazioni Unite preposto alla ricerca, formazione, cooperazione tecnica e diffusione delle informazioni sulla prevenzione del crimine e la giustizia. Tale iniziativa è volta ad individuare le attività operative di comune interesse, come pure ad approfondire le legislazioni nazionali dei Paesi esteri.

Allo scopo, poi, di contribuire alla promozione di iniziative di ricerca di persone scomparse affette da particolari patologie, quali l’alzheimer, sono in via di definizione collaborazioni tecnico-scientifiche con Società nazionali e multinazionali operanti nel settore delle tecnologie di localizzazione di persone. Viene particolarmente seguito, infine, l’iter parlamentare dell’Atto Camera n.1812, recante disposizioni per favorire la ricerca delle persone scomparse e per la istituzione di un fondo di solidarietà per i familiari. Il testo è attualmente all’esame della I Commissione permanente Affari Costituzionali della Presidenza del Consiglio e Interni.

per informazioni:

L’ Ufficio del Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse è ubicato in Via Cavour, 6 – 00184 Roma. 

L’indirizzo di posta elettronica dell’ufficio è: ufficiocommissario.personescomparse@interno.it

Abolizione del reato di immigrazione clandestina e finanziamento pubblico ai partiti. Sono i due temi centrali attorno ai quali si consuma oggi il caos dei 5 Stelle. Ma a disorientare i parlamentari grillini e’, in particolare, la sconfessione pubblica da parte dei due leader del Movimento, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, che in un posto sul blog dell’ex comico genovese, prendono nettamente le distanze dall’iniziativa dei senatori Buccarella e Cioffi, autori di un emendamento al Senato per l’abolizione del reato di clandestinita’. “Il M5S – ricordano Grillo e Casaleggio – non e’ nato per creare dei dottor Stranamore in Parlamento senza controllo. Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinita’, presente in Paesi molto piu’ civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”. Un post che scroscia su Roma come una doccia gelata – in contemporanea con l’incontro al Colle sulle proposte in merito al problema del sovraffollamento delle carceri – suscitando l’approvazione di alcuni pentastellati e la sopresa se non il disappunto di altri. E’ ad esempio Buccarella in persona che non solo si dice “sorpreso”, ma rivendica anche l’iniziativa:

“Non e’ stato un errore”. Fatto sta che questa sera i gruppi dei grillini di Camera e Senato si riuniranno in assemblea congiunta. Ma i parlamentari pentastellati finiscono anche al centro di un’altra polemica: questa volta teatro dello scontro e’ la Camera, dove e’ in discussione il ddl per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Ad accendere la miccia e’ il grillino Fraccaro che, intervenendo in Aula, definisce i colleghi degli altri partiti “ladri”. E’ subito bagarre nell’emiciclo, mentre un altro grillini, Di Battista, denuncia minacce alla volta dei 5 Stelle: “I deputati del Pd si sono avvicinati minacciando, augurandoci la morte, dicendo ‘vi aspettiamo fuori, vi ammazziamo’”, riferisce. Difficilmente, con gli attriti in atto anche nella maggioranza – il Pdl vorrebbe eliminare il tetto alle donazioni dei privati e rischia cosi’ di saltare l’intesa raggiunta – il ddl sara’ licenziato in giornata. Un nuovo scontro si consuma anche a palazzo Madama, dove in Aula i leghisti espongono dei cartelli contro l’abolizione del reato di clandestinita’ e la seduta viene sospesa. I grillini, intanto, decidono il silenzio stampa fino alla riunione di questa sera. Immigrati:

Cioffi (M5S), non decide Grillo ma l’assemblea – “Facciamo una riunione, ne parliamo e vediamo che decide la maggioranza”. Cosi’ Andrea Cioffi, senatore 5 stelle cofirmatario insieme a Maurizio Buccarella dell’emendamento che abolisce il reato di immigrazione clandestina, oggi sconfessato dal post di Grillo e Casaleggio, risponde in un’intervista a Europa on line. Ma ne parlerete anche con Grillo? “Non lo so, ma il regolamento parla chiaro: decide la maggioranza dei parlamentari eletti riuniti in assemblea. Cioffi dice inoltre di non temere di essere espulso: “Assolutamente no” risponde. “La nostra posizione – aggiunge Cioffi – l’abbiamo spiegata nell’emendamento. Abbiamo spiegato in tutte le salse che il reato di immigrazione clandestina e’ un falso problema perche’ non fa altro che ingolfare i tribunali. Non ci possiamo permettere quei costi. Cosi’ sottraiamo risorse alla polizia per il controllo delle strade. Un emendamento che aveva solo un senso tecnico…”. Stasera un’assemblea congiunta di deputati e senatori discutera’ di questo.

Intanto sul blog di Grillo scoppia la rivolta. La base si rivolta contro la presa di distanza di Grillo e Casaleggio sull’emendamento al Senato per l’abolizione del reato di clandestinità. Massimiliano C., da Roma, scrive: “E finalmente la maschera del guitto ligure è caduta mostrando il fez e il moschetto cha ha sempre cercato di nascondere con demagogia e populismo. Vai così, con internet e moschetto il grillino è perfetto”. Ma c’è chi gli dà direttamente del ‘fascista’. Qualcuno a favore del leader c’è, ma sono in minoranza: “Avete rischiato di non prendere più il mio voto e chissà quanti ancora, con una mossa tanto ingenua quanto inaspettata – e non dico altro!”.